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Intervista con Elisa Montaldo

14 min read

2021

Produzione: autoprodotto, co-produzione Mattias Olsson

Distribuzione: Black Widow Records

Genere: Progressive rock, folk, atmospheric, instrumental

disponibile su: CD, Limited Edition collector’s box, digital download

La seconda parte del viaggio immaginario attraverso una galassia sconosciuta. Canzoni sull’introspezione, sui sogni, sulle visioni e sui sentimenti umani.

Band:
Elisa Montaldo: Pianoforte, tastiere, voce, effetti, autoharp e pianoforte elettrico
Matteo Nahum: Arrangiamenti orchestrali
Paolo Tixi: Batteria
Hampus Nordgren Hemlin: Mellotron, basso, chitarra elettrica e acustica, celeste, vibrafono, Roland vocoder plus VP-33 e tubular bells
Mattias Olsson: Percussioni, batteria, drum machines, Casio Sk 5 mellotron, Ondes Magnetique, clap tape e gizmotron
Steve Unruh: Flauto violino elettrico
Rafael Pocha: Chitarra classica
Nina Uzeloc: Violoncello
Jose Manuel Medina: Arrangiamenti sezione archi
Ignazio Serventi: Chitarra classica
David Keller: Violoncello
Yuko Tomiyama: Voce narrante
Maitè Castrillo: Voce narrante
Stefano Guazzo: Sax
Diego Banchero: Basso
Ignazio Serventi: Chitarra

https://www.elisamontaldo.com/

“Non voglio soltanto darvi un CD…voglio che la musica diventi parte di qualcosa di ancora più profondo e che possa farvi viaggiare anche stando seduti nella vostra stanza”

Intervista

Davide

Ciao Elisa. Sono stato piacevolmente colpito dalla bellezza del tuo disco. Cosa hai fatto prima di questo “Fistful of Planets part II”, oltre a un evidente parte I? Quando comincia la tua musica?

Elisa

Ciao Davide, sono molto contenta che il mio progetto musicale sia di tuo gradimento! In questi anni non ho mai smesso di fare musica, comporre e partecipare a collaborazioni discografiche, ma solamente nel 2020 sono riuscita a trovare il tempo necessario per sviluppare questo concept album. Trovandomi momentaneamente ferma dal lavoro a causa dell’epidemia mi sono subito buttata nel lavoro di produzione musicale. Ho messo a punto vari brani di diverso genere e ho fatto uscire “Devoiler” nel dicembre 2020: una collezione di brani dal pop al jazz alla musica pianistica al prog per presentare al pubblico un po’ tutti i miei lati di musicista: lavorando come pianista e cantante di piano bar in hotel ho anche bisogno di fare musica di più facile ascolto e di propormi come artista poliedrica e questo album è stato concepito con questa finalità. In concomitanza ho sviluppato il lato a me più caro, quello più “oscuro e profondo” che riesco ad esprimere tramite il linguaggio stilistico del progressive rock. La galassia di Fistful of Planets ha preso sempre più forma fino ad essere finalmente evoluta in un intero album, viaggio onirico e immaginario pieno di simboli e messaggi. Tenevo da anni a continuare questa esplorazione e ho lavorato molto duramente per arrivare alla concretizzazione di queste idee. Sono diversi anni ormai che mi esprimo tramite la musica, ho iniziato a comporre le prime idee quando ero bambina, al pianoforte, e ho trovato nel progressive il linguaggio ideale per esprimere il mio mondo interiore.

Davide

Hai suonato come tastierista dapprima in gruppi rock, folk e heavy metal, poi progressive, tra cui “Il tempio delle Clessidre”, quest’ultimo, se non sbaglio, gruppo nato proprio dal tuo incontro con Stefano Galifi, già cantante del Museo Rosenbach. “Fistful of Planets” mi sembra come l’arrivo a una tua sintesi di molti generi e di molte esperienze diverse, un tuo stile personale e di caratura internazionale. Cosa vi hai voluto racchiudere di te, della tua estetica e della tua poetica? Cosa c’è al centro della tua “galassia”?

