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Intervista con Max Fuschetto

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Registrato tra novembre del 2019 e febbraio del 2020, pubblicato a marzo del 2022 (Gema / NovAntiqua), il nuovo disco di Max Fuschetto, dal titolo “Ritmico non ritmico”. Oltre a Max Fuschetto (oboe, sax soprano ed elettronica), nel disco suonano Enzo Oliva (piano), Pasquale Capobianco (chitarra elettrica), Eleonora Amato (violino), Silvano Fusco (violoncello), Luca Martingano (corno francese), Giulio Costanzo (marimba), Luca Aquino (flicorno).

Opere di Max Fuschetto sono state eseguite presso: Teatro S. Carlo di Napoli, Auditorium Parco della Musica di Roma; e poi Auditorium Cherubini di Firenze, al Festival di Ravello, Perdonanza celestiniana all’Aquila, al centenario di Alberto Burri a Città di Castello, al Forum internazionale delle culture 2014 ed Expo Milano 2015 e tanti altri festival.

È stato intervistato da Deutschlandfunk Radio Berlin, nel 2013 e poi nel 2015 da Peter e Anna Bianca Krause.

Nel 2018 il NDR Kutur di Amburgo ha presentato una panoramica completa delle opere recensite “Mother Moon Light”.

Ha tre CD pubblicati dall’etichetta italiana Audioglobe (Popular Games, Sùn Nà, Mother Moonlight), a cui si aggiunge ora il nuovo “Ritmico non ritmico”.

In Italia le opere di Max Fuschetto sono state presentate a Rai Radio 3 nelle trasmissioni di “File Urbani”, “Battiti” e “Alza il volume”.

Ha collaborato con il compositore americano Robert Carl, Enzo Avitabile, Girolamo De Simone, Emanuele Errante, i Tenori sardi di Bitti “Remunnu and Locu”, Percussioni Ketoniche, The Eko Dance International Project, Andrea Chimenti e molti altri.

Le sue composizioni sono state utilizzate come colonna sonora di importanti docufilm e cortometraggi.

https://maxfuschettomusic.com/

Precedenti interviste

http://kultunderground.org/art/1519/

http://kultunderground.org/art/18140/

Number 1 / Number 3 / Number 5 / Vortex, a Jakson Pollock / Midsommar Choral / Trame / Midsommar / Iride, a Paul Klee / A Lucio B.

Intervista

Davide

Ciao Max e ben ritrovato su queste pagine. Leggo sulle note di copertina che questo lavoro è stato registrato tra il 2019 e il 2020. Immagino che la sua pubblicazione sia stata fermata dai due anni orrendi che sono seguiti. Fino alla sua pubblicazione quest’anno vi hai rimesso ancora mano o tutto è stato congelato fino ad ora?

Max

Ciao Davide, ben ritrovato anche a te ! Considerato che ogni idea, anche se momentaneamente fissata in una registrazione, ha un potenziale infinito di possibili trasformazioni, e che appena registrato un lavoro non è raro dirsi: però questo andrebbe meglio fatto così e così, direi che il periodo in questione è puramente indicativo e che dopo marzo 2020 in diversi punti del disco ho sperimentato nuove idee migliorando, almeno dal mio punto di vista, la cosa.

Davide

Come si pone “Ritmico Non Ritmico” rispetto ai tuoi precedenti lavori, con quali differenze e quali evoluzioni?

Max

Ritmico Non Ritmico sperimenta altre idee ad esempio nei tre Number l’idea di base è la stessa ma declinata in forme differenti: ho preso alcuni pattern eseguiti dai tamburi africani, e trascritti da Simha Arom nel suo straordinario lavoro sulla musica dei Pigmei Aka del Centro Africa, e ho dato loro una forma melodica utilizzando i suoni del nostro sistema temperato. Sono brani, soprattutto i primi due, in cui utilizzo un’armonia essenziale (nel primo solo un paio di accordi) con la trama che si sviluppa tutta intorno ad una costante poliritmia tra le voci. Il titolo del lavoro esprime la piena consapevolezza dell’altra faccia del ritmo: il suo essere anche un’esperienza soggettiva. Ciò che per te è sospeso per me può essere profondamente ritmico.

Davide

Il disco è aperto da una bellissima composizione ambient alla maniera di Brian Eno (quello di Music for Airport, per intenderci, specialmente nella rilettura acustica dei Bang On A Can), o altri dischi di quel periodo “Opal”, Roger Eno, Harold Budd, Jon Hassell eccetera, e anche un pizzico di John Cale. Ma a seguire c’è anche molto altro. Ci sono autori o dischi in particolare con i quali ti senti in particolare o completa sintonia anche come compositore?

