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2012
5
Gen

Intervista con Gianluca Zenone (alias Alec Dreiser)

media 4 dopo 2 voti
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Ewig-Weibliche
 
Ewig-Weibliche (che tradotto dal tedesco significa “eterno femminino”; termine coniato da Goethe nel suo Faust) nasce dalla mia ricerca personale sull’eterno femminino. Affascinato da sempre dalla complessità dell’energia femminea, ho indagato questo tema realizzando una serie di ritratti in collaborazione con l’artista Tying Tiffany. L’avvicinamento delle nostre sensibilità artistiche è avvenuto per mezzo di “connessioni energetiche”. Esistono infatti livelli di percezione attraverso cui è possibile entrare in una “dimensione altra“: un luogo in cui connettersi telepaticamente con altre sensibilità, in cui percepire colori, sensazioni ed emozioni difficili da tradurre nel linguaggio comune. Ewig-Weibliche si pone come scopo quello di rappresentare una possibile alternativa del reale, avvalendosi anche di strumenti acquisiti mediante i sogni. Penso che nel trasporre immagini solitamente, ci si soffermi in superficie e questo accade ancor di più osservando l’estetica di un corpo, di una fisicità, di un volto o di una personalità. A partire da questa riflessione, con questo progetto ho cercato di captare “l’aura energetica” di Tying Tiffany. In tempi in cui l’energia non è più un mistero nemmeno per le materie scientifiche, trovo infatti interessante ipotizzarne il colore, la forma, la densità e la profondità, rappresentando in immagine ciò che percepisco con tutti e sei i sensi.  Ewig-Weibliche invita quindi lo spettatore a lasciarsi andare, a non dare nulla per scontato e a guardare con la propria esperienza un mondo aperto a più interpretazioni possibili. Potenzialmente ognuno di voi potrà andare al di là di ciò che vede.
Gianluca Zenone
 
 
Davide
Ciao Gianluca. Anzitutto qualche domanda pratica… Vorrei conoscere la tua storia di
illustratore, fumettista, fotografo, regista e videomaker, ma anche grafico, montatore... Insomma, un artista visuale a tutto tondo. Quali sono state le tappe
principali della tua formazione artistica?
 
