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Intervista con Laura Catrani

15 min read

“Vox in bestia” ovvero “Gli animali della Divina Commedia” è un progetto per voce sola di Laura Catrani con musiche di Fabrizio De Rossi Re, Matteo Franceschini e Alessandro Solbiati. I testi sono di Dante Alighieri con un commentario poetico di Tiziano Scarpa. Il cd è stato pubblicato da Stradivarius nel 2022.

Fabrizio De Rossi Re (1960)

Vox in bestia – Inferno (2021)

INFERNO

Canto I: Tre fiere

Canto III: Vermi, vespe, mosche

Canto V: Storni, gru e colombe

Canto VI: Cerbero

Canto XIII: Cagne nere

Matteo Franceschini (1979)

Vox in bestia (2021)

PURGATORIO

Canto VII: Astor

Canto XIV: Botoli

Canto XV: Agnel

Canto XVIII: Ape

Canto XXV: Cicogna

Alessandro Solbiati (1965)

Animalia (2021)

PARADISO

Canto I: Aquila

Canto VI: Colubro

Canto XXIII: Augello

Canto XXIV: Agnello

Canto XXV: Pellicano

Mi occupo di repertorio a voce sola da molti anni, quando giovane studentessa in Conservatorio a Milano ho affrontato Sequenza III di Luciano Berio, diventata presto il mio “cavallo di battaglia”.

Alla base di questo repertorio ci sono uno studio rigorosissimo, capacità tecniche e intuizioni musicali. I compositori stessi, a cui commissiono nuovi pezzi, devono conoscere la mia vocalità e le mie inclinazioni; la musica cucita sull’interprete riflette la sua unicità, e il canto, sempre di più, oggi, attinge alle risorse personali, mettendone in luce attitudini musicali e teatrali.

Il mio primo concerto destinato al canto senza accompagnamento, Vox in Femina, nel quale ho riunitto alcuni dei grandi compositori del Novecento e del presente, nasce nel 2010. Vox in bestia ne è il naturale proseguimento e anche un caso editoriale di progetto per voce sola, in cui l’interprete è essa stessa ideatrice, produttrice e leader.

L’idea prende vita nel 2020, in piena pandemia. Stavo immaginando un nuovo progetto per voce sola, e mi sono imbattuta nell’universo degli animali fantastici e dei bestiari medievali. Contemporaneamente mi stavo anche interrogando sull’anniversario di Dante, ormai molto vicino. Ed ecco che è scoccata la scintilla: avrei potuto dare vita ad un vero e proprio bestiario dantesco, una sorta di ricognizione sugli animali reali e fantastici della Commedia, visti e percepiti attraverso il prisma della mia voce.

Ho convocato al mio fianco i compositori Fabrizio De Rossi Re, Matteo Franceschini e Alessandro Solbiati, e ho chiesto loro di comporre, ispirati dalle terzine dantesche che parlano di animali, ciascuno cinque brevi brani per voce sola, secondo il loro stile, la loro personalità e la loro sensibilità.

Accanto alla loro musica doveva intrecciarsi una linea narrativa di una voce autorevole della letteratura italiana dei nostri giorni. Tiziano Scarpa mi è apparso lo scrittore perfetto, immaginifico e nello stesso tempo radicato e concreto, al quale ho chiesto di scrivere una sorta di commentario, in forma letteraria, ai versi di Dante.

La possibilità di creare ponti reali e fantastici tra i giorni nostri e l’antico medioevo è il perno intorno al quale gira tutta l’idea compositiva, visionaria e narrativa di Vox in bestia, nato per Rai Radio 3 in 15 puntate, andate in onda nel maggio 2021, ma subito immaginato per il pubblico dal vivo in teatro.

Nella versione concertistica, al mio fianco, Tiziano Scarpa declama il suo personale commentario poetico alle terzine dantesche e Peppe Frana, sensibile liutista, intavola sulla chitarra elettrica le musiche del tempo di Dante.

Infine, Gianluigi Toccafondo ha dato corpo agli animali danteschi attraverso brevi video animazioni che dialogano in scena, un bestiario dentro il bestiario con il canto, la musica e la poesia.

In sintesi, Vox in bestia è una sorta di “manuale” che accompagna l’ascoltatore nella grande selva della Commedia. Un “libro di viaggio”, insomma, che aiuta a districarsi nel labirinto dei versi di Dante e osserva da molto vicino il suo mondo animale fantastico, metaforico e reale.

