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A Roma. Da Pasolini a Rosselli – Giorgio Ghiotti

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Giulio Perrone Editore, 2022
pag. 108, euro 15.00

Mai titolo fu più fuorviante. Sottotitolo compreso. Epperò, mi piacerebbe parlare di questo libricino di Giorgio Ghiotti, “A Roma. Da Pasolini a Rosselli”, coi miei cari amici Andrea Di Consoli e Gisella Blanco, con Renzo Paris – grandemente citato (scelta inoppugnabile) nel libro -, come pure conversare di queste pagine con Rossano Astremo e Davide Pugnana, con Piero Donati; ma come col resto del gruppo del quale nella capitale faccio parte, Radio Poetanza, da Fabio Sebastiani a Luciana Raggi, passando per Ornella Mallo e Pietro Pancamo e le altre figure indomabili della squadra con la quale continueremo a fare trasmissionni radiofoniche, reading e spettacoli teatrali. Dirne con tutte le amiche e gli amici, scrittrici e scrittori, poetesse e poeti, insegnanti, mediatori culturali, giornaliste e giornalisti, che da oltre vent’anni sono la mia Roma del Pigneto, di San Lorenzo, di Centocelle, della Prenestina, di Campo de’ Fiori e Piazza Navona.
Poterne sorridere con Gabriele Galloni stesso, con Carlo Bordini e Vito Riviello. Chiedere numi e testimonianze a Biancamaria Frabotta, Patrizia Cavalli, Jolanda Insana.
A ottobre dell’anno scorso sono stato ospite di Roma per presentare le mie poesie di “Anatomia dello strazzo. D’inciampi e altri sospiri” e trovare le ultime parole di “Le strade della lingua. Vita e mente di Nunzio Gregorio Corso”. E adesso che vivo in Liguria e tutte le volte che carezzo i punti di passaggio, caduta finale compresa, di Shelley, oppure trovo le tracce delle strade fatte da Byron, penso subito che il mio Corso a Roma è seppellitto al Cimitero Acattolico che fiancheggia la Piramide Cestia. La tomba di Corso è in quel camposanto degli inglesi scelto come vuoto eterno perché il poeta beat non-beat per eccellenza e d’origini italiane, lucane e calabre per l’esattezza, finisse vicino al suo poeta d’elezione: quel Percy Bysshe Shelley morto nella sua presenza assoluta lericina, perito per un adolescenziale naufragio nell’assenza nelle acque territoriali della fronteggiante Viareggio.
Ogni pagina di Giorgio Ghiotti apre un mondo all’interno dei mondi romani. Pasolini, se ci penso bene, è un tassello e neppure il più grande. Al di là del merito. Dei valori. La poesia civile di Pasolini e Roma oltre Roma, un punto di tutta la linea, certamente irregolare, che tante e tanti, altre e altri, hanno fatto sparendo e apparendo, vivendo e restando appartati, specie in certi margini che vivono forte. All’ombra dell’arte e della Storia cittadina. Tutti nomi e tutti i luoghi fatti presenza per sempre dal libro di Ghiotti, mi sono noti. Ché conosco per letture, visioni e memorie
orali la storia della poesia a Roma. E il suo presente. Fatto di giovinezze specie di quelli che da fuori sono stati e saranno romani. Ma anche legata ai momenti politici e insieme purtroppo anche alla sempiterna foga di ragionare con la politica (del mondo editoriale e della cultura, non solamente quella partitica) delle carriere e dei posizionamenti. Dove la pazzia d’Amelia Rosselli fa ancor più tenerezza. E mancanza. Io che amo e amerò ancora i duri e puri. Valentino Zeichen. Il caro Bordini. Dei viventi, di sicuro non quelli che fanno posa o battono, con fatture e scontrini.

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