Max

Number 1, il brano a cui ti riferisci, pur nascendo da un’idea ritmica, praticamente un ribattuto, è poggiato sui suoni lunghi dei due corni francesi, del sax soprano e della chitarra elettrica. Questo sfondo è così pervasivo, e dinamico nello spostamento delle masse sonore, che finisce per prendere il sopravvento . I suoni articolati del pianoforte messi così assomigliano a passi che si muovono in assenza di gravità. Però hai visto bene perché riecheggia qui il percorso performativo e di riscrittura sugli autori di frontiera che abbiamo realizzato un po’ di anni fa con Girolamo De Simone. Al di là delle influenze che ognuno ha per il semplice fatto di vivere in un contesto con degli stimoli, scrivo sempre partendo da una idea, un’immagine, la trasposizione di un processo o di una forma che a volte appartiene anche ad altri mondi espressivi, ad altre forme di vita.

Davide

“Ritmico non ritmico” è, oltre che un titolo, una dichiarazione programmatica? Cos’è dunque “ritmico non ritmico”? Ci sono state riflessioni particolari, sulla musica come sulla vita, che sono servite a guidarti in questo lavoro?

Max

Ritmico Non Ritmico è tante cose e nulla. Mi piaceva la parola, l’idea, la provocazione.

È la scacchiera dipinta da Klee che porta il titolo Ritmicamente. È il conflitto degli opposti che sintetizza perfettamente, come un ologramma, la dinamica delle cose. È anche la provocazione su cosa intendiamo per ritmico. Anche un gas, una nuvola che evolve e ha un suo ritmo. Un canto urlato nella foresta, nelle sue esplosioni e nell’improvvisa calma, nella cascata di suoni che va dalle acute fino alle basse, è misurato dal ritmo dei respiri. Poi c’è il flusso, l’indistinto che tocca lo spirituale come il mantra della preghiera.

Davide

Questa tua/vostra musica è costruita anche su silenzi o vuoti e risonanze. La musica e la poesia del silenzio è stato un argomento riccamente scandagliato da Gianni Zanarini nel suo libro “Silenzio”, una riflessione tra scienza ed emozioni. Come c’è una musica emozionale, esiste anche un silenzio emozionale. Come hai/avete calibrate queste due opposte eppure complementari vibrazioni?

Max

Soprattutto in un brano come Vortex, A Jackson Pollok lo spazio tra una frase e l’altra, il silenzio che poi è anche risonanza, contiene il segreto dell’accumulo della tensione che esplode al centro del brano. È proprio la progressiva riduzione del silenzio e la sempre maggiore vorticosità dei vari motivi che si accumulano a creare la forma. Anche in altri brani, come nei due Midsommar, le pause, la risonanza del suono negli effetti di eco, diventano parte della forma. Come quando si legge una pagina e poi ci si ferma per assimilarne il contenuto, anche qui, dove capita, ha la funzione di chiarire meglio ciò che è appena trascorso.

Davide

I titoli sembrano ricalcare quelli generici delle opere di pittura moderna, alla quale rimandi anche con alcuni omaggi a pittori quali Jackson Pollock e Paul Klee, che per altro fu anche un valido violinista. A Lucio B. è forse dedicata al pittore Lucio Bulgarelli? Quali connessioni ci sono tra le musiche di “Ritmico e non ritmico” con la pittura, o una ben determinata pittura e di alcuni precisi pittori?

Max

Rifarsi a tecniche e a processi utilizzati in altri ambiti non è un vezzo ma può aiutare a forzare, attraverso concetti e idee prese in prestito altrove, quelli che sono i confini in cui ci si muove. L’analogia, come strumento di conoscenza, è utile per capire più profondamente le possibilità di un materiale. Morton Feldman, che ha dedicato alla pittura e ai pittori capitoli importanti della propria produzione, racconta tra le altre cose dell’interesse per gli arabeschi dei tappeti dell’Anatolia: una riflessione sui concetti di simmetria e il loro rapporto con il disegno o il pattern in musica analizzati nel saggio “Cripped Symmetry” del 1981.

La pittura sperimenta tecniche che, con le ovvie differenze dovute ai differenti mezzi espressivi, possono essere tradotte in musica.