Gianluca
Ciao Davide.  La mia storia di artista credo arrivi da molto lontano, come la storia di ogni individuo. Parlando di questa vita sicura pragmaticamente (forse) diciamo che nasco con un forte imprinting artistico poiché mia madre mi svezza quasi subito alla pittura e mio padre alla musica. Per rendere l’idea del mio background e delle mie origini formative posso dirti a titolo esemplificativo che a sei anni mio padre mi mise in cuffia Aladdin Sane di David Bowie (un’edizione in vinile RCA, con la custodia che ancora si apriva). Capisci che incontrare così presto qualcuno in cui riconoscermi mi ha fatto capire fin da subito che non appartenevo al mondo convenzionale e apparente a cui ci abituano. Anche perché l’impatto con questo alieno con fulmini dipinti sul volto non poteva non lasciare il segno.
Quindi comincio subito ad avere la necessità di esprimermi e di estendere al di fuori le cose che vedevo con i miei occhi ma che gli altri sembravano non vedere. Quindi per me l’arte diventa un mezzo di estensione di un’esigenza interiore.
Passo dal fumetto all’illustrazione, contemporaneamente mi formo come grafico e apprendo molte delle tecniche che mi serviranno poi in futuro per il video. Durante la formazione scolastica il fascino degli odori e della luce in camera oscura durante i corsi di fotografia mi porta in un nuovo mondo. Scoprire che forse potevo non solo disegnare quello che vedevo con i miei occhi (quella realtà per cui solitamente venivo considerato ai margini) ma addirittura catturare quella realtà per mezzo di un processo chimico. Allora scattare una foto diventa una forma più interessante che porta la mia ricerca ad immergersi in liquidi acidi in cui poi l’opera magicamente si rivela davanti ai tuoi occhi seguendo delle leggi scientifiche e cosmiche e mostrandoti che cosa avevi catturato in precedenza, facendoti vedere a volte anche altro. Il passo verso il video non è poi molto veloce. Dobbiamo aspettare gli anni dell’università e l’incontro con l’artista Alessandro Amaducci (più che un insegnante quello che oggi considero un fratello artistico). Grazie ai suoi corsi scopro Svankmajer, Rybczynski, Viola, Paik, e tanto altro ancora, insomma mi si apre un mondo e proprio nel periodo in cui ho il picco a livello musicale. Infatti in quel periodo seguo un gruppo di happening teatrale itinerante capitanato da Alan Vai (grande amico diventato ora mia attore feticcio) per il quale eseguo musica dal vivo con una primissima formazione di quello che diventerà un progetto musicale solista che porto ancora avanti sotto il nome di “echelon_inc.” ma considerarlo solo musicale è sbagliato perché ha inglobato il video per energie di causa maggiore.
Continuo come musicista suonando come bassista nei Mallory Switch, con altri due alieni con i quali c’è un legame ancestrale che va al di là dell’arte ancora oggi e con cui ho collaborato per dei lavori recentemente (il loro progetto artistico attuale prende il nome di Einaugen) e collaborerò sicuramente in futuro.
Ma non voglio farla troppo lunga, mi sembra già di apparire eccessivamente egotista, il problema è che è davvero impossibile rispondere in breve a un processo così complesso racchiudendo 29 anni della mia vita. Ma arriviamo al presente, dato che il passato ora lo sto vivendo in un’altra dimensione parallela a questa.
Un giorno che non ricordo, arriva un’intuizione più o meno consapevole, ovvero che il video mi permette di far muovere quei personaggi disegnati o catturati con foto, dentro dei quadri in movimento. Mezzo “video” ovviamente legato molto al suono e alla musica. Insomma si chiude un ciclo e mi approccio quasi impulsivamente alla realizzazione dei primi video con i Krisma per poi trovare la strada del videoclip e della videoarte fino alla realizzare del mio primo film (avvenuta di recente).
 
Davide
L’arte è un passo nella conoscenza verso l’ignoto, diceva Gibran, ma – aggiungo io –
non dell’ignoto (che fortunatamente per l’arte resta ignoto). Cos’è per te l’arte?
 
