KULT Underground

una della più "antiche" e-zine italiane – attiva dal 1994

Intervista con Alessandra Celletti

10 min read

Tra il deserto e le stelle c’è un suono invisibile. Da cercare. Alessandra Celletti pubblica ULTRAMINIMAL – PIANO ESSENCE (Bleriot record). Un viaggio sonoro nell’infinitamente piccolo. Già disponibile in tutti gli store e le piattaforme digitali, l’album verrà stampato in un’edizione limitatissima di 118 copie con uscita il 3 maggio.
L’artista romana eseguirà per la prima volta dal vivo i brani del nuovo lavoro discografico al teatro “Miela” di Trieste. Il 15 maggio in occasione del festival dedicato a Erik Satie.
A spingerla il desiderio di recuperare l’essenza della musica, liberandola dal superfluo, da tutto ciò che è virtuosismo fine a sé stesso. Per Alessandra Celletti la volontà di procedere in questa direzione tentando qualcosa di estremo. Prendere ogni singola nota del suo pianoforte e trattare ciascun suono come fosse il prezioso elemento di un processo alchemico. Il risultato è ULTRAMINIMAL – PIANO ESSENCE, un album che vibra di risonanze interiori.
«Questo disco è una scommessa, o forse un vero e proprio azzardo.» spiega la compositrice «Mi piace muovermi nel mondo e nell’arte pensando che tanto non ho niente da perdere. L’unica cosa che voglio difendere è il mio desiderio di cercare.»
A trainare il nuovo progetto è “Fairy tale”, un breve racconto musicale tra sogno e realtà, attraverso le note delicate e ipnotiche del piano. Un singolo nel quale è sicuramente presente l’influenza di Erik Satie, di cui la Celletti è considerata una delle maggiori interpreti. Il video, realizzato da Dario Zaid e disponibile al link https://youtu.be/jq9YolBbKR8, rispecchia l’atmosfera onirica e visionaria del brano.
È stato girato nella casa dove Alessandra ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza. Su quel pianoforte con cui ha iniziato i suoi studi musicali quando aveva appena sei anni. Così affiorano ricordi, antichi giocattoli, immagini in super8. Luci e ombre che conducono in un mondo magico e sospeso.

https://lnk.bio/alessandracelletti

Sito ufficiale: www.alessandracelletti.com

Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/0BbHILJDz4eN90gbl1mHZj?si=9kvl2BkpSiKUy6OukzSbqg

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCPwawAF6wqOqPmuGNqR9Ybg

facebook: https://www.facebook.com/cellettialessandra

instagram: https://www.instagram.com/alessandracelletti_official/

tiktok: https://www.tiktok.com/@alessandracellettipiano?is_from_webapp=1&sender_device=pc

https://www.darkcompanion.com

 https://www.miela.it/spettacoli/ultraminimal-piano-essence

Tracklist:

Dew / Meditation / Lilium / Love Essence / Crystals / Fairy Tale / Ether / Chant / Invocation / Memory / Reflexes / Fragment / Almost Spring / Reverse / Silver / Your Eyes

https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandra_Celletti_(pianista)

Precedenti interviste:

https://kultunderground.org/art/17380/ (Crazy girl blue, 2011)

https://kultunderground.org/art/18626/ (Sacred Honey, 2018)

Intervista

Davide

Ciao Alessandra e ben ritrovata su queste pagine. Ci siamo lasciati sei anni fa con “Sacred Honey”, e da allora sono usciti altri tuoi lavori, tra cui due dedicati a Erik Satie e uno, “Minimal”, di riletture di Glass, Cage, Pärt e Hovhaness. Continua dunque la tua ricerca dell’essenza del suono (e dell’essere suono o nel suono?) che oggi ti porta dal “minimale” a una ulteriore distillazione “ultraminimale”? Cos’è per te ultraminimale?

Alessandra

Ho sempre amato Erik Satie per la sua ricerca di essenzialità. In un certo senso Satie è un precursore, o forse un profeta del minimalismo. Ognuno degli autori che hai nominato ha un ruolo fondamentale nella mia formazione artistica, E anche il compositore inglese Lawrence Ball ha lasciato un segno impotante con i suoi Fractals Studies. Con il mio Ultraminimal ho cercato di fare un ulteriore passo nella direzione che hanno tracciato i miei autori del cuore. Ho cercato di prendere ogni nota del pianoforte e di trattarla come se fosse l’elemento di un processo alchemico. In un certo senso Ultraminimal è un “distillato” di suoni. Non è un caso che l’album si apre con un brano che ho intitolato Dew (Rugiada).

Davide

Come avviene la rinuncia a tutto ciò che percepisci come non essenziale o eccedente nella composizione, ovvero in che modo elimini il superfluo e attraverso quale tua necessità interiore, oltre che dell’arte per l’arte? Che tipo di partecipazione intellettuale, sensoriale e spirituale vi poni in parallelo, verso quale essenzialità e consapevolezza o sintonia d’ascolto e profondità della vita?