Laura Catrani (dal booklet di Vox in bestia)

https://www.lauracatrani.com/

https://youtu.be/sbhNq7UswJc

Davide

Buongiorno Laura. Ho letto che tutto per te è iniziato alla giovanissima età di cinque anni, colpita dalla bellezza di Renata Tebaldi. Nel corso della tua mirabile carriera hai interpretate opere di Monteverdi, Paisiello, Mozart, Mercadante, Purcell, Haydn, Schönberg, Britten  ecc., ma anche opere più contemporanee, come la “Sequenza III” di Luciano Berio. Com’è nato dunque il tuo interesse verso la musica contemporanea o d’avanguardia e sperimentale? Cosa è per te la “ricerca musicale”, specialmente attraverso la voce e, quindi, “per voce sola”?

Laura
Buongiorno Davide, grazie per questa intervista.
Questa prima domanda meriterebbe molto spazio; spero di essere concisa, dato che la mia crescita artistica comprende e descrive un arco temporale molto ampio che va dalla mia infanzia ad oggi. Fin da bambina ho mostrato molto interesse per la musica e soprattutto per il canto. Tendevo a vocalizzare parole, frasi, libri, poesie e soprattutto stati d’animo, che parevano prendere vita e manifestarsi in modo materico attraverso la mia voce.
Di Renata Tebaldi ricordo l’abito verde, l’eleganza e il portamento regale. Non la sentii cantare in quell’unica occasione d’incontro di persona perché lei era ospite d’onore di una serata musicale nella mia città e io ero tra il pubblico, per mano a mia madre, amante della musica e dell’arte. Avevo cinque anni e iniziai a elaborare una idealizzazione esplosiva rispetto al mestiere del cantante lirico, di cui non conoscevo nemmeno il significato, ma decidendo in cuor mio che quello sarebbe stato il mio destino. Negli anni a seguire indirizzai gli studi verso la musica, mi diplomai in Canto e in Musica Vocale da Camera a Milano in Conservatorio dove ho incontrato, tra l’altro, il repertorio del Novecento, l’avanguardia e la musica contemporanea. L’attività di sperimentazione sul repertorio nuovo mi ha messa in contatto con molti compositori. La grande differenza tra il repertorio tradizionale e quello dei nostri giorni risiede nella possibilità reale di instaurare un fruttuoso scambio di collaborazione tra l’interprete e il compositore stesso. Il compositore conosce l’artista a cui dedica la propria musica, la cuce sulle sue caratteristiche ed è in grado di esaltarne le qualità specifiche. Avendo studiato in giovane età Sequenza III di Luciano Berio, e poi a seguire tutti i grandi capolavori e capisaldi della letteratura vocale del Novecento, mi ha fin da subito affascinato il repertorio “a voce sola”, facendomi sentire a mio agio e facendomi provare molta libertà.

Davide

Diversi compositori hanno scritto espressamente per te e per la tua voce, come – tra gli altri – Azio Corghi e Giacomo Manzoni. Per “Vox in Bestia” hai commissionato l’opera a tre diversi compositori: Fabrizio De Rossi Re (Inferno), Matteo Franceschini (Purgatorio) e Alessandro Solbiati (Paradiso). Il 3 è un numero di grande significato simbolico per Dante, fin dalla scelta della terzina, richiamandovi la Trinità, ma anche le donne che dal cielo gli corrono in aiuto e molto altro. Perché dunque ti sei rivolta a tre compositori diversi e a loro tre in particolare?

Laura
I tre luoghi della Divina Commedia, così diversi tra loro sia per significato poetico che letterale mi hanno indotto a pensare di avere bisogno, per questo progetto, di tre voci compositive differenti tra loro e che si potessero calare nei tre diversi luoghi, ciascuno con la propria sensibilità e ricerca. Conoscevo, per collaborazioni precedenti, i tre compositori citati, di cui ne apprezzo lo stile e la creatività; mi sono apparsi perfetti per rappresentare rispettivamente le voci degli animali dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.

Davide

Tu hai avuto un ruolo tuttavia attivo e collaborativo in queste composizioni, specialmente nella esplorazione/emissione/creazione di effetti vocali particolari inizialmente non conosciuti, pensati o pensabili da chi compone? E a proposito di Cathy Berberian, che molto mi ricordi, anche tu componi?