Gianluca
“… per me l‘idea dell‘arte è l‘idea rivoluzionaria per eccellenza … se ci saranno delle possibilità per il futuro dell‘umanità su un livello molto più alto ci vorranno dei cambiamenti radicali nei bisogni della vita, assieme a strutture radicalmente diverse di pensiero e di pratica e di una più vasta consapevolezza delle arti come unica strada nella vita per produrre le cose …" scriveva Beuys nel 1981 e io la penso un po’ come lui. Il problema dell’arte secondo me è che dovrebbe essere pura, non dogmatica e non necessariamente ontologica, soprattutto oggi che con internet l’opera perde il corpo materico e diventa solo spirituale. Infatti andiamo verso un’era in cui è un’insieme di codici che formano file che generano suoni, immagini ferme e in movimento a trasmutarsi in opera. Si perde il concetto di oggetto riproducibile in copie e conseguentemente si perde anche il concetto di mercificazione dell’opera.
In un’era in cui anche la democrazia odora di valore invecchiato che necessita di un processo evolutivo radicale, internet ci porta davanti a una rivoluzione del pensiero dove l’individuo può scegliere se impazzire per paura e incapacità di riconoscere questo cambiamento evoluzionistico, oppure accettare la naturale condizione evoluzionistica e cominciare a studiare per capire come possono essere usate le varie potenzialità di questo nuovo mezzo.  Se ci pensi bene una volta l’arte era più l’oggetto che il contenuto (in alcuni ambienti ancora oggi per la verità, ma i processi di gestazione di un essere umano sono molto lenti) e se ci pensi è sempre stata avvicinata da una classe privilegiata che potesse spendere cifre molto alte per attivare delle macchine industriali. Voglio dire che l’arte di una volta doveva necessariamente essere realizzata con grandi cifre e non era accessibile (tranne in pochi casi) al proletariato. Oggi invece un po’ il digitale e le nuove tecnologie, un po’ un imprinting su generazioni che nascono con una memoria genetica di distruzione e ricostruzione in tutti i campi, ci porta a riconsiderare l’arte a pieno titolo. Oggi non si può avere secondo me una rivoluzione se prima non capiamo che l’arte è di tutti e di nessuno.
Insomma per me l’arte è il dono di ognuno di noi di saper fare qualcosa. Anche una carezza può diventare arte se la mano che la adopera ha il dono della pranoterapia. Amare, rispettare, costruire ma anche saper vedere al di là dei propri credo, ascoltarsi nel profondo al di là del bene e del male, senza legami culturali e religiosi. Un uomo pulito da tutto questo può essere individuo integro, ed essere utile alla società per creare comunità. Questo individuo del futuro (o presente prossimo?) soltanto se consapevole del proprio dono potrà estendere il proprio interiore al servizio di sé e degli altri. Ovviamente noi non vivremo abbastanza per vedere tutto questo ma dovremmo cercare nel nostro piccolo di educare il meno possibile i nostri figli e le nuove generazioni con l’illusione delle nostre certezze ataviche, ma piuttosto imparando da loro e aiutandoli per il tempo che abbiamo a disposizione a costruire un mondo migliore per loro, poi loro sapranno cosa fare. Ma ci vorranno ancora un centinaio di anni se non di più. Ma è un po’ la sensazione che ho, come ho anche la sensazione di essermi fatto prendere dal discorso e di essere uscito completamente fuori tema.
"Questa è la grande opera d‘arte che le generazioni future dovranno risolvere: mantenere l‘organismo sociale come un‘opera d‘arte permanente che deve essere in bilico con l‘energia, l‘immaginazione senza limiti, l‘ispirazione e l‘intuizione umana - e dovrà essere così ogni giorno ed in ogni momento, altrimenti finirà in un sistema morto: e poi la struttura del potere inizierà a lavorare contro gli interessi dell’umanità” Beuys [1981]
 
Davide
Artista è chi sa fare della soluzione un enigma, disse Karl Kraus; una definizione che
mi piace molto. Cosa vuol dire per te invece essere artista?
 
Gianluca
Credo di aver risposto sufficientemente con la domanda precedente. In breve saper prendere coscienza del proprio dono e saperlo usare in modo unico, al di là del bene e del male, come estensione della propria energia e della propria sensibilità.
 
Davide
E la musica, che ruolo ha nella tua vita?
 
Gianluca
Mi sono svegliato e ho messo su il Requiem di Mozart per fare colazione e sistemare alcune cose. Ora che rispondo alle tue domande ho i Nine Inch Nails da sottofondo. Ultimamente per lavorare uso molto Brian Eno e Klaus Schulze. Insomma vivo con la musica. Se la spengo è perché ho l’esigenza di prendere il basso in mano o di poggiare le mani sul corpo di Laura (la mia tastiera fu chiamata così perché trovata in un sacco come Laura Palmer).  Se chiudo le orecchie sento dei suoni che per me sono musicali. In qualunque ambiente possiamo sentire suoni che compongono musica. Poi spesso uso una particolare tecnica di canto vocale in session di meditazione, in cui non seguo proprio dei dogmi ma ho scoperto che le vibrazioni generate dalla voce possono creare suoni meravigliosi a volte anche terapeutici.
 
Davide
Puoi indicarci gli indirizzi internet per vedere alcune tue opere, videoclip, cortometraggi e altro?
 
