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Intervista con Nicolò Sordo

11 min read

Col Angeles: il nuovo libro di Nicolò Sordo!

Dopo l’inatteso successo della prima edizione in tiratura limitata, l’autore e attore veneto pubblica la ristampa: quaranta racconti più quattro inediti con lo pseudonimo Niki Neve.

Nuovi progetti in arrivo: teatro, letteratura, musica e nuove connessioni tra ieri e di oggi

Col Angeles

Niki Neve

Jago Edizioni

144 pg. 12.00 Euro

Booktrailer
Tratto da: Quando i turisti se ne vanno
https://youtu.be/xcseDonvMNc

“Che ci crediate o no, l’80% delle cose che scrivo è vero e i personaggi in realtà sono persone sotto falso nome, perché per me vale il segreto professionale come fossi un prete. Mi piacciono molto le persone e mi piacciono le loro storie e quello che hanno da dire”. Ritorna in libreria, dopo il grande e inaspettato successoCol Angeles il libro di racconti di Nicolò Sordo, scritto con lo pseudonimo di Niki Neve e contenente quattro bonus. “Niki Neve è la mia linea pop, ho deciso di crearmi un personaggio per prendermi delle libertà: scrivere racconti, fare canzoni e tutto quello che mi passa per la testa”. Dopo un anno magnifico Nicolò Sordo, l’autore e attore veneto, ne sta seminando un altro altrettanto intenso. Ci sono storie ovunque ci sia uno sguardo capace di catturarne l’armonia, il nonsense, l’umanità e la bellezza. Un dono e un talento impiegato con sensibilità curiosità quello di Nicolò che traspare dalle splendide critiche al suo lavoro “OK BOOMER (Anchio sono uno stronzo) vincitore del 14° Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”, a cui è seguito il debutto Romaeuropa Festival all’interno di Situazione Drammatica, il format ideato da Tindaro Granata dedicato alla nuova drammaturgia italiana.

“Col Angeles è il mio luogo di origine, Colà, un paese di villeggiatura sul lago di Garda che d’estate è assaltato dai turisti e d’inverno è lasciato a sé stesso. Noi lo chiamiamo Col Angeles per scherzare. Inizialmente non volevo pubblicare Col Angeles – confessa Nicolò – perché è davvero molto personale. Volevo dire delle cose a delle persone specifiche, a tu per tu, raccontare le loro storie: non sapevo come l’avrebbero presa. Ho chiesto il permesso e l’ho avuto. Ne è uscito questo dialogo tra me e loro, abbastanza sincero, seppur con la distanza data dallo pseudonimo che mi sono scelto, e da quel 20% di finzione che mi sono permesso di aggiungere io. Hanno accettato che scrivessi di loro. L’hanno letto e l’hanno fatto leggere agli amici. Però gli amici l’hanno detto agli amici che l’hanno detto agli amici e questa intimità ci è un po’ sfuggita di mano, tanto che ora ci troviamo alla seconda ristampa del libro. Pian piano mi rivolgo ad amici sempre più lontani, e così, un po’ per ringraziarli per l’attenzione e un po’ perché quando si scrive delle persone vive le cose si evolvono e cambiano, ho aggiunto delle bonus tracks per segnalare che la storia di questi qui che sono coinvolti nel mio libro non è finita, ma si continua a scrivere giorno per giorno. Nonostante “questi qui”, che oltre ad essere veri ora sono anche personaggi di carta, l’abbiano presa bene mi ostino a dire che questo libro non l’ho scritto io, ma Niki Neve. E lo ringrazio di averlo scritto al posto mio, perché io non avrei potuto mai parlare così – a cuore aperto – di certe cose che mi sono successe ultimamente e di certi personaggi che abitano la mia vita: alcune volte di lato, altre mica tanto”.

