KULT Underground

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Intervista con Carlot-ta

8 min read

A Silent Night
(Incipit records/Egea Music)

Il 25 dicembre 2020 è stato Natale. Non era mica scontato, visto che quest’anno non ci ha fatto mancare un’abbondante dose di tragici imprevisti che hanno mandato a gambe all’aria tutte le nostre routine più consolidate. 
Eppure il 25 dicembreè stato ugualmente Natale, ma certo non un Natale “uguale”.
E a quanti sia sembrato che il suono di angelici campanellini fosse un po’ fuori luogo in questi strani giorni, Carlot-ta ha portato in dono la colonna sonora ideale grazie agli anomali, surreali e scuri abiti da lei fatti indossare a quattro carole natalizie, quattro classici di varie epoche, riarrangiati e completamente riarmonizzati in modo minore, con un esito misterioso, cupo e nostalgico.

A Silent Night” è infatti il nuovo EP di Carlot-ta

Non un disco anti-natalizio, sia chiaro: si tratta anzi di un tributo a un immaginario stratificato che tra le pieghe più kitsch e grottesche cela un’anima malinconica e, tutto sommato, pura, che si nutre dei ricordi e li trasforma, anno dopo anno, in nuovi pensieri, oggetti, canzoni.

Ecco allora quattro tracce rispolverate, trasformate, con ironia (a volte tragica, a volte comica), nei modi e nei linguaggi:
Silent Night, austera e drammatica, tradisce le origini mitteleuropee e fa pensare a un pianoforte ottocentesco che suona nella neve.
All I want for Christmas is you, la hit scampanellante di Mariah Carey diventa un’accorata ballad dai suoni anni ‘80 nell’attesa, forse vana, che il tu interlocutorio cui si rivolge il brano, appaia prima o poi sotto l’albero. 
Santa Claus is coming to town è qui in una versione honky-tonk con percussioni scalcagnate e il suono fantasmatico del theremin a evidenziare i tratti grotteschi del personaggio di Santa Claus, che ti vede mentre stai dormendo, sa cosa hai fatto e presto arriverà in città. 
Chiude l’ep The Little Drummer Boy, che racconta la storia del piccolo suonatore di tamburo in modo intimo e viscerale. 

All songs arranged by Carlot-ta
Produced by Enrico Caruso

Carlot-ta piano, vocals, keyboards
Paolo Pasqualin drums, percussions
Christopher Ghidoni vocals, guitars
Giulia Riboli theremin
Enrico Caruso accordion, programming

CARLOT-TA

Carlot-ta nasce nel 1990.

La sua musica, costruita attorno a un pianismo classicheggiante ma energico e un uso creativo dello strumento voce, può essere descritta come sintesi di un complesso cantautorato e di un puro spirito pop. Le sue canzoni raccontano di paesaggi, alberi, morte, amore, animali in un modo romantico e insieme ironico che spesso si costruisce di riferimenti letterari. L’esito è un pop da camera, oscuro e divertito.

Carlot-ta ha pubblicato tre album di canzoni:

Make me a picture of the sun (Anna the Granny/Audioglobe, 2011) ha ricevuto il Premio Ciampi per il Migliore album d’esordio, e il Premio Mei Supersound per il miglior disco dell’anno.
Songs of Mountain Stream (Brumaio Sounds/Audioglobe, 2014), prodotto da Rob Ellis (Pj Harvey, Anna Calvi, Marianne Faithfull etc.), è un album dedicato alle Alpi, in cui il paesaggio sonoro alpino trasformato in elettronica minimale le vale il Premio SIAE alla Creatività durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Murmure (Incipit/Egea, 2018), prodotto da Paul Evans (Bedroom Community) e registrato tra Italia, Svezia e Danimarca, è un album per organo a canne, voci e percussioni realizzato con il contributo di SIAE e Mibac, in cui si alternano composizioni solenni e impetuose, ballate romantiche, valse musette, danze macabre, motivetti synth-pop.

