KULT Underground

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Intervista con Claudio Milano

16 min read

NICHELODEON / INSONAR & RELATIVES
“INCIDENTI – LO SCHIANTO”
Snowdonia, 2021

Introduzione di Claudio Milano.

Un disco SENZA VALORE (titolo attribuito a ciascuna delle tracce): non è leggero e spensierato, non parla di rinascita nel “dopo-pandemia”, il cantante del progetto non è bono, non è pansessuale e non è ventenne.
“INCIDENTI – Lo Schianto” è pronto per divenire il più grande fallimento di Snowdonia e Claudio Milano ne va fiero (ma senza montarsi la testa).

Anticipato il giorno 1 settembre 2021 dalla pubblicazione su YouTube con il videoclip “Ho gettato mio figlio da una rupe perché non somigliava a Fabrizio Corona” a cura di Niccolò Clemente aka Cp. Mordecai Wirikik, il progetto NichelOdeon di Claudio Milano approda al quarto album in studio (sesto se si considera il percorso InSonar) a distanza di sette anni dal precedente Ukiyoe (Mondi fluttuanti – Snowdonia, 2014).

Registrato tra Roma, Udine, Taranto tra il 2014 e l’agosto 2019, da studi privati in tutta Italia e, come da sua tradizione, su produzione artistica dello studio monzese di Paolo Siconolfi, il disco è fondato principalmente sul dialogo tra il violino di Erica Scherl e i fiati di Evaristo Casonato e vede la partecipazione di un’estesa line-up di 44 straordinari musicisti tra cui Paolo Tofani, Vincenzo Zitello e Laura Catrani.
Il tutto a creare un racconto per orchestra da camera contemporanea, ad includere strumenti autocostruiti, ghironde elettrificate, zither, su trame dalle geometrie assai astratte, fino alla pura liquefazione armonico/tonale.
Istericamente comico fino ad una volgarità drammaticamente desolante, “INCIDENTI – Lo Schianto” (primo capitolo di un progetto sul crollo della civiltà occidentale) è un disco sul superamento della rabbia attraverso la sua indagine più livida e senza sconto alcuno, a se stessi in primis. Come conquista personale ma non sociale.
Un disco che si distingue in maniera radicale dalle precedenti esternazioni di Claudio Milano per la grande compostezza dell’esposto, nonostante i tanti riferimenti culturali e la gran messe di collaborazioni.
Un monolite scuro ma dalle tante sfumature, pronto a far deragliare verbo colto, avant-metal, folk medievale di tradizione italica, elettronica, jazz in allucinazione deforme, malata, conducendo a un esploso del pentagramma pur nella linearità formale.
Un disco violento, eppure “semplice”, come una personalità offesa potrebbe concepire. Un disco che la voce (di chi il disco ha ideato e curato passo per passo, non senza ossessione) la deforma rendendola strumento di auto-tortura sadico, atto di chi non potendo esprimere rabbia, la riversa su se stesso.
Non parco della trattazione di temi sociali in maniera spesso cruda e diretta, la pubblicazione include il ciclo di brani “Legalizzate Olocausti” dedicata ai morti nel Mediterraneo e nei lager filosovietici per accusa di omosessualità.

Line-up:

Claudio Milano, Paolo Siconolfi, Erica Scherl, Evaristo Casonato, Paolo Tofani Krishna Prema, Vincenzo Zitello, Niccolò Clemente, Laura Catrani, Coucou Sèlavy, Dalila Kayros, Cinzia La Fauci, Stefano Luigi Mangia, Massimo Silverio, Paolo Tagliaferro, Paola Tozzi, Vittorio Nistri, Stefano Giannotti, Gianni Lenoci, Camillo Pace, Francesca Badalini, Andrea Grumelli, Andrea Quattrini, Stefano Ferrian, Raoul Moretti, Andrea Murada, Fabio Amurri, Pierpaolo Caputo, Mimmo Frioli, Giovanni D’Elia, Danilo Camassa, Mauro Corvaglia, Domenico Liuzzi, Max Pieretti, Fulvio Maganini, Alessandro palma, Ulisse Tonon, Sisto Palombella, Claudio Pirro, Marco Lucchi, Luca Olivieri, Lorenzo Sempio, Jody Bortoluzzi, Ivano Nardi, Franco Poggiali, Daniele Onori.

