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Intervista con Emilio De Biase

13 min read
Emilio De Biase al suo esordio con “Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings”
 
 
 
Chitarrista d’origini pugliesi classe 1976, Emilio De Biase giunge da una carriera iniziata con i Nox Perpetua, proseguita successivamente con gli Age Of Time. “Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings” è il titolo del suo primo lavoro da solista, uscito il 6 Maggio scorso su etichetta Videoradio. Il nuovo prodotto targato Emilio De Biase, giunge da una dedizione lavorativa che perdura da circa quattro anni, distribuiti tra mixing, mastering e la creazione di un artwork appropriato al concept dell’album. “Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings” riproduce uno scenario innovativo, atto a revocare le sensazioni, le conoscenze e le atmosfere del cosmo, dei misteri più affascinanti dell’universo di cui il genere umano risulta parte integrante, contornato da una miscela ottenuta tra il progressive e la fusion metal, altalenati a fasi più viscerali ed evocative.
Il chitarrista pugliese è alle prese con la preparazione del tour promozionale a supporto di “Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings”.
 
 
Teaser:
 
Press Office:
 
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Emilio. Bellissimo esordio sia da un punto di vista compositivo, sia chitarristico… Quando ti sei avvicinato alla chitarra e come è cresciuta la tua vocazione per questo strumento e per la scrittura musicale?
 
Emilio
Ciao Davide.  Direi che la musica mi ha appassionato sin da piccolo.. Ho iniziato i miei percorsi in questo contesto frequentando Chitarra Classica al Conservatorio Statale di musica “Umberto Giordano” di Foggia con i maestri Giovanni Grano, Riccardo Fiori e in particolare con Sandro Torlontano, frequentai anche alcuni suoi seminari di ricerca musicale e scelta del repertorio; nel contempo studiai teoria e solfeggio con il maestro Cesare Tancredi e armonia con il maestro Giovanni Fiorentino; in seguito partecipai a seminari di Musicologia e Psicologia Applicata alla Musica ed al Musicista con il maestro Fabio Trippetti e a laboratori di studio sulla dodecafonia di Arnold Schönberg, curati dal maestro Giuseppe Fagnocchi… ricordo che ho sempre avuto un approccio positivo con questo magico mondo.. tra l’altro, non mi limitavo a frequentare le mie materie, ma spesso mi infiltravo in auditorium per ascoltare le prove dell’orchestra e stavo là per ore ad osservare e cercare di rapire ogni sfaccettatura, a lasciarmi avvolgere da ogni dettaglio, da ogni emozione.. inconsciamente, come una spugna, stavo assorbendo esperienze ed insegnamenti unici, che mi sarei portato dentro per tutta la vita… ma il giorno che sconvolse il mio modo di concepire la musica e di conseguenza che mi permise di dare una drastica sterzata al modo di considerare la mia vita dedicata al mondo musicale, fu quando ebbi modo di vedere il concerto dell’expo di Siviglia ’92,  avevo 16 anni ed ero arrivato a conoscenza dell’esistenza di Steve Vai, rimanendone ammaliato dal suo estro, dal suo ipertecnicismo, dal suo carisma, dal suo eclettismo.. e fu allora che decisi di intraprendere cinicamente il mio perfezionamento anche sulla chitarra elettrica, cosa che in là con gli anni, divenne poi la mia priorità.. Ovviamente ha avuto un’importanza considerevole il periodo di attività dei Nox Perpetua, band orientata verso il death metal progressive ed io all’interno della band ero voce, chitarra, tastiere, alterated harmonicas, drum programming.  …quello fu un periodo dove si dava giù di brutto in ambito compositivo e ricordo che passavamo giorni dove io con Giovanni Coppola sfioravamo le 10-12 ore a comporre ed in seguito quando allargammo la line-up con Marco Carlucci e Nicola Leone siamo arrivati a fare delle full immersion di 14-15 ore e pensare che ci volavano inspiegabilmente… come se la dimensione spazio tempo fosse alterata!! (..ahah!!) . È ovvio quindi che questo massiccio operato con i Nox Perpetua ha allargato i miei orizzonti, non solo chitarristici, permettendomi di materializzare, di mettere in pratica quanto più dalle mie esperienze di formazione musicale avute in passato e di fonderle con le mie idee, con le mie concezioni…  purtroppo la Band per vari motivi non è più attiva ma a breve ci sarà comunque una lieta nota commemorativa, ossia l’uscita, accordata con la Videoradio, in piattaforma digitale del remastering di “The Eternal Existential Triad” (2001), 3° demo dei Nox Perpetua, con il quale riuscimmo ad avere importantissimi consensi positivi dalla critica, ottenendo numerosissime Top Demo su varie riviste all’epoca note come Terrorizer!, Metal Hammer, Metal Shock, Flash e svariate Webzines… quindi 13 anni dopo, “The Eternal Existential Triad”  avrà la possibilità di diventare una produzione discografica a tutti gli effetti.. perlomeno è, come dire.. dargli il merito di avere una “degna sepoltura”.
 