Alessandra

A volte mi incanto a guardare nel vuoto. Fin da bambina mi succede e mia mamma mi diceva “non ti incantare”… Invece è proprio quello sguardo sovrappensiero, solo apparentemente assente che mi indica la strada. In quel vuoto spesso c’è tutto ciò che è necessario… uno sguardo incantato che a volte si trasforma in suono. Sono istintiva e compongo senza farmi troppe domande ma semplicemente cercando di mettermi in sintonia con la realtà più poetica…

Davide

A che punto della tua vita e del tuo ricco ed elegante percorso artistico e discografico arriva “Ultraminimal”? Cosa ne continua e cosa ne evolve?

Alessandra

Dopo questi anni di confusione ho sentito la necessità di chiarirmi un po’ le idee, sia umanamente che artisticamente. Ho sentito sempre più forte un desiderio di autenticità. E per fare questo c’è bisogno di trovare un centro, un nucleo. Ma non è mai facile perché ognuno di noi è ricco di sfumature. Tuttavia andare all’essenza non significa togliere i colori… anzi! Sempre di più sento che la mia strada più autentica è proprio nel cercare i colori.

Davide

In “Ultraminimal” hai usato solo il pianoforte e le sue risonanze, a parte qualche intervento o effetto elettronico, come in “Memory”. Da Henry Cowell e John Cage in avanti, il Novecento ha esplorato in ogni modo possibile le sonorità e le possibilità del pianoforte, anche dissacrandole. Nella delicatezza del tuo tocco e delle tue composizioni si percepisce anche molta fisicità o sensorialità nel tuo rapporto con lo strumento. Come hai usato il pianoforte, prediligendone quali caratteristiche e qualità del suono “essenziali” e più congeniali in questo viaggio sonoro “ultraminimale”?

Alessandra

La mia amatissima insegnante Vera Gobbi Belcredi mi ha trasmesso l’amore per la ricerca timbrica. Il suo insegnamento non era focalizzato tanto sul virtuosismo o sulla potenza sonora, ma sulla qualità del suono, sulla delicatezza e la bellezza di ogni singola nota. Io ho fatto mio questo percorso e il mio rapporto con il pianoforte è basato essenzialmente su questa ricerca timbrica. In Ultraminimal ho cercato di creare vari piani sonori vicini e lontani: non semplicemente il piano e il forte. Il pianoforte è uno strumento “vivo” con cui si può dialogare anche sussurrando, accennando frasi senza dire troppo…

Davide

Alcune composizioni rievocano Satie. Rispetto al concetto di musica per “arredare”, da lui espresso, la tua mi ha trasmesso la sensazione di una musica invece per “svuotare” lo spazio che ci circonda, qualcosa come l’architettura Zen del “sukiya”, la casa del Tè nel giardino, il suo vuoto da riempire con le emozioni che diviene luogo dove trovare o ritrovare il concilio con la natura e dove avviene il passaggio a uno stato di apertura mentale e sensoriale… Verso cosa, per te?

Alessandra

La meta è l’orizzonte… io sogno un giardino nel bel mezzo del mare. Sogno di poter volare su quel giardino e su quel mare. A dire il vero amo da sempre il volo e sogno molto….

Davide

Ogni nota di “Ultraminimal” è come un singolo mondo in relazione profonda col successivo. Dalla visione dell’atomo degli antichi greci alla fisica del mondo quantico di oggi, l’infinitamente piccolo nell’infinitamente grande. Nel comporre “Ultraminimal” hai usato concetti prestati da altre arti o discipline, anche filosofiche, matematiche, scientifiche o magari anche alchemiche?

Alessandra

La filosofia mi ha sempre affascinato e la scienza apre mondi interessanti. Si dice che la musica e la matematica siano intimamente connesse e di sicuro l’alchimia è molto attraente. Tuttavia quando compongo l’arte a cui faccio ricorso è la poesia: quella capacità di “inventare” e di evocare sentimenti per poi gettarli nell’infinito.

Davide

Mi ha colpito la copertina. La mia prima rievocazione è stata dei tagli di Fontana e delle brecce di Michaux fra il visibile e l’invisibile. Michaux considerava le parole come le macerie di quelle brecce. Le note musicali sono come le macerie generate tra l’udibile e l’inudibile, o l’impercepibile che si fa temporaneamente percepibile? Cosa, dunque, hai voluto rappresentare in copertina?

Alessandra

Se lo osservi bene quel segno sottile al centro del bianco è semplicemente un albero… ho fatto vari tentativi prima di elaborare questa immagine e alla fine mi è sembrato che quel segno così semplice e lineare dava la giusta sensazione per ciò che volevo trasmettere.