http://kultunderground.org/art/17533/
http://kultunderground.org/art/1253/

Intervista

Davide

Ciao Claudio. Ben tornato su queste pagine. 
Iniziato nel 2014, questo lavoro ha avuto una gestazione lunghissima. E dentro c’è nel frattempo confluito tutto un mondo, un altro mondo parallelo, un universo alternativo in una pluralità di universi contigui. Quali realtà parallele dalla fisica quantistica hai cercato di cogliere e portare a quest’altra parte della fisica meccanica attraverso quest’opera?

Claudio

Sarà un’intervista assai lunga e nessuno la leggerà, il che la renderà ancora più preziosa Davide ☺
Appena iniziai ad affrontare questo nuovo disco (mentre terminavo “Ukiyoe – Mondi Fluttuanti”) decisi chiaramente che sarebbe stato un album in cui la modalità dell’arrangiamento avrebbe definito più piani percettivi. Si sarebbe mosso in maniera ampiamente distopica come a mostrare anche la polvere di quanto raccontato, in una visione da virtual reality prossima ai racconti di “Dark Mirror”, ognuno a sé ma tutti correlati.
Per ogni brano ho tracciato appresso alle linee melodiche delle linee disegnate a definire l’andamento di ogni singolo strumento. 
Era possibile che questi si muovessero parallelamente, che si scontrassero armonicamente creando degli “Incidenti”, che si comprendessero o parlassero lingue completamenti differenti fino a generare buchi nel pentagramma cartaceo, come a schiantare la percezione uditiva in una cacofonia non richiesta dall’andamento sonico o da un’unica direzione.
Volevo a tutti i costi definire il movimento delle culture odierne generato dalla sovrapposizione di stimoli sensoriali. In maniera multimediale ho definito questo nella mia tesi di laurea nel 2000 con la proposizione dell’opera “Sphere” che mai è stata messa in scena e che in qualche vaga modalità risponde a “Generation Kill” di Stefan Prins ma in maniera assai più sadica. In “Sphere” il pubblico interagisce tramite telecomandi ad alzare o abbassare il volume audio (e a gestire pure gli altri parametri del suono) di quanto suonato dai musicisti fino a creare di volta in volta un’opera diversa e assai differente da quella eseguita dai musicisti. Un do ut des che dal mio punto di vista risolverebbe né più né meno che in rissa prima mediatica e poi concreta.
Ho trasportato questa idea nella gestione degli spartiti e in quella dei “generi musicali” affrontati gestendo un lavoro sulla rabbia ed estremizzando l’impiego della spazializzazione del suono, oltre che tenendo i livelli degli audio meter a un filo dalla distorsione in modo da far cogliere qualsiasi sfumatura di quanto proposto.
In questo sono stato coadiuvato a distanza di 1200 km dal mio sound designer Paolo Siconolfi in interminabili e-mail e telefonate. Così ho fatto con molti musicisti, anche se con alcuni c’è stato un contatto diretto e le esecuzioni sono state fatte in presa diretta. Nessuno sapeva in realtà quale sarebbe stato l’esito conclusivo giacché ho deciso che tutto poteva essere trattato elettronicamente in un secondo momento in fase di mixing creativo in termini di durata di suono, intensità e altezza.
Alla fine si è cercato di generare un suono univoco e riconoscibile che legasse in modo monolitico la percezione di ascolti assai diversificati anche all’interno dello stesso brano.
È come se io avessi cercato di portare la percezione che di me stesso ho avuto in momenti di assoluta difficoltà, in un processo musicale. È quello che fa uno psichiatrico grave nel condurre a sé gli altri nella definizione di una relazione esclusiva.
“INCIDENTI-Lo Schianto” non è un disco, è una di quelle palle di vetro con dentro la neve mentre la osservi. Un mondo affascinante, dalle mille screziature, capace di ampliare la propria visione ma insano.

