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Intervista con Rastroni

9 min read

Rastroni è lo pseudonimo di Antonio Rafaschieri, musicista e matematico barese classe ’87, con un passato dalle corde pop-rock all’interno del gruppo Wide, da lui fondato insieme a Gianni Pollex.

Appassionato di ricerca e sintesi sonora, nel 2013 Rastroni avvia da un PC di fortuna la scrittura e produzione di “Anime da frutto”, concept album rock-psichedelico che vede la luce nel 2021. Contestualmente al progetto Rastroni, Antonio è nel duo Gestalt Finale con Enrico Ghedi dei Timoria e collabora come session man al progetto elettronico-sperimentale Tears of Sirens.

“Anime da frutto” è il resoconto di un’avventura allucinatoria fra prese e perdite di coscienza, un viaggio su disco, un tentativo di descrivere il suono e la trama di quei cambiamenti sottili che ci tengono vivi.

Il gentile delirio del protagonista lo vedrà alternarsi fra due pianeti, Anima e Terra, attraverso allegorie e visioni lisergiche che deridono dogmi e dèi, sfumando con sarcasmo il confine fra il paradiso e la verità. In queste traversate psichedeliche lui incontrerà sentimenti, ascolterà il Caso parlargli, si ergerà a profeta per poi scoprirsi ancora umano, trovandosi faccia a faccia con la parte di sé che più nasconde.

La scrittura è stata concepita in modo che i testi siano “capitoli” di un unico racconto. La produzione musicale, a cura di Antonio Rafaschieri, ha visto l’intervento di più di venti musicisti (fra cui Gianni Pollex, Leonardo Lamacchia, Glanko e Giorgio Distante) che via via si sono incuriositi e hanno voluto impreziosire gli arrangiamenti, dando vita a un’atmosfera che richiama l’idea di “collettivo”.

Label: Angapp

Ufficio stampa: SAC Recordings

Intervista

Davide

Ciao Antonio. Iniziasti a lavorare ad “Anime da frutto” nel 2013. Ci sono dunque voluti otto anni per completare quest’opera. E in otto anni succedono e cambiano molte cose. Qual era il progetto iniziale e come è cresciuto, come si è evoluto nel tempo? E come tu stesso senti di essere cresciuto rispetto (o anche grazie) a questo lavoro negli otto anni trascorsi?

Antonio

Ciao Davide, innanzitutto grazie per questa opportunità di condivisione!
All’inizio non c’era un progetto, bensì qualche “idea di brano” che sentivo di voler coltivare. Non avendo una band, all’epoca, mi sono ritrovato a dover imparare ad arrangiare parti per strumenti non tipicamente “miei” e questo è stato uno dei motivi per cui tutto è diventato un’avvincente scommessa con me stesso, resa indimenticabile poi dalla meraviglia della collaborazione. È stata la scrittura dei testi, poi, che mi ha portato in modo spontaneo a coltivare il progetto di una “storia”, giocando con le allusioni, i richiami lirici e musicali fra canzoni, i ritorni e le rivelazioni. Contestualmente a questo viaggio artistico mi sono laureato in matematica e ho iniziato un cammino come insegnante, quindi i momenti da dedicare alla produzione diventavano sempre più difficili da rimediare e, aggiungendo a questo una generosa dose di manie di perfezionismo, i tempi si sono dilatati enormemente.
La “storia” ha iniziato inevitabilmente a seguire il flusso degli anni e delle esperienze che vivevo, è cambiata, è maturata, si è contaminata di tutto ed è stata messa in discussione fino al momento in cui ho deciso che dovesse chiudersi con una sorta di arringa ad opera del Caso, in cui si rivivono nell’ordine tutti i capitoli/canzoni, come in un flashback rivelatore, con tanto di finale aperto. È stato un viaggio surreale, un pezzo di vita, o forse tutta.

Davide

Cosa sono le “anime da frutto”? E cos’è o qual è il frutto delle anime?

Antonio

Credo che la mente umana sia ciò che di più tangibile si possa assimilare all’idea di miracolo. Un’anima che pensa, dà frutti, a sé e ai suoi simili. Un’anima che appartiene, che coltiva fedi, che non ricerca il vero e che segue un percorso sempre e solo comodo e pronto, non darà frutto, non diffonderà bellezza, non avendo il coraggio per coglierne, facendo fatica a esistere e inquinando il miracolo.
Frutto è verità, è ogni eredità sincera e d’amore che gli umani lasciano agli umani.