Davide
Nel booklet hai usato delle fotografie molto belle e suggestive dello spazio o care al genere  fantascienza (per es. la mitica DeLorean di Ritorno al futuro) per illustrare titoli e testi che rimandano a un viaggio cosmico o nel futuro. Perché “Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings”…? Allude tra l’altro, con gioco di parole, alle stringhe cosmiche (cosmic strings)? C’è un tema in particolare o un concept che attraversa questo lavoro?
 
Emilio
Si Davide, il booklet all’interno riporta citazioni ed illustrazioni in modo da permettere all’ascoltatore una migliore proiezione, una maggiore immedesimazione, un immaginario più efficace… il contesto musicale trattato, riproduce uno scenario innovativo,  cercando di descrivere in musica le conoscenze e le atmosfere del cosmo, traducendo in note i misteri più affascinanti dell’universo, di cui il genere umano risulta parte integrante.. Decisi di realizzare un concept album che come tema mettesse in evidenza per l’appunto tutto ciò… ed ecco il perchè del titolo “Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings”,  forsennata voglia di fare questo surreale “viaggio interplanetario”, semplicemente “a bordo di una 6 corde”..
 
Davide
Presentaci i musicisti presenti in questo tuo lavoro. Chi ti accompagnerà in tour?
 
Emilio
Per la realizzazione di questo disco me ne sono occupato personalmente a 360 gradi… Ho suonato tutti gli strumenti presenti e ho curato la composizione di tutte le musiche e l’intera registrazione, dal mixaggio al mastering…  non per presunzione, ma semplicemente perché avevo le idee chiare su ogni cosa da fare con gli strumenti e sulle varie sonorità da riprodurre. Per quanto riguarda la possibilità di divulgare al meglio il mio lavoro in tour attraverso dei live, degli showcase o dei clinic, sto mettendo in piedi il repertorio di “Interplanetary voyage aboard a six strings” con dei session man, Giuseppe Andreola al basso e Vittorio Schiavone alla batteria, per il resto mi avvarrò dell’uso di sequencer, la complessità e ricercatezza dei suoni tastieristici spesso sovraincisi, renderebbe difficoltosa la reclutazione di un solo tastierista, in più ci sono spesso diverse chitarre ritmiche presenti..
 
Davide
Le tue chitarre e i tuoi amplificatori preferiti?
 