A Lucio B., invece, tocca un altro ambito che fa parte della mia poetica, quello della Popular Music. Se molti miei ultimi brani sono realizzati partendo da brevi motivi, anche solo un suono ribattuto, qui viene preso un tema e arrangiato. Il tema di A Lucio B. fa parte di una serie di motivi che ho scritto intorno ai vent’anni quando mi piaceva misurarmi con la melodia: quello che ascoltavo aveva a che fare con melodie di autori geniali che conosciamo tutti e io cercavo di scriverne ponendomi soprattutto il problema dell’originalità. Oggi mi piace inserire nei miei lavori frammenti che raccontano la mia storia. Quando ho riascoltato questo motivo ho pensato, per caratteristiche sue strutturali, che fosse perfetto per un omaggio ad uno dei nostri compositori più emblematici: Lucio Battisti.

Davide

Parlando di pittura e di arte, già che proprio oggi sono tornato da una mostra che si sta tenendo qui a Torino dal titolo “Arte a 33 giri”, con alcune mitiche cover realizzate dai più importanti artisti contemporanei… Chi ha realizzato la copertina di “Ritmico non ritmico” e cosa rappresenta rispetto al contenuto musicale con quelle strade casualmente organiche racchiuse dentro palazzi geometricamente schematici?

Max

Mi fa piacere che tu abbia notato il contrasto. Questa foto davvero interessante, e per me anche molto bella, dell’artista serba Katarina Malkovic Vukasin, esprime in un colpo solo i due aspetti della poetica del disco: La simmetria, l’idea della musica come costruzione e architettura, e le deviazioni ripetute da essa perché la musica è anche vita che si muove irrequieta e che, a differenza di una cattedrale e come una poesia surrealista o un quadro astratto, può reggersi anche sul nonsense, sulla giustapposizione improvvisa di elementi nuovi, su un tetto che appare senza mura né fondamenta.

Davide

Due tracce sono titolate invece al “midsommar”, la festa di mezza estate suppongo, che è la festa più amata dagli svedesi. C’è un motivo preciso, una particolare relazione tra questi due brani e, appunto, la “midsommar”?

Max

Si ma indirettamente. I brani nascono per la colonna sonora di un corto girato in Svezia il cui titolo è proprio Midsommar, un lavoro della regista Monica Mazzitelli. La musica che ho registrato lì in altre forme ho pensato qui, in Ritmico, di riscriverla e riproporla perché dal punto di vista della scrittura, con le sospensioni degli archi nel Corale e i suoni ripetuti della versione col flicorno, rappresenta un continuum stilistico e un approdo sensoriale dalle risonanze nordiche che completa l’affresco.

Davide

In che modo hai lavorato a questo disco con gli altri musicisti? Hai composto e arrangiato tutto tu o è stato un lavoro creativo più aperto e condiviso?

Max

La mia è una musica scritta. Ciò nondimeno il lavoro degli esecutori, vista la particolarità di uno stile che privilegia la poliritmia e la polifonia, richiede una predisposizione al nuovo e, per alcuni strumenti come la chitarra, un adattamento della parte scritta alle possibilità della tastiera e alle risorse di tocco e degli effetti che risultano più espressivi. A questo punto mi piace ricordare il contributo di tutti gli straordinari musicisti impegnati: Enzo Oliva al piano, Pasquale Capobianco alla chitarra elettrica, Eleonora Amato al violino, Silvano Fusco al cello, Luca Martingano al corno francese, Giulio Costanzo alla marimba, Antonella Pelilli alla voce e lo Special Guest Luca Aquino al flicorno.

Ringrazio anche Franco Mauriello e Irvin Vairetti con i quali da sempre mi confronto in prossimità di una nuova release discografica.

Davide

Il disco è stato pubblicato da NovaAntiqua records, etichetta discografica nata nel 2010 da un collettivo di musicisti con precisi obiettivi… In due parole?

Max

La NovAntiqua Records, pur concentrandosi con importanti risultati sul repertorio di musiche antiche, sta dando spazio a noi musicisti contemporanei che ci muoviamo, con caratteristiche stilistiche personali, nell’ambito del modern classical. Un’esperienza importante, questa, che unisce strade artistiche che in questo decennio si sono mosse con l’obiettivo importante di portare al pubblico musiche inedite e di pregio.

Davide

Cosa seguirà?

Max

Intanto contemporaneamente ho pubblicato per Konsequenz uno book score per pianoforte del mio precedente lavoro, Mother Moonlight dedicato al mio amico e pianista Enzo Oliva che ha dato un importante contributo alla revisione ed impaginazione del lavoro.

Per i prossimi mesi siamo pronti a rientrare in studio per registrare nuove cose di cui terremo al corrente chi ci segue !

Davide

Grazie per questo disco e per l’intervista e… à suivre…

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