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Intervista con Sergio Casabianca

11 min read

De Visu è un disco di immagini, sensazioni, racconti velati ed esperienze personali che si fanno musica cercando di essere più naturali possibili. Descrivere la musica in modo univoco, presuntuoso e rigido non è assolutamente un compito adeguato a chi compone, ma è innegabile come la stessa musica nasca spesso da moti interiori o come rielaborazione della nostra vita, non importa se dal taglio sentimentale, esistenziale o semplicemente narrativo e talvolta ironico e goliardico.

Sono del parere che l’idea di partenza che genera le prime note, il sound generale di un brano, l’incedere ritmico, sia sempre da valorizzare ed abbia un ruolo fondamentale nella “funzione nascosta” che chi compone può assegnare alla sua creazione.

De Visu è un semplice campionario di vere e proprie emanazioni musicali che si manifestano in pochi attimi e poi si snodano evolvendosi negli anni tra Catania, Venezia e Palermo.

Sono piccole o grandi storie da accennare appena e subito dopo da suonare insieme molto di più. Il sound del guitar trio, infatti, è pensato per essere una scena sonora aperta al cambiamento e alla trasformazione così come all’ascolto, alla riflessione, allo sfogo, alla semplice narrazione.

Non c’è migliore narrazione, infatti, diretta o indiretta che sia, di quella a cui assiste “De Visu: di presenza e con i propri occhi.

Sergio Casamassima

Sergio Casamassima: guitar

Riccardo Grosso: bass

peppe Tringali: drums

TRP 2023

Sergio Casabianca è chitarrista, compositore e didatta.

Musicista poliedrico che passa attraverso vari generi musicali sino ad approdare all’amore per la musica jazz. Diplomato in Chitarra Jazz presso l’Istituto “Bellini” di Catania nel 2015, consegue poi  il Diploma di Biennio Specialistico in Chitarra Jazz presso il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo con una tesi compositiva (concerto in 5 movimenti) per chitarra elettrica ed orchestra jazz dal titolo “Making Love To Universe” con il massimo dei voti e la menzione d’onore.

Ha partecipato come finalista a prestigiosi concorsi nazionali e internazionali come il “Premio Internazionale Massimo Urbani” e il “Baku Jazz Festival”.

Nel 2017 ha pubblicato “Out of Cage”, il suo primo disco da leader, incentrato sulla rielaborazione personale della musica di Charlie Parker.

Attualmente attivo in altre produzioni artistiche da leader e sideman. Dal 2020 scrive su Guitar Prof, uno dei più importanti blog italiani in ambito chitarristico.

Il nuovo disco del Sergio Casabianca Trio è “De Visu” (TRP, 2023).

Intervista

Davide

Buongiorno Sergio. “De Visu” dopo sei anni il tuo esordio da solista “Out of cage” o c’è stato qualche altro lavoro nel mezzo?

Sergio

Ciao Davide, ci sono stati alcuni altri lavori di mezzo ma non come leader. Prima del Covid ho registrato un disco come orchestrale per la big band HJO, “Glenn Miller Story”, un tributo al grande compositore americano. Nel frattempo qualche altro lavoro come sideman che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. Dalla produzione di “Out of cage”, inoltre, sono stato impegnato nel completamento degli studi accademici ed in altre diverse esperienze didattiche e professionali. Come tesi di laurea finale ho composto un concerto per chitarra e big band jazz: magari un giorno produrrò anche un disco su questo.

Davide

In “Out of cage” era una rielaborazione personale della musica di Charlie Parker. “De Visu” sono invece nove tue composizioni nate intorno a quali idee musicali e concettuali di base?

Sergio

De Visu è un disco che raccoglie diverse idee musicali, e diversi mood, che partono dal 2018 e giungono a poche settimane prima della registrazione. Le 9 tracce contenute nel disco, nella loro composizione iniziale, hanno tutte una matrice fortemente autobiografica. Si tratta infatti di momenti di vita vissuta, esperienze, pensieri e fatti passando tranquillamente dal serio al buffo, dall’ironico all’esistenziale, dal goliardico al solenne. Ogni brano ha una sua genesi ed è poi stato arrangiato e perfezionato con il lavoro in sala prove insieme ai musicisti che completano il trio.