Emilio
Le mie chitarre preferite sono senza ombra di dubbio le Ibanez… fra tutte sono quelle che nel corso del tempo mi hanno soddisfatto maggiormente e aiutato a farmi tirare fuori quello che cercavo, quello che volevo.. riguardo agli amplificatori… beh… avere una GT8 della Boss ti proietta verso un’infinità di soluzioni strabiliante attraverso la tecnologia dei cabinet simulator.. se ci si cimenta in un uso pazientevole e meticoso si possono tirare fuori sonorità sbalorditive! Se dovessi fare una obbligatoria di amplificatori vera e propria, salverei almeno il Peavy 5150 e il  Vox AC30, di questi non riuscirei proprio a farne a meno.. ma se c’è qualcosa da cui non riuscirei proprio a separarmi, ripeto, è la mia  Boss GT8!!
 
Davide
Quali chitarristi hai ammirato e ammiri tuttora tra i più grandi? Come riscriveresti le prime dieci posizioni di Rollin Stone?
1.            Jimi Hendrix
2.            Eric Clapton
3.            Jimmy Page
4.            Keith Richards
5.            Jeff Beck
6.            B.B. King
7.            Chuck Berry
8.            Eddie Van Halen
9.            Duane Allman
10.         Pete Townshend  
 
Emilio
Beh le riscriverei completamente salvando i grandi Van Halen e Hendrix… è da dire che la mia estrazione stilistica si rifà ad altro rispetto a i nomi menzionati, innanzitutto nella mia classifica non si tiene conto di popolarità e fama raggiunta ma solo di estro, creatività e ricchezza di bagaglio musicale:
1 Steve Vai
2 Greg Howe
3 John Petrucci
4 Vinnie Moore
5 Jason Becker
6 Brian May
7 Jimi Hendrix
8 Eddie Van Halen
9 Nuno Bettencourt
10  Andy Timmons
 
Davide
Anche se la tua chitarra solista non ne fa sentire affatto la mancanza (melodicamente grande in “Memories of Life” o in “Aidil’s Sky”), perché hai preferito un album strumentale?
 
Emilio
Ti ringrazio per il complimento! Sai.. perchè secondo la mia opinione un disco per chitarra solista deve rimanere tale.. realizzare un disco per il genere guitar hero dovrebbe mantenere un architettatura strutturata sulla chitarra come riferimento portante… ad esempio come in dischi monumentali che hanno condizionato il mio modo di pensare e valutare tale cosa: Passion & Warfare di Steve Vai, Surfing with the alien di Joe Satriani e tanti altri della discografia di questi ultimi e di Joe Tafolla, Jason Becker, Greg Howe, Andy Timmons, Michael Angelo, Vinnie Moore, Michael Lee Firkins… gli stessi John Petrucci, Michael Romeo e Kiko Loureiro per esempio, pur appartenendo a delle band progressive metal rispettivamente come  Dream Theater, Symphony X Angra, hanno realizzato i loro dischi solisti in maniera totalmente strumentale.. essendo maggiormente questa la mia “stirpe” appartenenza, mi sento più in linea con il loro modo di operare e quindi di avere come ottica l’idea di avere una discografia solista, anche futura, con la chitarra  come “voce”.
 
Davide
Nel tuo modo di suonare la chitarra c’è un virtuosismo ben calibrato, che serve tanto all’effetto quando serva, tanto a una melodia pulita, a un contrappunto di linee melodiche che si combinano in modo mai banale. Ottimo davvero anche il lavoro armonico, nonché della struttura ritmica complessa e insolita (per esempio in “Inevitable Milkomeda”, molto vicina agli schemi del math rock). Cos’è per te il giusto virtuosismo?
 
Emilio
Allora… vorrei precisare che la tecnica è un mezzo che occorre per poter esprimere delle idee …idee che però bisogna avere..!! Altrimenti si esprimono semplici esercizi sul manico! È necessario quindi avere gusto, buon senso… La cosa davvero preoccupante, è che sempre piu sovente, il musicista più  tecnico, più virtuoso, viene considerato come “il pagliaccio” di turno che fa sweep picking e tapping ovunque, etc etc… A me sembra più la classica critica forzata a ciò che non si ha, magari perchè non si hanno i mezzi per acquisire tutto ciò… In realtà secondo il mio punto di vista essere un Musicista con la M maiuscola, significa essere in possesso prima di tutto di tanta umiltà e pazienza, il giusto cinismo e poi di un bagaglio tecnico il più ampio possibile, nonchè avere una conoscenza armonica che vada fuori dalle righe, per poi poter ponderare le scelte giuste al momento giusto, che sia la composizione o l’improvvisazione.. ovviamente è d’obbligo essere dotati di una creatività pazzesca ed un orecchio musicale supermegagalattico!!!!!
 