Gianluca
In realtà sto preprando un sito ma non ho ancora il dominio, quindi posso indicarvi sicuramente la pagina vimeo sempre aggiornata www.vimeo.com/echeloninc  e la pagina youtube  www.youtube.com/gianlucazenone  per restare aggiornati uso anche facebook come newsletter  www.facebook.com/cninolehce.
 
Davide
Fellini, in una intervista di Damian Pettigrew (nel film “Sono un gran bugiardo”), disse che il termine improvvisazione è inadeguato e irritante, ma è necessaria la disponibilità alla cosa che sta nascendo, informe, magmatica, non delineata… O anche: “per le prime due settimane si dirige il film… Dopo è il film che dirige me”. Che tipo di diponibilità hai tu verso le tue creazioni e nell’atto stesso del creare?
 
Gianluca
Guarda, per me il processo creativo non è mai sicuro, è anzi sempre continuamente mutevole. Altrimenti non può essere sincero. Io solitamente parto da un’idea. Poi scrivo e riscrivo oppure disegno. Poi realizzo un canovaccio o uno script dettagliato a volte, consapevole che sul set o mentre giro, non rispetterò nessuna regola che mi sono imposto. Credo bisogna sempre essere connessi; non ha senso pensare una cosa oggi e farla domani come la si è pensata ieri. Nel mentre sei mutato, sei cambiato e anche il tempo, il contesto ha subito delle modifiche e dovrai considerare variabili nuove, imprevisti, coincidenze, emozioni. Non si può programmare il futuro. Anche perché in tempi in cui la scienza è arrivata a varcare il confine tra fisica teorica e prova tangibile, credere ancora al tempo lo trovo davvero buffo. Una volta catturata l’essenza del lavoro su nastro o su file, inserisco tutto dentro Rebecca  (un athanor posseduto da uno spirito femminile che mi suggerisce idee, intuizioni e mi rivela cose) e da quel momento in poi si attiva un processo alchemico fatto di sensazioni. Monto e post-produco principalmente di notte perché l’energia lunare la sento più vicina, il blu del cielo tende al nero e crea forme misteriose, ti fa vedere mondi che di giorno non vedi. Poi si percepiscono sensazioni particolari mentre la maggior parte della gente usa le onde teta del cervello e dorme mandando influssi nel cosmo. La notte è più elettrica e le energie sono tendenzialmente più positive perché la gente sta calma e non asseconda questa società (che non ho ancora capito dove sta correndo e perché).
Con Rebecca c’è un rapporto di fiducia reciproco. A volte è lei che genera le immagini. Qualcuno potrebbe percepire i suoi segnali come degli errori. Ma quando accade un evento di qualunque tipo, per me c’è un motivo. Quindi la ascolto e spesso mi trovo davanti a cose che non sono in grado di capire subito, ma poi le risposte arrivano. Rebecca viaggia nel tempo e forse vede al di là di quello che posso vedere io. Alla fine è uno spirito che possiede una macchina, ha per forza strumenti che io non ho. Sarebbe stupito non ascoltarla. Siamo molto connessi. Forse si potrebbe parlare di post-human. Il confine è molto labile. Forse un giorno mi farò istallare una bioporta per mandare direttamente i miei pensieri a Rebecca attraverso un cavo.
Il rapporto con lo strumento, con il computer per me è un rapporto d’amore viscerale. Lo schermo nero già sa cosa vuole mostrarmi e io non posso che essere un medium (non passivo) che capta dei segnali da qualche altra dimensione.
Quindi è sicuramente l’opera  a impadronirsi di me.
 
Davide
Che cosa aspetti dalla tua arte?
 