Elisa

Il percorso con le band di rock progressivo e la fondazione de Il Tempio delle Clessidre è stato determinante per crescere ed evolvere la mia figura di tastierista e compositrice. Io e i miei compagni di gruppi abbiamo sempre lavorato duramente e spinto le nostre possibilità al limite per fare ogni cosa nel modo migliore possibile. La ricerca della perfezione e dell’espressione precisa di certi concetti e messaggi è sempre stata la priorità per me e cerco di essere sempre precisa e coerente in tutto ciò che faccio. Per questo “Fistful of Planets part II” ho voluto esprimere nel modo più spontaneo e sincero possibile il mio immaginario e la mia passione per lo spazio ed il mistero e creare qualcosa “senza tempo” che potesse portare l’ascoltatore verso luoghi mentali ancora da esplorare, anche se spesso con suoni familiari e messaggi semplici.

Davide

“Fistful of Planets part II” segue dunque una prima parte del 2015. Ne è il seguito? Quale viaggio continua in questa seconda parte, quale progressione o continuità?

Elisa

Mentre la parte I è una sorta di viaggio “disordinato” all’interno di una galassia con pianeti a sé stanti e molto diversi fra loro, questa parte II è un viaggio più consapevole e profondo che si avventura in modo più esplicito nella galassia sconosciuta. Ci sono nuovi pianeti (di colori diversi) ed elementi come l’esosfera ed il buco nero e l’ordine delle musiche è importante per la comprensione del viaggio, poiché è un progressivo addentrarsi nella parte più misteriosa della galassia e allo stesso tempo la nostra interiorità. In “Fistful of Planets part I” ogni musica porta un messaggio forte, ma è tutto espresso dal punto di vista di un essere che si trova sulla Terra e che ha sensazioni “umane”. Nella parte II in teoria si arriva alla trascendenza del pensiero terreno per poter comprendere qualcosa al di là di noi (o almeno provarci!)

Davide

Cosa è successo nei sei anni di distanza uno dall’altro? Ho ascoltato per altro “Dévoiler” del 2020, una raccolta molto varia e più cantautorale o pop ma anche jazzy oriented di tuoi brani del passato o “l’altro lato di te”…

Elisa

Nel 2015 stavo iniziando la mia avventura professionale come musicista itinerante: ero all’inizio e tutto era difficile, strano, precario. Ho tradotto questi miei viaggi lavorativi con i pianeti ed è nato il concetto di “Fistful of Planets”. Dal 2017 ho cominciato a lavorare in maniera più fissa in un unico posto di lavoro (un hotel deluxe in Svizzera) e ad avere più sicurezza (per quanto sia possibile per un musicista!). Il lavoro del piano bar è però molto stancante e mi ha messo a dura prova, senza contare la depressione di cui spesso sono vittima e la lontananza dai miei cari, dalle mie band e dall’Italia. Ho passato anni molto difficili nei quali ho messo in discussione tutto di me e del mio essere musicista, senza però mai potermi davvero fermare dal fare musica “per lavoro”. È stato estenuante, e soltanto con lo stop forzato dovuto alla pandemia sono riuscita a ritrovare me stessa e la voglia di suonare la mia musica e sviluppare le idee che da tempo gravitavano nella mia mente.

Ho voluto esprimermi in modi diversi, anche perché ho la necessità di suonare un certo tipo di musica al piano bar e fornire ai clienti una musica adatta al luogo e all’ambiente. Da lì diversi esperimenti di composizione più pop/jazz, sempre comunque specchio di me e dei miei gusti (sono cresciuta ascoltando Elton John, Zucchero, Beatles e musica italiana). Non ho perso tempo e ho usato tutto il tempo a mia disposizione con severi ritmi auto imposti per riuscire a produrre tutte queste idee in tempo e nel migliore dei modi e sono fiera di come sia riuscita a trovare la volontà e l’energia per arrivare al risultato!

Davide

Cos’è l’edizione del boxset polisensoriale?