Davide
Un esordio lungamente preparato e cesellato in quattro anni. Che significato ha avuto per te, per questo tuo lavoro solista d’esordio, l’incontro con Videoradio e Beppe Aleo?
 
Emilio
Beppe Aleo è davvero una persona innanzitutto umile e poi è di una gentilezza unica!! Stimo in modo eccezionale Beppe, perchè nessuno ha avuto la volontà e soprattutto il coraggio qui in Italia, di andare in una direzione discografica fuori dagli stereotipi, valorizzando in sostanza scelte orientate principalmente verso la musica strumentale. Quando nel 2009 arrivò il contatto della Videoradio fu per me una situazione inaspettata, lo ammetto, la cosa mi lasciò sorpreso e mentre leggevo la mail su myspace non credevo ai miei occhi.. anche perché arrivò in un momento della mia vita di abbattimento totale, le mie speranze di un contratto discografico con un’etichetta di spessore musicale erano ormai accantonate, anche a causa della debacle avvenuta con i Nox Perpetua, dopo esserci spinti così tanto ci aspettavamo qualche svolta importante, che purtroppo non arrivò e fra varie cause subentrò lo sconforto totale e accantonammo ogni speranza. La chiamata in causa di Beppe Aleo risvegliò in me quello spirito guerriero che avevo frenato e, come un vulcano che si risveglia dopo anni di quiete, mi rimboccai le maniche con estrema euforia ed entusiasmo, rimettendomi a lavoro sulla composizione di nuovo materiale e soprattutto per chitarra solista, assecondando così il mio più grande sogno..
 
Davide
Come sempre diceva Doc, se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato? Cosa ti ha incoraggiato e cosa ancora ti incoraggia sulla strada della musica?
 
Emilio
Per farla breve reputo la musica più importante della mia vita stessa, perciò mi consacrerò ad essa per il resto della mia esistenza ad ogni costo…
 
Davide
Tra i titoli, Olber’s paradox… Il Paradosso di Olbers ha il seguente enunciato: come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l’infinità di stelle presenti nell’universo? Una dibattuta curiosità divenuta solo più storica, non più un paradosso, da quando è stato acclarato che questa è una conseguenza perfettamente prevedibile sapendo che il nostro Universo è sì ricco di galassie in tutte le direzioni, ma la sua “storia” è finita, sia in termini temporali che in termini spaziali.  Qual è invece la tua ipotesi più “allegorica”? Perché, nonostante tanta luce (e forse tanta vita) nell’universo siamo così immersi nel buio e nella solitudine, per esempio?
 
Emilio
Grande Davide! Sei stato molto esauriente, con la tua ultima definizione hai afferrato al volo il messaggio allegorico del brano…
 
Davide
Dal momento che abbiamo ancora tempo, 4,8 miliardi di anni prima che il nostro Sole esaurisca idrogeno,  dopo di che esso evolverà in una mortale gigante rossa, cosa prepari per il futuro?
 
