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Intervista con Strix

9 min read

Wine and Fog Productions ha ripubblicato il secondo lavoro ufficiale degli Strix su concessione di Dolomia Nera. 666 copie numerate. Prodotte anche 40 copie numerate a mano racchiuse in uno speciale boxset sigillato con la ceralacca e due poster.
Le tematiche degli STRIX narrano di stregoneria e folklore del Nord-Est Italico proposte con una vena molto personale.

Sepolto all’ombra della luna
Strix

Il trionfo della nera fiamma
…E fu il destino di un’anima mortale

Registrato e mixato al Deconstruction Studio
Orzes – Belluno nel 2008

Umbra – chitarra
Anxius – basso
Khamul – chitarra
Murmur – batteria
Rex Noctis – voce

Intervista

Davide

Ciao. “Strix” ep eponimo del 2008, secondo vostro lavoro in studio dopo “Abisso d’odio” del 2007. Si tratta dunque di una re-issue. Torniamo dunque indietro. Qual è la storia di Strix fino ad oggi e, quindi, cos’altro è successo negli ultimi 13 anni dopo “Strix”?

Strix

Abbiamo una storia abbastanza comune a molti altri gruppi black metal underground italiani, cresciuti tra produzioni amatoriali e continui cambi di lineup. Giunti al 14° anno di attività abbiamo oggi alle spalle una sola principale produzione discografica, l’LP “Taetra Opera Carnis” del 2013. Ad oggi, la nostra produzione più matura e completa, seppur ovviamente non perfetta. Quell’album rappresenta anche la produzione più recente nella nostra discografia, preceduta da alcuni demo e mini, tra cui appunto il vecchio EP omonimo del 2008. Dopo il full del 2013, per problemi di varia natura, ci fermammo e rimanemmo inattivi per 7 anni, fino ad oggi.

Davide

Cosa ha determinato questa occasione di re-issue per Wine and Fog Productions? 

Strix

In realtà, per onor del vero e per non alimentare confusione in chi si approccia oggi al nome Strix, questa produzione Wine and Fog non è una ristampa ma bensì una ri-distribuzione. Stampammo il nostro EP omonimo del 2008 in 666 copie numerate, consuetudine in quegl’anni nell’underground (mi torna in mente l’edizione in vinile di Riena dei Musta Surma del 2009). Un po’ per inesperienza, un po’ per eccessivo entusiasmo, capimmo però presto che distribuire autonomamente quasi 700 copie senza il supporto di un distributore o di un’etichetta era un’impresa titanica. Nel 2020, a distanza di 12 anni, a conti fatti, rimanevano in uno scatolone ancora circa un centinaio di copie di quel mini CD autoprodotto, ferme a prendere polvere. In quel periodo per caso venimmo in contatto con la Wine and Fog alla quale proponemmo di distribuire uno stock di quelle copie rimaste. Ne seguì la loro volontà di aiutarci a far riemergere il nome del gruppo dopo anni di inattività. Per noi è stata un’occasione senza rischi e a costo zero, e Wine and Fog si propose quindi non solo di distribuire alcune di quelle copie rimaste, ma di farlo presentando il prodotto in una confezione nuova e più accattivante. Vien da sé però che questa che tu chiami “re-issue” non sia in realtà una ristampa, dato che quello che è contenuto nella busta venduta da Wine and Fog è esattamente lo stesso miniCD che rilasciammo nel 2008. Chi lo compra difatti troverà dentro una delle 666 copie numerate e prodotte al tempo. Secondo noi comunque la proposta di Wine and Fog è stata per certi versi azzeccata. Hai idea di quante produzioni simili al nostro EP del 2008 ci sono nell’underground (italiano e non) ferme in scatoloni a prendere polvere col rischio di venir gettate nel cestino? Oggigiorno, seppur il Black Metal abbia avuto una forte battuta di arresto in termini di gruppi, produzioni e attività, specialmente in Italia, l’underground paga ancora il prezzo del boom che ha avuto fino ad alcuni anni fa. L’underground è ancora molto saturo di gruppi e produzioni, tantissime delle quali passate completamente inosservate. Penso che per una giovane etichetta come Wine and Fog scegliere la strategia delle ri-distribuzioni possa essere furbo. Abbatte i costi, aiuta i gruppi e promuove vecchie release che magari hanno sofferto di scarsa promozione. Se fatto nel modo giusto e con criterio può funzionare. Poi, ovviamente, sono strategie di marketing proprie di Wine and Fog. Questo che ti riporto è solo il mio personale punto di vista.

