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2011
27
Apr

Intervista con Paolo Spaccamonti

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Dopo il successo unanime da parte della critica specializzata e la sonorizzazione dal vivo di un classico del film muto "Rotaie" (sold out) commissionata dal Museo Nazionale del Cinema, il Guitar Hero torinese torna con un nuovo album. Registrato da Marco Milanesio presso l'O.F.F. Studio di Torino "Buone Notizie" è il seguito del fortunato esordio "Undici Pezzi Facili" per il quale il chitarrista che "alterna rumore e momenti ipnotici ad aperture visionarie e malinconicamente melodiche" è stato paragonato ad artisti del calibro di Fennesz, Michael Brook e Dirty Three.

Featuring:
Julia Kent (Antony and the Johnson)
Fabrizio Modonese Palumbo (Larsen, Blind Cave Salamander)
Daniele Brusaschetto
Ezra (Casino Royale, No.Mad)
Davide Compagnoni (Stearica, Namb)
Marco Piccirillo (Jazz Accident)
Dario Bruna e Ramon Moro (3Quietmen)

Da maggio in tutti i negozi, distribuito da Audioglobe

"Molto più che un chitarrista contemporaneo. Con il secondo disco, il torinese Paolo Spaccamonti mette in mostra la sua crescita esponenziale di compositore, con arrangiamenti e accorgimenti da grande narratore strumentale. Tra avant-rock e neo folk, armonici urbani e sincopi jazz, disturbi e certezze, le 12 tracce suonano perfettamente sintonizzate sulle frequenze della nuova Europa apolide e della New York più anticonvenzionale. All'altezza il parterre di ospiti: sono della partita Julia Kent, Fabrizio Modonese Palumbo, Daniele Brusaschetto, Ezra, Davide Compagnoni, Marco Piccirillo, Dario Bruna e Ramon Moro. "Buone notizie" per il suono italiano in cerca di identità." Paolo Ferrari (LA STAMPA)
"PAOLO SPACCAMONTI: What a satisfying name to pronounce. Go ahead, say it out loud a few times! Nice drones, too." TEMPORARY RESIDENCE LIMITED
 
 
Davide
Ciao Paolo. Ho letto che tu sei stato inizialmente un "metallaro", poi un cantautore… Oggi, invece, sei un solista di musica strumentale "minimale" per chitarra elettroacustica. Anzitutto vorremmo saperne di più di te, della storia che ti ha portato fin qui a fare musica… e soprattutto a questo tuo personalissimo modo.
 
Paolo
Ciao Davide. In realtà l'intervista a cui ti riferisci diceva che sono stato considerato "erroneamente" un cantautore, per via di alcune mie ospitate.  Non ho mai cantato nonostante adori i songwriter. Comunque sì .. ho passato l'adolescenza ad ascoltare metal. Come ogni metallaro che si rispetti ho impugnato lo strumento da giovanissimo, militando in alcune band, ma il terrore del palco mi ha sempre frenato spingendomi ad abbandonare appena la prospettiva del live si faceva reale. La scoperta successiva di altri generi musicali mi ha spinto a sperimentarmi in diverse direzioni. Ho suonato poi con i Cletus che facevano musica elettronica suonata, con Ezra, che all'epoca suonava trip hop e con altre formazioni (ricordo con piacere un duo chitarra + batteria, molto doom, molto stoner). Il mio primo live con i Chomski a Torino mi ha convinto ad andare avanti e l'aver successivamente affiancato alcuni amici cantautori mi ha spinto a cercare una mia identità. Ho sempre invidiato la loro indipendenza, la possibilità di muoversi sia con band che in solitaria,  oltre alla sfrontatezza del mettersi in gioco con il proprio nome e cognome.
 
Davide
La tua tecnica chitarristica e il tuo modo di comporre musica con la chitarra elettrica è cominciato da quali influenze? Per quanti nomi si possano fare, Wimborne Minster, in arte Robert Fripp, è e rimane a capo di tutto, praticamente un "patriarca"?
 