Elisa

Mentre sviluppavo il concept di “Fistful of Planets part II” maturava sempre di più in me l’esigenza di andare oltre la sola musica e di voler in qualche modo coinvolgere gli altri sensi nella scoperta di questa galassia immaginaria. Ho trascorso mesi a progettare, disegnare, cercare contatti e aguzzare l’ingegno per arrivare a concretizzare con i pochi mezzi a mia disposizione un’idea un po’ folle: collegare la musica ad un profumo… ma non un profumo qualunque: una creazione artistica fatta da una persona speciale, che possa capire questo concetto e rispettarne la sensibilità. Il destino ha giocato a mio favore e sono arrivata a conoscere Strega del Castello, una creatrice di profumi artistici di Genova, con la quale mi sono trovata subito in sintonia trovando passioni in comune (esoterismo, occulto, profumeria, arte figurativa etc): lei ha subito accettato di collaborare a questo progetto ed è stato possibile creare il “profumo di Fistful of Planets”…un sogno che avevo da anni e che spero di poter sviluppare ancora di più in futuro!

Per le immagini ho affidato il compito a Delfilm, fotografa e artista visionaria svizzera con la quale ho collaborato per le foto in Dévoiler e che ha messo la sua visione al servizio del progetto: insieme abbiamo studiato le grafiche e il “vestito” per la box: lei è riuscita a creare effetti originali tramite collage vintage uniti a elaborazione informatica ed è nato questo “spazio polveroso”, dai colori grigi e blu, con particelle fluttuanti, crepe e pianeti quasi palpabili. Adoro come ha reso le mie foto diverse tra di loro, talvolta vintage come uscite da un cassetto di un vecchio armadio, altre algide e misteriose. L’immagine è sempre stata molto legata alla musica, sia con Il Tempio delle Clessidre che con tutti i miei progetti, pertanto in questo caso ho voluto raggiungere il miglior risultato possibile che potesse fornire al senso della vista (ma anche del tatto, con l’utilizzo di carte “velvet” e immagini da scoprire e piegare) una chiave di lettura per entrare in modo più profondo nella musica. Nella box ci sono anche tre misteriose “perle” da gustare, apparentemente identiche ma dai gusti diversi. Questo per stimolare tutti i sensi e riuscire a “preparare” l’ascoltatore ad un’esperienza sensoriale di percezione superiore… aprire la mente e accettare di perdersi in un viaggio e capirne tutti i simboli e messaggi per poter tornare alla realtà con una maggiore percezione della stessa e, di conseguenza, una volontà più sveglia per vivere e fare le giuste scelte.

Davide

Il tuo disco è stato suonato insieme a un nutrito gruppo di musicisti, tra cui spicca Mattias Olsson già Änglagård. E poi gli arrangiamenti del poliedrico Matteo Nahum. Come hai raccolto e coordinato tutti questi ottimi musicisti, sicuramente conosciuti nei tuoi molti anni di attività in Italia e fuori dall’Italia? Lavorando con loro a distanza o ritrovandovi di persona? Ma, soprattutto, cosa provi quando ascolti altri musicisti interpretare un tuo brano?

Elisa

Man mano che procedevo con la stesura dell’album mi rendevo conto che i virtual instruments non erano sufficienti e che avrei voluto un risultato a tratti più acustico e reale. Ho dunque invitato a collaborare alcuni musicisti con cui mi trovo molto bene. Mattias capisce al volo il mio mondo musicale e ha contribuito apportando suoni, arrangiamenti articolati e atmosfere elettroniche “algide e spaziali” esattamente come avrei voluto. Già per la part I era stato coinvolto, ma qui la sua presenza artistica è stata maggiore. Anche grazie al suo collega e amico Hampus che ha inserito chitarre, bassi, mellotron veri e altri preziosi suoni. Abbiamo lavorato a distanza con tutti i musicisti (tra cui Paolo Tixi alla batteria in alcuni brani, Ignazio Serventi alle chitarre, Steve Unruh ai flauti e violino, Stefano Guazzo al sax e altri importanti apporti artistici), ormai si è abituati: per me è fondamentale riuscire a trovare le giuste persone che possano capire l’estetica e l’etica del progetto ed interpretarla nel giusto modo. Soltanto così si può raggiungere un risultato coerente con le idee di base anche a distanza e senza potersi incontrare di persona.

Davide

Qual è stata la prima canzone dopo la quale hai cominciato a pensare che anche tu avresti voluto suonare, comporre, cantare?

