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Intervista con Vittorio Cuculo

9 min read

ENSEMBLE
VITTORIO CUCULO QUARTET
incontra i SASSOFONI DELLA FILARMONICA SABINA “FORONOVANA”

Il 18 maggio 2021 è uscito per Wow Records il nuovo disco del Vittorio Cuculo Quartet, dal titolo “Ensemble”, nato dall’incontro del sassofonista romano con i Sassofoni della Filarmonica Sabina “Foronovana”. Il quartetto è composto, oltre che da Vittorio Cuculo ai sax alto e soprano, da Danilo Blaiotta al pianoforte, Enrico Mianulli al contrabbasso e “The Legend” Gegè Munari alla batteria. Ospiti: Lucia Vilaci (voce nella riproposizione di “Brava”, canzone di confine tra swing e be bop che Bruno Canfora scrisse su misura per le doti vocali di Mina), Dimitri Fabrizi alla marimba e Roberto Spadoni alla chitarra. 
“Ensemble” segue il precedente esordio dal titolo  “Between”, pubblicato nel 2020. 

Vittorio Cuculo: sassofono alto e soprano.
Danilo Blaiotta: pianoforte.
Enrico Mianulli: contrabbasso.
“The legend” Gegè Munari: batteria.
Dimitri Fabrizi: marimba.
Lucia Filaci: voce.
Roberto Spadoni: chitarra.

Sassofoni Filarmonica Sabina “Foronovana”: Lorenzo Abati, Simone Bellagamba, Diego Bettazzi, Riccardo Bussetti, Leonardo Crescimbeni, Giulia De Mico, Francesco Desideri, Francesco Dominicis, Andrea Leonardi, Alessio Micheli, Riccardo Nebbiosi, Andrea Piccione.

Io non ridevo / Donna Lee / Misty / Brava / My Funny Valentine / Fuga di notizie / Caravan / Bye-Ya / My Funny Valentine (Live)

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https://www.instagram.com/vittoriocuculo/
https://www.youtube.com/channel/UCkxlsYERIPLzizVleevd0Xw

Intervista

Davide

Ciao Vittorio. Ho letto che hai iniziato come percussionista classico per poi passare al sassofono grazie al bebop di Charlie Parker. Cosa in particolare ti ha fatto cambiare strada, dalla classica al jazz e dalle percussioni al sax? 

Vittorio

A casa nostra, fin da quando eravamo piccoli (ho anche un fratello violinista), è sempre circolata la musica, classica, leggera, jazz…mia madre è pianista ed insegna, mio padre è anche lui un grande appassionato. Come sono arrivato al sax? Per alcuni anni, in particolare quelli relativi all’ultimo anno della scuola elementare e i tre anni della scuola media, ho suonato nella Junior Orchestra, un’orchestra giovanile dell’Auditorium parco della Musica di Roma, suonando le percussioni classiche, intonate e non intonate; ho anche studiato la marimba, arrivando ad usare 2 battenti per ciascuna mano. Un giorno, da mio padre ho sentito in un disco il sax di C. Parker… ed è stata quella la svolta. Ho cominciato a studiare il sax. 

Davide

Hai una formazione musicale particolarmente ricca e articolata. Quali sono stati i tuoi momenti e i tuoi incontri davvero fondamentali, imprescindibili?

Vittorio

Gli incontri importanti per la mia formazione sono stati tanti ed ogni volta che ho avuto modo di incontrare qualcuno ho cercato di prendere il meglio della situazione. Ma gli incontri fondamentali direi che siano stati i seguenti: Charlie Parker e la sua musica, il suo modo di suonare e di improvvisare mi hanno catturato in maniera totale, spingendomi a studiare Jazz. 
Il secondo grande incontro, per me capitale, è stato quello con un grande musicista come Stefano Di Battista, una figura che rimarrà sempre punto di riferimento; altro fondamentale incontro è stato quello con l’unico e solo maestro che ho avuto, una persona umana splendida ed un docente che resterà sempre nel mio cuore: il Maestro Alfredo Santoloci. Con lui ho impostato il mio suono e con lui ho avuto modo di aprire le mie orecchie anche verso altri generi e modi di fare musica. Altro incontro imprescindibile è quello che tutt’ora si sta svolgendo con The legend Gegè Munari, un batterista dallo swing incredibile e trascinante, dal drumming che è punto di riferimento per tanti batteristi, un musicista con una carriera leggendaria perché ha suonato con tanti grandi figure del jazz.