Davide

Tra narrazione, musica e canzoni, “Anime da frutto” si articola come un racconto in cui le parti sono collegate per descrivere un viaggio. Come ne descriveresti la sua sinossi se fosse un film?

Antonio

Sedotto dalle parole di alcune improbabili piante, il Poeta parte alla volta di Anima, un “pianeta zero” su cui dar vita a una sorta di civiltà di eletti, che non nutrono avidità, che hanno incontrato il vero e convivono in suprema armonia con la Natura. Al via dei cantieri, la quiete di questo pianeta vergine è interrotta dalle risate inquietanti del Telecomandante, una figura mostruosa e quanto mai terrena, che ha la stessa voce del Poeta e che gli ricorda con scherno che il suo paradiso finisce dove finisce l’effetto delle piante. Il paesaggio muta in rovina, e poco prima dell’inesorabile ritorno su Terra, una “luce di donna” accenna la sua presenza, e i due decidono di affrontare insieme la traversata. Giunti su Terra, i due cercano di raccontare agli umani le bellezze che hanno conosciuto su Anima. Anziché liberarsi, tuttavia, il popolo di non-eletti sceglie di restare “in catene” generando nel Poeta la stessa disperazione che già una volta l’aveva portato a “chieder consiglio” alle piante.
Non desidera altro se non lasciarsi ancora sedurre, ma questa volta il “pianeta dolce” si trasforma in inferno molto prima, l’amore di lei si sgretola, e lui si rende conto di aver generato e interpretato tutti i personaggi del suo delirio, su un pianeta e sull’altro.
L’unica via d’uscita sensata è edificare quel sogno su Terra e questo prometterà a se stesso, pronto a ogni rinuncia, pronto a dividersi da quella parte di sé del tutto inadatta al germoglio.

Davide

Ci presenti tutti i musicisti che hanno preso parte al tuo progetto?

Antonio

Con orgoglio e piacere! In primis citerei e ringrazierei le tre persone che hanno più di tutti reso possibile questo viaggio e sono Davide Fumai (tastiere, batteria, voce), Giovanni Monopoli (basso, synth) e Saverio Pastore (batteria, voce).
La mia eterna gratitudine va poi a Luca Antonazzo (sax tenore in 6.) Donny Balice (tromba in 5.) Daniela Capriati (voce in 1.) Marco Capriati (batteria in 7.) Mario Coccioli (basso elettrico in 10.) Alfredo Colella (voce in 4. e 10.) Marco De Bellis (drum machine in 7.) Manrico De Iacovo (basso elettrico in 5. e 7.) Giorgio Distante (tromba in 10.) Giuseppe Fallacara (aka Glanko) (drum machine e synth in 11.) Antonio Flores (violino elettrico in 7.) Beppe Garavelli (batteria in 12.) Roberto Gernone (aka Bob Wild Deer) (flauto in 7.) Valerio Guido (drum machine in 7.) Leonardo Lamacchia (voce in 3.) Gigi Lorusso (chitarra elettrica in 4.) Gianvito Novielli (guitar design in 12.) Davide Palagiano (basso elettrico in 6.) Gianni Pollex (voce in 2. e 11.) Mirko Priore (basso elettrico in 12.) Fabio Properzi (percussioni ed engineering in 10.) Alessandro Ragno (sax tenore in 4.) Giulia Riboli (theremin in 10.) Ylenia Tattoli (aka Carillon.C) (voce in 13.)

Davide

Quando a Miles Davis fu chiesto perché avesse voluto John Coltrane nel suo gruppo, Miles rispose perché non voleva un sassofonista, ma un musicista che cambiasse la sua musica. In che modo interagisci con gli altri musicisti, come cambiano la tua musica e come diversamente sarebbe o non sarebbe stato “Anime da Frutto” senza la loro presenza, il loro contributo?

Antonio

Quando mi è capitato di innamorarmi di un brano o di un’interpretazione di qualcuno, gli ho chiesto di venire a trovarmi in studio e impreziosire il mio “bimbo” con un tocco, un consiglio, un’idea, lasciando loro carta bianca su dove e come intervenire. Il riscontro è stato splendido e la varietà timbrica dell’intero disco avrebbe molto risentito se non avessi avuto questo desiderio di condividere e colorare a più mani.
Devo moltissimo a tutti quanti, ben al di là della retorica.

Davide

Pensi che la musica possa essere un mezzo capace di cambiare le idee e i pensieri della gente e di migliorarne l’esistenza?

