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La Sonnolenza delle Cose – Fortuna Della Porta

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LietoColle 2010 
 
Nata a Nocera Inferiore (SA) e romana diadozione, Fortuna Della Porta ama definirsi cittadina del mondo. Laureata in Lettere,con assidue incursioni nella filosofia, è stata per alcuni anni insegnante. Scrittore,poeta e critico letterario, crede fermamente nel riscatto dell’uomo attraverso l’artee confida in un venturo Rinascimento. Infaticabile, suoi articoli e saggicompaiono con regolarità sui maggiori periodici sia cartacei che on line,presidente dell’Associazione Culturale “Le Mele-Grane” con sede a Roma, è allasua quinta pubblicazione in poesia.
Ciò detto, attese la qualità del lavoro el’amabilità della persona, la circostanza che ce la rende particolarmente cara eper la quale con immenso piacere oggi la presentiamo è che lei ha abitato, trail 1987 e il 1990, nella nostra città, a Trapani, e che tuttora, per sua esplicitaammissione, continua a “portarsi dentro le indicibili bellezze dell’Isola.”
Rosso di sera del 2003, Diario di minima quiete del 2005,Io confesso del 2006, Mulinare di mare e di muri del 2008 sononell’ordine le sue precedenti pubblicazioni. Ad essi bisogna aggiungere, per laprosa: Scacco al re del 2006, una pièceteatrale, nonché Ritratti del2007, e Labirinti del 2008,racconti.      
Rosso di sera, asserisce MonicaCito, è “un diario intimo scandito sul ritmo di un anno. Ci imbattiamo in unverso talora brusco, spesso inatteso, attento a scrutare la realtà nelle sueingiustizie e disuguaglianze, partecipe degli esclusi e delle contraddizionidel mondo contemporaneo, ma anche curioso di ogni forma creata e tenaceascoltatore delle irrisolte domande dell’umanità”; in Diario di minima quiete, sostiene Giuliana Lucchini, “siazzardano parole insolite accanto a un ripescaggio di terminologia più antica. Nonc’è elegia, niente passaggi risaputi; piuttosto, passaggi d’arte figurativa,visioni d’autore. Occhieggiano Dante, forse John Donne, Dylan Thomas. Si cerca qualcosadi forte e di diverso che esiste: la parola perfetta”; quanto a Io confesso, rileva Gino Rago, “lapoesia di Fortuna Della Porta scava nei recessi oscuri dell’animo umano erivela – in un’accettazione montaliana della fragilità del nostro destino – inostri limiti, le nostre miserie, le piccole nostre morti quotidiane, spessosenza riscatti né resurrezioni. Riesce, così, a farsi unguento e resistenzacontro la violenza universale, lo sgomento cosmico, la corruzione dellacoscienza”; “L’essere, il suo destino e in mezzo la metafora del mare comerappresentazione di una dimensione spazio temporale ineffabile, del troppovasto per essere compreso ma che tuttavia vene intuito come destino ultimo checi assorbe e in lui ci discioglie. In questo modo – assevera Gianmario Lucini aproposito di Mulinare di mare e di muri –il mare viene quasi antropomorfizzato e l’io poetico finisce colcon-fondersi, anche fisicamente, con il mare stesso, in una sorta di continuirimandi, quasi una fusione che ruota intorno a domande anch’esse cangianti. Ilrisultato è una specie di altro mondo; un mondo vuoto, sguaiato … una sorta dibizzarra deformazione del reale, avvertita nella dimensione spirituale e anchein quella sensoriale.”     
Tra le altre numerosissime testimonianze sull’operadi Fortuna Della Porta riportiamo: Luca Benassi: “Un linguaggio sovrabbondante,mai minimalista o quotidiano. Se da una parte la scrittura viene posta comeelemento di necessità, dall’altra viene messa in dubbio la sua capacità diesplorare la realtà, di uscire da un relativismo determinato e da una crisisoggettiva dell’io lirico”; Maria Teresa Ciammaruconi: “Accostarsi all’universodi Fortuna Della Porta significa abbracciare la dismisura, significa salire suun treno veloce che ha fretta di raggiungere i limiti estremi della galassiaper rientrare comunque a sferragliare nel cuore di lei eternaprotagonista-testimone”; Ilaria Dazzi: “Non smette mai di privilegiarel’elemento creativo, di ordire uno stupore … in una ri-scoperta poeticacostante”; Franco Salerno: “Una meta-poesia, cioè poesia sul ruolo e sul sensodella poesia, un interrogare la poesia su come la poesia stessa a sua volta siinterroghi sulle grandi questioni dell’esistenza.”