Laura

Ogni interprete, soprattutto quando si tratta di prime esecuzioni assolute come in questo caso, è in grado di imprimere molto della propria essenza nella musica scritta per lui.
De Rossi Re, Franceschini e Solbiati conoscono molto bene la mia vocalità e la mia espressività tanto da potere immaginare di scrivere questi 15 brevi soliloqui per voce senza avere bisogno di interpellarmi. Una volta riferiti gli estremi della voce, fissata la durata dei singoli brani, i compositori hanno effettivamente lavorato in piena autonomia e solitudine.

Una volta ricevuti gli spartiti è stato mio compito decodificare la parte scritta, e in quell’occasione non sono mancate telefonate e scambi di opinioni. L’intelligenza compositiva dei tre musicisti e la misura del loro eccellente lavoro si evince nelle richieste sempre rispettose della voce, sempre ben poste all’interno del range dell’interprete, delle capacità e della funzionalità dell’organo vocale, in linea con una idea creativa e strutturale uniforme.
Non ho propensione compositiva musicale, ma negli ultimi anni, e Vox in Bestia ne è la dimostrazione, ho attinto alla mia creatività dando libero accesso alle idee e all’immaginare nuovi progetti tessendo fili invisibili tra le diverse arti.

Davide

Hai una tua semiografia personale che ti consenta di rileggere azioni ed effetti vocali specifici?

Laura

La grande lezione imparata a vent’anni grazie allo studio degli spartiti non convenzionali di sperimentazione della metà Novecento, tra cui Cage, Bussotti, Berberian, Berio e Castiglioni, per dirne solo alcuni, ha segnato profondamente il mio successivo, e valido ancora oggi, approccio alle azioni vocali. La mia biblioteca personale include anche l’osservazione delle esperienze della vita: un suono da imitare, un mal di gola da gestire durante una performance, una sfida da raggiungere per emettere un canto particolare. Ogni cosa concorre a creare il mio dizionario dei suoni che si arricchisce di giorno in giorno.

Davide

Torniamo a “Vox in bestia”. Dante racconta il suo viaggio nei regni ultraterreni del peccato, dell’espiazione e della salvezza. E nell’opera di Dante sono moltissimi i riferimenti ad animali reali e fantastici. Vi sono anche lontre, delfini, cinghiali, gatte, topi, anguille, anitre, oche, rane, pecorelle e avanti. Tu hai fatto quindi una selezione ben precisa di animali e di passi, tracciando quale più peculiare o personale percorso narrativo o metaforico?

Laura

Nella creazione di Vox in bestia ho prima di tutto tracciato l’idea generale e successivamente ho dato il compito ai tre compositori di navigare liberamente nelle rispettive cantiche perché venissero colpiti e ispirati dai diversi animali che le abitano. Ricevere il loro elenco degli animali è poi stata una piacevole sorpresa. Anche Tiziano Scarpa, a cui ho affidato la scrittura dei testi di accompagnamento di ciascun animale si è adattato alle scelte dei compositori, alcune molto ardite dal suo punto di vista, quando l’animale in questione per esempio era estremamente evanescente o metaforico, oppure presente in pochissime parole di una sola terzina.
La magia di “Vox in bestia” risiede nella incredibile armonia che si è generata dall’unione della creazione artistica di ciascun compositore e dello scrittore senza che tra loro abbiano accordato strategie o strade comuni.

Ho pensato che lasciare loro liberi di identificarsi nella Divina Commedia, ciascuno a modo proprio, sarebbe stato un buon modo per rileggere questo monumento in chiave contemporanea.

Davide

Qual è stato invece il viaggio vocale? Cosa cioè volevi scoprire in te attraverso questa nuova esperienza creativa, emotiva e vocale, o cosa vi hai scoperto? Cosa ha aggiunto “Vox in Bestia” nella tua esperienza sia tecnica, sia intellettuale o spirituale? Come segue al tuo precedente “Vox in femina”?

Laura

I due anni di pandemia che ci hanno colpiti per me sono stati incredibili. Eludendo tutto ciò che riguarda l’emergenza sanitaria, i problemi di lavoro ed economici, ma concentrandomi solo sulla mia attività artistica, la naturale risposta a questa domanda è che mi sembra di essere cresciuta moltissimo, e a tratti quasi di intravedere una nuova me che fa capolino tra le pieghe della musica. L’esperienza di essere creatrice, produttrice, esecutrice e leader di questo progetto mi ha nutrita sotto ogni punto di vista: sono diventata anche una cantante molto più consapevole dei propri mezzi vocali e so che posso, senza timore, continuare a precorrere la strada della creazione artistica.

