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2011
12
Ott

Il canto della terra - Uccio Aloisi

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avvertenza di Luigi Chiriatti e Sergio Torsello
presentazione di Ivan Stomeo
con contributi di Milena Magnani, Sergio Torsello, Antonio Melagri, Teresa De Sio, Flavia Gervasi, Pierfrancesco Pacoda, Daniele Durante, Antonio Calsolaro, e Luigi Chiriatti
Kurumuny (Lecce, 2011), con cd, pag. 88, euro 15.00
 
Una rete di soggetti culturali pugliesi e di rilevanza nazionale, ma un giorno aggiungeremo magari internazionale, hanno contribuito a omaggiare con l'editore di Kurumuny una delle figure più importanti della musica popolare salentina, Uccio Aloisi, scomparso nel 2010. Che in vita solcò il palcoscenico con artisti del calibro di Stewart Copeland, Manu Chao e Buena Vista Social Club. Ma soprattuto il palco della strada raccontata dalla presenza infinita della gente. Al suono della sua terra letta e narrata col tramite delle sue invenzioni: "... Sulla finestrella tua vorrei venire / sulla tua bocca ti vorrei baciare / fiori di tutti i fiori / vorrei volare. / Oh quante stelle / vieni Giginu miu vieni a contarle / le pene che mi dai son più di quelle / fiori di tutti i fiori / oh quante stelle (...)", (da Vorrei volare); e pensiamo si possa facilmente "tradurre" il senso delle parole, oltre che trasformare il leccese in lingua, come si suol dire, quando serve, e da questi stornelli d'Aloisi comprendere il senso retorico e ugualmente antiretorico che l'Aloisi dava alle sue composizioni. A testi che metteva in musica, che cantave e/o ballava. Perché, inoltre, Aloisi accompagnava i colori delle sue strofe spesso suonando, ovviamente, il tamburello delle pizziche e delle tarante. Non a caso, infatti, l'autobiografia d'uno degli artisti figli del popolo e rappresentante sempre del suo popolo, ristampata qualche anno fa e uscita già nel 2001, era titolata "I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare" - edito presso Aramiré. Questa nuova opera nata dalla accanimento di Kurumuny che sta diventando uno dei punti di riferimento meridionali per la valorizzazione della memoria del Sud, in specie di quella salentina, ovviamente molto sottolineata con uscite che sanno oggi di Aloisi e ieri, per esempio, di Dario Mucci, questa biografia sentimentale e artistica titolata naturalmente "Uccio Aloisi", e ricordata anche con la specifica dolce e forte "Il canto della terra", non è solamente un abbraccio dunque al cantore di Cutrofiano. Certi, infatti, la chiameranno operazione culturale, intervento intellettuale, ricerca pura. Senza sbalgiare. Eppure, e lo si vede attraverso le testimonianze degli artisti che hanno scelto di firmare un pezzo del Lavoro, riuscire a pubblicare – con la partecipazione necessaria dell'Istituto Carpitella e Sud Ethnic – pubblicazione cartacea più cd, dove l'album era 'appendice' che difficilmente si sarebbe potuta sostituire, significa essere certi, dimostrandolo concretamente, che si deve seguire la strada del "recupero delle tradizioni". Perché non basteranno le nottate tarantate, per giunta molto frequentate da decine di turisti massificati che al rientro nel lavoro si scorderanno delle parole e delle musice, con i loro valori, registrate all'occasione. Ci sono tanti cantori, dei quali la maggior parte al richiamo della fine anagrafica stanno comunque in fase di passaggio ad altra storia, tra il salento e la capitanata. Entro il leccese e il foggiamo. Ma non solo. La registrazione contiene un'intervista ad Uccio Aloisi suddivisa in tre momenti. Da un incontro datato anni Settanta. Mentre grazie a quella rilasciata a Chiriatti nel 2001 e ripresa nel testo del libro, sentiamo l'Aloisi appassionato di danza scherma (data di nascita primo ottobre millenovecentoventotto) che come se rispondesse al mercato del turismo griffato tra le altre cose dice – in riposta a: Ma tu hai mai suonato per qualche tarantata?: "Ma quale tarantata, non dare retta alle dicerie che ci sono tarantate. Dicono che si usava prima, che venivano punte le donne che andavano a raccogliere le spighe e via di seguito, ma ora dove stanno più le tarantate".   
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
MAIL: nunzio8@msn.com
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