Paola Lucarini preferisce soffermarsi suiracconti: “Si attende con ansia la fine, l’epilogo che giunge fulmineo esorprendente. L’esistenza si gioca sul piano della assoluta precarietà. Lanostra progettualità personale di vita, organizzata spesso con cura meticolosa,per un quid dell’imponderabile deraglia e assume un aspetto a volte drammaticoo addirittura mostruoso da noi non più controllabile”; mentre sui Ritratti registriamo: sono “racconti inbuona scrittura, coinvolgenti, ben definiti dove l’ironia, il reale e ilsurreale si tengono per mano in un unico grande affresco dell’umanità. Caso erazionalità sono sempre in primo piano e la fisionomia dei personaggi, spessodeformi di segreti e psicologie estreme, si perde in un girare a vuoto nelproprio mondo. Il finale conduce sempre a un altrove, paradossale, impensabile,mai atteso.”
Tratteggiatene, per sommi capi, la figura ele precedenti opere, affrontiamo, dunque, lasonnolenza delle cose.
Lacopertina, il peso della carta, il carattere, le sue stesse dimensioni sono ilviatico di un libro. Quanto più ne condividiamo tali esteriori elementi, quantopiù il volume ci piroetta agile tra le mani, quanto più gli occhi ne risultanoappagati, tanto più ci accosteremo ad esso di buon grado. A pieni voti superatigli esami di facciata (seducente, in copertina, l’immagine del mitico Endimionein drappo rosso che, addormentato, attende la visita della Luna) e i filtricirca la gradevolezza fisica, accingiamoci a penetrare la sostanza del volume,che consta di circa centodieci pagine e di sedici testi.
Centodieci pagine per sedici titoli: Poemetto di colore scuro, Tra cielo e terra, Levie dell’anima, Ad Ana Politkovskaja, Ad Assunta Finiguerra che mi chiamòamica, A Giuliana Lucchini, Dal mio scrittoio, Malferma, Tregua, Principio, Ilmito (Icaro), Minotauro, Donne di meraviglie (Cassandra), Monologo, Disparità,Commiato … si comprende all’istante che i componimenti non sono, percosì dire, di breve respiro. In verità bisogna considerare che quattro di essisono preceduti da una iscrizione, di cui diremo nel prosieguo, quasi a volerne anticiparela materia e di fatto sono, come talvolta già nel titolo dichiarato, dei veri epropri poemetti: Poemetto di colore scuro,Tra cielo e terra, Le vie dell’anima,Disparità; per contro: Ad Ana Politkovskaja, Ad Assunta Finiguerra chemi chiamò amica, A Giuliana Lucchini, Tregua, hanno più contenuta estensione.
Lucio Zinna, con l’acutezza che gliriconosciamo, in prefazione scrive che lasonnolenza delle cose appare intesa a misurarsi con i grandi temi dellapoesia di ogni epoca e latitudine. E soggiunge: “Delle cose la poetessa mira apercepire le essenze. E mira soprattutto a cogliere il senso di noi stessi. Comprenderechi siamo è l’obiettivo. E la poesia, in cui il significante si pone adsubstantiam acti, si fa sentiero a tale ricerca, secondo i parametri che lapoetessa chiama “le vie dell’anima.” Colpisce, in Fortuna Della Porta, il mododi risolvere liricamente argomentazioni e narrazioni, in un variegato, spessoinconsueto gioco di metafore. Immagini della realtà di ogni giorno sonoinvestite da bordate surreali trasfigurandole e facendole apparire come insospensione. In un singolare capovolgimento dell’asse, non è il soggetto avedere scorrere il tempo, ma è questo che, impietoso nella sua acredine, “guardapassare” quegli. Dalla contemporaneità giunge l’istanza di una attualizzazionedi mitologie bibliche, greco-romane, orientali: l’Eden, Icaro, il Minotauro,Cassandra.”
