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Intervista con Franca Barone

7 min read

BE KIND

Tracklist:

Underwater / Blue pill / Youtoo / Be kind / Sad day good day / The one and only right thing to do / Roommates in law / Lost love / I really need to go / I don’t blame you

Franca Barone, all’anagrafe Francesca Barone, nasce a Milano nel 1985. Si avvicina al pianoforte a soli quattro anni proseguendo con lo studio del repertorio classico, fino all’innamoramento per il jazz avvenuto intorno ai tredici anni. Da quel momento approfondisce il genere studiando con diversi insegnanti, prima attraverso lo strumento (pianoforte) e poi con la voce. Fino all’università frequenta alcuni seminari (tra cui Sondrio Jazz con Rachel Gould e Alatri Jazz con Rosario Giuliani), partecipa come cantante a concerti in varie formazioni (principalmente jazz e swing) e si presta come vocalist in produzioni musicali di vario genere. Nel 2016 esce Miss Apleton, suo album d’esordio pubblicato da Irma Records, che contiene sette brani spiccatamente jazz composti e interpretati dalla cantautrice. In questa occasione ha la possibilità di suonare in alcuni fra i jazz club più importanti del Nord Italia come il Milestone di Piacenza. I singoli Be Kind, brano che dà il nome al nuovo disco, e Underwater, brano d’apertura del nuovo progetto discografico, sono già stati disponibili in digitale nell’autunno del 2020. Esce orea il nuovo album “Be kind“.

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Precedente intervista: https://kultunderground.org/art/39088/

Intervista

Davide

Ciao. Per intanto rimando alla precedente intervista, fatta in occasione dell’uscita del singolo “Underwater”, che ora apre il tuo album “Be Kind”. Potremmo ora approfondire il tuo lavoro traccia dopo traccia. Perché hai affidato a questo brano il compito di aprire il tuo nuovo disco?

Franca

Ho voluto aprire il disco con “Underwater” per far capire da subito che si tratta di un’altra cosa rispetto al mio primo album “Miss Apleton”: nuovo sound, nuovi musicisti, un nuovo approccio ai testi. 

Davide

Perché a “Don’t blame you” invece di chiuderlo?

Franca

“I Don’t Blame You” è una delle due ballad presenti nel nuovo disco, parlo di consapevolezza all’interno di un rapporto d’amore verso la persona con cui si ha questo rapporto. Il motivo per cui chiude il disco però è musicale: dopo l’esposizione del tema ha una seconda parte di assoli molto intensa, ritmata a liberatoria. Una sorta di exploit sonoro che fa raggiungere un apice appena prima dell’ultima caduta libera. Aveva lo stesso ruolo “Gondrì” a chiusura del disco “Miss Apleton”.

Davide

Seguono “Blue Pill” e “Youtoo”. Come si snoda il tuo racconto tra le due tracce di apertura e chiusura dette prima, attraverso quali temi e quali idee che sentivi il bisogno di esplorare e approfondire?

Franca

Non c’è un vero e proprio filo conduttore, ogni traccia è a sé, sia a livello musicale che di argomenti trattati anche se “Be Kind” e “Blue Pill” sono legati tra loro: nel primo affronto il tema del sessismo, nel secondo quello del femminismo. In “Blue Pill”, con riferimento alla famosa pillola blu di Matrix, parlo alle ragazze di consapevolezza, cerco di far notare che sebbene sembri che maschi e femmine abbiano la stessa libertà e gli stessi diritti, nella pratica non è affatto così. Cerco di aprire gli occhi a quelle che pensano che non ci sia più bisogno di combattere e che magari considerano acquisiti certi diritti (poter lavorare, divorziare, abortire, avere proprietà ecc.). Cerco di convincerle a prendere la pillola rossa 😉

In “Youtoo” invece parlo di quanto sia difficile rapportarsi ad una persona vicina mentre affronta un lutto. Non è mai facile vedere soffrire una persona a cui vogliamo bene e a volte cerchiamo in ogni modo, spesso sbagliando, di accorciarle la strada dolorosa ma necessaria verso l’accettazione.

Davide

Di “Be kind” avevamo già parlato, essendo stato per altro il primo singolo tratto da questo tuo nuovo lavoro. In esso, come già detto, hai voluto affrontare il problema del sessismo e degli stereotipi di genere verso le donne. Quali sono invece gli stereotipi sui generi musicali, specialmente intorno al jazz, che più ti infastidiscono?