Paolo
Mi spiace deluderti ma conosco poco Robert Fripp, anche se la sua influenza su certo "chitarrismo"  è innegabile… capita spessissimo di imbattersi nel suo nome. Credo che la mia "tecnica" derivi da un miscuglio disordinato di generi che negli anni ho assorbito. Ho passato anni ad ascoltare un sacco di musica in cameretta,  strimpellandoci sopra.  Sono fondamentalmente un autodidatta.
 
Davide
Il tuo disco d'esordio precedente si intitolava "Undici pezzi facili"… Cos'è un pezzo facile? Voglio dire, la facilità, anche d'ascolto, dipende molto dai gusti e dalle abitudini dell'ascoltatore… Ostico o accessibile sono due giudizi molto relativi. Come ti poni di fronte alla composizione di un brano ricercando e/o conseguendo la semplicità e cosa significa anzitutto per te "semplicità" o "facilità"? O si può anche dire che ricercare la facilità-semplicità sia anch'essa una forma di ricercatezza (che è sinonimo di laboriosità, di complessità)…?
 
Paolo
Potrebbe essere inteso come facile un brano dalla struttura armonica semplice, basilare, dall'esecuzione a portata di tutti. I famosi tre accordi.  Amo la musica semplice, senza troppi orpelli, e con un numero di passaggi e note limitato.  Che non  vuol dire per forza impreparazione tecnica, anzi... è più un discorso di gusto.
Detto questo, nella composizione di un brano non mi pongo limiti o ristrettezze, cercando di  seguire questa o quell'altra direzione.  Quando una nuova bozza viene fuori cerco semplicemente di levigarla fino a darle un senso.  A volte ci vuole un sacco di tempo, altre volte si tratta di ore.
 
Davide
Come ti poni di fronte all'elaborazione elettronica del suono della chitarra e ai "limiti" del suo suono originario?
 
Paolo
Cerco di non esagerare mai nell'elaborazione mantenendo il più possibile il suono originario. Suonare pulito mi piace, non forzo quasi mai la mano sugli effetti. Certo, in concerto come su disco è interessante oltre che necessario variare un pò,  per dare più colore e completezza al risultato complessivo. In ogni caso durante la lavorazione del disco si è deciso con Marco (Milanesio) di non utilizzare "effetti" sulla chitarra o di limitarli al giusto necessario, con tutti i rischi che ne derivano. Il fatto che sul disco siano presenti altri elementi ha reso il tutto meno suicida.

Davide
Nel disco suoni però anche altri strumenti, come il basso, l'ukulele e varie tastiere… Altro invece è stato affidato a ospiti di rilievo dell'attuale scena torinese underground. Ci parli di loro?
 
Paolo
Certo, sono sostanzialmente tutti amici, con cui nel tempo ho avuto la fortuna di collaborare. Inizierei dall'unica non torinese :
Julia Kent: che dire? Non credo abbia bisogno di presentazioni. Per me è stato un sogno averla nel disco... amo il suo lavoro. E dal vivo mi commuove sempre. Un'artista immensa.
Fabrizio Modonese Palumbo: un fratello maggiore oltre che una delle persone più positive e vitali che conosca. Da anni promuove eventi di altissimo livello sia come promoter che in prima persona  con i suoi molteplici progetti: Larsen, Blind Cave Salamander,  Almagest ed (r) il suo progetto solista, che prediligo.  Per me un esempio da seguire.
Daniele Brusaschetto: artista raffinato e misantropo. Da anni produce nell'ombra dischi meravigliosi. Il mio primo lavoro è nato per ¾ a casa sua, oltre ad essere uscito per la sua Bosco Rec.  come il successivo.  Mi è sembrato naturale coinvolgerlo. 
Ezra : produttore, musicista , dj.  Da tempo collaboriamo scambiandoci i featuring  nei rispettivi lavori (il suo ultimo SOLO è una piccola gemma) e condividendo dal vivo il progetto Dub Pigeon.
Davide Compagnoni: batterista di Stearica e Namb, oltre che session man di Baustelle ed Ln Ripley tra gli altri. Davide è un musicista raro e suonare dal vivo con lui è un'esperienza devastante. Chi ha avuto modo di vederlo dal vivo sa di cosa parlo.
Marco Piccirillo:  contrabbassista, compositore, factotum. Su palco (e in studio) è in grado di rendere credibile qualsiasi cosa.  Gli auguro una carriera lunga e brillante, se la merita tutta.
Dario Bruna e Ramon Moro: altri due "mostri". Con Dario ho collaborato diverse volte nel suo progetto Clg Ensemble.  Poi, la sonorizzazione di un vecchio film (Rotaie) è stata l'occasione per entrare a stretto contatto con Ramon, trombettista più unico che raro (Magma). Il loro gruppo di provenienza 3QuietMen è un perfetto esempio di come certo jazz possa evolversi sino a diventare qualcosa di completamente nuovo e interessante. A mio parere un progetto "altissimo". 
 