Giorgio Linguaglossa, nella sua recensionedel libro, osserva: “Il complesso discorso metaironico e conviviale di FortunaDella Porta si snoda in un piacevole “parlato” che si dirama in un deltalinguistico attraverso le frattaglie e le miniature, i risvolti della cronaca ei richiami al tempo mitico, il tutto emulsionato e agitato all’interno dellaclessidra della contemporaneità. La scrittura procede per contaminazione ecommistione, immersione-emersione nelle (e dalle) faglie del “parlato”,adottando ed ereditando di questo il calco mimetico, con tutto ciò che diirregolare e di transitorio ne consegue.” E Ivano Mugnaini, dal canto suo,soppesa: “C’è il gusto serio e divertito, profondo senza mai risultare pedanteo artificioso, dell’invenzione e della variazione sul tema. Alterna versi brevie lunghi, metafore piane e accostamenti estremi, acrobatici, mai per il gustodella scena, ma piuttosto per dare forma di parole e di suono ad una esuberanzache è ricerca di quel significato ulteriore che si trova nella magia arcanadelle cose, in quello spazio fra sonno e veglia, comprensione e meraviglia.”
Perdarvi riscontro della bontà delle affermazioni degli illustri letterati appenaevocati, andiamo a ricercare ed estrarre dal testo, invitandovi magari ascovarli in seno ad esso, taluni degli esiti maggiormente felici per formulazione,per estro inventivo, per suggestione: il tempo: / giorni / che stramazzano; lafalce della notte … procede a ritroso, / col nero ai fianchi / che infittiscein continuazione; il sogno è l’interregno / che … tarda a calare sui gesti /che non vorrebbero concludersi mai; le stazioni … dividono il pianto, / separanodita intrecciate. / Talora rubano un soldato; l’autunno delle giunture / ha il medesimopasso ferroso / della luce che si accorcia; È l’ago / delle cose avute e date,/ attimi o anni di cristallo o di sale, / a cucire l’abito da viaggio; Prima dimorire, almeno capire … il significato di me così inutile e cieca / ostinata alrespiro; Doppia: / come l’albero / culla e bara, / il fuoco, insieme, / rosso enero; soprattutto il poeta / veglia sul mondo; la parola del poeta diffonde, taloracommuove, / ma di rado è lega dura / da spezzare le catene e convertire; Icarosi libra negli aghi del sole che lo perderanno.
Fascinosi, altresì, certi passaggi onirici:scalza / su un deserto pulito come uno spillo / sto per raggiungere / in questanotte fatata / ogni accampamento, / col lungo viaggio del cammelliere … lasera muore ignorandosi … e la mia ovatta … ha peripli cremisi, occhi di bistro/ ove la conduce la fantasia.
Tra le architetturemesse in campo, poi, da Fortuna Della Porta, fa capolino un argotitaliano-francese, che sfoggia espressioni e termini quali: hors du temps,au cheval, rien!, déjeuneur, l’homme m’a vue, sousla rue étrangère, s’il vous plaît, je braille.  
Ma la poesia di Fortuna Della Porta dispiegaaltri contenuti e corrispondenti altre soluzioni che vale la pena di vagliare, alfine di appurarne l’ampio spettro delle realizzazioni.
Ne segnaliamo, qui, alcuni su questioni dinatura personale, sentimentale e sociale, sottolineando che non necessariamentel’io poetico e l’io autobiografico debbono coincidere: un amante segnò su di me/ il suo piacere / ripetutamente / come una vittoria o un diritto. / Nondomandò: io piansi. / Mi fece scorrere sulla nuca cera bollente; d’improvvisoun frullo / nella mia testa avanza / che lascio a sgranare / il tempo acre chein solitudine / mi guarda passare; ancora oggi / sottomessa / al pesodell’incerto / al pessimismo della ragione / alla finitudine; di Cettina eMaria mi coglie un rimpianto tardivo / in punta di penna / ma non soimmaginarle se non segnate da rovinose maternità / e mani consunte dalleasperità del dovere; l’umanità negletta o sfruttata / possiede solo quellespine, / ha scarpe di cartone / per vedersela con gli scogli / e di solito siabbevera di acqua salata; che si dica / clochard, homeless, barbone / si parladi fughe; riprendere la strada / almeno / per portare in salvo / la fame di unbambino.
Accanto a tali avanzate esecuzioni sonoparimenti presenti, nel segno viceversa della tradizione letteraria, filastrocche,cantilene, scioglilingua, con rimbalzi di rime, di assonanze, di omofonie, conle quali si cerca, giusto nella apparente lievità, di ottenere l’attenzionedell’altro, di veicolare il proprio messaggio, di attrarre il lettore sulterreno di argomenti nondimeno estremamente seri:
erba-caverna / caverna-magenta / magenta-lucente/ magma e semente; dolcetti scherzetti fumetti … labia visi rifatti / bigottinel pozzo dei matti / botox per rughe di ratti … e abiti per mondi di fiaba / invendita un tot la pelle / nella terra delle cose belle … Pizie pizzi pazzipizze / banchetta chi è sazio / digiuna chi ha fame / in terra a furor direclame. / Nella Casa del Parapiglia / si ciarla a tutta briglia / dietro vienechi arranca / e ciurli chi me ne striglia.    