Franca

Intorno al jazz ruotano i classici stereotipi che si attribuiscono di solito a qualcosa che non si conosce e che quindi si percepisce come non immediatamente comprensibile, ovvero difficile e quindi, alla fine, sgradevole, non piacevole. Uso il verbo “percepire” perché, ad esempio, io ho avuto la fortuna di ascoltare jazz fin da molto piccola e non ho mai pensato che fosse “difficile”, ho semplicemente ascoltato quella musica per quello che era, cioè musica. Etichettato come “difficile” e/o “d’elite”, il jazz è considerato qualcosa per musicisti nerd e quindi di nicchia. Ma davvero non riesco a capire cosa ci sia di difficile, sgradevole, non piacevole o di nicchia in “Easy Leaving” suonata da Chet Baker 😉

Davide

La joie venait toujours après la peine... La gioia sempre viene dopo i dolori, scriveva Apollinaire nella poesia “Pont Mirabeau”. “Sad day good day”, il mio brano preferito, mi ha ricordato nelle sue prime battute certe atmosfere della musica di inizio ‘900, quando il jazz cominciava a influenzare anche compositori oggi considerati “classici”… pensavo a Poulenc, in particolare. In che modo si incontrano cultura bianca e cultura nera nella tua musica, nel crearla e nell’interpretarla?

Franca

Intanto grazie mille, è un brano a cui tengo e che mi emoziona sempre molto 🙂 

Colgo il collegamento con inizio ‘900, in effetti a livello pianistico quel periodo di transizione tra classica di fine ‘800 e jazz di inizio ‘900 è davvero affascinante, infatti ho ascoltato e amato moltissimo i lavori di Claude Debussy ed Erik Satie. Così come ho ascoltato molta musica classica, ma anche cantautorato italiano, e naturalmente jazz e molta musica afroamericana, sia strumentale che vocale (opera compresa). Credo che tutti questi ascolti differenti che ho incamerato si siano fusi nella mia testa ed escano shakerati in quello che poi compongo.

Davide

C’è stato un incontro di fondamentale importanza per te?

Franca

A livello musicale non saprei, non penso ad un incontro particolare ma a tutte le persone che ho incontrato, che mi hanno trasmesso passione, che hanno incrociato la loro vita con la mia anche solo per un breve periodo.

Davide

“The one and only right thing to do!… Qual è dunque la sola e unica cosa giusta da fare?

Franca

La proverbiale domanda da 1 milione di dollari! Il testo (che recita “Tears Tears Tears … they drop as it was the one and only right thing to do”) gira tutto attorno al fatto che un giorno non riuscivo a smettere di piangere, piango talmente forte che la cosa diventa piuttosto grottesca, quasi comica, ma probabilmente era quello di cui avevo bisogno in quel momento. Quindi forse l’unica cosa giusta da fare è ascoltare le proprie emozioni, i propri bisogni, e dar loro spazio anche se ci sembra… inopportuno!

Davide

“Roommates in law” è un brano caratterizzato da influenze funk, R&B e jazz che mi ha riportato all’eleganza della scrittura del Sound of Philadelphia tuttavia asciugata da quei tipici “lussureggianti” orpelli orchestrali e di fiati. Cos’è per te l’eleganza nella musica?

Franca

Dal mio punto di vista l’eleganza nella musica, oltre alla ricerca dei suoni, parte dalla verità del messaggio che l’artista sta comunicando, al di là del tipo di arrangiamento. L’onestà intellettuale e la consapevolezza, la scelta musicale conforme alla sensazione che si vuole trasmettere.

Davide

Quando perdi, non perdere la lezione, ha detto il Dalai Lama. Cos’è l’amore perduto di “Lost love”? 

Franca

Più che un amore perduto “Lost Love” è non aver riconosciuto un amore, è quando crescendo ti guardi indietro e ripensi ad episodi del passato, a persone di cui, sostanzialmente, non hai colto l’eccezionalità. 

Davide

“I really need to go”… Verso dove e verso cosa più di tutto senti il bisogno di andare ora, in questo momento della tua vita e della tua carriera?

Franca

Per la prima volta forse va bene dove sono, sono presente a me stessa per così dire, e quello che vedo non mi dispiace. Ma la voglia di viaggiare per arricchire lo spirito, per divertirmi, per vedere colori diversi, sentire odori e lingue diverse è più forte che mai!

Davide

Ricordiamo i nomi dei musicisti che hanno suonato in “Be Kind”?

Franca

I musicisti che mi hanno accompagnata, oltre ad essere dei professionisti, sono degli amici. Il trio di base è composto da Cesare Pizzetti al contrabbasso, Vincenzo Barbarito alla batteria e alle percussioni, Edoardo Maggioni alle tastiere. Guest star il sassofonista Tullio Ricci che ha prestato la sua opera in un paio di pezzi.

Davide

Cosa seguirà

Franca

Concerti dal vivo (si spera) e altra musica! Ho in cantiere un disco di musica strumentale.

Davide

Grazie e à suivre…

Franca

Grazie a te Davide anche questa volta per le belle domande e per lo spazio che mi concedi!

Un abbraccio

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