Un altro elemento fondamentale che mi ha portato a volere produrre questo disco, è stata la curiosità e la voglia di esplorare il sound del guitar trio, con le sue bellezze e le sue debolezze. Questo processo per me è ancora in atto e credo che prenderà gran parte dei prossimi anni.

Davide

Come si è formato il trio con Riccardo Grosso e Peppe Tringali? Che tipo di intesa complementare si è stabilita lavorando insieme a “De Visu”?

Sergio

Da anni amo suonare in trio ed ho cambiato diverse volte formazione. Sono giunto a questa line-up definitiva proprio pensando alla necessità cocente di dare forma alla mia musica e realizzare un disco in trio.

Riccardo Grosso è un collega con cui suono da diversi anni: abbiamo suonato in duo, trio, quartetto e persino in orchestra insieme. Conosce da anni il mio modo di fare musica ed è sempre stato un collega fidato ed attento. Con Peppe Tringali, invece, la collaborazione è più recente ed è proprio legata alla progettualità dell’album. Avevo bisogno di un drumming fantasioso e creativo, ma al contempo decisamente solido come il suo. Il suo contributo musicale è stato di grandissimo impatto per la realizzazione del progetto.

L’intesa è sicuramente cresciuta per tutti e tre nei mesi che hanno preceduto la registrazione: abbiamo speso il giusto tempo, senza mai esagerare, a provare i brani, a parlarne, a suonare live per testarne il valore ed il “funzionamento”, anche dal punto vista strettamente pratico e tecnico, oltre che artistico. Lavorare con loro è un piacere e sono ben felice di come sia stato realizzato De Visu.

Davide

“De visu”, per diretta visione o coi propri occhi o dal vivo, una locuzione usata in frasi come “conoscere de visu” o “rendersi conto de visu”… Cos’hai veduto, udito e conosciuto personalmente (o, appunto, “de visu”) lavorando a questi brani e al disco che li contiene?

Sergio

Sicuramente il titolo è legato, come dicevo in precedenza, anche a motivi autobiografici. Tuttavia è chiaro che si passa dal racconto del passato al vissuto del presente in un baleno. Il lavoro con i ragazzi è stato comodo, civile (è giusto dirlo poiché c’è stata una sana dose di cortesia e comprensione da parte di tutti), ed estremamente appagante e divertente. Probabilmente lo stesso disco ha generato altre immagini e pensieri che un domani daranno vita ad altra musica. O forse è già successo?

Lavorando insieme a loro, oltre che al bravissimo sound engineer Riccardo Samperi, sicuramente è cresciuta l’attenzione all’ascolto, la ricerca verso una sana comunicazione musicale ed il rispetto per il “fare musica” ed il “fare musica insieme”.

Davide

Il jazz in Sicilia ha una lunga e articolata storia (che, se vogliamo, potremmo anche far cominciare dal primo disco jazz che sia mai stato inciso, nel 1917, da Nick La Rocca, nato a New Orleans ma da genitori siciliani, e la sua Original Dixieland Jass Band). Cosa c’è della Sicilia nella tua musica e nel tuo modo di fare e intendere il Jazz? E qual è la tua visione del jazz oggi in Italia?

