KULT Underground

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Intervista con Hirpus Trio

9 min read

TIC TAC
The Tree of Time
Vinci Jazz Publishing – dicembre 2020

Luca Roseto – Alto & soprano sax
Eric Capone – Tastiere, piano & voce
Antonio Fusco – Batteria & percussioni

Tic Tac (Tick Tock) – Come i rintocchi del tempo in una lingua antica. Un tempo passato ad ascoltare un suono ripetuto all’infinito, come un incantesimo in preparazione al sogno. Ogni storia ha creato il terreno il terreno su cui questo progetto avrebbe poi trovato radici, facendo germogliare l’albero del tempo. Non ripercorre la memoria, ma si appropria dell’esperienza di ciascuno dei musicisti e la intreccia come rami che si stagliano nel cielo di una fitta foresta, che è il nostro presente.

HIRPUS TRIO è un progetto di A. Fusco e L. Roseto con la partecipazione del pianista e compositore E. Capone. L’unione dei tre musicisti ha dato forma a un repertorio dal suono autentico, riconoscibile sia nelle composizioni originali che nei brani rivisitati e nelle libere improvvisazioni. Il progetto rappresenta un mix di flussi sonori che guida l’ascoltatore in un suggestivo viaggio uditivo.

www.antonio-fusco.com 

www.lucaroseto.com

https://davinci-edition.com/product/c00345/

Precedente intervista con Luca Roseto: http://kultunderground.org/art/18513/

Luca Roseto

Sassofono contralto e soprano, compositore. Dopo gli studi classici si appassiona sempre di più al jazz e durante gli anni universitari, entra a far parte di orchestre e gruppi musicali dell’ateneo salernitano. Nel 2003 discute la sua tesi di laurea in sociologia intitolata “Il jazz: Analisi storica, sociale, stilistica” e frequenta “The Berklee Summer School at Umbria Jazz Clinics” a perugia. Partecipa a corsi di perfezionamento e seminari tenuti da musicisti di fama mondiale (Elvin Jones,  Bobby McFerrin, Stefano Di Battista, Giovanni Tommaso, Stefano Bollani, Dario Deidda ecc.). Si esibisce in festival di livello internazionale (European Jazz Expo, Umbria Jazz 2002/2003, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Les Man Jazz Festival, Val Bonne Jazz Festival, Copenhagen Jazz Festival) e collabora con numerosi artisti di rilievo. Partecipa come sideman alla realizzazione di diversi Cds (es. Take the “U” train, Next station, B.B. Orkestra-Swing Pop ecc.). Nel 2017 la pubblicazione del primo album a suo nome dal titolo “Irpinia” accompagnato dal talentuoso fisarmonicista Carmine Ioanna.

Antonio Fusco

Sempre attento e disponibile alle nuove tendenze del jazz e della musica in generale, il suo stile ha origini nel rock, blues e jazz, fino ad arrivare alla musica sperimentale d’avanguardia. Attualmente è impegnato in diverse formazioni del panorama jazzistico internazionale tra cui: Sejin Bae Quartet, Antonio Fusco Set (Giappone), Zhang Jing Trio (Cina), Massimiliano Rolff Trio Gershwin On Air (Italia). È stato intervistato su diverse testate e radio tra cui: Musikateneo, Batteria e Percussioni, Senza Barcode, JAZZIT, Jazz espresso, Radio Rai 3 (in qualità di leader e con diverse formazioni tra cui Giovanni Falzone Contemporary Orchestra e Tino Tracanna Acrobat), Jazz Inside, Radio Popolare. Nel 2014 viene inserito biograficamente nella nuova edizione del “Dizionario del Jazz Italiano” a cura di Flavio Caprera per Feltrinelli Edizioni. Ha suonato con Tim Berne, Nick Hampton, Yuhan Su, Paolo Fresu, Tino Tracanna, Paolino Della Porta, Francesco Bearzatti Tinissima 4et, Reem Kelani, Giovanni Falzone Set, Giovanni Falzone Contemporary Orchestra, Li Gao Yang. Dal 2017 insegna al dipartimento jazz dell’Accademia di Musica Contemporanea di Pechino.