Antonio

Per tutti gli aspetti della vita che il nostro linguaggio verbale e il metodo scientifico non possono aiutarci a descrivere, gestire o prevedere, c’è l’arte. Il tentativo più nobile per passarsi le emozioni, per far resistere ed esistere tutte le bellezze che i dizionari e i teoremi faranno sempre fatica a inquadrare, molto di tutto ciò che ci tiene vivi e insieme. Se l’arte è arte, sì, in qualche modo può migliorare le cose.

Davide

Scorrendo la tua rassegna stampa, Buscadero ha accostato il tuo lavoro al “Volo Magico” di Claudio Rocchi. Altri all’Orfeo 9, definendoti un nuovo Tito Schipa jr. e avanti. Quali sono stati i nomi che ti hanno ispirato il desiderio di essere un musicista, e poi ancora di migliorarti come tale?

Antonio

Quando iniziai a strimpellare la chitarra, più o meno a 12 anni, ero del tutto preso dalle band britanniche anni ’90, penso agli Oasis, Verve, Blur e via dicendo. Quando incontrai “Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd la mia vita cambiò del tutto anche al di là della musica, mi sembrò di iniziare un nuovo percorso, fui stravolto.
Divorai la discografia dei Pink Floyd e contestualmente ampliai la mia conoscenza del classic rock, innamorandomi dei dischi dei Led Zeppelin, Beatles fino ai più moderni Tool e Porcupine Tree. Negli anni in cui mi sono avvicinato alla produzione musicale ho conosciuto molta musica elettronica e fra i miei ascolti si sono avvicendati Aphex Twin, Bonobo, Boards of Canada, etc… Nel quadro generale ho di sicuro avuto anche influenze “nostrane”, mi risulterebbe difficile parlare di Anime da Frutto senza citare Battisti, De Andrè e Battiato, figure che mi fa tenerezza immaginare come quasi paterne.

Davide

I “grattacieli” sono una parole chiave ricorrente. Cosa simboleggiano i tuoi grattacieli? Ci sono altre parole-chiave racchiuse nei testi di “Anime da frutto”?

Antonio

Capitai su un documentario in cui un architetto sognatore parlava della sua utopia di una città con pochissimi grattacieli, tanto alti però da permettere che tutta la parte residenziale fosse concentrata in poca superficie e il resto fosse un’esplosione di verde, in cui far sorgere solo qualche sporadico edificio pubblico.
Mi piacque molto quest’immagine, tanto che provando a buttar giù una melodia mi venne fuori questa parola, che per fortuna mi offrì anche delle ottime soluzioni metriche. I “miei” grattacieli sono il richiamo al pianeta Anima, sono il paesaggio biancastro del sogno, sculture di uomini liberi, quiete e patria di visionari.

Davide

L’albero in copertina si eleva in uno scenario desertico, il suo profilo somiglia un profilo umano e ritte intorno vi sono sagome umane con le loro ombre che si allungano sulla sabbia. Tutto evoca una rinascita. Cosa rappresenta e simboleggia questa immagine di Lilly Antonacci?

Antonio

L’albero ha in sé la dualità uomo-scimmia, tema affrontato qui e là in modo più o meno sarcastico nel disco. Nella metà di albero che richiama il profilo di un gorilla, non c’è germoglio. In quella dai lineamenti umani, sì. È la perfetta sintesi di Anime da Frutto.

Lilly mi propose dei bozzetti liberamente ispirati ai brani e questa sorta di logo inquietante a due facce. Mi piacquero subito, entrammo in sintonia e da lì ha poi dato alla luce le illustrazioni del booklet interno e l’artwork di copertina. Circa le silhouette di umani in controluce che si muovono insieme nella quiete calda del Sole, invece, non so, mi evocano qualcosa, devo averli visti in qualche sogno.

Davide

Ci sono video, siti nel web, pagine social o altri collegamenti per approfondire?

Antonio
Certo!
L’hub migliore per accedere ai contenuti audio e video è
https://campsite.bio/rastroni

Ti segnalo l’intero “film” dell’album realizzato per YouTube dall’immenso Enrico Lucci: https://linkfy.li/rastroni/youtube

Inoltre il disco è su Spotify
https://linkfy.li/rastroni/spotify

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Davide

Cosa seguirà?

Antonio

Prevediamo l’uscita di un secondo singolo a cui seguiranno dei live promozionali dell’album in veste sia elettrica sia acustica e poi non si smette mai di scrivere, sperimentare e collaborare. Le porte dei “Rastroni Studios” sono sempre aperte.

Davide

Grazie e à suivre…

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