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Rappresaglie e Diritto Internazionale Umanitario

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«Non esisteva nulla al mondo di tanto radicale quanto la rappresaglia unna.

Comprendeva tutto: uomini, donne, bambini, bestiame, cavalli, tende o case del nemico, fino giù giù al più piccolo oggetto»

(Louis de Wohl)

I conflitti armati sono intrinsecamente distruttivi e potenzialmente disumani.

Ma aggredire le popolazioni civili in maniera indiscriminata per rispondere ad una violazione della propria controparte rappresenta un ulteriore elemento di aberrazione del fenomeno conflittivo: le rappresaglie condotte verso le popolazioni e i beni civili sono una delle prassi più disumani delle guerre di tutti i tempi!

Purtroppo gli attuali conflitti tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina vedono giornalmente l’uso di un simile strumento con il totale silenzio delle istituzioni internazionali e dell’opinione pubblica.

Rappresaglie e DIU

Il Diritto Internazionale Umanitario (DIU) è l’insieme di norme e principi internazionali elaborati per regolare il comportamento delle parti coinvolte in un conflitto armato. Il suo obiettivo primario è quello di proteggere la dignità umana, prevenire sofferenze e minimizzare le conseguenze negative dei conflitti.

Il DIU poggia su:

  • principio di distinzione, che richiede sia fatta una chiara distinzione tra combattenti e non combattenti, i primi soggetti a regole specifiche, i secondi destinatari di una protezione speciale;
  • principio di proporzionalità, per il quale l’uso della forza durante un conflitto deve essere proporzionato all’obiettivo legittimo da raggiungere e non causare sofferenze eccessive;
  • obblighi verso i prigionieri di guerra e le persone protette, che quando si trovano sotto il controllo di una parte nel conflitto devono ricevere trattamenti umani, cibo, cure mediche e protezione contro violenze e rappresaglie.

In DIU, la rappresaglia è definita come un atto che sarebbe altrimenti illegale, ma che, in casi eccezionali, è considerato legittimo quando compiuto per far rispettare il diritto in risposta ad atti illeciti dell’opponente.

Nella prassi abbiamo rappresaglie militari, in cui una parte coinvolta nel conflitto attua una controffensiva mirata avente per obiettivo di infliggere danni simili o superiori all’avversario come risposta a un’azione considerata illegittima, e rappresaglie contro la popolazione civile, quando si prendono di mira deliberatamente i civili o i loro beni, causando sofferenze ingiuste e danni incalcolabili e inaccettabili.

Tali rappresaglie esacerbano le sofferenze e violano i principi chiave del DIU, in particolare il principio di proporzionalità e il dovere di proteggere i civili.

La tendenza del DIU è verso la loro totale esclusione anche se alcuni le considerano lecite quelle militari quando rispondenti a condizioni molto rigide, mentre sono esplicitamente vietate quelle civili dall’Art. 33, 3° comma, della IV Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra, secondo cui «Sono proibite le misure di rappresaglia nei confronti delle persone protette e dei loro beni».

Per quanto riguarda le rappresaglie militari, il diritto consuetudinario prevede 5 condizioni per la loro liceità:

  1. il loro scopo, come risposta ad una precedente grave violazione e solo per costringere l’avversario al rispetto del DIU;
  2. la natura di extrema ratio, vale a dire misura di ultima istanza, quando nessun’altra misura legale può essere adottata per indurre la controparte al rispetto del DIU;
  3. la proporzionalità, rispetto all’atto cui si risponde;
  4. la riconducibilità della decisione al più alto livello di governo;
  5. la possibilità di sospensione delle misure non appena l’aggressore cessa le sue violazioni.

Contrarietà e alternative

Le prassi delle rappresaglie nei conflitti armati si scontrano in maniera evidente con i principi fondamentali del DIU.

La violazione più chiara è quella del principio di proporzionalità dal momento che le rappresaglie, per loro stessa natura, cercano di infliggere danni o sofferenze in risposta a un’azione avversaria, spesso superando in modo significativo i limiti della proporzionalità.

Tale superamento a volte è dovuto alla perdita del controllo di chi le pone in essere, altre invece a scelte deliberate per infliggere il più alto numero di danni indiscriminati e di sofferenze a popolazioni e beni civili.

Un principio fondamentale del DIU è quello di minimizzare le sofferenze dei non combattenti, mentre le rappresaglie vanno esattamente in direzione contraria, mettendone a rischio la vita e la sicurezza.

Esempio emblematico di rappresaglia nella storia recente è l’uso da parte degli Stati Uniti delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki in risposta agli attacchi giapponesi su Pearl Harbor: chiara violazione di ogni principio di DIU per scala dell’attacco e sofferenze inflitte alla popolazione civile.

Un ulteriore elemento nell’applicazione del DIU è il principio di responsabilità, secondo il quale coloro che ne violano le norme devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni nelle opportune sedi e affrontare le conseguenze giuridiche. Ciò può comportare azioni penali contro le persone e sanzioni internazionali nei confronti degli Stati che commettono violazioni.

La Corte Penale Internazionale (CPI) è uno dei meccanismi chiave utilizzati per perseguire i criminali di guerra e coloro che commettono violazioni gravi del DIU.

Mentre il ricorso alle rappresaglie nei conflitti armati può sembrare una risposta immediata e legittima a eventi provocatori, esistono alternative conformi al DIU che dovrebbero essere considerate.

Alcune di queste alternative comprendono:

  • diplomazia, con il ricorso a mezzi pacifici per risolvere le controversie e prevenire l’escalation dei conflitti con l’appoggio della comunità internazionale;
  • arbitrato, attraverso l’intervento di terzi neutrali per mediare tra le parti in conflitto o proporre una soluzione equa alle controversie;
  • formazione al DIU per promuoverne la conoscenza tra tutte le parti interessate (personale militare e opinione pubblica civile) e il recepimento negli ordinamenti nazionali.

L’adozione di queste alternative non solo contribuirebbe a evitare violazioni del DIU, ma anche a creare un ambiente in cui i conflitti armati possano essere risolti in modo più umano e sostenibile. La promozione di soluzioni pacifiche dovrebbe essere una priorità per la comunità internazionale al fine di prevenire ulteriori sofferenze e danni durante i conflitti armati.

Conclusioni

In conclusione, le rappresaglie contro i civili rappresentano una pratica contraria al diritto internazionale umanitario vigente e hanno spesso aggravato i conflitti anziché risolverli.

Affinché il DIU sia efficace e possa contribuire a ridurre le sofferenze nei conflitti armati, è fondamentale che tutte le parti coinvolte ne osservino le prescrizioni e la comunità internazionale ponga in essere tutti gli strumenti a sua disposizione per promuoverlo, farlo rispettare e perseguire le eventuali violazioni, come previsto dai diversi strumenti di diritto internazionale oggi vigenti.

Una mera utopia? No, un concreto e diuturno impegno!

Bibliografia

  • Greppi, E., Venturini, G., Codice di diritto internazionale umanitario, Giappichelli, 2012.
  • ICRC, Customary IHL Database, International Committee of the Red Cross, in https://ihl-databases.icrc.org/fr/customary-ihl/v1/rule145.
  • ICRC, Geneva Conventions of 1949 and Additional Protocols, in https://www.icrc.org/en/doc/war-and-law/treaties-customary-law/geneva-conventions.
  • Maestri, R., Appunti di Diritto Internazionale Umanitario, Croce Rossa Italiana, 1996.
  • Melzer, N., Diritto Internazionale Umanitario, Comitato Internazionale della Croce Rossa, 2023.

 

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