KULT Underground

una della più "antiche" e-zine italiane – attiva dal 1994

WINDIPENDENCE DAY 95

3 min read

WINDIPENDENCE DAY 95

ovvero:

e se gli alieni avessero avuto Windows 95?

Situazione: gigantesca astronave aliena sopra a New York.

Comandante Alieno: “Armiere, inquadri la prima città di quegli schifosi terricoli”.

Armiere Alieno: “Inquadrata. New York, sull’isola di Manhat~1.”

Comandante Alieno: “Aprire il fuoco!”

Pausa musicale.

Sul monitor compare la scritta

“Sei sicuro di voler incenerire i 1 oggetti selezionati?”

L’armiere seleziona SI.

Pausa.

Sovrimpressa a New York, compare una processione di foglietti svolazzanti, che vengono inceneriti, uno ad uno, da raggi laser di vari colori. Compare un messaggio:

“SYSTRAY ha eseguito una istruzione non ammessa all’indirizzo 017AC:
00008 e sarà terminato.”

Fuori, New York è sempre intatta.

Preoccupato, l’armiere verifica il pannello di controllo
(Impostazioni) e sfoglia le varie cartelline. Aprendo “Armamento”, viene sciorinata una lunga teoria di voci, alcune in grigio, altre decorate da un cerchietto giallo con un punto esclamativo.

La cartella “Proprietà” informa che le armi per distruzione spazio-terra sono:
“La periferica non è installata, non funziona correttamente, o non tutti i drivers sono stati installati. Errore 010”.

L’armiere seleziona “Guida – Risoluzione problemi”, e viene informato che deve:
“Verificare che i cavi di collegamento siano inseriti e le armi ricevano corrente. Verificare che ci siano proiettili nel caricatore, se l’arma ne prevede uno. Se l’arma continua a non funzionare, contattare l’armiere.”

L’armiere tenta eroicamente di contattare se stesso, si inlooppa e muore.

Dopo alcuni minuti, il programmatore capo scopre che la causa del conflitto è da ricercarsi in un gestore del carburante installato poco fuori Betelgeuse e poi rimosso, ma i settaggi del quale permangono nei registri di configurazione dell’astronave.

Le procedure di reinizializzazione prevedono che l’astronave ritorni in orbita oltre Plutone e da lì ricominci l’avvicinamento alla Terra.

Poco oltre Marte, il pannello di controllo si anima e, verificando che l’ID del nuovo armiere differisce dal precedente, snocciola alcune pagine allusive sulla pirateria informatica. Ricevuto l’OK, procede a reinstallare la versione precedente del software, corredata di errore, costringendo l’astronave a tornare per la terza volta su Plutone.

Qui, dopo aver esiliato i softwaristi su Caronte, aver reinstallato oculatamente tutti i drivers dai CD-ROM, e aver saturato il canale subspaziale di assistenza on-line, l’astronave riparte. Purtroppo, per motivi di compatibilità, può usare solo i motori a impulso a 16 bits, ed arriva sulla Terra solo un mese più tardi.

Nuovamente sopra New York, il comandante ordina di aprire il fuoco.
Stavolta, un laconico messaggio informa che la periferica “destroyer”
è già in uso da oltre un mese, e un comando di distruzione è già in coda.
Si desidera svuotare la coda?

Pazzo di rabbia, il comandante dà l’ordine; immediatamente, compare una scritta su uno sfondo di nubi che informa dell’imminente arresto del sistema. Dopo un paio di minuti, mentre i navigatori tentano di impedire la catastrofe, una scritta arancio su sfondo nero annuncia orgogliosa che il sistema è fermo. Un improvviso scossone spiaccica tutti gli occupanti contro le pareti, spedendo l’astronave in orizzontale a parecchi chilometri al secondo.

Priva di supporto anti-G, la grande astronave perde rapidamente quota, in rotta di collisione con una inerme città costiera.

Ma questa storia non avrà un lieto fine: un imprevisto windshear alza l’astronave quel tanto che basta per farla precipitare nell’oceano, risparmiando Seattle.

Anonimo

Commenta