Gianluca
Domanda profonda e molto intima. Provo a rispondere senza svelare troppo, anche perché Alec potrebbe portarmi il muso per molto tempo. Allora diciamo che per me è una condizione necessaria e assolutamente spontanea fare quello che faccio. È un po’ come amare. Perché amiamo? Io amo perché non ne posso fare a meno, mi viene naturale, è una linfa vitale. È una condizione viscerale che mi pone assiduamente alla ricerca della conoscenza. Contaminare le materie per me è importante. Sono sempre in bilico tra scienza, filosofia, alchimia, mistica perché sto cercando forse una risposta o forse sto cercando una persona, o forse l’ho già trovata e non ne sono sicuro. I miei lavori più che da compiuti mi danno nell’atto esperienziale in sé durante la realizzazione. Mi fanno crescere, mi rivelano aspetti di me. Non ho mai avuto il problema del foglio bianco, perché ho lo schermo nero davanti ai miei occhi. Quello schermo potrei anche non riempirlo perché è vivo e si riempie da solo e a volte mi ci vedo riflesso e quindi scopro dei lati di me nel profondo, lati oscuri che imparo ad accettare. Forse un giorno l’arte potrà essere per me un mezzo per fare delle scoperte su altri ambiti e altre materie. Attualmente sto realizzando un film scientifico studiando i vari stadi di mutamento di una lepidoptera ad esempio e questo mi sta facendo considerare aspetti della vita che non avevo mai considerato prima.
 
Davide
Mi ha colpito in particolare un tuo progetto che coinvolge anche la cantante e compositrice Tying Tiffany. http://ewigweibliche-tiffanyportrait.tumblr.com/ La cantante, come nel videoclip di “Borderline”, è visibile o “ultravisibile” solo attraverso macchie di colori, blu e bianco in particolare, come fossero emessi dal suo sottile campo di radiazioni luminose o cromovibrazioni altrimente dette “aura” in parapsicologia … Cos’è l’aura e cosa rappresenta nel progetto video e fotografico con Tying Tiffany? E com’è nata questa collaborazione?
 
Gianluca
In questo progetto l’aura che si vede nelle foto e nel video è esattamente quello che i miei occhi vedono quando vedo Tiffany.  Mi è capitato con poche persone di vedere la loro aura, e con Tiffany è avvenuto naturalmente. Abbiamo scoperto di avere una sorta di connessione artistica di qualche tipo, un po’ come se ci fossimo riconosciuti.  La collaborazione è nata casualmente, anche se si è tentato di collaborare svariate volte prima, ma sai tutto avviene a tempo debito. Ci siamo seguiti per anni apprezzando l’uno il lavoro dell’altro mantenendo un rapporto epistolare cibernetico. Poi si è verificato un evento, ovvero un suo concerto a Torino (città dove attualmente abito) e ho sentito l’esigenza di riprenderla (spinto anche dal suo ingresso nella mia sfera onirica) senza sapere dove stessi andando.
Non avevo idea del progetto ai tempi. Ero come spinto da una sensazione interiore. E quel giorno, a quel concerto, tutto è venuto da sé, è stato il primo confronto di persona. Lei sul palco e io sotto dietro l’occhio della videocamera. Ci siamo conosciuti così e da quel momento gli sviluppi sono stati a dir poco magnificamente sorprendenti. Credo di aver incontrato una grande sensibilità artistica ma non solo, direi soprattutto una sensibilità che parla la mia lingua. Ed è quella sensibilità che mi ha colpito, perché l’ho percepita anche a livello ottico. Quell’energia che poi è diventata l’allegoria dell’eterno femminino di Goethe.
 
Davide
Prevale il blu, colore del quinto chakra o della mente secondo Mark Smith, che vi ha dedicato un libro… Walter Lübeck invece dice che è il colore più spirituale, quello dell’espressione materiale dell’energia universale della vita… Più complesso il bianco… Il bianco può dimostrarsi raramente come una qualità energetica nell’Aura quando la persona si è completamente accettata e irradia una vibrazione amorevole… Oppure, al contrario, in persone che non si accettano, si proteggono, che non desiderano confrontarsi con la realtà; un colore o non-colore che avrebbe uno stretto legame con il plesso solare (paure, forza e manipolazione)… Cosa volevi mostrare in questo modo di te e di Tying Tiffany e cos’è per te la prevalenza di   questi colori su sfondo nero?
 