Eric Capone

Compositore e arrangiatore, polistrumentista (pianoforte, chitarra, fisarmonica, percussioni, balafon, oud, canto, ecc.). Ha fondato il gruppo pop rock LA STRADA nel 1988, per il quale ha scritto e registrato tre album firmati da BMG e Warner, dando più di 100 concerti all’anno. Dal 2000 al 2008 è stato nominato direttore artistico del programma OSNI per il Grenoble-Jazz-Festival (uno dei 5 più importanti di Francia). Tra il 2003 e il 2007 ha diretto un corso settimanale di songwriting al conservatorio di Chambéry, poi dal 2004 al 2014 a quello di Grenoble. Insegna pianoforte al Conservatorio di Grenoble (2004-2015) e ha istituito un insegnamento trasversale Europa/Africa con un’orchestra di 20 bambini e adolescenti (2013-2017). Ha partecipato a numerosi scambi artistici in Africa: Marocco, Congo, Burkina Faso; e Asia: Hong Kong, Taiwan. Dal 2017 suona in trio con Carmine Ioanna, fisarmonicista italiano, e Wendlavim Zabsonré, batterista burkinabé.

Intervista

Davide

Ciao Luca e ben ritrovato su Kult Underground. Cominciamo dalle prime cose più esteriori: il titolo e la copertina. Tic Tac… ovviamente niente a che fare con i noti confetti agitati nel loro pacchetto, e forse niente a che fare con “Tic & Tac”, il primo disco degli Area senza Demetrio Stratos, sebbene degli Area vi sia una vostra riproposizione di “Elefante Bianco”. Ma piuttosto con la onomatopea del rumore cadenzato degli orologi. E Cos’è innanzitutto l’Albero del Tempo? Quali sono state le idee che hanno guidato questo lavoro?

Luca

Ciao Davide, innanzitutto volevo ringraziarti per l’attenzione che poni sempre verso i miei progetti. Questo album prende il nome da un brano scritto da Antonio Fusco e che parla del tempo, lo stesso tempo in cui ci siamo trovati a condividere musica con Antonio ed Eric, lo stesso tempo che trova forma nel dipinto che ha ispirato la copertina del nostro cd. Tra l’altro il quadro è stato realizzato dalla talentuosa Fabiana Lettieri, che poi ha pensato (benissimo) di regalarmelo, un ricordo che custodirò con cura.  

Davide

Come è nato il tuo sodalizio con Eric Capone e Antonio Fusco e come avete lavorato a questo disco? 

Luca

Con Eric ci conosciamo da circa dieci anni grazie a Carmine Ioanna, abbiamo suonato in diversi progetti, anche insieme al batterista del Burkina Faso Vim Zabsonrè. Nel suo studio a Grenoble, ho inciso il mio primo album ”Irpinia” insieme a Carmine, in quella occasione registrammo un brano. Ogni volta che torna in Italia cerchiamo di incontrarci per passare un po’ di tempo insieme. 

Trentennale è l’amicizia con Antonio. Da ragazzi abbiamo avuto qualche esperienza musicale di tanto in tanto e poi ci siamo persi di vista. Qualche anno fa ci siamo incontrati per caso in un locale ed è stato come se fossero spariti molti rami di quell’albero del tempo che ci ha tenuti distanti.  Lo stesso albero del tempo ha voluto che Antonio, che attualmente vive e lavora a Pechino, ed Eric che vive in Francia, si trovassero per qualche settimana in vacanza in Irpinia. Ho subito colto l’occasione ed ho organizzato una serie di concerti al termine dei quali siamo andati in studio a registrare quello che sarebbe diventato questo lavoro discografico.

Davide

Hirpus Trio rimanda alla parola hirpos, ovvero lupo nella lingua osca degli irpini, da cui Irpinia. Perché dunque Hirpus Trio?

Luca

Siamo tutti e tre di origini irpine. Io il più lupo di tutti, ma ognuno di noi ha un fortissimo legame con questa terra, che a volte fatica a regalare gioie e soddisfazioni, ma quando succede le radici della nostra esistenza si rafforzano.

Davide

L’album è aperto da un brano di Mickael Paquier, musicista e compositore francese suppongo, ancora poco noto quanto meno da noi in Italia, o per lo meno a me. Ce ne parli?

Luca

Personalmente non conosco Paquier, se non attraverso il suo brano. Eric, che collabora spesso con lui in Francia, ci ha fatto ascoltare Respect et Robustesse e ci è piaciuto, si avvicinava molto all’idea musicale che avevamo. 

Davide

La seconda traccia è appunto una riproposizione di “Elefante Bianco” degli Area. Perché avete scelto di rivisitare e suonare questo brano insieme alle vostre composizioni?

Luca

All’inizio non ero convinto del brano, dopo aver ascoltato l’arrangiamento scritto da Eric, omaggiando questa fantastica band, ci siamo resi conto che non potevamo non suonarlo!   

Davide

“Blues for President” cita “Fratelli d’Italia”. Quale Presidente volevi “omaggiare” e perché? O cos’altro di italiano o di italico?