Davide

Cosa gli incidenti? Cosa lo schianto? Forse quello di un angelo caduto o decaduto e allontanato? Una disobbedienza al paradigma? Una ribellione a Dio o al mondo?

Claudio

Amo la Tua visione, evidentemente rappresentata nell’artwork senza che nessuno l’abbia colta. “Incidenti” sta per “incontri/scontri” con l’enorme ressa di musicisti che ha preso parte alla realizzazione di questo album e di quelli a venire. Una ressa assai prodiga di nervosismo. Più volte la possibilità di uscita del disco è stata messa in discussione da alcuni artefici che hanno minacciato di cancellare i loro contributi, negarne l’uso con querele o eliminare con un click addirittura l’intero mixing… Se non ci fosse stata Jenny Sorrenti a suggerirmi una possibile forma di pubblicazione il disco sarebbe uscito tra chissà quanti anni in formato doppio CD con la benedizione di qualche critico che pure mi ha scritto “meglio, sarebbe forse più interessante ascoltarlo dopo così tanto tempo”, candidamente, come se dare alle stampe un disco non avesse implicazioni sulla vita di chi lo genera e fosse solo un favore alle sue orecchie benedette da un salotto Poltronesofà e da un bicchiere di whisky per goderselo meglio. 

Davide

In che modo senti crollare la civiltà cosiddetta occidentale e non piuttosto tutta l’umana civiltà? Serve ancora farne un monito attraverso l’arte?

Claudio

Io racconto solo quello che vivo e percepisco, se poi qualcuno ha voglia di far feste durante la peste al pari di un principe Prospero, buon per lui, io non sono un edonista e neanche uno che se la ride a prescindere e fa il buffone di corte per raccogliere consensi. Io sono nato morto come individuo, figuriamoci come creativo. 
Per un crollo di una cultura globale bisognerebbe credere che l’essere umano sia non capace di evolversi davanti agli eventi. 
Purtroppo ha capacità di resistenza piuttosto importanti. 
La civiltà occidentale vive un periodo di enorme confusione e non ha al momento grandi risorse per fronteggiare l’avanzamento delle culture dell’Est e del Medioriente. Queste hanno trovato modalità estranee al nostro modo di intendere la guerra. 
Una coalizione di popoli solo apparentemente lontani perché ormai a noi interconnessi, è ben pronta a rimescolare le carte del sistema globale. 
Il valore della democrazia è stato sostituito dalla capacità di imporre la propria immagine sulle altre anche se sulla base di principi estranei alle regole civiche che hanno reso possibile l’evoluzione della nostra cultura. 
Tutto ormai è lecito e il confine più importante è ricevere un plauso anche se ammazzando. 
Passare impuniti a prescindere oggi è la frontiera più grande e tutti si stanno muovendo inconsciamente verso quella direzione. 
Come credi possa reggere una cultura fondata su questo nuovo assunto? 
Come può reggere la religione cattolica con i principi del Nuovo Testamento del rispetto nei riguardi del prossimo, se attaccata da organi interni come Radio Maria che promuovono visioni mariane a Trevignano Romano (lareginadelrosario.org) ad affermare contrarietà ai vaccini, all’umanesimo come conquista culturale, a mettere in discussione la credibilità dei vertici della Chiesa? 
Come reagire del resto davanti a un “papa pugile” screditato da Verbitsky in quanto a “collaborazionista della dittatura argentina dei generali”? 
Come reagire davanti a uno Stato come il nostro che parla di libertà di scelta nella accettazione di un vaccino e che poi ti nega lavoro e luoghi di aggregazione se non lo fai? 
Come reagire davanti a un rincaro di tutti i beni primari per gli individui e davanti alla possibilità del capo degli impuniti, Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica? 
Se non è fine di un Impero questo, qual è? 
Siamo nel bel pieno di un Nuovo Medioevo sostenuto da una rete informatica diabolica dove è accreditata qualsiasi informazione, anche la più idiota, dove a capo di partiti e movimenti politici ci sono gli ultimi della classe trasformati in eroi mediatici a pari di giornalisti campioni nel politically uncorrect. 
Un Nuovo Medioevo in cui Adorno è messo a fuoco per rovesciare completamente i parametri di valutazione dell’arte ridotta al suo Inferno. 
Dove se posti “L’Origine del Mondo” di Courbet su un social vieni censurato e se scrivi fesserie che ti distolgono dalla realtà sei un eroe da tastiera. 
Come spiegare alla gente che sei sempre stato uno schiavetto di un sistema ma che ora il passo si sta facendo grande e oltre che schiavetto scendi in piazza per litigare mentre ti stanno ammanettando definitivamente con modalità che neanche immagini perché se le scrivessi su Facebook non riceveresti mezzo post, dacché banalmente non ti cagherebbe nessuno? 
Se non bastano gli operai morti a 71 anni, ripeto 71 anni che precipitano da un capannone e il togliere la pensione a tutti i disabili al di sotto del 100% di invalidità civile (tranquillamente concessa al Sud se si pagano avvocati e tramiti garantendo loro il primo anno di liquidità che si riceve) con un “lavoretto” come se bastassero 267 euro mensili per vivere, di cosa c’è bisogno? 
È un adorabile mondo di freak il nostro, dove l’unica cosa che si può fare è ammazzarsi o accettare di vivere tutto come se non ti appartenesse e nel mentre creare, creare, creare, creare… 
anche nel generare valore nel momento in cui nella tua realtà quotidiana provi a ribaltare sottilmente gli angoli di visione delle cose, perché ad essere arrabbiati o lo si fa con cognizione di causa o non si ottiene un bel niente. 
Per farlo con cognizione di causa bisogna essere geniali oggi, oppure mettere da parte il nostro essere diventati ciecamente idioti e questo è chiedere davvero troppo. 
Io non voglio consensi, perché se ottenerli vuol dire essere come un Maneskin di sorta, ovvero una soubrette della musica, preferisco starmene in un angolo a morire di fame e senza chiedere elemosina.

