:: Home » Numeri » #178 » MUSICA » Intervista con Scalas Big 9
2010
18
Mag

Intervista con Scalas Big 9

media 2.92 dopo 140 voti
Commenti () - Page hits: 7900
scalas big 9 cover
 
 
Nascono nel 2003 dalle ceneri dei Kulatta Daskuatta, gruppo ska-core del piacentino. L'arrivo di 1 tastiera e il raddoppio dei fiati (da 2 a 4) portano il gruppo verso sonorità più vicine alla Jamaica delle dancehall.In poco tempo (circa 1 anno) esce Runaway, il primo lavoro discografico autoprodotto del gruppo. Grazie a questo disco e con 1000 copie vendute la band suona per circa 2 anni nel nord-italia, con gruppi tra i quali Vallanzaska, Statuto, Skawar (Francia), Kalleskaviar (Svizzera), Rotterdam Ska Jazz Foundation (Olanda) , Ganjamama, Mr. T-Bone , Mellow Mood ecc. Nel 2007 cambiano line up aggiungendo una chitarra, rinnovano in parte la sezione fiati e cambiano il cantante.Suonano circa un anno per ristabilire l'armonia tra i vari strumenti e nel dicembre del 2008 decidono di fare un nuovo disco. Per questo progetto si arricchiscono di una voce femminile. Durante la registrazione Badchili Records si interessa al gruppo, e nasce una collaborazione. Il 18 maggio esce "the Scalas' Big 9 " , album omonimo della band, registrato in presa diretta. Nel disco il gruppo propone pezzi della Jamaica degli anni 60,ma con una sonorità che guarda al presente.
 
Giuliano Cassanelli - voce
Chiara Cesura - voce
Carlo Tumscitz - chitarra
Marco DePaolis - chitarra
Simone Rimondi - tromba
Alessandro Marceddu - sax tenore
Simone Montanari - sax baritono
Giovanni Sgorbati - trombone
Michele Serpesi - basso
Andrea Cigalla- batteria
Fabrizio Delledonne – tastiere
 
Il cd "The Scalas big 9", omonimo del gruppo, nasce spontaneamente, all'insegna dell'amicizia e da una forte ricerca di conferme di quel "groove" musicale allegro, melodico, scandito da quell'instancabile levare che ha fatto epoca e che il gruppo stava modellando già da tempo. La prova del nove di un sound voluto e trovato dopo aver "viaggiato" verso la magica essenza del primo e vero ska-rocksteady degli anni 60. Strada facendo si è anche materializzata una bellissima parentesi reggae. Dopo un'attenta scelta dei brani, legata alla volontà di proporre prevalentemente alcune perle di quel passato musicale rocksteady 60 forse meno conosciuto dalla massa ma tanto bello, il gruppo ha lavorato sodo per trovare e trasformare in musica il fantastico clima di una festa jamaicana in riva al mare. Dalla sala prove al Mofo studio di San Bonico (PC) dove con lo splendido lavoro di sound engineering di Marco Gandolfi è nato "The Scalas big 9". I lavori sono iniziati nell'inverno del 2008. terminati a marzo 2009, a maggio il disco è presentato ufficialmente al "Baciccia" di Piacenza in una serata memorabile. Il resto è storia ma il viaggio degli "Scalas" è appena iniziato.
 
Un grazie a Valentina Rossetti
 
 
Davide
Ciao. Un disco fresco, divertente (ma anche un po' nostalgico), energico e stimolante, ben suonato. Cominciamo subito spiegando il vostro nome "Scalas Big 9"? Sicuramente c'entra lo ska… Poi però non siete 9, ma 11. Forse c'entra Judge Dread?
 