Sergio

La Sicilia è sempre presente anche se in maniera spesso non troppo esplicita. Un brano, dal titolo Milo Crew, ha un chiaro riferimento alla cittadina sull’Etna dove in passato ci riunivamo in quartetto a casa dell’amico e collega batterista Andrea Liotta. Il brano ha sicuramente un taglio divertente e goliardico. Nonostante ci siano alcuni riferimenti diretti alla mia permanenza nella città di Venezia, alcune di queste composizioni sono nate in Sicilia. Ad esempio la ballad “Fondamenta Nuove” è stata composta in una casa in cui abitavo a Palermo. Probabilmente però, senza aver inserito in modo esplicito troppi riferimenti alla mia terra, la necessità di tirare fuori un sound che è tra il sincero, lo spontaneo e lo scanzonato, è una caratteristica legata fortemente al sud. Abbiamo questa voglia, questo moto interiore, questa urgenza di dover tirar fuori emozioni e sentimenti. Forse, per capire cosa abbiamo nel cuore, potrebbe tornarci utile la figura del vulcano, oltre che delle stessa isola.

Davide

Quali chitarristi sono stati i più importanti e influenti per te nella creazione del tuo stile musicale?

Sergio

Certamente per anni ho ascoltato la musica di Kurt Rosenwinkel. Si tratta di un artista a tutto tondo, decisamente virtuoso e funambolico, ma anche molto poetico, profondo e sincero. Altri chitarristi che mi hanno ispirato molto potrebbero essere Gilad Heksleman, Rotem Sivan, Jonathan Kreisberg, Mike Moreno, Julian Lage, Nir Felder e Jesse Van Ruller. Tuttavia non credo di aver toccato realmente nessuno dei punti di forza di questi grandi chitarristi, ma mi sono cibato delle emozioni che mi hanno regalato per cercare di far venire fuori la mia musica. Non sono mai stato bravo a copiare e non credo nemmeno che possa essere utile nel caso di chi vuole fare un disco jazz di inediti.

Sono molto legato anche ai chitarristi della tradizione: uno tra tutti è Kenny Burrell, per il suo senso del blues, il grande swing e la sincerità nel suo sound.

Davide

Il suono della tua chitarra è sempre molto pulito e ogni nota e accordo si stagliano nitidi. Archtop, hollow-body e semi hollow, ma anche qualsiasi altro tipo di chitarra è frequente nel jazz. Tu quali chitarre (e amplificatori) preferisci? Quali hai suonato in “De Visu”? Che tipo di suono persegui?

Sergio

In questo disco ho suonato con una chitarra archtop. Si tratta di una Peerless Monarch a cui sono molto affezionato. Nei mesi che hanno preceduto la registrazione ho fatto diverse prove di suono per testarne l’efficacia con alti volumi ed effetti. Fortunatamente la chitarra ho superato tutti questi “esami” ed ho avuto modo impiegare il suo suono caldo, miscelato ad alcuni effetti analogici, per dare vita al sound definitivo del trio per il disco. L’amplificatore è un mio vecchio Roland Jazz Chorus 55 che ho comperato anni fa direttamente dal mio barbiere: forse dovrei scrivere un brano su questo?

Inoltre devo ammettere, un po’ per il mio backgraound di ascolti e pratica musicale, nonché per la bellezza del suono di questi strumenti, di essere assolutamente innamorato delle chitarre di stampo Fender. Sono un felice di possessore sia di Fender Stratocaster che Fender Telecaster e non escludo l’utilizzo di queste chitarra live ed in studio per i prossimi periodi. Per De Visu, come entrata nel mondo della discografia jazz, avevo in mente un suono che sapesse di calore ed aria, ma che si prestasse anche a modiche e stravolgimenti e per questo motivo ho impiegato la Peerless Monarch. Spero di essere riuscito nell’intento.

Davide

La copertina raffigura una vecchia porta scrostata (forse dalla salsedine) e verniciata di bianco e di azzurro, colori tipicamente mediterranei, ma in primo piano è evidente il buco di una serratura che fa pensare a un passepartout. La musica è un passepartout, un mezzo col quale si possono aprire molte porte e serrature diverse?