La variegata e brillante carriera di Nicolò Sordo è costellata di esperienze con forti radici umane: “ho collaborato con tantissime persone e ho imparato qualcosa da tutti. Ho imparato molto da quelli che non si perdevano in convenevoli e non avevano paura di farsi vedere per quello che erano, anche fragili.” I laboratori e le performance attive con Teatro Da Bar , scelto da Marina Romondia per lo spettacolo I D O N T W A N N A F O R G E T di Bressan/Romondia dedicato alla fotografa statunitense Nan Goldin, la sua veste da interprete in Dissipatio F.G. l’autobiografia in versi di Fabio Garriba per la regia di Tommaso Rossi. Lui è l’autore di Camminatori della patente ubriaca, non solo vincitore del premio di drammaturgia “NdN Network” (2016), portato in scena in tutta Italia, con un brillante debutto al Piccolo di Milano all’interno di Tramedautore, apprezzato da pubblico e critica. Lo spettacolo è stato realizzato a cura della Scuola Elementare del Teatro di Napoli con la supervisione di Davide Iodice. Camminatori della patente ubriaca sarà presto pubblicato da Jago Edizioni con l’introduzione di Davide Iodice.

La musica è uno degli ambienti dove Nicolò si muove agevolmente: non ultima la sua collaborazione al fortunato Mother Afrika di Roberto Zanetti e sarà di prossima pubblicazione un concept che segue il filo di Col Angeles.

JAGO Edizioni:
https://www.jagoedizioni.it/prodotto/col-angeles/

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Teatro da Bar:

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Intervista

Davide

“Col Angeles” è arrivato alla seconda edizione. Vi sono però delle “bonus tracks”. Come fosse questa potenzialmente un’opera aperta, in divenire?

Nicolò

Potenzialmente potrebbe non finire mai! La cosa bella di scrivere di persone vere e vive è che la loro vita va avanti, cambiano, succedono cose nuove e poi magari capita che me le raccontino e che mi venga voglia di aggiungere qualche capitolo: è un po’ così per tutti i miei lavori, non solo per “Col Angeles”. Ho scritto un testo teatrale sui miei vicini di casa che si chiama “Camminatori della patente ubriaca” e anche su di loro ci sarebbe tutto il materiale per un sequel. Il mio modo di lavorare – in presa diretta – credo che abbia qualcosa a che vedere con il processo fotografico. Le cose che scrivo raccontano, isolano dei momenti, ai quali non è mai escluso un “prima” e un “dopo”. La vita delle persone ti fa capire che ci sono continuamente dei “prima” e dei “dopo”. Ma le “bonus tracks” che ho aggiunto non sono integrazioni delle vite dei personaggi di Col Angeles, piuttosto degli stralci che avevo pubblicato sui social o dimenticati in qualche cartella del computer e non volevo che andassero persi e che si riferivano più o meno al periodo in cui ho scritto “Col Angeles”.

Davide

“Col Angeles” ha a che fare in qualche modo, anche ironico, con la Los Angeles di Charles Bukowski?

Nicolò

Non solo a quella di Bukowski, ma anche a quella di John Fante e del suo “Ask the Dust”. Premettiamo che a Bukowski devo tutto però. La cosa che mi ha sempre incuriosito di lui è che le persone che lo leggono sono delle persone che normalmente frequentano poco i libri, che preferiscono i bar alle librerie. La grande qualità di Bukowski è che se vai al cesso a leggere un suo libro non ti senti in soggezione. Gli devo tutto anche per un altro motivo. Mi ha dato da mangiare e da bere. Senza esagerare, mi ha permesso di avere dei soldi facendo teatro in un momento in cui io e un amico e socio, Enrico Ferrari, non venivamo considerati da nessuno. Nessuno ci voleva, a nessuno interessava quello che facevamo e così ci siamo inventati di fare Teatro Da Bar. Lo racconto in “Col Angeles”, penso che il racconto si chiami proprio “Teatro nei bar”: un giorno Enrico mi dice che vuole fare un monologo su Charles Bukowski e io gli dico di lasciar perdere a meno che non lo faccia al bar e lui si inventa di fare dei laboratori nei bar per appassionati di Bukowski e il gioco è fatto.