Luca

In occasione di un visita del Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi presso l’Università di Salerno, ebbi il piacere e l’onore di suonare in quartetto questo blues per lui scritto, la sera prima.

In quel periodo il Presidente era solito ricordare ai compatrioti l’importanza del proprio Inno Nazionale, e con questo brano volevo rafforzare il suo pensiero attraverso una delle forme musicali più conosciute al mondo.

Davide

«Credo di aver sempre desiderato di avere un suono simile a un Martini secco», disse Paul Desmond. Come cambieresti e con cosa questa frase, con quale paragone, se dovessi dirla tu del tuo suono ideale con il sax?

Luca 

Che grande Paul Desmond! 

Ascolto tanti sassofonisti, tutti bravissimi, con una grande tecnica e una notevole conoscenza armonica ma pochi dedicano tempo alla ricerca di un suono personale. È fondamentale per me la ricerca, continua, del proprio suono. È un pò come cercare sé stessi. Uno dei complimenti che preferisco è proprio quando mi dicono che ho un bel suono.

Il mio suono ideale è quello in cui gli altri riconoscono la mia personalità, proprio come il Martini secco di Paul. 

Davide

Ci sono momenti in cui le sonorità liquide del piano elettrico riportano indietro agli anni ’70, a certa jazz fusion. Una decade sperimentale ormai imprescindibile per ogni genere musicale. “Together”, per la sua recente scomparsa, mi ha ricordato il Fender Rhodes di Chick Corea. Qual è la tua personale chiave di lettura del passato musicale per fare musica oggi e riproiettarla nel futuro?

Luca

Sicuramente ogni genere musicale si rifà al periodo storico in cui si è sviluppato. Non si può comprendere la musica senza contestualizzarla, altrimenti non si comprenderebbe perché all’epoca del bebop i musicisti suonavano di spalle al pubblico. Si potrebbe dire: ogni genere a suo tempo.

Detto questo, credo che per chi scrive musica oggi sia la stessa cosa di chi scriveva in passato, in entrambi i casi l’autore deve mettere se stesso in quello che scrive, i sentimenti, le gioie, le sconfitte, gli amori, in relazione al contesto che vive e trasmettere a chi ascolta i propri stati d’animo così da creare quel legame magico che rende unica la propria creazione.  

Davide

A proposito di alberi e, quindi, di radici… Per usare le parole di Elefante Bianco, quali regole (musicali e non solo) vorresti districare che non ci (o non ti) funzionano più e cosa spezzare poi con radicalità? Cosa vorresti combattere fin dalle radici e cosa seminare con la tua musica?

Luca

Tutto quello che ci accade nella vita ci condiziona, per sempre. “I’m a part of all that I’ve met” diceva Tennyson nell’Ulisse. Lo stesso vale per la musica, tutto quello che ascoltiamo, studiamo e perfino quello che non ci piace, farà parte della nostra esperienza musicale e la influenzerà a seconda dell’intensità emozionale che ha provocato. È impossibile secondo me tagliare alla radice certe idee musicali tanto quanto portarne avanti altre. Inevitabilmente nel processo di creazione il passato si mescolerà con il presente, facendo nascere però sempre qualcosa di nuovo, l’esperienza di ieri che si unisce a quella dell’oggi.

Davide

Siamo vicini al 30 aprile, giornata internazionale del jazz istituita dall’UNESCO e celebrata per la prima volta nel 2012. Purtroppo però la musica dal vivo non sarà ancora possibile andarla ad ascoltare. Come è cambiata la tua vita artistica in questo ultimo anno tremendo e come ti prepari a ripartire, con quali segni e quali propositi o progetti? Cosa seguirà?

Luca

Anche se penso che ci voglia ancora molto tempo per riportare tutto alla normalità, bisogna pensare positivamente. Nel campo medico pare si stiano facendo passi importanti per contrastare questa pandemia, e tra qualche mese dovremmo essere tutti, o quasi, vaccinati. Purtroppo per la musica live non vedo un futuro roseo, almeno nei prossimi mesi, se non per i grandi eventi, quelli in cui è possibile investire sulla sicurezza e la possibilità di avere un numero sufficiente di spettatori paganti che permetta a chi organizza di coprire i costi del concerto. Per le piccole realtà ahimè si dovrà aspettare ancora un bel pò. Spero con il cuore che tutti noi torneremo presto a suonare ed abbracciarci dopo i concerti, lasciandoci alle spalle senza dimenticare, questo periodo della nostra vita che tanto ci ha tolto ma che tanto ci ha donato.

Davide

Grazie e à suivre…

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