È stato pazzesco come ognuno di loro sia entrato in punta di piedi nel disco, centrando in pieno l'obiettivo. Mi sono bastate pochissime indicazioni. A volte neanche quelle.
 
Davide
Come delineeresti un legame, un rapporto tra le tue sonorità e la città di Torino, che sta per altro vivendo una sorta di autentico"Rinascimento" musicale?
 
Paolo
Credo sia inevitabile un legame tra la propria musica e la città in cui si vive. Dalla finestra di casa mia non vedo altro che macchine e palazzi... Probabilmente se vivessi in campagna o al mare il disco suonerebbe diversissimo o non esisterebbe neppure.  Per quanto riguarda Torino, è vero, c'è molto fermento e le occasioni per suonare ed ascoltare buona musica sono innumerevoli... una gran fortuna. Detto questo, sono convinto che ogni luogo abbia le sue perle nascoste. 
 
Davide
Rotaie, di Mario Camerini, Italia, 1929…  "Il grande confessore della piccola borghesia italiana dolcemente addormentata sotto il ventennio", come lo definì Carlo Lizzani. Un regista importante… Soprattutto dopo l'avvento del sonoro. Rotaie, che tipo di esperienza è stata per te?
 
Paolo
La metto tra le esperienze più importanti, se non la più importante. Quando mi è stato commissionato il lavoro dal Museo del Cinema non ero sicuro di esserne in grado. Scrivere le musiche per un intero film è faticoso e può richiedere mesi di lavoro.  Ad oggi però posso dire che ne è valsa la pena e la riuscita della serata mi ha spronato a perseguirne la strada.
 
Davide
Torniamo a Robert Fripp, che disse: «La musica è il calice che contiene il vino del silenzio, il suono è quel calice, ma vuoto; Il rumore è quel calice, ma rotto». Cos'è la musica per te in una definizione tua personale?
 
Paolo
Per me la musica è  vita. E suonarla è il solo modo di giustificare la mia esistenza.

Davide
Perché "Buone notizie" per titolo e perché prevale poi invece il nero della copertina e dell'etichetta? In occidente è il colore della sofferenza, usato con una connotazione negativa e potrebbe riferirsi semmai a un giorno triste o a una notizia tragica…
 
Paolo
Mi piace giocare con i contrasti e reputo questo disco il fratello cattivo di Undici Pezzi Facili. Le Buone Notizie potrebbero riferirsi alle stesse dell'omonimo e scurissimo film di Petri. Da qui la scelta della copertina nera. Ma possono sottintendere anche altro.  Per me ad es. è stata un'ottima notizia chiudere il disco, non lo sopportavo più.
 
Davide
Ad oggi qual è stato il miglior apprezzamento e qual è stata invece la peggior critica che ti hanno l'uno appagato e l'altra sollecitato a un cambiamento?
 