Carlot-ta ha all’attivo più di trecento concerti in Italia e all’Estero (Premio Tenco, MiTo Settembre Musica, JazzMi, Festival dei Due Mondi, Veneto Jazz, Audiorium Parco della Musica, Torino Jazz Festival, Jazz:re:found, Liverpool Sound City etc.). Le sue musiche sono state utilizzate per spot pubblicitari e per il cinema.

www.carlot-ta.com
www.facebook.com/carlottrattinota
www.youtube.com/user/fromthecarlottahotel

www.instagram.com/fromthecarlot_tahotel/

Ufficio stampa Casi Umani

Intervista

Davide

Ho ascoltato volentieri i tuoi arrangiamenti e la tua reinterpretazione di queste quattro canzoni di Natale, che sei riuscita a spogliare e a rivestire come canzoni da ascoltare anche negli altri giorni dell’anno. Un compito non facile. Come ti è venuta questa voglia di fare un e.p. di Christmas carols?

Carlot-ta

Amo molto il Natale e le sue malinconie. Da qualche anno ero solita proporre nel periodo natalizio un concerto a tema, con un repertorio composto da carole in tono minore, gospel cupi, brani folk e canzoni d’autore. Lo scorso anno ho deciso di registrare alcuni di questi brani, nello specifico queste mie quattro riscritture di alcuni grandi classici natalizi. L’idea era di presentarlo in un tour, ma purtroppo non è stato possibile. Mi fa molto piacere che tu le abbia ascoltate come canzoni che riescono a fuggire il limite temporale delle feste.

Davide

Il repertorio natalizio è sterminato. Perché hai scelto proprio queste quattro canzoni?

Carlot-ta

La scelta è stata piuttosto spontanea, questi brani rappresentano probabilmente per me gli immaginari del Natale che più mi sono familiari – dalle notti pittoresche e nevose di Silent Night, al Natale consumistico USA di Mariah Carey – e che attraversano le epoche, stratificandosi e riattivandosi ogni volta con nuovi significati.  
Inoltre sono quattro brani che per tematiche e strutture armoniche si prestavano a queste riarmonizzazioni in modo minore.

Davide

Benjamin Franklin scrisse che una buona coscienza è un Natale perpetuo. Cos’è per te il Natale di solito e cosa è stato invece dopo un anno insolito e terribile come questo? Come ti stai affacciando al 2021?

Carlot-ta

Ho cercato di mantenere lo “spirito dei natali passati”. Sebbene possa sembrarvi adatto, per i toni scuri, questo lavoro non credo risenta o voglia accomodare il clima di questo tragico anno. Per me, anzi, registrare questo ep è stato proprio un modo per uscire un po’ dalla realtà del presente e muovere in uno spazio senza tempo. Spero che il 2021 mi riporti, e riporti tutti, a una realtà più viva e accogliente.

Davide

Ho un debole per “Little drummer boy”, che sentii la prima volta cantare da David Bowie al Bing Crosby Show. La tua versione mi ha rievocate le sonorità e lo stile di Björk. Altrove mi hai rievocate Kate Bush o Tori Amos, tutte artiste dallo stile singolare. Quali artisti e artiste hai amato e ami in particolare, che più ti hanno influenzata e stimolata verso la musica e il canto?

Carlot-ta

Ti ringrazio, senza dubbio i nomi da te citati sono per me dei riferimenti imprescindibili. Amo molto anche la vocalità estrema e il pianismo percussivo di Diamanda Galàs, le voci antiche e teatrali di Edith Piaf e Milva. I compositori francesi tra ‘800 e ‘900 sono per me un riferimento irraggiungibile, ma sempre presente.

Davide

Ci presenti i musicisti con i quali hai realizzato questi brani?