Elisa

Ero piccola e per puro caso mi era capitata una musicassetta tra le mani: era un “mix” fatto da un amico di mio padre, e all’interno c’era “Trilogy” degli Emerson Lake & Palmer: non conoscevo il prog, non sapevo chi fossero, ero soltanto una bambina ma quel brano mi ha letteralmente folgorato e ho provato a riprodurlo (senza successo ovviamente) al pianoforte, per mesi e mesi… ho pensato che avrei voluto fare una musica così, perché io sentivo il mio mondo dentro quelle note, senza ancora sapere cosa fosse.

Davide

I greci parlavano di “daimòn”, l’essere demonico intermediario tra l’uomo e il divino con il potere di portare agli dei le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono degli dei. Cos’è per te l’ispirazione, qual è il tuo “daimòn”?

Elisa

Io credo che esista una “forza soprannaturale” che in determinati momenti entri in contatto con la mente di alcune persone particolarmente sensibili, e che i messaggi inviati da questa misteriosa forza si trasformino in Arte. A me succede questo, è un fenomeno raro ma quando succede non ci sono dubbi: mi capita di andare in una sorta di “trance” che può durare minuti come ore, e che dalla mia mente escano cose che nemmeno io so come si siano create. Quando succede questa cosa, spesso non riesco a riprodurre la musica che ho appena creato, o non riesco a riconoscerla come “mia” soltanto. È come se prendesse il volo da sola e io stia a guardarla volare senza sapere esattamente come l’ho creata.

In Fistful of Planets part II ci sono diverse composizioni nate in questo modo. Credo che sentirsi in fase con se stessi e con il mondo intorno sia determinante per l’ispirazione di un artista. Per quello ci si sente spesso frustrati e tristi: il mondo intorno è troppo frenetico e l’entropia troppo alta per cui è difficilissimo riuscire a catturare quegli istanti così fuggevoli in cui tutto si ferma e il subconscio prende il comando dell’istinto.

Davide

La musica può servire per un’ampia gamma di esperienze individuali e relazionali o sociali. Quale senti essere principalmente la sua funzione nella tua vita interiore e personale e nondimeno nell’animo di chi ne ascolti, verso quale scambio ideale? Cosa vorresti che suscitasse sopra tutto? Cosa ti restituisce, specialmente quando la suoni davanti a un pubblico?

Elisa

Per me la musica è uno dei linguaggi più elevati per esprimere le emozioni umane. La musica va oltre le parole e quando in armonia con gli altri sensi riesce ad abbattere barriere di percezione incredibili. Lo vedo spesso anche nel mio lavoro: io suono davanti a molte persone, spesso occupate a cenare o discorrere tra di loro…ma ci sono dei momenti in cui la musica impregna tutto l’ambiente e tutto sembra fermarsi: se le persone sono in qualche modo ricettive (cosa rara al giorno d’oggi ma possibile) la magia si crea… io trasmetto il mio mondo interiore e le mie emozioni e percepisco le loro, si crea una “nuvola di benessere” quasi come una enorme carezza immaginaria. Sembra un discorso da invasati ma è vero, e ne ho spesso la prova tangibile dalle parole delle persone. Questo mi riempie di gioia e mi fa continuare ad avere la forza di battermi e sacrificarmi per continuare questa professione e continuare a credere che la musica possa davvero unire le persone e far aprire le menti.

Davide

Credo sia capitato a tutti di provare dei brividi o la cosiddetta “pelle d’oca” all’ascolto di un qualche brano musicale che emotivamente ci contagia. A te è successo con qualche brano in particolare nel passato o ancora più di recente. Quando la musica ti emoziona?

Elisa

Ecco, questa reazione fisica umana mi affascina molto ed è una delle cose più belle di cui dovremmo far tesoro. Adoro emozionarmi per l’ascolto di una musica, mi capita spesso… si sente quando le note sono nel posto giusto e quanto è affascinante pensare a che punto la mente umana può arrivare nella ricerca della perfezione? Credo che ciò si raggiunga con un equilibrio tra “architettura musicale” e pura emozione. Quando alla base c’è un sentimento, un’emozione, ed essa viene espressa in modo spontaneo ma allo stesso tempo costruito in modo perfetto, ecco che il messaggio arriva dritto, trasparente e puro, e provoca quei magici “brividi” sulla nostra pelle. La mente arriva al corpo e la musica arriva come brezza a creare questo effetto così fuggevole e bello.