Scalas Big 9
Negli anni 60 in Jamaica artisti come Alton Ellis e Jakie Opel venivano accompagnati dalle band dei produttori, primi fra tutti Coxone Dodd e Duke Reid.
Il nome degli artisti bastava già da sé, ma quando le collaborazioni si facevano continuative capitava che nascesse una vera e propria band che riportava il nome dell'artista nel nome della band. Questo è successo ancora oggi, ad esempio Dr. Ring-Ding , artista completo in quanto cantante e trombonista, suona nei Senior All Star. Quando abbiamo cominciato il nostro primo cantante si chiamava Mosè scalas, noi musicisti eravamo in 9 e quindi sono nati i the Scalas' big 9, ovvero i grandi 9 di Scalas. Dopo il cambio di line up abbiamo deciso di tenere il nome, perchè le origini sono le origini, e la musica che portiamo è sempre la stessa.
E comunque Big Up! per Judge Dread!!!
 
Davide
Da Piacenza alla Giamaica. Cosa cercate nella musica giamaicana? Da cosa nasce questa scelta ben precisa di fare ska e rocksteady anni '60? Come influenza non solo le vostre scelte musicali, ma cosa vi apporta anche nel pensiero o nei momenti di vita quotidiana? Ottimismo, speranza di una vita migliore per gli italiani come già fu speranza di vita migliore per il popolo giamaicano?
 
Scalas Big 9
La prima cosa che ci ha spinto verso la musica jamaicana è che che è un genere di gusto. Gli strumenti si incastrano perfettamente uno dentro l'altro generando un groove che accompagna la melodia. In tutti gli altri generi senti in ogni momento le diverse parti che ogni strumento sta suonando. Nel rock-steady devi farci caso, tutto si mischia come colla generando una sorta di loop dove nessuno spicca.
La seconda cosa è che è divertente, e gli italiani hanno bisogno di divertirsi, soprattutto in questo momento...
 
Davide
Lo ska fu l'inizio di tutto; poi si originarono il rocksteady e il reggae. Ma lo ska derivava a sua volta da generi locali come il mento, il calypso, il "drumming & dancing" dei riti della Jamaican Pocomania… mescolati con R&B di New Orleans, big band swing, jump blues etc. Insomma, negli anni d'oro dello ska, c'era un rapporto molto dinamico di compenetrazione tra generi. Cosa ne pensate del fatto che oggi è divenuto invece un genere musicale standard?
 
Scalas Big 9
Manca la voglia di ricercare il proprio suono. Molti gruppi sono convinti che basti una chitarra in levare per fare ska, ma non è così. Come in origine è nato come "interpretazione" della musica che arrivava dagli USA alla popolazione jamaicana  (e quindi tutto quello che hai scritto tu), anche oggi deve subire le stesse influenze. La chitarra è sincopata, il basso fa dei giri blues o jazz, la batteria è swingata... questi sono gli ingredienti e come vedi c'è dentro un pò di tutto.
 
Davide
Una interessante versione ska de "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli. Perché avete scelto questo brano in particolare?
 
Scalas Big 9
Un pò per gioco, cantando in inglese molte persone che ci vengono a vedere ballano, non cantano e non capiscono quello che stai dicendo. Quindi ci siamo detti: perchè non provare a fare una canzone in italiano e vedere che succede? Abbiamo fatto una prova e il risultato è stato ottimo. Abbiamo scelto il cielo in una stanza perchè è una bellissima canzone che tutti conoscono, e perchè la melodia si prestava bene per il rock-stady mode.
 
Davide
Mi ha piacevolmente colpito la cover ska/rocksteady di "Personality" di Lloyd Price  tradotta però in italiano. Un'operazione che non si fa più dagli anni '60, quando era consuetudine cantare, anche dallo stesso artista, la propria canzone in più lingue; e l'italiano era considerato d'obbligo anche per i cantanti di lingua inglese. L'Italia dunque aveva o imponeva un certo potere in questo senso… Quali aggettivi usereste o hanno usato per descrivere la  personalità o individualità musicale del vostro gruppo?
 