Sergio

La copertina del disco è una bellissima foto di Claudio Allia, altro membro dello staff di TRP Music. Probabilmente questa che fornisci con la tua domanda è un’altra delle varie interpretazioni possibili. Tutte la analisi, in ogni caso, convergono verso uno stesso punto: una sorta curiosità che ci può invitare a sbirciare, o meglio ancora, ad aprire la porta per vedere e vivere le cose direttamente “de visu”. La musica, in questa caso, è stata una sorta di implicita ed astratta traduzione di vari momenti vissuti in questo modo.

Davide

Come docente, qual è la prima cosa che dici inizialmente ai tuoi studenti? Quale quella cerchi di insegnare sopra tutto? E qual è invece stato l’insegnamento da te ricevuto che ora sai essere stato il più prezioso?

Sergio

Nella mia didattica pongo l’attenzione su due principali aspetti: in primo luogo sulla comprensione di un solfeggio ritmico di base, che poi va assunto, coltivato, sviluppato fino a dove è utile per comprendere ciò che ascoltiamo e ciò che vogliamo fare con lo strumento; in secondo luogo, reputo l’elemento creativo il giusto “carburante” per un sano studio della musica moderna. Fornisco vari elementi che possono essere utili sia per l’approccio iniziale all’improvvisazione sia per il suo perfezionamento. La cosa più importante per me, però, è che l’allievo gradualmente sia in grado di essere maestro di sé stesso e sviluppare un modo personale per studiare, decodificare la musica e raggiungere i suoi obiettivi teorici e pratici.

L’insegnamento più prezioso che ho ricevuto è senza dubbio merito di un mio grande maestro, ovvero Paolo Sorge. Si tratta, tuttavia, di un insegnamento indiretto e mai espresso in modo coercitivo e fazioso: Sorge non hai mai usato l’espressione imperativa “non fare…”, cosa che spesso è facile per tanti docenti. Si è dimostrato attento e sapiente nel fornire informazioni, suggerimenti e chiavi di lettura per lasciare libero l’allievo di studiare e far crescere il suo percorso musicale in modo sano. Lo ringrazio moltissimo.

Davide

A proposito di Charlie Parker, lui disse che “La musica è la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non la vivi, non verrà mai fuori dal tuo strumento”. Concordi? In che modo tu vivi la musica?

Sergio

Come si fa a non concordare con una frase simile, detta peraltro da uno dei più grandi musicisti mai nati? Parker ha avuto il dono di impersonificare, fin quando ha potuto, il concetto di vivere e “comprendere il mondo” attraverso la musica ed essere in grado addirittura di scoprire nuove frontiere.

Io non credo di avere le capacità, oltre che le vere necessità, di giungere a qualcosa di nuovo e pensare di essere un pioniere del futuro. Mi basta semplicemente essere me stesso, con pregi e difetti, con le note che vengono dalla mia testa ma passano dal cuore. Cercherò sempre, sperando di riuscirci, di comunicare con gli alti utilizzando la lingua della musica. Devo dire che la musica mi ha spesso fatto penare e soffrire, ma in fondo, ne è sempre valsa la pena e, se vissuta moderatamente e con una vera e propria fede, regala tante vibrazioni positive.

Davide

Cosa seguirà?

Sergio

Certamente De Visu è un punto di partenza, come spesso ho dichiarato, poiché rappresenta per me il vero ingresso nel mondo della discografia jazz edita.

Stiamo lavorando ad un serie di date, sia estive che invernali, per portare il sound di De Visu in giro per l’Italia e magari non solo.

Di certo c’è già diversa musica nel cassetto pronta per essere provata, affinata e poi registrata. Tuttavia, prima che avvenga ciò, è assolutamente necessario vivere le esperienze e le emozioni che ci saranno grazie a De Visu e raccogliere feedback che sia positivi o negativi per costruire il percorso che seguirà.

Certamente posso dire che continuerò a studiare nel magico mondo del guitar trio, magari sfruttandolo anche come sezione ritmica per solisti o cantanti: è la formazione riesce a darmi più inventiva e libertà.

Davide

Grazie e à suivre…

Sergio

Grazie a te Davide!

 

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