Ricordo di aver avuto questa sensazione all’ascolto di alcune parti di Debussy, o ad esempio “Starless” dei King Crimson mi crea questa reazione ad ogni ascolto.

Davide

Tra le altre tue passioni ho letto che ci sono le arti grafiche, il make up e il cinema. A proposito di cinema, hai lavorato o stai lavorando anche a qualche colonna sonora?

Elisa

Si! finalmente posso dire di aver completato da poco il mio primo (e spero non unico) lavoro di produzione di colonna sonora per un lungometraggio! Ne sono felicissima e fiera: si tratta di una piccola produzione svizzera con cui ho cominciato a lavorare come make up artist per gli attori, assistente degli attori, assistente scena e suono, piccola parte come attrice e infine responsabile dell’intera colonna sonora. Un lavoro enorme e molto articolato iniziato l’inverno del 2021. Ho iniziato a lavorare alla colonna sonora lo scorso settembre e abbiamo chiuso i lavori a gennaio. Vi dico soltanto che alcuni brani di “Fistful of Planets” sono presenti, e che anche qui mi sono affidata alla collaborazione di Mattias per ricreare alcune texture sonore. Ho gestito interamente da sola il progetto, è stato veramente molto difficile poiché non possiedo l’equipaggiamento ideale per far fronte a una mole di lavoro simile, ma sono riuscita ad arrivare alla fine ed il risultato potrebbe essere molto interessante anche in chiave di soundtrack album… incrociamo le dita e vediamo come procederà. Spero tanto che ci saranno occasioni future di questo tipo per sviluppare questo lato della mia professione.

Davide

Perché è importante la musica, ora più che mai dopo due anni orrendi come questi ultimi nei quali invece si è ritenuto si potesse considerare, insieme alla cultura e all’arte tutta, un bene non primario?

Elisa

Mi riallaccio al discorso fatto precedentemente: l’essere umano ha bisogno di essere stimolato e di ricevere messaggi e stimoli sempre nuovi. Ancora oggi l’uomo non si stanca di combinare queste 12 note per creare nuova musica e cercare di esprimere emozioni e pensieri. In questo periodo storico la nostra volontà è messa a dura prova e siamo spesso prede di un letargo psicologico causato da troppo stress e dai problemi che sembrano inesorabilmente susseguirsi senza tregua. Dobbiamo prendere le nostre vite in mano, partire da ciò che ci circonda per ampliare il campo visivo e aprire gli occhi su ciò che accade dappertutto e non solo nella nostra comfort zone. La musica è un’arte, ma allo stesso tempo è un mezzo di comunicazione importante per legare diverse popolazioni, esprimere ideali, dare energia, fornire momenti di introspezione e riflessione, o ancora farci tremare e ritrovare in noi quella voglia di migliorare le cose per noi stessi ma soprattutto per chi verrà dopo di noi. La musica rimane ed è testimonianza vivente della nostra storia e cultura e come tale è un bene primario, da custodire e alimentare per riuscire a far vincere la migliore parte dell’umanità su tutto il resto.

Davide

Cosa seguirà?

Elisa

Parlando della mia attività musicale, stiamo trovando un modo per continuare il percorso de Il Tempio delle Clessidre… a distanza è tutto più difficile ma abbiamo in cantiere idee nuove e tanta voglia di creare. Sto partecipando ad alcune collaborazioni discografiche che usciranno nei prossimi mesi, e spero di riuscire ad avere il tempo e l’energia di potermi rimettere al lavoro su alcune mie idee che vorrei tanto poter realizzare. In generale, spero che gli artisti con qualcosa di importante da dire non gettino la spugna e continuino a lottare, e spero che le persone sensibili e amanti della buona musica possano sempre supportare ed essere curiosi di ascoltare e provare emozioni.

Davide

Grazie e à suivre…

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