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Le 6 sfide del Diritto Internazionale Pubblico per un nuovo mondo possibile

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«International law exists only in textbooks on international law»
(Ashley Montagu)

Da tempo i giusinternazionalisti e gli scienziati politici dibattono sulla crescente necessità di addivenire ad una profonda e radicale revisione delle molte, variegate e spesso inefficaci norme positive che reggono la comunità internazionale.
Dando per assodato che detta comunità è per sua natura intrinsecamente anarchica, che le sue regole non le ispirano le ragioni del diritto ma le dettano gli interessi economici e che a causa di una pandemia globale si è perduta ogni pur semplice linea guida per una governance condivisa finalizzata ad uno sviluppo sostenibile, comprendiamo bene i motivi per i quali risulta ancor più urgente approfondire le sfide che dovrebbe affrontare una riforma del diritto internazionale pubblico universalmente riconosciuto.

La sostenibilità integrale

Dopo aver presentato da queste pagine[1] i principi che ritengo dovrebbero fungere da basi per l’auspicata e radicale ridefinizione del diritto internazionale pubblico universale, vorrei ora proseguire il discorso col tratteggiare le direzioni sulle quali sviluppare un simile riordino.
L’attenzione prima e fondamentale che ogni attore della comunità internazionale deve aver presente in qualsiasi atto si proceda a perfezionare è quella della sostenibilità integrale.
E già questa affermazione necessita di alcuni chiarimenti su chi siano gli attori cui mi riferisco, quali siano gli atti che possono produrre e cosa si intenda per sostenibilità integrale prima di procedere nella disamina.
Per attori della comunità internazionale, in primis, intendo i nuovi soggetti dotati di capacità giuridica nel contesto del diritto internazionale del XXI secolo: quelli classici (stati, organizzazioni internazionali, Santa Sede, Sovrano Militare Ordine di Malta, pirati e insorti) e quelli moderni (ong, imprese multinazionali, articolazioni locali di governi nazionali, singole persone fisiche, generazioni future). Riconosco che ognuna di queste categorie avrebbe bisogno di una specifica trattazione e mi ripropongo di tornarci in futuri contributi; per il momento si accetti benevolmente quanto sopra come stato di fatto.
In secundis, gli atti che vanno ad incidere nella vita quotidiana della comunità globale e che devono quindi trovare una regolamentazione dal diritto internazionale pubblico sono tutti i comportamenti dei suddetti attori che hanno una qualche rilevanza per le relazioni della stessa comunità. Ben si comprende come la meta-definizione offerta sia tanto ampia da ridursi ad una non-definizione e, anche in questo caso, la necessità di un futuro approfondimento teorico che non mancherà.
Ultima ma non meno importante caratteristica è la sostenibilità integrale con la quale si intende la capacità di un sistema di elaborare i propri processi vitali mantenendo una sintonia tra le dimensioni umana, sociale, economica e ambientale, nel rispetto delle esigenze di breve, medio e lungo periodo (e dunque anche delle future generazioni). Per far questo è indispensabile giungere ad un nuovo modello di equilibrio in prospettiva temporale: queste dimensioni sono tutte interconnesse tra loro e quindi o sono tutte contemporaneamente sostenibili o non vi è sostenibilità.
A questo punto, se accettiamo che la sostenibilità integrale è la condizione e il fine della e per la comunità internazionale, possiamo passare a indicare quali sono le 6 sfide che la stessa dovrà affrontare e vincere per creare le condizioni di un mondo migliore.