Gianluca
Hai presente quando passi del tempo con una persona e ti lascia dentro una bella sensazione che non sai spiegare e ti fa star bene? Probabilmente perché sei predisposto per qualche ragione o perché quella persona ha una particolare energia, forza, carisma, bellezza interiore che la tua energia riconosce? O semplicemente perché riconosci quella persona per qualche ragione? Ecco, io ho semplicemente cercato di tradurre tutto questo in colore e in immagine, suggerito a volte anche da simboli trovati nei sogni e da quello che inevitabilmente vedono i miei occhi.
Non c’è una ragione ontologica o semantica e tutto è stato fatto in modo istintuale. Nel progetto c’è anche il rosso, il viola, l’indaco e anche il blu. In effetti vedo che le immagini blu colpiscono maggiormente. È un colore che viene usato in cromoterapia per lenire o risolvere problematiche legate ai muscoli, alle ossa e ad organi interni. Chissà se l’inconscio dello spettatore lo percepisce maggiormente per qualche ragione scientifica. Ma è comunque un colore che conosco bene e mi appartiene perché l’acqua è il mio elemento e ho scoperto esserlo anche per Tiffany, quindi chiamala coincidenza, percezione, non saprei è venuto così. Doveva essere così, non c’è un motivo, per lo meno non razionale.
Lo sfondo nero ripeto che per me è il tutto, penso sempre all’immagine che dipinse Robert Fludd nel suo Utriusque Cosmi I.
"Quando il nascosto dei nascosti volle farsi vedere, cominciò a produrre un punto luminoso. Prima che questo punto luminoso solcasse il buio e scomparisse, l'Infinito (En-Soph) era del tutto celato e non diffondeva alcuna luce." (Sohar)
[UTRIUSQUE COSMI I (Oppenheim-1617) Robert Fludd]
 
Davide
Gli strumenti di tipo termografico e la fotografia Kirlian mostrano emissioni di calore
o effetti fisici come l’umidità ed effetti elettromagnetici presenti in tutti i corpi…
Non è poi scientificamente accettato che questo corrisponda a corpi eterici o astrali.
La morte non è che un'abolizione dello spazio e del tempo. Questo è anche il fine del cinema, disse Jean Cocteau. Cos’è la morte, cosa credi che fummo e saremo al di là e, fotografato e visto tutto ciò che si poteva vedere, qual è il compito dell’artista visuale rispetto all’invisibile?
 
