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2007
23
Apr

In giro per niente - Vittorio Demetrio Mascherpa

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Ci vogliono alcune pagine per entrare nel ritmo della storia. La narrazione in prima persona, lo stile asciutto e in qualche modo povero di descrizioni dettagliate, fa ingranare piano piano, e subito si rimane un po' perplessi. L'atmosfera è fredda e il protagonista ci stupisce con un atteggiamento che, prima di iniziare a conoscere tracce del suo passato, spiazza. Ha una missione che non conosciamo e nel giro di poche pagine rischia di essere ammazzato senza che l'autore ci abbia spiegato neppure bene perché.
Poi le cose iniziano ad accadere e i personaggi a vivere e a quel punto è impossibile appoggiare il libro senza averlo terminato, perché la storia spesso aspra e l'azione imprevedibile catturano, e lo sfondo color seppia toglie a tratti il fiato. L'Italia della seconda metà degli anni settanta proposta dall'autore è infatti un contorno sfumato sì, ma opprimente. Penetra nella storia prima con i prezzi in lire delle consumazioni e degli alberghi, con i locali e (sembra assurdo ma è così) con i nomi dei personaggi. Poi sommerge con la politica, la droga, il modus operandi di una malavita che fa affari che nessuno deve vedere. E alla fine si insinua nel background dei tanti attori comprimari. Creando "duri", "spettri" e "mostri" assolutamente plausibili e umani. Puri in qualche modo. Perduti e perfetti. In un mondo in cui tutti sono nemici di tutti. E in cui le cose non sono mai quelle che sembrano.

Il romanzo inizia con il protagonista che ritorna nella sua città natale (una città del Nord, mai citata per nome, sulla via Emilia) dopo un (inizialmente) volontario esilio in Francia. Un esilio, o forse sarebbe meglio dire una fuga, necessaria perché la sua attività da criminale ha interferito con quella, sempre sua, da spia politica e qualcuno non sembrava avere gradito. Ma l'allontanarsi dalla zona calda non gli ha evitato però l'arresto e ha comportato, anzi, il suo essere internato in una clinica speciale per malattie mentali. Una clinica pensata anche per la gente come lui. Gente da rieducare. Da cancellare. Un lager da cui viene fatto uscire solo dopo anni e che gli ha lasciato un segno indelebile nell'animo, e nel quale ha conosciuto anche François - un sovversivo che unico, nell'ospedale psichiatrico, l'ha aiutato a non perdersi, e che gli ha lasciato un eredità da riportare a qualcuno.
E così il suo essere di nuovo a casa - per reclamare dei soldi dal suo ex-socio malavitoso Koslovich - si intreccia presto anche con le vicende degli ex-compari anarchici di François, mentre tutto intorno a loro (metaforicamente parlando) salta in aria e sembra diventare una zona di guerra senza fronti dichiarati.

Tutti i personaggi principali, partendo dal protagonista, affascinano. Per come si comportano. Per i loro credo, per la loro lealtà schietta ma spesso parziale verso ciò che li circonda. Per la loro rabbia e la loro violenza vuota. Per i loro desideri e per le loro lunghe pause.
E tutto sembra accadere per caso e nello stesso tempo tutto sembra essere guidato da un fato implacabile. Per poi scoprire, velo dopo velo, che dietro al caos ci sono uomini. C'è una mente, una volontà, dietro a tutto, o quasi. Una mente non necessariamente geniale o infallibile. Ma in grado di tirare le fila di ciò che accade in una città dove passa una fetta importante del traffico di eroina, prima di essere poi distribuita altrove, in città più grandi e più a nord. Come Milano.

Un libro molto interessante - tutto sommato rapido - che sa creare una bella storia noir su una architettura "gialla" complessa e a scatole cinesi, regalandoci dialoghi a volte rarefatti ma sempre efficaci, e un elevato numero di sequenze che sembrano riprese in Super8. Reali ma cariche di statica. Tali da suggerire una atmosfera che trascende la scena stessa. Facendoci venire un brivido come se potessero ricordarci qualcosa di remoto a cui da tempo non pensavamo. Una Italia che non c'è più, o forse no. Echeggiando richiami a Romanzo Criminale e - per citare qualcosa di più recente - Mio fratello è figlio unico - non fosse altro che per qualche scena e per l'850. E lasciandoci col desiderio di sapere di più, di vedere ancora qualcosa. Per capire meglio e seguire ancora un po' questo interessante protagonista.

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini è nato a Modena il 21 Agosto 1971 e lavora come responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press; ha tenuto conferenze, e contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden''. Da marzo 2005 è autore di una striscia a fumetti sul mondo degli esordienti chiamata Kurt.
MAIL: marco@kultunderground.org
WEB:
www.kurtcomics.com
 
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