Carlot-ta

Partirei dal produttore, Enrico Caruso, con cui ho lavorato a stretto contatto e che è parte integrante di questo progetto. A lui sono da attribuirsi molte scelte relative ai timbri e, naturalmente, al suono generale dell’ep. Enrico, oltre a essere un produttore eclettico (che ha lavorato con Fabri Fibra, ma anche con alcuni mostri sacri del Latin Jazz come Calixto Oviedo) è un ottimo pianista e nel disco ha anche suonato la fisarmonica. 
Con me, in “A silent night” hanno poi suonato i musicisti che negli ultimi anni mi hanno accompagnata anche dal vivo: il maestro Paolo Pasqualin (percussioni, batteria), cui sono sempre grata per la cura e l’entusiasmo che negli ultimi anni ha dedicato al mio progetto e Christopher Ghidoni (chitarre, voci) che mi accompagna e supporta da sempre. Ospite del lavoro è Giulia Riboli (theremin), che ringrazio per il suo prezioso contributo.

Davide

Tu canti sia in italiano, sia in inglese. Quando scegli una lingua piuttosto che un’altra?

Carlot-ta

Canto in realtà prevalentemente in inglese. Amo anche il francese. Fatico invece un po’ a scegliere l’italiano, poiché mi interessa che il racconto arrivi in primo luogo dalla musica e credo che la lingua madre possa distrarre un po’ da questo. 

Davide

Dal tuo disco d’esordio a questo, come riassumeresti ad oggi il tuo percorso e la tua ricerca musicale e vocale? Innanzi tutto cosa cerchi attraverso la musica della musica stessa? Cosa attraverso la tua vocalità, per altro particolarmente espressiva?

Carlot-ta

Sarà una risposta banale ma, principalmente, la musica è per me un motivo di divertimento. Mi piace suonare gli strumenti, scrivere le canzoni, cantarle (anche se non mi definirei mai una cantante). La musica che scrivo è piuttosto cupa, a volte sghemba, forse non sempre intelligibile al primo ascolto. Quello che ho cercato di fare in questi anni è mantenere un aspetto di complessità (per quanto si tratti pur sempre di canzoni), che per me è fonte appunto di divertimento e soddisfazione, cercando comunque di avere una comunicazione diretta con chi ha voglia di ascoltare. Questo è l’aspetto su cui vorrei continuare a lavorare, cercando sempre di creare questo dialogo su un terreno sconosciuto sia a me che ai miei interlocutori. La musica che mi piace è quella che mi permette di muovere altrove nel tempo e nello spazio.  

Davide

Secondo Hans Werner Henze la musica avvicina le persone tra di loro e aiuta a conoscere meglio se stessi in relazione alla società. Cos’è invece per te la musica da un punto di vista relazionale o sociale?

Carlot-ta

Da musicista, credo sia un modo per raccontare e rappresentare il mondo. Da ascoltatrice, per accedervi attraverso gli occhi e le orecchie altrui.

Davide

Ho conosciuto il tuo nome e la tua voce la prima volta nel 2014 nella colonna sonora de “La luna su Torino”… “Winter garden” mi fece pensare a Émilie Simon. Anche se non vi sei nata, c’è qualcosa in particolare che ami di Torino, oltre sicuramente alla vista delle Alpi? 

Carlot-ta

Sono nata e risiedo a Vercelli, ma Torino è senza dubbio la mia città adottiva dal punto di vista musicale. Quella in cui ho suonato di più e ho creato più contatti e collaborazioni. 

Davide

“Songs of Mountain Stream” è uno dei tuoi lavori che ho apprezzato molto. Tra tutte le forme d’arte la musica è considerata quella che ha il rapporto più stretto con la natura.  Fin dagli albori la musica è stata concepita per altro come emulazione dei suoni della natura. Cos’è per la natura, cosa il rapporto tra musica e natura?

Carlot-ta

Mi interessa sempre di più la relazione tra suoni e ambiente, tra musica e luoghi geografici. Il paesaggio è per me una risorsa infinita di ispirazione e stimoli. Mi interessa molto pervenire a immagini musicali che lo possano raccontare e che possano permettere di accedere ai luoghi attraverso sensi e sensibilità diverse. Direi che la rielaborazione dei paesaggi visivi e sonori e della letteratura che già li ha interessati, raccontati e trasformati è l’oggetto principale delle mie canzoni.

Davide

Cosa seguirà?

Carlot-ta

Prima ho detto di scegliere con fatica di cantare nella mia lingua madre. Sto però facendo degli esperimenti in merito!

Davide

Grazie e à suivre…

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