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Voci che sussurrano

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Voci che sussurrano

La pioggia è finalmente arrivata a lavare via la cattiva aria che respiravamo negli ultimi tempi, e il cielo grigio e freddo sembra l’ideale per chiudersi nel tepore di casa, magari a leggere, magari a leggere Sussurri.
Febbraio è un mese davvero ricchissimo, non solo di voci nuove ma anche di voci innovative, come quella di
Alessandro Ghebreigziabiher, autore teatrale di Roma dal cognome impronunciabile, che ci manda un racconto bellissimo e amaro. Ci sono però graditissimi ritorni, come il grande Christian Del Monte, che ci regala una un personaggio di bambino difficile da dimenticare, e tanti autori da poco entrati nel gruppo di Kult. Godiamoci quindi la freschezza e l’immediatezza di Pietro Ghilardi, l’eco foscoliano di Mariacarla Tarantola, le splendide e cupe atmosfere di Leonardo Maffi, la sensualità di Marco Saya, la magia di Alessandro Zanardi, la musica lieve di Mario Pischedda.
Visto che ho citato tutti, ne approfitto per scusarmi pubblicamente di non aver risposto alle ultime vostre mail: purtroppo negli ultimi giorni non riesco a collegarmi a Internet, credo per un problema telefonico.
Ma ho parlato fin troppo: lasciamo parlare le poesie e i racconti…

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So che siete curiosi, e infatti il primo posto spetta di diritto alla saga di Alessandro Zanardi, Le avventure di Banedon, giunte alla terza puntata. Continua la rievocazione della formazione alla magia del giovane Banedon, che conosce il suo maestro, il poco convenzionale Klenar, e i suggestivi ambienti della scuola. Un capitolo di transizione, che ci introduce nel mondo parallelo e fantastico dell’incantesimo.

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Da un passato favoloso (o presente parallelo? chissà) tuffiamoci in un futuro inquietante e tecnologico, descritto con la sobrietà sapiente di Leonardo Maffi. Il difetto è uno splendido racconto di fantascienza, con un finale a sorpresa che ricorda le folgoranti intuizioni dell Sf anni Cinquanta.

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Perchè leggo poesie fino allo sfinimento è un bellissimo inno alla lirica come linfa vitale, linfa di sogni e di paesaggi immutabili: Mario Pischedda confessa con slancio la poesia come sua droga, i versi come fuga dal reale e rifugio nella purezza altissima delle parola.

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La magia dilaga su Kult: anche la bellissima protagonista di La fotti-anima è una moderna strega che succhia anima e talento letterario. Pietro Ghilardi, dopo la sua prima prova (il brioso Alzarsi dal letto), torna con un nuovo racconto, sempre ambientato in ambienti universitari, tra scanzonati giovani neo-bohemienne (la citazione di Bukovski non è casuale!). Lo stile è vivace e fresco, e bella l’intuizione iniziale, che forse poteva essere svolta con più cura e attenzione alla trama.

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Una new entry è Alessandro Ghebreigziabiher, autore teatrale con una cifra stilistica inquietante e originale.
La morte al centro non è solo un’ironica meditazione sul tema della commercializzazione mediatica della morte, ma anche un’indimenticabile galleria di tipi umani, una commedia umana dal tocco finale poetico e tragico.

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Richiama vagamente Alla sera di Foscolo la lirica Senza titolo di Mariacarla Tarantola, pochi versi carichi di pace e tranquillità soave, come nell’abitudine di questa autrice che ormai abbiamo imparato a conoscere e apprezzare.

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Dalla pace sognante della Tarantola, alla sensualità carnale e terrena di Marco Saya, che propone con Sensi una nuova esaltazione dell’unione fremente dei corpi. Sentiamo un bellissimo commento alla sua opera: "Saya ci propone pensieri filtrati attraverso un’intelligenza lucida , impregnata di sottile e tagliente ironia, che diviene vera e propria "lirica misurata in una metrica quasi musicale", non a caso la sua qualità di musicista jazz irrompe in una vena letterario-poetica nuova, fuori dagli schemi usuali della poesia tradizionale; si leggono i suoi "pensieri" con la melanconia trasognata di Bill Evans e con il brio satirico di Dizzy Gillespie. Musica , lucidità e arte della parola, formano un tutt’uno, in un composto agrodolce, affascinante e intrigante, leggendolo, si finisce per condividere i suoi concetti…i suoi paradossi, la sua visione della realtà (che è poi in fondo…più paradossale di
qualsiasi descrizione!!!). Leggetelo con sottofondo musicale di Sun Ra."

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Un grande finale: Miche e tutte le parole segna il ritorno di un autore amatissimo, il mitico Christian Del Monte, scrittore versatile, capace di toccare con mano sempre felice temi e stili sempre diversi.
Indimenticabile è la dolcezza del personaggio del bambino che estrae a fatica le parole e le domande che lo porteranno a ritrovare suo padre, e a conoscere il mondo.

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Eccoci alla fine: non mi resta che augurarvi buona lettura, e anche, naturalmente, buona scrittura. Continuate a scrivere, e mandate le vostre parole a Kult!
Arrivederci al prossimo mese

Lorenza Ceriati

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