Davide

La strige, per gli antichi romani, era una sorta di vampiro ante litteram, un uccello di cattivo auspicio che si nutriva di sangue e di carne umana. E una strige o strix, quindi un allocco è sulla copertina di questo vostro lavoro. Perché avete scelto in particolare questo nome per il gruppo?

Strix 

Fu casuale. Mi capitò di leggere qualche racconto sulla figura della civetta nelle antiche culture pre-cristiane, in latino appunto Strix. Volevamo un monicker breve ed efficace, meglio pure se latino, con il quale collegare diverse tematiche su cui stavamo costruendo testi, brani ed identità. Per nostra fortuna il monicker Strix nel 2007 era inutilizzato (al netto dell’aggiornamento di Metal Archives di quegl’anni). Era perfetto.

Davide

Perché la scelta di un suono estremo, distorto e violento, il canto in scream, tutto volto a creare sensazioni sinistre, quello appunto del black metal?

Strix

Sinceramente non so come risponderti. La risposta più sincera potrebbe essere “perché di sì!”

Davide

Per ogni brano, in copertina, avete scelto una frase: di Goethe (…e fin quando non avrai la saggezza, muori per divenire, sarai soltanto un triste ospite su questa terra oscura), di Lucrezio (Nulla dunque è la morte per noi, e per niente ci riguarda, poiché la natura dell’animo è da ritenersi mortale), di  Eraclito (Il fuoco, sopraggiungendo condannerà e giudicherà tutte le cose) e un proverbio che dice “Beato è il posto dove siede la civetta… infelice quello verso cui rivolge lo sguardo”. Molti scrittori e poeti o filosofi, se non tutti in un modo o nell’altro, hanno provato a descrivere il rapporto profondo e che indissolubile e inevitabile lega il vivere al morire. Qual è il vostro nel descriverlo attraverso la vostra musica e i vostri testi?

Strix

Abbiamo sempre cercato di trasmettere un approccio verso il culto della morte slegato a delle predeterminate correnti di pensiero, seppur traendo forte ispirazione da culti pre-cristiani. Nell’immaginario Strix, la morte, per come l’abbiamo descritta, argomentata e trattata nei testi, è un tassello di un processo vitale ciclico, che si rifà alle credenze popolari e ai culti antichi. Lungi da me il voler svincolare la morte da ogni tipo di spiritualità, abbiamo però cercato sempre di trasmettere quello che per noi è l’aspetto più naturale della morte: una fase di un ciclo, di un processo naturale in continuo divenire. Questo ci pone distanti da correnti di pensiero che spesso vengono accostate a questo tipo di musica, come il Satanismo o l’Esoterismo in senso stretto, in cui la morte è spesso un passaggio verso uno stato più elevato. Nell’immaginario Strix c’è un approccio più popolare, più terreno, in cui abbiamo fatto nostri quelli che potevano essere certi culti pagani che vennero poi combattutti ed etichettati dalla Cristianità come Stregoneria.

Davide

Quali sono i gruppi o i dischi più importanti che hanno influenzato la nascita e l’evoluzione degli Strix?

Strix

Andando in ordine di notorietà, senza scendere nel dettaglio di quale disco più di altri, direi i Darkthrone su tutti. Poi i canadesi Godless North, Judas Iscariot e i connazionali Tenebrae in Perpetuum. Sul nostro vecchio EP omonimo si possono trovare diverse di queste influenze, ascoltandolo bene. Poi la storia del gruppo cambiò un pochino nel corso del tempo in termini di influenze, e di pari passo sviscerammo meglio anche certe tematiche, puntando strettamente più sull’immaginario stregonesco popolare. L’LP del 2013 ad esempio fu influenzato da altri stili rispetto ai sopracitati, seppur comunque tutti abbastanza affini tra loro e riconducibili agli stessi grandi maestri.

