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2006
4
Feb

Lezione #7: i pensieri elevati

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    Come ci accorgiamo di avere pensieri degni di essere ampliati e comunicati? Se ci riconosciamo, per esempio, in uno dei seguenti, vuol dire che abbiamo una coscienza critica, che ci sarà utile.
    - Konstantin Aksakov (1817-1860): "L'Occidente è tutto penetrato di interiore falsità; si preoccupa sempre della bella posa, della situazione pittoresca".
    - Alexander Herzen (1812-1870): "Tutto diventa piccolo e appassito sulla terra sfruttata. Non vi sono talenti, non vi è creazione, non vi è forza di pensiero, non vi è più forza di volontà. Il modo di vivere diventa sempre meno bello e attraente, tutto diventa ristretto, tutti hanno paura, tutti vivono come piccoli bottegai".
    - Vera Aksakova: "Non vi è una sola persona soddisfatta. Dovunque scontento, dovunque indignazione. L'unico scopo del Governo sembra quello di uccidere gli animi".
    - P. Lavrov (1823-1900): "La società rischia la stasi, quando riduce al silenzio le personalità dotate di pensiero critico. La cultura rischia di scomparire, quando diventa possesso delle piccole minoranze. Senza il tentativo di consolidare il progresso da parte di personalità dotate di pensiero critico, esso non è stabile".
    - Vjaceslav Ivanov (1866-1949): "Il poeta è per destinazione colui che esprime e rinforza i legami divini dell'essere.Il poeta è il veggente e il creatore dei misteri della vita, senza cui non si può vivere.
Gorkij: E' assolutamente necessario che la letteratura abbellisca la vita, e appena comincerà a farlo, la vita diventerà più luminosa".
    - Fedor Karpov: "Esiste la schiavitù della pazienza".
    - Lev Tolstoj: "Rinunciare alla aproscenie, cioè alle esigenze superflue e innaturali. L'abbigliamento dei ceti più alti, le loro vivande prelibate, i loro servi, il teatro, il balletto, la scienza, tutto ciò è superfluo e serve solo ai ricchi. Deve scomparire,così scomparirà la proprietà e la sete di potere.
    - Ivan Sergeevic Turgenev: "E sai cosa ti propongo? Andiamo insieme nel Caucaso o magari solo in Ucraina a mangiae galuski. Sarebbe bellissimo".
    -Michail Bulgakov: "Eppure lo sai bene che a un uomo senza documenti è severamente proibito di esistere!"
    - Yukio Mishima: "E' ormai crollata l'illusione che noi si viva in uno stesso mondo. Ritorno alla mia condizione originaria, alla verità".
     - David Erbert Lawrence: "Lo vedi il mare? Va in mille pezzi contro le isole, eppure rimane sempre lo stesso, intatto, il grande mare uguale".
    - Hermann Hesse: "I fiori sono effimeri e belli mentre l'oro è durevole e noioso. I movimenti della vita sono belli e naturali, mentre lo spirito è imperituro e noioso".
    - Friederich Nietzsche: "Chi insegnerà un giorno agli uomini a volare, sposterà tutte le pietre di confine; sì, le pietre salteranno per aria ed egli battezzerà di nuovo la terra. La chiamerà "la leggera". 
     - Emile Cioran: "La vera originalità di alcuni esseri umani consiste in ciò che affiora e traspare, malgrado tutto quel che dicono".
    - Charles Baudelaire: "Ho più ricordi che se avessi mille anni. Un grosso mobile a cassetti ingombro di bilanci, di versi, di lettere d'amore, di verbali, di romanzi e di grevi ciocche di capelli ravvolte entro quietanze, nasconde meno segreti che il mio triste cervello. E' una piramide, un'immensa tomba, contiene più morti di una fossa comune". 
   - John Updike: "Noi non ci accoppiamo per far piacere a noi stessi, ma per compiacere la grande forza genetica che ci lambisce da ogni lato".
    - Thomas Bernhard: "Si continua a parlare con la gente, si va a mangiare con loro... ma in fondo sono degli imbecilli, perché non fanno sforzi. Nel loro cervello non c'è niente".
    - Jorge Louis Borges: "Innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra o sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me".
    - Charles Bukowski: "Alla fine, per tutti, è solo questione di aspettare. Si aspetta e si aspetta... l'ospedale, il medico, l'idraulico, il manicomio, la galera, la morte in persona. I cittadini della terra mangiano e guardano la tv e si preoccupano per il lavoro o perché sono senza lavoro, e aspettano".  
    - Marcel Proust: "Ripristinerei volentieri l'uso della pipa d'oppio e del kriss malese, al posto di strumenti infinitamente più perniciosi e piattamente borghesi come l'ombrello e l'orologio".
   
    Ma esistono anche delle riflessioni minimali, che quasi tutti possono concepire. Essi fanno da supporto alla narrazione e sta allo scrittore riuscire a inserirli in contesti dialogati o significativi.
 
