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L’acchito – Pietro Grossi

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Dopo il fortunato esordio narrativo con Pugni, tre bellissimi racconti accolti con attenzione e successo sia dal pubblico che dalla critica, lo scrittore fiorentino ci regala il suo primo  romanzo. Al centro della vicenda Dino , sposato con Sofia, con la quale sogna dei viaggi che la coppia non effettuerà mai, che coltiva due forti passioni: il suo lavoro che consiste nel sistemare dei ciottoli con i quali pavimenta le città e il tavolo verde, il  biliardo e, non a caso, “l’acchito”è, nel gioco del biliardo, la posizione d’inizio della palla. Biliardo che “è una faccenda di muscoli e di cuore, dovevi imparare da solo, a suon di mazzate e di sconfitte, come uscirne vivo”, un gioco di geometrie perfette, così come il lavoro che consiste nell’acciottolare le strade. Metafore, lavoro e biliardo, di una vita contrapposta al disordine, al caos. Tutto è perfetto, regolare, tranquillo  nella vita di Dino fino a quando non arriva l’asfalto in una  città non meglio identificata, forse per questioni di mazzetta e la sua  vita  subisce una brusca sterzata. Cessa il suo lavoro certosino, viene messa una bomba all’interno del comune, avanza il progresso?, ma il peggio deve ancora arrivare per il protagonista di questo romanzo perché “d’un tratto ilo mondo finì di ricomporsi”. Grossi è molto bravo nel descriverci le interminabili partite a biliardo fra Dino e l’amico- maestro Cirillo, il torneo vinto da Dino sfidando il “Baffo” con la  stecca “Arlecchino”, ci restituisce gli odori delle sale da biliardo di periferia, grigie, sporche, con poca luce. Ci descrive  un mondo che non esiste più,   i forti rapporti di amicizia fra il protagonista e la sua squadra di operai come Il Biondo, Duilio, Said,  il senso del dovere e leggendo il romanzo, ambientato in un tempo non meglio specificato, si ha l’impressione che Grossi, nonostante la giovane età, non accetti questa società , preferendo rifugiarsi in un  passato denso di valori. Il libro presenta una trama sapientemente orchestrata, personaggi caratterizzati, fra questi emerge Cirillo,  un finale tragico che l’autore contrappone alla serena vita del protagonista, ma stenta, ogni tanto, il passo narrativo. E’ un bel libro, originale,  che così come Pugni, si discosta dalle mode letterarie, difficilmente etichettabile.

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