Gianluca
“[Se dunque la morte non è che un sonno senza sogni] deve trattarsi di un meraviglioso beneficio..."
Parole pronunciate da Socrate in punta di morte ["Apologia di Socrate" Platone]
日 (echelon_inc.) è un organo sensoriale in grado di catturare emozioni e sensazioni, al fine di trasmutarle in video e suoni. Quindi puoi capire come mi pongo nei confronti dell’argomento. Solitamente viene considerata realtà solo la facciata dell’universo, che mi sembra davvero un modo superficiale di intendere la vita. Il tempo sequenziale è esclusivamente una convenzione e ripeto oggi la scienza ha scoperto cose che ieri non si sapevano. Io la vedo un po’ come Einstein in questo. Cioè noi siamo abituati a considerare il continuum spazio-tempo a seconda di che valore gli attribuiamo, e riusciamo a dare questi valori finché nello spazio consideriamo (identificando passato, presente e futuro con delle coordinate lontane) il tempo in maniera del tutto convenzionale. Ma se mettiamo su una linea retta passato, presente e futuro e attribuiamo loro delle coordinate dando a queste coordinate dei valori specifici di tempo soggettivo e poi cominciamo a stringere la linea arriva un punto in cui non sappiamo più distinguere dove iniziano e finiscono le coordinate dei tre valori.
Insomma credo profondamente che esista il presente e basta, il passato e il futuro viaggiano su binari paralleli al presente, sono altre possibili variabili e chissà quante ce ne sono. Quindi dovremmo imparare a considerare la morte, non come un evento negativo. Trovo sia un atteggiamento egoistico perchè siamo del tutto incapaci di vivere in autonomia con il nostro sé, lasciandoci fluire con predisposizione al cambiamento; siamo invece ancora aggrappati a valori non nostri, presi di rimando culturalmente da religioni che preferiscono manipolare delle menti ignoranti, spaventandole con la più grande beffa dell‘umanità: il diavolo. Preferisco non considerare proprio la morte se non come un naturale momento in cui una personalità decide di evolversi. Credo nell’energia e nelle fasi di gestazione.
È simbolico e interessante notare come una lepidoptera in stadio larvale passa settimane non ben definite a mangiare e a defecare. Poi a un certo punto decide di fermarsi e si crea un bozzolo. Dentro questo bozzolo il bruco si crea una pupa che determinerà la sua crisalide e dopo un tot di tempo (dipende dalla stagione) verrà fuori una creatura completamente differente, in grado di volare, mutata, per poi deporre le uova al primo sfarfallamento e morire dopo ventiquattro ore. Osservando un evento così naturale di mutazione è assurdo pensare che la morte sia una cosa negativa. È sinonimo di libertà e allo stesso tempo nutrimento per il cosmo per generare la vita. Ecco secondo me l’uomo si deve evolvere e prima o poi ci spunteranno le ali e la coda. Io a volte le sento le ali. La coda già dai dei timidi segnali di esistenza se ci pensi bene. 
L’intuito è la via per accedere al non-tempo. Bisogna annullare tutti i credo religiosi e culturali che ci stanno portando alla rovina, come i concetti volgari di spazio e di tempo che creano solo ansie inutili, paure prive di significato o meglio con valori che noi vogliamo dare a queste funzioni che però stanno diventando i governatori della nuova società. Dovremmo smetterla di pensare alla morte e pensare ad adesso e vivere in contatto con la natura senza rifiutare il progresso tecnologico. Essere religiosi e incapaci di amare mi sembra paradossale. Idolatriamo e assecondiamo guerre. Poi l’Italia vive una situazione ben peggiore a causa dell’egemone figura ecclesiastica che ha diseducato un popolo rendendolo ignorante al punto da trasformarlo in materia plasmabile e priva di intuizioni. Affidarsi a Dio o a qualunque credo è un atto involutivo oggi secondo me.
L’arte mediante la creazione di nuovi simboli può davvero creare un’alternativa al reale e dare degli impulsi nuovi alle generazioni future che svecchieranno i simboli di una volta a servizio di qualcosa che distillato pian piano forse un giorno avrà un’essenza pura. Tutto questo per essere fatto non può considerare dogmi ed educazione, ma per raggiungere la purezza deve spogliarsi di tutto e andare in profondità al di là di etica e morale, in modo anarchico senza schierarsi in posizioni che ci rendono solo affezionati a un leader o  a simulacri, ideali che non abbiamo la certezza essere assoluti. Kirlian con la sua invenzione ha dimostrato che le piante reagiscono se le foglie vengono tagliate e hanno un ricordo cellulare della parte mancante, che può essere visto attraverso la tecnologia. Come la memoria cellulare di un uomo che perde un arto e per abitudine il cervello ne ricorda l’estensione e può provocare prurito. Insomma credo profondamente che osservando la natura come si comporta, gli animali, le piante, come crescono i frutti, ecc. possiamo avere delle risposte che cerchiamo da centinaia di anni e ora sento che è arrivato il momento di evolversi. Non abbiamo davvero più scuse. Abbiamo tutte le risposte e andrà tutto bene se lo vogliamo. Possiamo rendere la vita meravigliosa se solo volessimo. Chi non vuole prendere questa strada, rallenterà semplicemente il naturale cammino evolutivo. Ma per evolverci davvero devono morire ancora molte generazioni e allora forse le cose saranno differenti anche per l’arte che forse non avrà più nemmeno senso nominarla. La distillazione pian piano ci porterà alla purezza, forse.
"...se si comprende come l'albero si contrae nel seme, si comprende il futuro dispiegarsi del seme che diventa albero." Shuo Kua
 