Davide

In Italia la musica metal, nelle sue molte e varie delineazioni, è soprattutto prodotta a nord, e diffusamente proprio nel nord est. Il Veneto, in particolare, poi la Lombardia, sono le regioni con il maggior numero di gruppi metal. Secondo voi c’è un qualche motivo al riguardo?

Strix

Voglio deviare un pochino dalla domanda e ti risponderò solo relativamente al Black Metal, in quanto gli altri generi proprio non mi appartengono. In realtà non penso ci sia un vero motivo per cui qui si siano concentrati più gruppi Black Metal rispetto ad altre zone (ammesso che sia veramente così). Vent’anni fa, da ragazzo, ero fermamente convinto che il contesto geografico influenzasse i giovani musicisti metal del tempo verso questo destino musicale. Capii che in realtà era una visione parziale. Voglio dire, altre zone in Italia vantano paesaggi come quelli offerti dalle Dolomiti. Eppure il Nord-Est secondo me ha sempre brillato e tutt’ora brilla di gruppi di alta caratura. Penso che sia una questione di multifattorialità, condita anche da una certa dose di casualità. Però è un dato di fatto. Dal Friuli-Venezia Giulia, dal Veneto e soprattutto dal Trentino-Alto Adige (in realtà escluderei la Lombardia da questa cerchia) sono emersi senza se e senza ma i migliori gruppi Black Metal italiani della cosiddetta “terza ondata” norsecore (o forse quarta? non ho mai seguito molto queste classificazioni). Penso che i gruppi Black Metal del Nord-Est, andando indietro fino a metà anni novanta, rappresentino i punti massimi del Black Metal in questo paese, anche oltre a nomi più di spicco e più famosi che hanno goduto di più seguito e visibilità negli anni. Ovviamente anche qui nelle nostre zone si sono susseguiti moltissimi gruppetti Black Metal dalla dubbia serietà e dal pessimo gusto, così come altre zone italiane hanno visto sorgere gruppi di alto livello. Ma credo che qui negli anni si sia instaurata una certa cerchia elitaria che, tenendo a debita distanza chi non era palesemente degno di entrare a farne parte, ci ha permesso di distinguerci e di accumulare le migliori realtà del panorama Black Metal italiano di ieri e di oggi. Questo non-predeterminato elitarismo in realtà ha plasmato, dalla fine degli anni novanta ad oggi, quello che è il Black Metal del Nord-Est. So che molti leggeranno queste parole pensando che sia un discorso del cazzo, eppure credo che il Black Metal sia anche questo e che debba essere così. Ancora di più oggi, immersi in questa cultura social, vanno prese certe distanze e posizioni. Per noi era così anche vent’anni fa. Se nel 2001 vestivi una maglietta dei Darkthrone non venivi immediatamente accolto, anzi. Non bastava mostrare interesse nel genere o far vedere che suonavi, dovevi anche far valere le parole con dei fatti. Non siamo mai stati promotori di una “scena” ampia e non lo siamo tutt’ora. Dietro ai nostri monicker e alla nostra musica ci sono realtà individuali, ambienti e stili di vita in linea con lo spirito di questa musica. Si può essere in disaccordo con queste parole, ma credo che la nostra storia musicale ci abbia già dato ampiamente ragione, e usando la prima persona plurale in queste righe non mi sto riferendo a noi Strix ovviamente. Noi siamo solo uno dei diversi gruppi di questa piccola nicchia.

Davide

È prevista la riedizione di altri vostri passati lavori? Cosa seguirà?

Strix

L’unico lavoro passato di cui stiamo valutando una vera e propria ristampa è lo split del 2011 con i Tumulus Anmatus. Fu una produzione sfortunata per tanti motivi che meriterebbe un’opportuna riedizione. Vedremo cosa accadrà. Tutto il resto non verrà più ristampato, tranne per l’LP “Taetra Opera Carnis” per il quale saremmo interessati a vedere prima o poi un’edizione in CD che ad oggi ancora manca.

Davide

Grazie e à suivre…

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