Le 6 sfide del Diritto Internazionale

Nell’attuale scenario globale, ritengo che siano almeno 6 le sfide della comunità internazionale per garantire la continuità alla razza umana su questo nostro pianeta o, in parole più semplici, per realizzare un mondo migliore.
Su tali ambiti tutti gli attori dovranno confrontarsi per disegnare un nuovo sistema di governance globale, vale a dire un impianto paracostituzionale universalmente riconosciuto che definisca l’infrastruttura di riferimento per la convivenza dell’intera comunità umana.
Risulta improcrastinabile avviare una stagione di riflessione che prenda in esame ogni singolo capitolo qui presentato e, considerandone le reciproche relazioni, conduca ad un momento di normazione positiva di macrotrattati, strumenti di diritto internazionale pubblico universalmente vincolanti.
Per far questo, non è più possibile demandare a singole organizzazioni e agenzie internazionali la regolazione di particolari aspetti cruciali: dobbiamo richiedere all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al suo Segretariato di porsi alla guida di questo importante processo assumendosi la responsabilità dei lavori e dei risultati.
Lo strumento può essere la convocazione di una sessione straordinaria permanente dell’Assemblea Generale per la redazione e approvazione di un sistema generale di diritto internazionale universale, una sorta di Assemblea Costituente della comunità internazionale.
L’esito dovrà essere il superamento delle molteplici normative specialistiche di settore per giungere ad una codificazione integrata ed integrale nella quale i diversi strumenti si coordinino in maniera razionale dando forma ad un sistema efficiente e funzionale nei 6 ambiti oggi vitali.
I 6 capitoli, tutti interdipendenti, sono i seguenti: tutela dell’ambiente, migrazioni, tecnologia, risorse economiche, uso della forza, emergenze planetarie.
Riconosco che ciascun capitolo avrebbe bisogno di un proprio adeguato spazio per essere illustrato, ma in questa sede mi limiterò a fornire una semplice didascalia riservandomi un futuro approfondimento.
Iniziamo con la salvaguardia del medio ambiente: gli impegni assunti in ambito internazionale a Parigi[2] nel 2015, vennero inizialmente considerati la chiave di volta per offrire una chance al pianeta ma ben presto dimostrarono grandi limiti intrinseci oltre a soffrire il boicottaggio diretto da parte di importanti paesi quali gli Stati Uniti. Fondamentale in questo campo, un impianto semplice, chiaro e fortemente vincolante per tutti con obiettivi condivisi, obblighi puntuali, responsabilità reciproche, sanzioni effettive, risultati concreti da monitorare.
Il secondo capitolo dovrebbe contenere il governo dei flussi migratori mondiali, fenomeno insito in ogni specie vivente ma che, negli esseri umani, genera crisi umanitarie.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha purtroppo dimostrato la sua incapacità di gestione, di regolazione e anche solo di accompagnamento dei paesi coinvolti e delle persone. Troppo spesso il fenomeno si trasforma in crisi e l’approccio assume caratteri emergenziali che rispondono a interessi politici, economici e di sicurezza che nulla hanno a che fare con il valore delle persone umane coinvolte.
Andando avanti, propongo il capitolo relativo all’uso intelligente ed inclusivo delle nuove tecnologie, contro il digital divide e al servizio dello sviluppo integrale di tutti i popoli. Gli immensi investimenti da parte delle multinazionali del settore IT dovrebbero prevedere l’adozione di specifiche regolamentazioni per consentire l’uso sociale e condiviso degli strumenti oltre che comuni obblighi stringenti in tema di tutela della riservatezza e fiscalità a livello transnazionale.
Proprio il tema di una fiscalità internazionale ci porta al quarto capitolo della nostra riforma: la gestione delle risorse economiche mondiali, comprendendo qui la possibilità di amministrare i beni pubblici comuni, lo studio di un modello impositivo dei grandi business globali e un conseguente sistema di ridistribuzione delle risorse così raccolte. Sono consapevole della delicatezza di questo tema ma al contempo lo ritengo fondamentale per garantire la sostenibilità integrale del nuovo mondo che qui si immagina e contribuire alla realizzazione di un nuovo mondo possibile.
Ulteriore capitolo riguarda la regolazione dell’uso della forza quale strumento di risoluzione delle controversie in ambito internazionale. La storia degli ultimi 30 anni ha dimostrato ampliamente l’inefficacia delle norme classiche[3] della Carta delle Nazioni Unite, superate dagli egoismi di parte celati maldestramente dietro accordi regionali o mostrati impunemente in arroganti show di impunita violenza. È necessario ridefinire il ruolo del sistema onusiano per controllare l’uso della forza ponendo mano alla struttura e alle prerogative del Consiglio di Sicurezza oltre che rinnovare gli strumenti di contrasto alla proliferazione degli armamenti nucleari.
Sesto ed ultimo capitolo, almeno di questa mia ipotetica proposta di riforma dell’impianto positivo del diritto internazionale pubblico convenzionale, riguarda la reazione alle emergenze planetarie. La pandemia da covid-19 sta offrendo una lezione sull’importanza di elaborare soluzioni particolari a fronte di emergenze globali. Serve istituzionalizzare un sistema integrato di risposta comune per specifici tipi di potenziali “attacchi” (un nuovo virus, un meteorite, un’invasione aliena).
Fantascienza? Anche una possibile pandemia sembrava tale fino a quest’anno.

Il nuovo mondo possibile

Se il complesso quadro riformatorio del diritto internazionale pubblico sopra descritto può apparire a qualcuno una candida utopia impossibile da realizzare, mi preme in chiusura sottolineare che utopia, distopia ed entropia spesso marcano fasi successive della Storia dell’Umanità: l’entropia, socialmente intesa, può misurare il livello di caos sistemico che caratterizza attualmente la comunità internazionale; la distopia invece può proporre una futura realtà, probabile o verosimile sulla base di trend negativi e di previsioni apocalittiche; l’utopia, dulcis in fundo, è quell’ideale etico e politico che, anche quando non si realizzi compiutamente, assume un ruolo cardine di sprone allo sviluppo umano.
Ecco perché sostenere la riforma del vigente sistema di diritto internazionale pubblico positivo nel quadro di una sostenibilità integrale al fine della realizzazione di un nuovo mondo possibile può apparire sì utopico ma altresì essenziale per stimolarne i primi reali passi.
E noi giuristi cambiamo il mondo a colpi di riforme, a volte utopiche.

[1] Cfr. dello stesso Autore, Caocci D., 5 G per un nuovo modello di Diritto Internazionale Pubblico, in KultUnderground, n. 300, 2020, in https://kultunderground.org/art/38851/.

[2] Cfr. dello stesso Autore, Caocci D., L’Accordo di Parigi contro il riscaldamento globale: novità e debolezze, in KultUnderground, n. 246, 2020, in http://kultunderground.org/art/18241/.

[3] Cfr. dello stesso Autore, Caocci D., Legitimatio ad bellum: II guerra del Golfo e uso della forza in diritto internazionale, in KultUnderground, n. 96, 2003, in http://kultunderground.org/art/13930/.

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