KULT Underground

una della più "antiche" e-zine italiane – attiva dal 1994

La visione dell’estasi

2 min read

 
Torino Galleria Berman (estate 2008)
ALESSANDRO GUZZI
 
Nell’opera di Alessandro Guzzi esposta a Torino, il reale ed il surreale, come il proteiforme e l’organico, identificano tracce di memoria tese a privilegiare il presente, ovvero la donna, elemento estatico e vitale. Reperti di un’anacronistica epochè dell’anima, dall’antichità eroica di Mantegna fino a De Chirico, materializzano il passato, sono sfondi rielaborati in una plastica modernità, le quinte di un principio femminile sempre in primo piano che, per proporzioni e ricorrenza, si impone nella sua trasognata seduttività. In altri casi il testimone e protagonista della visione pittorica è il maschile. L’uomo è un essere solitario dove vibra lo smarrimento oltre che il colore, a tratti quasi animato. E’ còlto in atteggiamenti malinconici prossimi all’interdizione comunicativa, alienato da un’irraggiungibile ideale di armonia con l’altro da sé.
Lo sguardo del pittore-osservatore si appaga di fotografico voyerismo più che di eros. Le donne rappresentano, sovente, una lascivia borghese dotata di riconoscibili orpelli, ma sono anche muse, madonne o modelle sottratte alla loro quotidianità nel benessere di una consapevole esibizione. Sembrerebbe che entrambi, donna e uomo, nell’oscillazione ancestrale di paura e desiderio, attendessero una magia soprannaturale per incontrarsi o l’heideggeriano superamento di un’afasica metafisica, nella rincorsa di un linguaggio da condividere.
Autentiche e mai seriali, le figure femminili inondano lo spazio e il tempo, racchiuse nel vigore di cromatismi impressionistici, rosei e vellutati, o nell’asettica virtualità che allude ad un modello di bellezza contemporanea. Eppure, e questa è la trasfigurazione del linguaggio del Guzzi, che va oltre la pop art e le avanguardie in genere, queste donne si rivelano in una sequenza compositiva che scompone i meandri luminosi del ricordo, scaturendo da un unico ideale d’ispirazione poetica: quello preraffaellita, etereo e transtemporale, richiamo di spiritualità e purezza nell’enigma inquietante della natura. All’enigma è demandata altresì la possibilità interpretativa dei titoli delle opere esposte, tanto esemplificativi quanto misteriosi e sfuggenti nel loro evocare, spesso, epigrafi latine. La natura, con i suoi verdi ventriloqui e satanici, opachi come nel surrealismo di Delvaux o lucenti come nelle primitive geometrie di H. R. il Doganiere, diviene, a volte, oggetto. Le tonalità interagiscono da un quadro all’altro, trasformandosi da divani a spettrali foreste, spostandosi nello spazio ideale della creazione, richiamandosi e completandosi.
E’ la percezione d’insieme infatti, con i suoi echi cromatici e tematici, che funziona senza inganni in questa pittura organica, malinconica, sospesa nella ricerca di una verità da rivelare o, forse, in quella dell’essere più che dell’avere, all’interno del tormentato agone dell’amore.

Altri articoli correlati

Commenta

Il materiale presente, se originale e salvo diverse indicazioni, è rilasciato come CC BY 4.0 | Newsphere by AF themes.