    - I critici sono asserviti alla politica economica. Non riescono a indicare una strada, ma solo a spiegare la tortuosità delle strade che vengono loro presentate. Si trasformano in politologi, dietologi, realisti di un re che non c'è. Hanno sopportato persino Andreotti nelle sue incursioni in terra letteraria.
    - Quanto può fare la letteratura per migliorare la realtà ? E gli intellettuali non sono forse un mondo parallelo ?
    - L'ironia è il contrario della verità e siccome la verità non esiste, solo l'ironia può dire qualcosa. Una prosa, per essere eccelsa, dev'essere tanto sottilmente ironica da sembrare verità.
    - Esiste una comunicazione orizzontale, con gli altri, e verticale, con noi stessi e con la natura.
    - I libri di uno scrittore che si rispetti sono come vasi comunicanti.
    - La letteratura è un gioco a riconoscersi, o in quello che si è o in quello che si vorrebbe essere.
    - Perché poi lasciare le emozioni derivanti dal nostro vivere in balia delle descrizioni dei giornalisti e dei pensatori posticci?
    - Uno scrittore, più di uno per la verità, ha detto che lo stile è importante, ma comincia a essere importante quando non si ha molto da dire. Lo stile è passeggero, il contenuto no.
    - Uno scrittore vero   esprime ciò che è. Gli altri, poi, prendono ciò che vogliono.
    - Gli scrittori sembrano volersi appropriare di tutto. Si affannano a dare vita ai loro personaggi solo per prolungare la propria.
    - Si corre ma si è sempre allo stesso posto. Una volta c'era chi non sapeva leggere e scrivere, oggi c'è chi non sa usare il computer: è la stessa cosa. A un balzo in avanti in un settore corrisponde un passo indietro di alcune classi sociali, che già prima non detenevano alcuni strumenti. La società si insegue nei suoi scopi, ma in realtà non va da nessuna parte. Sarebbe proprio il caso di fermarsi, accettare le differenze e godere dei vantaggi del proprio livello. Ma questo, naturalmente, è impossibile, poiché qualsiasi cosa facciamo è intesa a un progresso, almeno supposto. 
    - La conoscenza dei fatti si allarga a cerchi concentrici e ogni istante che passa diventa sempre più difficile da abbracciare. Si passa da sé al mondo circostante all'universo intero; dal corpo alle sensazioni alla psicologia, ma ogni volta ci si perde senza raggiungere né il troppo piccolo né il troppo grande, né il complesso, etc.
    - Mi secca anche trovare punti di connessione fra le parti di un discorso. Mi piacerebbe saltare da un argomeno all'altro, seguendo le mie associazioni mentali, e questa è l'ispirazione, ma poi bisogna fare i conti con gli altri, perché c'è la perversa voglia di comunicare e allora la libertà dello scrivere diventa un ossequio ai lettori e ai critici e alla morale corrente.
    - Scrivere è un atto di presunzione, così come leggere.
    - La sincerità dovrebbe essere il primo obiettivo; interessare il secondo. Ma senza citazioni, poiché denoterebbero una insufficienza espressiva.
    - Se alcuni maestri sono rimasti nella storia senza giornali e senza tv, e spesso senza che neanche sapevano scrivere, perché oggi non dovrebbe essere più possibile?
    - Italo Calvino: lezioni americane. 6 proposte per il prossimo millennio. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, (consistenza). "La prima caratteristica del folktale è l'economia linguistico-espressiva. La forma breve è la vera vocazione della letteratura italiana, povera di romanzieri ma sempre ricca di poeti, i quali, anche quando scrivono in prosa, danno il meglio di sé in testi in cui il massimo di invenzione e di pensiero è contenuto in poche pagine. Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione di poesia e di pensiero".
    - I diversi gradi d'intelligenza sono bilanciati da altre cose... bellezza, forza, altezza, anche dalla capacità di procreare e di essere padri e madri.
    - Anche gli intelligenti devono adeguarsi all'umiltà. Anche se si è forti bisognerà essere deboli, o sembrare tali, altrimenti la società non lo tollererà.
    - E' inutile cercare di comunicare: se io e un'altra persona guardiamo contemporaneamente la realtà intorno a noi, vediamo cose diverse.
    - La nostra è solo un'aspirazione infondata alla perfezione.
    - Tutto sommato, ci vuole poco a creare qualcosa di valore: basta l'ispirazione e un po' di tecnica. Ma poi ci vuole tuta una vita per farlo accettare e capire e quando la gente comincia a vederti sotto un altro aspetto, non hai più niente da dire.
    - La scrittura è un codice, come quello dei computer o delle casseforti. Noi cerchiamo la strada per giungere al cuore del messaggio.
    - Chissà qual è la pagina che tutti inseguono dall'origine della scrittura.
    - Molti usano una lingua che parla ma non descrive, predica ma non suscita emozioni.
    - La cultura esiste se è autorizzata. Molti sono i politicizzati, pochi gli illuminati, molti gli affaristi, qualche asceta, che però non conterà mai nulla.
 
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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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