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2006
17
Mag

Romance & Cigarettes

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John Turturro lo conoscevo soprattutto per le sue collaborazioni con i fratelli Coen (indimenticabile il suo Jesus in The Big Lebowski). Lo ritrovo come regista di un film sorprendente e grottesco. Una storia d'amore andata a male si trasforma nelle sue mani in una girandola di invenzioni visive e soprattutto musicali. Perché è proprio la colonna sonora a riservare le sorprese più gradite. Non solo accompagnamento ma vera e propria componente narrativa, la musica crea gli spazi e la messainscena, le note prendono per mano i personaggi e li trasportano verso l'espressione dei propri sentimenti. Naturalmente è tutto un gioco. Il travestimento da musical serve da una parte a parodiare le trame di questo genere (quasi tutte edulcorate) e dall'altra a inventarsi un nuovo modo di narrare che si basa su codici squisitamente filmici. Perché a differenza del mondo del musical (dove tutto si trasforma in una coreografia e le persone risolvono i loro problemi ballando) qui le tematiche, i dialoghi e i personaggi sono tutt'altro che angelici. Il sesso sembra essere il motore primario del mondo disegnato da Turturro (che ambienta l'intera storia nei Queens, a New York). Un sesso che ha origini basse, corporee (e come potrebbe essere altrimenti?) e che si manifesta in appetiti vaginali apparentemente insaziabili. Gli uomini sono quelli comandati dal proprio cazzo, incapaci di porre un freno alla propria natura mentre si lasciano andare alla deriva tra sogni lynchiani di ballerine e frenetici dialoghi sui massimi sistemi della nostra sessualità. Sospesi su un vuoto reale quanto metaforico i personaggi interpretati da James Gandolfini e Steve Buscemi riempiono il loro tempo parlando solamente di fica, a quanto sembra uno degli argomenti preferiti dal genere maschile da quando la Creazione fu completata.

Il nocciolo della storia è che Nick (James Gandolfini) e Kitty (Susan Sarandon) hanno rotto. La colpa è di Tula (Kate Winslet), una rossa mozzafiato, sboccata come poche, che ha fatto girare la testa (e non solo) a Nick. Il sesso tra loro è un punto di contatto. Tula sembra vivere la propria sessualità come unico modo per rapportarsi agli altri, soprattutto gli uomini. In parole povere le piace scopare e non se ne vergogna. La crisi però tra Nick e Kitty sembra profonda. Una spaccatura che diventa sempre più grande. Con loro vivono anche le due figlie, più un'altra donna. Le figlie sono fuoriditesta, soprattutto una, i suoi momenti di composizione musicale o di esecuzione dei propri pezzi sono formidabili. Ma come lo sono tutti i personaggi, compresi quelli di contorno. La follia aleggia, la vita si manifesta in  tutta la sua grottesca natura. Gioia e dolore, felicità e amarezza si mescolano in maniera naturale. Ai personaggi (come a tutti noi, del resto) non rimane che tirare avanti, cercare di fare qualcosa, forse accorgersi dei propri errori. Alla fine Nick tornerà dalla moglie (finale un po' troppo scontato?) e lascerà questo mondo a causa del suo vizio per le bionde. Questa volta non le donne, ma le sigarette. Un cancro ai polmoni e come ben sappiamo i giochi si chiudono. Un biglietto di sola andata per l'altro mondo, grazie.

Piccola parte per Chritopher Walken, magistrale come sempre. Una colonna sonora piena di pezzi bellissimi, che spazia da Janis Joplin a Bruce Springsteen, passando per Tom Jones e tutta una serie di canzonette che hanno fatto la felicità degli italoamericani di tutti i tempi.

Lo devo ammettere. Piece of my heart mi dà sempre una scarica di brividi. Turturro la mette anche nei titoli di coda. Io aspetto che le luci in sala si accendano e poi ringrazio.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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