Non c’è solo questo. Si fa ironia anche sul fatto che Colà, il paese dove sto io, sia un posto estremamente piccolo ma noi che ci stiamo abbiamo manie di grandezza e allora per scherzare lo chiamiamo “Col Angeles”: non è una cosa che ho inventato io, è una cosa che si dice al bar. C’era un periodo in cui i parchi di divertimento funzionavano davvero bene e la stagione turistica pagava ancora di più di adesso e la gente poteva permettersi certe cose tipo lavorare sei mesi all’anno e poi andare a svernare in Thailandia o da qualche altra parte. Si ironizza anche sul fatto che nonostante Col Angeles sia molto più piccola di Los Angeles, il lago di Garda e il suo entroterra sia uno dei posti dove si smercia più cocaina in Italia.

Non a caso, anni fa Verona veniva chiamata la Bangkok d’Italia.

Davide

Quali sono stati gli scrittori che più hai amato, influenzando il tuo desiderio di scrivere a tua volta?

Nicolò

Me ne piacciono tanti, ma cito quelli che ho copiato di più.

Bukowski l’abbiamo detto.

Romain Gary. Adoro “La vita davanti a sé”.

Gabriel Garcìa Marquez, tutti i suoi, non solo “Cent’anni di solitudine”.

J.D. Salinger, “Il giovane Holden”, ma tantissimo anche i “Nove racconti”, specialmente “Per Esmé: con amore e squallore”.

E Virginie Despentes con “Scopami”, “King Kong Theory” e “Vernon Subutex”.

Davide

Questa è la tua prima raccolta di racconti pubblicata con lo pseudonimo di Niki Neve. Perché dunque la scelta di questo pseudonimo? La neve come simbolo di rinascita o trasformazione di ciò che è sotto il suo candido manto?

Nicolò

Ho scelto questo pseudonimo un po’ per prendere distanza dalla roba che ho scritto, che è estremamente reale, e un po’ per far capire a chi mi legge e alle persone di cui ho parlato che mi sono messo dentro anch’io al gioco. Non li ho giudicati dall’alto in basso, non ho fatto sconti a nessuno, neanche a me. Un po’ anche perché credo che sia bello inventare sé stessi, crearsi dagli alter ego uscire dal solito personaggio che la vita o tu o le persone ti mettono addosso, almeno per un po’. Ti dà una certa libertà essere qualcun altro. Lo ha fatto anche Romain Gary con “La vita davanti a sé”, che ha firmato come Émil Ajar, e poi c’è una bellissima storia di come ha creato fisicamente il personaggio di Ajar. Mi fa una certa tenerezza pensare che quando si metteva a scrivere alla mattina un romanzo sulla vecchiaia e l’impotenza (“Biglietto scaduto”) fosse Romain Gary e il pomeriggio fosse Émil Ajar, il giovane scrittore che usa il linguaggio della strada e scrive “La vita davanti a sé”. Mi piace vedere come il materiale narrativo si sposta da un romanzo all’altro e li influenza entrambi.

Per la neve non lo so. Non c’è una ragione, è totalmente casuale, è stato a suono. Qualcuno pensa sia per la neve, qualcuno per la coca, qualcuno perché ho gli occhi di ghiaccio. Va bene tutto.

Davide

Hai detto che l’80% delle cose che scrivi è vero e i personaggi in realtà sono persone sotto falso nome. Cosa c’è nell’altro 20%? Cosa aggiungi o cambi di solito a una storia altrimenti vera all’80%?

Nicolò

Cambio i nomi. Cambiare i nomi è tantissimo, cambiare il nome cambia la percezione di una persona. Cerco dei nomi che siano dei “nomi parlanti”, in modo che i personaggi non abbiano bisogno di presentazioni. Forse mi hanno influenzato i fumetti. O l’epica greca. Achille piè veloce mi ha sempre fatto troppo ridere. Essenzialmente non faccio altro che cambiare i nomi.

Davide

Qual è stata la reazione di coloro che si sono ritrovati raccontati in queste pagine, dalla più positiva a quella eventualmente più negativa?