Davide

Un essere umano, secondo Sofocle, è solo respiro e ombra. Respirare, il segreto della vita… Come già ti ho detto, le tue qualità e capacità vocali sono per me impressionanti. Da qualche parte hai scritto che sei uno che ha studiato troppo e che ha dovuto disimparare per iniziare a respirare. Quel respiro l’hai usato principalmente per cantare, dai 3 anni di età ad oggi. E come scrisse Rilke “In verità cantare è un altro respiro”. Cos’hai dovuto disimparare per imparare? E poi disimparare ancora?

Claudio

Ti ringrazio anzitutto. Si è una citazione da un mio racconto/presentazione su Ondarock.it. Spero prima o poi Claudio Fabretti cancelli quanto lo ha preceduto, non sono capace di impaginare recensioni e altro sulle webzine per le quali scrivo. Claudio è sin troppo gentile con me. 
Il mio canto… tutti mi pretendono come “il supercantante” e io mi reputo solo un interprete che impiega una tavolozza assai ampia, di timbri più che di semplici registri. 
La cosa è assai noiosa perché quel canto è funzionale a quanto scrivo. Io che canto Eros Ramazzotti faccio decisamente schifo. 
Si, ho studiato molto e vengo visto come uno che non è abbastanza capace in qualità di cantante lirico, non lo è come cantante rock di timbro “immediatamente riconoscibile”, neanche come improvvisatore jazzy e che non è sufficientemente perfetto per entrare nello stardom del mondo avant che conta. 
A un certo punto ascolti solo te stesso e cerchi di essere quanto più vero, diretto, presente in quello che stai facendo, assumendoti la responsabilità di essere scomodo. In questo a quanto pare sono assai bravo.
Ho messo da parte il giudizio, non quello mio però. 
Ci sono abbastanza persone che non si prendono sul serio del resto no? A conoscerle da vicino non mi sembrano particolarmente esuberanti o felici.
Sicuramente così come ho disimparato a disegnare senza avere un’immagine davanti, ho disimparato a fare una restituzione scenica, a gestire l’analisi matematica, a gestire la memoria di un testo scenico, disimparerò anche il canto e la composizione. 
Mi auguro a quel punto di ricordarmi come si fa sesso e di aver trovato la voglia di tornare a farne, magari con qualcuno a cui vorrò autenticamente bene.