Scalas Big 9
La cosa più bella che hanno scritto su di noi è che la nostra musica si presenta come del burro spalmato su una fetta di pane caldo, e fa piacere perchè è quello che volevamo trasmettere con questo disco. La nostra musica deve essere vista si come musica da ballare e far casino ai concerti, ma è anche adatta ad un ascolto più "easy" in poltrona con camino acceso e un bicchiere di gutturnio...
 
Davide
Gli anni '60 molte colonie africane ottengono l'indipendenza (diciassette solo nel 1960, anno di nascita dello ska). La storia dello ska è intimamente collegata alla indipendenza della Giamaica, alla fine del colonialismo inglese avvenuta poi nel 1962. Dall'indipendenza delle colonie alla dipendenza globalizzata… Come vi suona?  
 
Scalas Big 9
Per noi l'unico significato che può avere la parola globalizzazione è che tutti siano cittadini del mondo, senza dogane, pregiudizi, isterismi, insofferenze e sfruttamento. A me sembra che più di globalizzare stiano dividendo...
 
Davide
Voi forse non ve ne ricordate, ma lo ska in Italia fu fatto conoscere non dai vari Derrick Morgan, Prince Buster, Toots & The Maytals, Lascelles Perkins e via dicendo, cioè dall'importazione dei diretti interessati, ma da un 45 giri di successo di Giuseppe Faiella, alias Peppino Di Capri! Si intitolava "Operazione Sole", di recente rifatto da Gli Arpioni… Era il 1966 e da bambino mi faceva impazzire. Possiedo ancora quel 45 giri, l'ho riascoltato per l'occasione e devo dire che non è affatto male anche 44 anni dopo.. Chi sono i vostri "progenitori comuni", in senso musicale ovviamente?
 
Scalas Big 9
I più datati sono sicuramente Alton Allis, Jackie Opel, Prince Buster e Laurel Aitken. Sotto l'aspetto musicale sicuramente gli Skatalites. Più recenti Slackers, Hepcat e Senior Allstar.
 
Davide
È curioso conoscere come lo ska rallentò nel rocksteady, poi ulteriormente nel reggae. Nel 1966 (l'anno appunto di Rock Steady di Alton Ellis, canzone che diede il nome poi all'intero genere) ci fu un'estate particolarmente calda, la gente cominciò a lamentarsi del troppo sudare ballando lo ska, troppo energico e veloce. Rallentò la musica e i testi si fecero di conseguenza più riflessivi, più maturi socialmente e politicamente. Veniamo a voi. Quali aspettative riponete nel vostro disco, nella vostra musica, che tipo di feedback più vi soddisfa?
 
Scalas Big 9
Alton Ellis ha anche detto che se vai più lento puoi fare più note... A noi piace che la gente si diverta. Un concerto degli Scalas è un momento di festa in cui tutti lasciano i problemi a casa e si lasciano andare ondeggiati dal groove. Questa è la cosa più importante, sapere che per poco puoi fare star meglio le persone.
 
Davide
Zion city… In accordo con la tradizione Etiopica, raccolta nel Kebra Nagast, i Rastafariani credono che l'Etiopia sia la Nuova Israele, la Nazione eletta alla custodia della Cristianità nei tempi della frammentazione e della falsificazione, sino all'avvento secondo di Cristo, compiutosi in Hailé Selassié I. Quando ricantate la parola "Zion", cosa significa per voi?
 
Scalas Big 9
Immagina di stare in un posto dove si è veramente liberi, senza dover pensare al lavoro, alle bollette, al mutuo, alla crisi o a qualsiasi altra cosa che ti fa girare le palle... Quello è Zion, e chi non ci vorrebbe andare?
 
Davide
Cosa farete ora per promuovere il vostro buon disco?
 
Scalas Big 9
Si spera tanti tanti concerti, e tanta tanta baldoria.
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
Scalas Big 9
Bless!
 
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 223 millisecondi