Davide

Come è nata questa precisa selezione di brani dai classici del jazz di Charlie Parker e Duke Ellington a Erroll Garner e Thelonious Monk passando per la coppia Rodgers & Hart e alcuni maestri italiani come Bruno Canfora fino al chitarrista Roberto Spadoni, qui presente in tre tracce? Cosa in particolare lega cioè questi brani?

Vittorio

La scelta dei brani da eseguire e da porre all’ attenzione dell’ascoltatore è stata in realtà abbastanza naturale, seppur comunque pensata e studiata in ogni dettaglio. La presenza di musicisti di grande esperienza come The Legend Gegè Munari, di importantissimi arrangiatori come Roberto Spadoni, Mario Corvini, Massimo Valentini e Riccardo Nebbiosi, e i miei colleghi e amici Danilo Blaiotta e Enrico Mianulli, uniti all’Ensemble di sax e alla voce di Lucia Filaci, è stata una carta vincente e un mix musicale vincente anche nella scelta del repertorio e dei diversi brani da sottoporre all’attenzione del pubblico. Abbiamo operato confrontandoci continuamente, cercando di rendere al meglio e di valorizzare sempre e comunque la musica che suonavamo. I brani che sono stati scelti per il disco sono stati selezionati da quello che è un po’ il mio, il nostro gusto musicale e dalla voglia di creare una sonorità particolare con il Quartetto, la voce e l’Ensemble di sassofoni.

Davide

Oltre all’arrangiamento di Spadoni di “Bye-Ya” di Monk, ci sono gli arrangiamenti di Nebbiosi, Valentini e Corvini. In che modo sono stati dunque ritrascritti i brani presenti in questo lavoro, oltre che per adattarli a strumenti o complessi diversi da quelli per cui originariamente erano stati composti? C’era un’idea in particolare?

Vittorio 

“Ensemble” è un lavoro discografico che vede il Vittorio Cuculo 4et Feat. Gegè Munari  (formato da Danilo Blaiotta al pianoforte, Enrico Mianulli al contrabbasso e dalla colonna del Jazz Italiano Europeo e non solo Gegè Munari alla batteria) dialogare con la piccola orchestra di sassofoni della Filarmonica Sabina Foronovana. Un piccolo organico, ben amalgamato dal primo tratto di strada fatto insieme, si confronta, si integra e si differenzia, quando occorre, con un organismo strumentale più grande. La bravura degli arrangiatori ha saputo intercettare questo spirito di confronto e di empatia.
“Ensemble” è, dunque, un lavoro caratterizzato da quello spirito che sempre mi muove quando suono: comunicare, arrivare alle persone, lasciare in chi ascolta il senso di un discorso fatto non con le parole ma con la musica e le note. 

Davide

Come già in “Between”, dove c’era una cover di “Vedrai, vedrai” di Luigi Tenco, anche in “Ensemble” c’è un momento di rievocazione degli anni ’60 della musica d’autore o leggera italiana, in questo caso “Brava”, cantata da Lucia Filaci. C’è qualcosa in particolare che ti lega a quel decennio italiano?

Vittorio 

In verità, nulla in particolare mi lega a quel periodo. Di Tenco mi piacciono molti brani, sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi. Ricordo che quando eravamo più piccoli (mio fratello aveva memorizzato molti testi), spesso ci capitava di sentire i brani di Tenco da un CD che papà inseriva nel lettore della macchina. Fra l’altro, per un breve periodo, Tenco ha suonato a suo modo anche il sax. E in fondo anche “Brava” è un classico (un brano portato al successo da Mina), che la nostra giovane e talentuosa cantante Lucia Filaci affronta con il giusto piglio.

Davide

Come è nata invece l’idea di coinvolgere i Sassofoni della Filarmonica Sabina “Foronovana”? Come è stato lavorare con loro?