Una speciale menzione meritano due testi,entrambi assai belli: il primo dedicato ad Ana Politkovskaja (peraltrolaureatasi con una tesi sulla poetessa Marina Cvetaeva), la giornalista russaassassinata nel 2006 nota per il suo impegno in favore dei diritti civili; ilsecondo ad Assunta Finiguerra, una tra le autrici dialettali italiane più amatedell’ultimo decennio, scomparsa nel 2009. I testi meriterebbero ambedue diessere riprodotti per intero; valgano tuttavia per essi, solo a mo’ di esempio,dei concisi rispettivi stralci: Anna dimostrò … che un cencio di denuncia /aiuta ad asciugare una piaga … ma neanche una volta / un fucile uccide laverità e l’onore; Certe bocche parlano col fuoco. / Hanno nella parola braci /nella penna lume di torcia / nel cuore / il giuramento indissolubileall’incendio dell’arte / asservito all’umiltà. / A tale fuoco si struggono ipoeti.   
Si è fatto cenno dianzi a delle iscrizioni.Ebbene eccone degli scampoli: “Per quanto tu possa andare, viaggiatore dellesette lune, delle sette tuniche, delle sette fiasche di lacrime … neanche …canuto e il piede carico d’anni … neanche allora giungerai ai confini dellaterra”. Campeggia il rimando al numero sette, cifra che ha una spiccata accezionesimbolica; tra il sacro e il profano, alludiamo solo: ai peccati capitali, aiveli della danza di Salomè, alle meraviglie del mondo antico, ai giorni dellasettimana, alle vite di un gatto, agli anni di studio “matto e disperatissimo”di Giacomo Leopardi, ai nani di Biancaneve, alle note musicali, ecceteraeccetera; “La morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi cisiamo, la morte non c’è e quando essa sopravviene noi non siamo più”. Epicurolibera così l’uomo dalla paura della morte; “Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tuche desideri sondare gli Arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentrote stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori lemeraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te sitrova occulto il Tesoro degli Dei. Oh! Uomo conosci te stesso e conoscerail’Universo e gli Dei”. Questa iscrizione sovrasta il tempio dell’oracolo diDelfi, l’oracolo più importante di tutto il mondo greco, il cui santuario erachiamato “ombelico del mondo”; “I fatti non cessano di esistere solo perché noili ignoriamo” è una asserzione di Aldous Leonard Huxley, scrittore britannico,1894 – 1963 (il 22 Novembre, lo stesso giorno in cui morì John F. Kennedy),famoso per i suoi romanzi di fantascienza, da molti reputato “il padrespirituale” del movimento hippie.  
Sembrerebbero adombrarsi, specie da questeultime notazioni, degli intenti pedagogici nella produzione della Nostra. Probabilmente,sì, in parte essi vi sono. Ma lo spirito vero, profondo, non crediamo sia quellodi prevaricare il lettore, di calare dall’alto un monito perché questi ne traggapedissequamente una lezione, di far scivolare fra le righe la sua mission;prevale piuttosto il sano proposito di trasferire al lettore quelle esperienze,unicamente perché questi possa compiutamente e liberamente meditare su di esse.
Raffinata accumulazione di esiti, accurata sceltalessicale, ampio potenziale semantico, elevato spessore lirico: una sorta dirincorrersi di immagini, alla quale non è estranea la propensione filosoficadell’Autrice, che vanno a comporre il puzzle screziato della nostra esistenza.
Sonnolenza è, per definizione, lo “stato ditorpore provocato da bisogno e voglia di dormire”; per estensione, lo “stato diinerzia, di torpore spirituale, di inattività.” E, cioè, la svogliatezza, lapigrizia, l’abbandono.
E allora, per quanto sopra esposto, iltitolo, siamo convinti, è da intendersi quale una bella e buona provocazione, chemira giusto ad ottenere l’effetto contrario alla sonnolenza e si ricollega dunquedirettamente alle fondamenta del suo pensiero, ovvero all’agognato “riscattodell’arte”, al prossimo Rinascimento che lei agogna verrà.

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