Davide

Ecco l’unica cosa che mi piacerebbe veramente di tenere in pugno, il suono dell’ombra, scrisse Alda Merini. Ed è questa sensazione che ho avuto fin dal primo ascolto di “Incidenti – Lo Schianto”, che tu sia riuscito a tenere in pugno il suono dell’ombra e ancor prima a trovarlo, portandovi luce soprattutto attraverso la parodia, la satira, l’ironia fino allo scherno, il riso (altra forma vitale di respiro). 


Claudio

La mia è l’estetica dell’ombra così come in pittura quella oggi lo è di Remigio Fabris, è la cosa che più che conosco assieme al buio di una stanza. 
L’ho interiorizzata ormai. 
Seminali a tal proposito sono stati gli anni 2014/2015 e il 2018/2019 trascorsi in Puglia in una stanza a scrivere e a contemplare lo schermo di un PC. 
Se a questo aggiungiamo i due della pandemia la mia vita è stata in buona misura un lungo lockdown in cui la scuola e i pochi palchi sono stati i momenti di maggiore vita sociale. 
Ora a scuola ci sono tornato come insegnante di sostegno a favore di un ragazzino che in qualche modo me mi ricorda. 
No… non è il suono dell’ombra che voglio per un mio futuro, ammesso che ci sia, ma un suono esuberante, vivido.

Davide

Dal basso profondo del canto difonico laringeo dei Tuva o dei monaci tibetani al canto del falsettista sopranista cambiano tante cose quasi a compiere un viaggio nel tempo tra culture e mentalità tra loro lontanissime. E se, come scrisse Pavese, “Viaggiare è una brutalità. Obbliga ad avere fiducia negli stranieri e a perdere di vista il comfort familiare della casa e degli amici. Ci si sente costantemente fuori equilibrio. Nulla è vostro, tranne le cose essenziali”, quali sono le cose essenziali che fanno oggi la tua sintesi, quelle che ti porti sempre dietro e che riporti a casa nei tuoi viaggi musicali?

Claudio

Tre birre medie dopo ogni concerto che non sia seguito da un altro il giorno dopo o dopo ogni incisione… 
Ho sempre bisogno di “spegnermi” dopo un concerto a fine tour perché il livello di eccitazione è troppo grande. 
Generalmente poi piango per ore. 
Niente mi permette di esprimere me stesso come un concerto/un’esibizione teatrale, c’è una partecipazione fisica oltre che mentale pari al credere che quello sia l’ultimo momento della mia vita. 
È il racconto di centinaia di migliaia di ascolti, di cose viste, percepite, di persone che ho incontrato anche solo una volta, che ho osservato su un tram, di frustrazioni, di slanci verso un “alto” inteso in modo icariano ma anche come preghiera o bestemmia per quanto ho perduto e che percepisco come rubato. 
In realtà sono stato così abituato infine all’assenza di pubblico quando smetto di cantare che come reazione a quanto ho donato non voglio parlare con nessuno e mi chiudo in me stesso per settimane. 
Quando mi dicono “ti sei divertito eh?” li mando affanculo senza mezzi termini. 
La mia sintesi oggi è chiudere un ciclo in modo vivo e non parco di stimoli, la mia sintesi è conservare la speranza di poter morire serenamente e non in tarda età, mi sono così abituato a un senso di vuoto attorno che non mi va di procrastinarlo a lungo.

Davide

C’è una marea di nomi di collaboratori che hanno cooperato, suonato e cantato in questo lavoro (spero di non averne dimenticato alcuno nell’elenco di cui sopra). Questo può stimolare la creatività, ma potrebbe anche impedirla o ridurla. Come hai gestito e come sei solito gestire questo aspetto? 