Nicolò

Negative negative non ce ne sono state. Lorenzo il mio barista si è rivisto perfettamente e ha davvero molto apprezzato il racconto che gli ho dedicato ma dicevo praticamente solo cose belle, V il protagonista di “Nunca de rodillas” dicono che si sia commosso, ma io non l’ho visto. La maggior parte non lo sanno e non lo devono sapere. Molte delle persone di cui scrivo non leggono libri, per fortuna. Tipo Mr Ninja, sul quale ho scritto più racconti.

Davide

Che importanza ha per te raccontare storie di persone reali e sconosciute?

Nicolò

Per me è tutto. È un’azione (non vorrei dire sociale ma forse lo è, ma sicuramente è un’azione) rappresentare persone che altrimenti non verrebbero rappresentate. I più famosi e i più cattivi hanno sempre qualcuno che parli di loro, i miei amici non hanno nessuno tranne me. La maggior parte delle persone non ha nessuno che parli di loro. La vita scorre velocissima. È il mio modo di afferrarne il più possibile.

Davide

Dal tuo primo libro “Narrerò da me” del 2007 ai successivi, cosa è cambiato nel tuo modo di narrare e nel bisogno di farlo? Come la tua formazione di attore e autore teatrale influisce nella tua scrittura?

Nicolò

Mi ha peggiorato. Probabilmente a 14 anni scrivevo meglio di come scrivo ora. Durante il periodo in accademia, dove ho studiato come attore, la mia creatività era totalmente bloccata. Non avevo più idee. E questo mi rendeva parecchio infelice perché la cosa che a me mette felicità non è scrivere, ma è avere un’idea. Svegliarsi con un’idea in testa. Andare a letto con un’idea in testa. Poi un giorno qualcosa è scoccato e ho ritrovato la mia voce, quindi ora cerco di scrivere come se avessi 14 anni. Niki Neve mi aiuta in questo. L’unica cosa buona che ho imparato facendo l’attore è come fare a fare in modo che le parole stiano in bocca alla gente. Su tutto il resto ero meglio prima.

Davide

Se leggessimo il tuo libro immaginandolo come un film, quali pezzi musicali consiglieresti come colonna sonora?

Nicolò

Musica techno.

Davide

Cosa seguirà, specialmente ora che si può ripartire con il teatro?

Nicolò

Il 10 maggio verrà annunciato ufficialmente in conferenza stampa il debutto del mio testo “Ok Boomer. Anch’io sono uno stronzo” per la regia di Babilonia Teatri a Romaeuropa Festival in ottobre. Il 13 maggio sarò a Prishtina in Kosovo con Marina Romondia (Cie Bressan/Romondia), a fare “I D O N T W A N N A F O R G E T” al Prishtina International Theater Festival, uno spettacolo che mi piace molto ispirato alla vita e alle opere di Nan Goldin. A fine mese ci sarà una mise en espace di “T’ank you veddy much” di Filippo Quezel, dove sarò Fulghezio Jobas, un personaggio super che mi permette di sfogare la mia voglia di dire freddure. A giugno usciremo con un secondo studio de “La Pompa”, uno spettacolo della mia compagnia Teatro Da Bar, che racconta la storia vera di un benzinaio che si è giocato il distributore di benzina alle slot machine. Sto scrivendo un omaggio a Pasolini, “El Paso (Una lettera a Pier Paolo Pasolini sperando di raggiungere il Texas”) che porterò in scena con il musicista Roberto Zanetti, dirigo il mio amico Samuele Busolin in una lettura scenica del suo testo “Cemento Armato”. Poi altre date de “La Pompa”, un “Reading Bukowski” e poi stacco la spina per un po’. Quest’estate vado in Perù, Ecuador e Colombia, forse ad Aracataca a casa di Gabo Màrquez…

Davide

Grazie e à suivre…

Nicolò

Grazie a te, Davide. Grazie per le tue belle domande. Questa chiacchierata scritta è stata un immenso piacere e spero di avere occasione di incontrarti presto!

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