Davide

Già disponibile sulle piattaforme digitali, il lavoro verrà stampato e uscirà a maggio anche in una versione CD edita della Dark Companion a tiratura molto limitata (ho letto di 118 copie… o 108?). Un numero preciso, insolito… Magari è solo casuale, ma in numerologia il numero 118 rappresenta l’equilibrio tra l’azione e la spiritualità. Ma anche il 108 si presterebbe molto bene, poiché simboleggia l’unione di Shiva e Shakti, l’energia femminile e maschile e quindi la Creazione del Mondo la quale, secondo la filosofia induista, avvenne grazie a un suono primordiale… A parte questa mia lunga e forse forzata divagazione, qual è il tuo pensiero sulla musica che si fa sempre più “liquida”, senza supporto fisico, tra streaming e download?

Alessandra

La musica è musica e penso che mai potremmo farne a meno. O almeno lo spero! L’importante è non perdere le orecchie e il cuore….Per quanto mi riguarda va bene anche lo streaming, ma sono davvero felice che un’etichetta interessante come la Dark Companion abbia deciso di stampare questo mio lavoro su cd. Va bene il futuro, ma ti confido che in questo momento sto cercando un buon amplificatore a cui collegare un vecchio giradischi che era di mio padre quando era ragazzo. Ho tanti suoi dischi di musica jazz anni ‘50, alcuni sono addirittura a 78 giri. Chissà che non comincerò ad appassionarmi al jazz… Nei miei concerti c’è una buona parte di improvvisazione.

Davide

“Ultraminimal” è completamente strumentale. Tornerai a usare anche la tua bellissima voce, il canto?

Alessandra

Quando mi dicono che ho una bella voce mi commuovo perché è qualcosa di così profondo… Amo da sempre cantare ma non sono una cantante poiché la voce è il più complesso di tutto gli strumenti e richiederebbe uno studio serio che non ho mai affrontato. Canto con la naturalezza e le capacità che potrebbe avere una bambina e a volte non mi sento affatto all’altezza, ma poi prevale la sensazione di felicità che provo cantando e quindi decido di azzardare e in alcuni concerti inserisco dei brani cantati… Quindi ti posso dire che prevedo di non rinunciare al canto, una delle gioie più grandi.

Davide

Ho letto una definizione che ti riguarda e che mi piace molto. È di Gigi Razete, che su “La Repubblica” ha scritto di te come “il più bel segreto della musica italiana”. So che non lasci la tua casa e non viaggi volentieri, benché ti piaccia poi tornare dopo aver viaggiato, ma porterai in giro “Ultraminimal”, oltre alla data del 15 maggio al Teatro Miela di Trieste?

Alessandra

La mia attività concertistica è piuttosto bizzarra. Non ho mai avuto un’agenzia di booking e dunque i miei concerti sono piuttosto “casuali” e disordinati. Il tour più “organizzato” è stato paradossalmente quello in cui ho viaggiato per tutta l’Italia con il mio pianoforte a bordo di un camion… Comunque ho suonato in tante parti del mondo e, se è vero che non amo viaggiare, ognuno di questi concerti è diventato un ricordo magnifico. Una volta ricevetti un’email da un tipo portoghese che pur facendo un altro lavoro aveva sognato di organizzare un mio concerto… pensai che fosse un pazzo, invece dopo pochi mesi mi ritrovai a Lagos, una deliziosa città di mare al sud del Portogallo per suonare in una prestigiosa sala da concerto. Ti dico questo perché anche per Ultraminimal prevedo sorprese. Dopo Trieste sarò il 29 Giugno a Utrecht in Olanda… e poi chissà.

Davide

Cosa seguirà?

Alessandra

Ultraminimal è appena uscito e vorrei ancora accompagnarlo un po’ per mano. Forse diventerà anche un progetto visuale… ma ancora sono soltanto idee che devono prendere forma. Piano piano…

Davide

Grazie e à suivre…

Discografia

1994 – Debussy, Ravel, Satie Les sons et les parfums

1996 – Autori boemi Viaggio a Praga

1997 – Overground

1998 – Gurdjieff-de Hartmann Hidden Sources

2000 – Erik Satie Esoterik Satie

2002 – Scott Joplin Black Baby

2005 – Philip Glass Metamorphosis

2006 – Chi mi darà le ali

2007 – The Golden Fly

2008 – Way Out

2009 – Alessandra Celletti Plays Baldassarre Galuppi

2009 – Sustanza di Cose Sperata (con Hans-Joachim Roedelius)

2010 – The Red Pages (con Mark Tranmer)

2010 – Sketches of Sacagawea

2011 – W.C. (con Jaan Patterson)

2011 – Crazy Girl Blue

2013 – Above the Sky

2014 – Il Viandante nel Cuore dello Zodiaco

2016 – Working on Satie

2018 – Sacred Honey

2019 – Cellettiblue (vinile)

2020 – Love Animals

2020 – Philip Glass, John Cage, Arvo Pärt, Alan Hovhaness – Minimal

2021 – Experience

2022 – Erik Satie: Gymnopédies & Gnossiennes

2023 – Working on Satie Second Part

2023 – Piano Encores

2023 – Above the sky

2024 – Love essence

 

Commenta