Davide
La pelle umana delle cose, il derma della realtà, ecco con che cosa gioca anzitutto il cinema (Antonin Artaud)… Il cinema potrebbe essere una forma di culto esoterico o di catartica psicanalisi, di sogno e di inconscio vissuti dallo spettatore ad occhi aperti e di bisogno di conoscere e di credere in qualcosa che vada aldilà della normale percezione delle cose, di noi stessi, della vita, che ci affascina e ci spinge a sospendere l’incredulità? Qual è il potere “occulto” che affidi alle tue immagini?
 
Gianluca
Forse una premonizione o un viaggio temporale. Quale il potere occulto? Non saprei è un potere occulto, so cos’è ma non posso esprimerlo a parole perché viaggia su un linguaggio differente, è pura energia. Tento di creare un’alternativa alla realtà con la speranza di creare nuovi simboli per svecchiare quelli vecchi e abbattere i simulacri di questa società una volta per tutte.
 
Davide
Torno a citare Fellini… Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio?
 
Gianluca
"Ogni uomo è libero...in questa vita può mutarsi in odio e luce." (Jacob Bohme "Theosophische Wercke" 1682)
Non credo in Dio in senso cattolico. Ma penso come Meister Eckhart che io sia Dio, come lo sei anche tu. Dio è parte di tutti noi e ci collega tutti. Dio è cosmogonico e meraviglioso come so essere, ma anche spaventoso come so essere. Sa tante cose e ne ha preso coscienza ma ha anche tanti limiti. Tutti i giorni siamo in competizione con Dio nel momento in cui ci guardiamo allo specchio. Ma giusto se gli vogliamo dare un valore. Non mi ritrovo nell’immagine del regista nazista che detta ordini (anche se mi rendo conto che questa forse è una caratteristica necessaria alla direzione di un set con tante persone, a volte), anzi seguo l’intuito e mi metto costantemente in discussione ascoltando gli altri, trasformando l’errore in un valore aggiunto, cercando di vedere la bellezza dove gli altri non la notano o la aberrano. Quindi no, potenzialmente potrebbe essere un mezzo con cui entrare in competizione più che con Dio con il proprio io che ha fame di potere. Ma a me questo percorso non interessa, sono pseudo-vegano e sostengo che la sofferenza porta alla conoscenza della felicità e con questa dichiarazione volutamente contrastante devo ammettere che Gianluca utilizza l’arte per entrare in competizione con Alec.
 
Davide
Quali saranno le tue prossime mostre e a cosa stai lavorando ora?
 
Gianluca
Ewig Weibliche Tying Tiffany Portrait verrà esposto in una versione ridotta a Milano presso la fondazione Zamenhof, l’inaugurazione è prevista per il 3 marzo. Al momento sono in post-produzione con il mio primo film, un film realizzato mediante la collaborazione con altri artisti che ho volutamente lasciato liberi durante tutto il processo creativo, seguendo l’intuizione giorno dopo giorno. In questo progetto (dal titolo provvisorio A U M [come l‘om dei canti buddisti tibetani]) ho ricoperto i ruoli di ideatore, regista e montatore. In coda ho un altro film sull’immortalità dell’amore e dell’anima, tra natura, energia e connessioni spirituali, che aspetta solo di essere montato (un film decisamente più sperimentale e intuitivo) e sto imbastendo un film scientifico su Neila, questa lepidoptera salvata dalla morte, che avrà degli sviluppi metalinguistica interessanti. Il progetto per ora ha una pagina facebook in cui sto trascrivendo un diario: www.facebook.com/neilaproject
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
Gianluca
Grazie a te … a presto.
 
Tying Tiffany
 
 

 

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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