Claudio

No, non ne hai dimenticato nessuno, eccetto Niccolò Clemente che ha curato il videoclip aggiungendo a quello una sua coda sonoro/teatrale. 
Non ho permesso a nessuno di scalfirmi. 
Ben pochi la mia creatività l’hanno alimentata in questi ultimi anni, non appresso ai miei progetti perlomeno. 
Di contro sono state rinfrescanti alcune mie collaborazioni in ambiti anche diametralmente opposti al mio, per quanto molta critica mi abbia dato addosso per quelli, definendomi incoerente e dicendo che mi “hanno fatto perdere il filo regalandomi la brutta incoerenza di quest’album”. 
Nulla di più sbagliato, mi hanno permesso di essere me stesso indipendentemente dal genere affrontato e di gestire la poetica dell’ombra appresso a più modalità. 
Sono trascorsi da un pezzo i tempi in cui i musicisti accettavano con entusiasmo di prendere parte ad un progetto in quanto “libero” da troppi condizionamenti. 
Ora si fa la fame e ognuno ha qualcosa da recriminare, in particolare e giustamente il fatto che non ha il riscontro meritato. 
È solo una corsa ad incrementare il proprio Ego o a raccontare fotogrammi di un passato più luminoso.

Davide

…S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Aspettando i barbaridi Kavafis descrive un giorno in una città-stato qualunque dove ogni attività è stata sospesa perché i suoi abitanti stanno benevolmente aspettando l’arrivo dei barbari, la cui forza vitale possa revitalizzare la propria decadenza. Questa è la sensazione ultima che mi ha lasciato il tuo/vostro disco, qualcosa che mi ha richiamato quella poesia appunto di Kafavis. Rivolgo a te la domanda: E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?

Claudio

Nessun problema, la barbarie ci ha permeato creando bisogni inutili e dunque i barbari siamo noi stessi. 
La cosa più difficile adesso è fare i conti con noi stessi. 
Sarà estremamente dura come cosa.

Davide

Sperimentare per me vuol dire soprattutto provare qualcosa una prima volta. Ogni volta che provo qualcosa per la prima volta per me è rinnovare qualcosa di gioioso, di vitale e misterioso come fu nell’infanzia. Cos’è per te?

Claudio

È avere la lucidità per donarla con adeguata chiarezza, un’invenzione.

Davide

Un sogno che si avveri non è più un sogno, né forse lo è stato mai davvero. Qual è ancora il tuo?

Claudio

Sarebbe bello fare un tour anche di sole tre date, a toccare non solo l’Italia ma anche nazioni straniere, per proporre una volta nella mia vita anche il mio materiale. 
Ho lavorato all’estero con altre formazioni, sarebbe bello andarci con la pelle che appartiene alla mia responsabilità diretta.

Davide

Cosa seguirà?

Claudio

La disperazione nell’aver perso una giornata del mio tempo nel compilare quest’intervista 😀 
Scherzi a parte perché queste tue domande mi hanno autenticamente stimolato trasformando una mattinata invero spenta in qualcosa di ben più esuberante e speranzoso, come se fossi seduto con te a parlare da qualche parte di questi punti, ci saranno almeno altre cinque pubblicazioni. 
Un vinile a far da coda a questa pubblicazione (MusicaMortoSì – da una Rupe), un live (ManifestAzioni), un disco di istant composing (Istant Composing), un capitolo di NichelOdeon con una formazione univoca (A.n.F.o.r.e. – A new form of European recital), il secondo capitolo di INCIDENTI (fantasmi). 
A brevissimo, il 4 Novembre prossimo, con I Sincopatici, formazione che include oltre a me altri due membri di NichelOdeon live  (Francesca Badalini e Andrea Grumelli) ci sarà una data al Conservatorio Verdi di Milano per la sonorizzazione in concerto di un film muto del 1911, il colossal Inferno. 
Mi piacerebbe poter proporre il nuovo disco dal vivo ma per il momento non c’è un solo palco che abbia accolto con interesse il disco reputato “inaccessibile”.

Davide

Grazie e… à suivre…

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