Davide

L’eclettico scrittore Tiziano Scarpa, che per altro svolge da tempo una intensa attività di lettore scenico, è l’autore del commentario che precede i brani durante gli spettacoli di “Vox in Bestia”. Come è nata questa collaborazione? Perché hai pensato a lui in particolare?

Laura

Ho conosciuto Tiziano Scarpa molti anni fa attraverso i suoi libri. Mi ero a suo tempo già innamorata della grazia che emergeva nel libro “Stabat Mater”, ma più di tutte avevo adorato il piccolo zoo – un bestiario! – presente nei suoi “I groppi d’amore nella scuraglia”. Ho poi avuto occasione di conoscerlo di persona durante una diretta radiofonica di RAI Radio3 a Matera; lui teneva una rubrica poetica ed io un concerto dal vivo con il mio chitarrista Pablo Lentini Riva. Da quel momento, da quell’incontro anche di persona, ho sempre nutrito il desiderio di coinvolgerlo in un mio progetto futuro. All’alba di Vox in Bestia, quando cercavo di delineare dentro di me la struttura portante del lavoro, il suo nome mi è sembrato irrinunciabile.

Davide

In questi ultimi anni hai interpretate le prime di varie nuove opere di autori e autrici contemporanei, quali Giorgio Battistelli, Concita Anastasi, Nicola Moro, Silvia Colasanti, Michele Tadini, Matteo Franceschini ecc. Che tipo di relazione e interazione prediligi nel rapporto compositore/interprete?

Laura

Alla base di una buona relazione di lavoro tra compositore e interprete deve sempre esserci molta fiducia, perché loro compositori affidano a noi interpreti la loro creazione; a noi la responsabilità di renderla viva, alitandone la linfa vitale dei suoni.
Succede sempre qualcosa di straordinario quando ciò che fino a poco tempo prima era dentro la testa di un compositore, trova spazio sulla pagina di un pentagramma e poi prende corpo attraverso gli strumenti degli interpreti. Se ci pensate è un processo incredibile di passaggio di testimone che non può essere, seppur nella sua minuscola dimensione, che sacro.

Davide

L’opera è stata registrata nell’agosto del 2021 presso la chiesa di San Giuseppe ai Piani di Bolzano. Questa chiesa è stata scelta per le sue peculiarità acustiche, cioè di riverbero e di intelliggibilità? O per altre ragioni? Qual è l’acustica ideale per la tua voce sola e come interagisci con le diverse acustiche ambientali?

Laura

Un paio di mesi prima della registrazione del disco, in un concerto per voce e organo nel giugno 2021 assieme a Claudio Astronio ho avuto occasione di cantare proprio nella chiesa di San Giuseppe ai Piani di Bolzano. Sono rimasta così colpita dall’acustica abbondante, direi quasi opulenta che restituiva alla mia voce un’eco lunghissima e un sostegno generoso, tanto da poterlo immaginare come luogo ideale per far vivere la mia voce nel regno dell’aldilà dantesco. Generalmente le sale da concerto, i teatri e le chiese sono luoghi adatti a porgere la voce, altrimenti, in caso di acustica secca e dispersiva, o in ambienti aperti, sarà sempre necessario ricorrere ad una buona amplificazione. Che si tratti di una acustica o un’altra cerco di non lasciarmi distrarre e ricordarmi di utilizzare sempre la voce in modo armonico e funzionale.

Davide

Qual è stata ad oggi l’opera che hai amato cantare più di ogni altra?

Laura

Questa è una domanda a cui faccio sempre fatica a rispondere perché ogni volta che affronto un nuovo spartito e un nuovo periodo di studio, mi immedesimo così tanto (la voce è corpo), che per me diventa sempre il mio preferito, fino al successivo nuovo lavoro! Ma se devo dare un titolo e un autore, “Le nozze di Figaro” di Mozart. Mi commuove, mi mette allegria e mi tocca profondamente, forse perché è la mia prima vera opera in cui ho cantato in un teatro importante. Avevo poco più di vent’anni e debuttavo Barbarina al Teatro Regio di Torino. Come dimenticare questa esperienza incredibile!

Davide

In molti anni di attività musicale ho conosciuto molti cantanti che hanno esplorato la voce, e lo hanno fatto anche attraverso i nuovi mezzi elettronici. Tu preferisci la vocalità pura o ti interessa anche la manipolazione elettronica della voce?

Laura

Ho una predilezione per la vocalità pura, per l’immediatezza che può nascere dall’ascolto di un suono che esce dalla bocca, si espande nell’aria e si fa misteriosa vibrazione. Naturalmente non mi tiro indietro di fronte a proposte di utilizzo dell’elettronica e della manipolazione vocale, ma al momento la mia ricerca non ne sente la necessità, poi vedremo!