Vittorio 

La sorte ha voluto che incontrassi la formazione di sassofoni Filarmonica Sabina Foronovana, con la quale ho avuto modo di registrare dal vivo, senza il mio quartetto, una versione del brano My Funny Valentine (versione ora inclusa nel nuovo lavoro discografico) e da questo primo incontro è nata la spinta per una collaborazione più approfondita. Essendo il mio secondo CD, il lavoro vede un’orchestrazione per strumenti a fiato con arrangiamenti di alcuni tra i più quotati arrangiatori della scena del Jazz e realizza, dunque, la voglia di condividere il percorso discografico con altri musicisti che suonano il mio stesso strumento, un insieme appunto di sassofoni, un insieme coeso come la Filarmonica Sabina Foronovana. Quando si ha la possibilità di lavorare e fare esprimere così tanti musicisti, il rischio della dispersione è forte. Poi, invece, prevale la voglia ed il desiderio di suonare, dando spazio alla musica e quindi nel lavoro di registrazione in studio alla fine tutto si incastra magicamente nel modo giusto. 

Davide

Quali le differenze e quali le analogie con il precedente “Between” del 2020? Qual è il tuo progetto tra passato, presente e futuro?

Vittorio

Questo nuovo progetto musicale, “Ensemble”, si riallaccia in parte al mio esordio discografico “Between” e ne sviluppa la tematica: la musica come occasione, opportunità di incontri e di dialogo. “Between” fu concepito come punto di partenza di un progetto più ampio, che voleva essere incontro tra generazioni (l’età anagrafica dei componenti il Vittorio Cuculo 4et feat. Gegè Munari è assai varia), generi e stili musicali diversi (brani originali, Standard e brani di cantautori, L. Tenco), un lavoro fortemente caratterizzato dal desiderio di comunicare. Così, in linea con questo spirito di empatia e di incontro, il cammino del Vittorio Cuculo 4et feat. Gegè Munari approda oggi ad una nuova tappa. Ensemble è parola che evoca subito un insieme strumentale e dunque l’abbiamo usata in questo senso. Ma “Ensemble” vuole anche mettere in risalto una dimensione del noi che è importante nel fare musica e dunque è anche questo: dimensione comunitaria che si avvale del contributo di tante mani, dall’orchestra al quartetto, alla voce. 

Davide

Cosa più ti piace o appassiona del be bop e dell’hard bop e dello swing delle cosiddette Big Band?

Vittorio 

Beh, quello che stai indicando è un gran bel periodo nello sviluppo della musica jazz, un periodo che ha visto grandi figure di musicisti e brani stupendi. Se proprio devo scegliere una caratteristica che più mi piace, scelgo la carica dirompente, l’energia e la spinta ritmica, senza escludere però il recupero di attenzione verso le radici, verso il blues.

Davide

Hai composto ad oggi anche qualcosa di tuo? 

Vittorio 

Non ancora. Ma ci sto pensando…anche se devo dire che sono frenato dalla considerazione che scrivere un brano, almeno per me, non è solo un atto di scrittura e composizione. Ci deve essere un’urgenza espressiva che da dentro di te spinge per venire fuori.

E poi c’è tanta gente in giro che scrive e scrive cose belle.

Davide 

Qual è la cosa più importante nella musica dal tuo punto di vista? Qual è oggi la sua funzione principale nella società contemporanea, quella in cui tu credi, che persegui prima di altre?

Vittorio 

Senza dubbio, comunicare.

Davide

Charlie Parker disse che La musica è fatta delle tue esperienze, dei tuoi pensieri, della tua saggezza. Se non la vivi, non uscirà mai dal tuo strumento. Ti insegnano che c’è una linea di confine nella musica. Ma, uomo, non c’è linea di confine nell’arte.” Tu hai linee di confine nella musica, quali, e come e quando senti la necessità di sconfinarle?

Vittorio 

L’inizio della citazione che fai è una frase che ho messo come frontespizio della mia tesi di laurea su C. Parker nel biennio di sassofono jazz. In musica non ci sono linee di confine se non quelle che si sceglie di avere in base alle proprie esigenze espressive.
La mia unica linea di confine è data dal migliorarmi ed andare avanti nell’acquisire sempre più possibilità di esprimermi. 

Davide

Cosa seguirà?

Vittorio

Ho già in testa un’idea per un prossimo progetto… ci devo lavorare in termini di realizzazione. Ma il seme è già presente.

Davide

Grazie e à suivre…

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