Paolo
Sono contento quando ho l'impressione che il disco sia stato ascoltato davvero. Fortunatamente l'accoglienza riservata ad Undici Pezzi..  è stata molto positiva e  incoraggiante. Su un blog mi è stato rimproverato di essere a tratti derivativo e di perdermi sul lungo ma nel complesso non ho ricevuto brutte critiche. In ogni caso cerco di fare il meglio possibile, senza farmi  influenzare dall'esterno. Ovviamente non è sempre facile ma ci provo.
 
Davide
Spesso sei ospite nei dischi o nei live di molti artisti torinesi… Vittorio Cane, Daniele Brusaschetto, Deian, Lorsoglabro, Stefano Amen, Ezra… Sono in corso altre cose e con chi? Rispetto alle collaborazioni, a chi dici sì, a chi no e perché?
 
Paolo
Di solito collaboro con amici. Certo il progetto deve piacermi, altrimenti preferisco rinunciare. Di recente ad es. ho collaborato con il giornalista Maurizio Blatto, affiancandolo (insieme a Fabrizio Modonese Palumbo) in alcuni reading musicati relativi al suo bellissimo libro "l'ultimo disco dei Mohicani". Il trio è stato battezzato "Trio Mohicano".. uno spasso. Mi piacerebbe che avvenissero più spesso, meglio ancora se in ambiti distanti dal mio… l'hip hop ad es. è un genere che adoro  e che vorrei esplorar... o il dub…  chi lo sa… Sono sempre aperto alle collaborazioni, quando non sono fatte tanto per farle.
 
Davide
L'album è strumentale… il solo titolo in questo caso diviene un suggerimento a un significato forse altrettanto impegnativo di un testo… forse perfino di più…?
 
Paolo
Non saprei. Il titolo è fondamentale per fissare un brano e differenziarlo dagli altri. Di solito mi affido alle sensazioni/immagini che mi comunica l'embrione. E il titolo provvisiorio  nove volte su dieci finisce per diventare definitivo.
 
Davide
La voce dell'uomo è l'apologia della musica, scrisse Nietsche. Mah, sarà vero? Perché hai scelto di fare solo musica strumentale?
 
Paolo
Perchè mi viene naturale.
 
Davide
Prossimamente live… Da solo o accompagnato?
 
Paolo
Sia solo che accompagnato… dipende. Per l'imminente presentazione del disco (Blah Blah di Torino) sarò affiancato da una vera e propria band formata da Marco Piccirillo al contrabbasso, Ramon Moro alla tromba e flicorno e Dario Bruna alla batteria. Per le altre non so ancora… dove posso cerco di suonare almeno in duo (con Ramon e/o Marco) ma non è sempre possibile. Quando sarò ricco e famoso suonerò con tutti loro più l'orchestra.
 
Davide
Te lo auguro. A proposito di concerti… Spesso capita di suonare in certi locali dove si fanno molte cose mentre c'è musica… Si mangia, si beve, si va e si viene, si parla… La musica a cena è un insulto sia per il cuoco che per il violinista, diceva Chesterton Oggi ascoltiamo musica facendo ogni altra cosa e sempre più raro è dedicare del tempo al solo ascolto… Cosa ne pensi? È una forma di decadenza o è il trionfo di Satie? Tu come te la vivi?
 
Paolo
Non credo sia un buon periodo per la musica e il rischio che venga declassata (da alcuni) a puro intrattenimento è reale. È anche vero che il vinile sta tornando prepotentemente sul mercato. Personalmente continuo ad ascoltarne moltissima.
 
Davide
Varie ed eventuali al momento e a seguire?
 
Paolo
Prima di tutto la promozione di Buone Notizie che uscirà "ufficialmente" nei negozi a giorni. Poi… mi piacerebbe lavorare ad un disco a quattro mani con Ezra, ne parliamo da tempo. Stessa cosa con Daniele Brusaschetto. E poi ci sono i Dub Pigeon… e il Paper Tiger Trio… Oltre a loro, un po' di proposte interessanti da valutare… vedremo.
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
Paolo
Grazie a te Davide
 
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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