Emilio
(hehe!! Ironia davvero a tema direi…) Vedi Davide, vorrei proseguire i lavori per la produzione di un mio metodo didattico, al quale, in verità, già avevo iniziato a lavorare da un po’… ma la dedizione al mio disco solista e le altre attività musicali parallele, hanno assorbito ogni briciola del mio tempo a disposizione, ma per il momento voglio dedicare la maggior parte dello spazio possibile a veicolare per il meglio “Interplanetary voyage aboard a six strings”, dato che ho investito davvero tante energie mentali e fisiche, considerando il tempo che ho dedicato, credo sia la cosa a cui dare maggior attenzione… poi, con calma, ci sarà tempo e testa per realizzare il metodo didattico. Inoltre, dopo l’uscita del disco è arrivata per me un altra grande svolta, ossia l’entrata ufficiale nella “famiglia” di Carlo Porfilio, fondatore de “Il Paese della Musica”, Accademia Nazionale di alta formazione musicale, che, dopo il successo che sta riscontrando “La casa del Batterista” con le sue circa 50 sedi in tutta italia, ha deciso che è arrivato il momento di allargare gli orizzonti anche con “La Casa del Chitarrista Elettrico” ed io sarò insegnante, con grande orgoglio, nella prima sede Pugliese.. presto ci saranno aggiornamenti relativi all’ufficialità della sede, con informazioni varie e poi si potrà finalmente dare il via alle iscrizioni, la cosa che mi rende ancor più felice è che ci sono già delle prenotazioni e questo è davvero un segnale importante per un inizio nel segno dell’ottimismo.. in quanto a produzioni discografiche è ovvio che la mia “navicella spaziale  a 6 corde” va avanti in maniera supersonica e sicuramente potremo aspettarci un seguito  a questo mio concept, o forse un cambio rotta drastico e indirizzare verso altri temi, magari “esplorazioni su terra ferma” chissà! Questo è da decidere e valutare, ma come tu stesso hai detto c’è ancora tempo e perciò godiamoci un po’ il presente.. Tra l’altro, come già detto a settembre c’è il remastering edito per Videoradio, su piattaforma digitale di “The Eternal Existential Triad” targato 2001, dei Nox Perpetua e presto inizieranno i lavori per il secondo album degli AGE of Time, pop-rock band  capitanata da me ed Antonio Schiavone e successivamente con The Ethereal Room, band formata da me e mia moglie Lidia Zitoli, indirizzata verso l’Ambient, l’elettro-gothic, drum’n’bass, il tecno-death ed il progressive extreme.. 

Davide
*La musica pulisce l’anima dalla polvere della vita di ogni giorno”, scrisse il poeta Auerbach. Cos’è per te la musica? 

Emilio
La musica è un’arte, e come tale ha bisogno di evoluzione, contaminazione e continuo rinnovo. Voi tutti lettori siate vogliosi di andare alla continua ricerca di buona musica, siate di mentalità aperta e accantonate i pregiudizi di genere. Siete la nostra sola forza, quella che può alimentare, mantenendo viva, la macchina riproduttrice della musica di qualità, comprando dischi, riviste, andando ai concerti… Inoltre vorrei invitare i lettori a supportare la mia pagina facebook qui seguente:

https://www.facebook.com/emilio.debiase 

…e per chi fosse interessato all’acquisto del  CD autentico, informo che è acquistabile sul catalogo Videoradio direttamente dal sito, su Ebay, oppure inviando una semplice email all’indirizzo seguente: emilio.de.biase@gmail.com  fornendo indirizzo di spedizione e modalità di pagamento, specificando se Paypal oppure Bonifico Bancario, ed in questo caso verrà fornito il codice IBAN… e verrano specificati i costi, comprensivi di spese di spedizione (spedizione combinata per un numero maggiore di acquisti). Mentre in Digitale è acquistabile su Itunes, Amazon, Google Play,qobuz, aii seguenti link: 

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http://www.qobuz.com/album/interplanetary-voyage-aboard-a-six-strings-emilio-de-biase/3610156150718 

A voi di Kult Underground va il mio sentito ringraziamento per avermi dato modo di fare questa gran bella chiacchierata!! E ai carissimi lettori..  Keep’on rockin’!!!!! 

Davide
Grazie e à suivre.

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