Davide

Edito da Stradivarius, etichetta specializzata nelle incisioni di musica rinascimentale e barocca e del repertorio contemporaneo, il cd di “Vox in Bestia” è bellissimo, con un corposo booklet ricco di informazioni, testi e immagini (queste ultime dell’artista, illustratore e animatore Gianluigi Toccafondo). “Vox in Bestia” è anche un prezioso oggetto da avere, specialmente in questo brutto momento storico fatto di streaming e musica liquida, livellata (verso il basso, per lo più), frammentaria, trascurata, di bassa fedeltà, usa e getta eccetera. Come immagini il futuro della musica e della sua fruizione?

Laura

Sono molto preoccupata, mi sembra che si stiano perdendo sempre di più i riferimenti culturali anche più semplici, per non parlare poi di quelli complessi. La verità è che mi sento sgomenta di fronte al vuoto che vedo dilagare nelle nuove generazioni.
Per ritornare a noi, il booklet è uno strumento prezioso per comprendere il progetto “Vox in bestia” nella sua totalità; già l’ascolto in streaming, senza potere leggere i testi di Scarpa o vedere le immagini di Toccafondo risulterebbe impoverito di parti essenziali che costituiscono il cuore essenziale dell’idea. Il pensiero che l’oggetto fisico non arriverà nelle mani dei fruitori della mia musica, come un tempo succedeva per ogni registrazione, mi rattrista molto e mi fa sentire defraudata di un pezzo importante del lavoro.

Davide

Sei insegnante autorizzata del metodo GYROKINESIS®. Puoi dirci in cosa consiste?

Laura

Sono sempre stata attratta dal movimento e dal legame che i cantanti hanno con il loro corpo. Ho incontrato il metodo metodo GYROKINESIS® molti anni fa in Austria, grazie alla danzatrice Valentina Moar con la quale dovevo creare un duo per voce sola e danza. La nostra routine quotidiana di prove iniziava con una lunga sessione di lavoro sul metodo GYROKINESIS®, di cui lei è trainer, per aiutarmi a sintonizzarmi con la sua fisicità e permettermi di sentirmi più sicura nei movimenti che avrei dovuto fare sul palcoscenico assieme a lei. Mi sono innamorata di questa disciplina, negli anni ne ho riconosciuto le affinità con il canto e ne ho sentito gli effetti benefici su me stessa. Ho desiderato condividere questa scoperta con più colleghi e allievi possibili per cui ho seguito il percorso per diventare insegnante e ora ho iniziato a insegnarlo nella Accademie (Accademia Verdiana del Teatro Regio di Parma), nei Conservatori (Milano, Cesena), per Festival e Orchestre (Theresia Orchestra) e nei miei corsi di Canto (Bertinoro). Consiste in una serie di sequenze fluide ripetute di movimenti che lavorano in sinergia con la respirazione; allungano il corpo, creano spazio tra le articolazioni, rilassano, attivano la muscolatura e ossigenano. Insomma, una meraviglia.

Davide

Nel tuo lavoro sento che comunichi al mondo una tua completa libertà artistica. È così?

Laura

Credo sia così. Mi sento uno spirito libero, non legata a generi o correnti in particolare. Se voglio cantare qualcosa scritto per voce maschile, lo faccio. Se voglio accostare la musica antica a quella dei nostri giorni, mi diverto a costruirne i legami. Ed ora, dopo tanti anni di esperienza, mi sento addirittura libera di commissionare a compositori e artisti nuovi lavori per i miei progetti.

Davide

In verità cantare è altro respiro. / È un soffio in nulla. / Un calmo alito. Un vento. Così scriveva Rainer Maria Rilke nei suoi sonetti a Orfeo. Cos’è per te cantare?

Laura

Cantare è la linfa vitale. Indispensabile. Non posso immaginarmi senza il canto, e quando non potrò più esibirmi spero di essere circondata da buoni amici con cui leggere moltissima musica per continuare a sentirci abbracciati e sostenuti da tanta bellezza.

Davide

Cosa seguirà?

Laura

Altri progetti a voce sola! Ne ho in cantiere uno teatrale per il prossimo anno e uno molto articolato per il 2024/25.

Forse ancora non è il momento di parlarne, ma spero di averne occasione presto ancora assieme.

Davide

Grazie e à suivre…

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