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Intervista con Bruno De Angelis

7 min read

LHAM

“Slow Burner” è il titolo di un mini-album di Bruno De Angelis e Giuseppe Verticchio (LHAM), pubblicato per ora soltanto in formato digitale (XBDA, novembre 2022). Il lavoro consta di cinque brani strumentali: Prelude, Great Stage of Fools, Thunder’s Day, Like Voices, Rorate Caeli. Genere elettronico, dark ambient.

Nato a Roma e cresciuto a Londra, Bruno De Angelis è un compositore, polistrumentista ed ex tecnico del suono con una lunga esperienza di registrazioni produzioni e collaborazioni con artisti dagli stili musicali più disparati. Già noto per i progetti Influenza Prods. e Mana ERG, ha costituito con Giuseppe Verticchio (Nimh) un nuovo progetto musicale sotto il nome di LHAM.

Precedenti interviste

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https://kultunderground.org/art/40475/

https://open.spotify.com/album/5fEsCKxFLw9fvaikt9ZJsm

https://lham1.bandcamp.com/album/slow-burner

https://music.amazon.com/albums/B0BLXD3J7B

https://music.apple.com/us/album/slow-burner-ep/1653963901

Video di “Great Stage of Fools”

https://www.youtube.com/watch?v=8ta1sJKfWUE

Intervista

Davide

Ciao Bruno e ben ritrovato su Kult Underground. “Slow Burner” segue “Leaving Hardly a Mark”, uscito un anno fa. Come lo segue e cosa ne riprende e ne sviluppa, cosa introduce altresì di diverso?

Bruno

Ciao Davide, Slow Burner è composto da 5 brani che scrissi di getto dopo aver saputo che un caro amico, autore di molte delle grafiche sia di Mana ERG che di Influenza Prods, dopo una breve malattia era deceduto inaspettatamente. Suonano un po’ diversi dal primo album forse perché sono più miei. Giuseppe gli ha dato il tocco finale, prima aggiungendo la chitarra e poi, nel missaggio finale e nel mastering, levigando il suono che nella mia registrazione originale era un po’… diciamo “rozzo” …

Davide

“Slow Burner” mi ha ricordato il titolo di una canzone di Bowie, “Slow Burn”. “Slow Burner” si dice di qualcosa che diventa gradualmente interessante o di successo. Cos’è il vostro “bruciatore lento”?

Bruno

Sì, si riferisce a qualcosa che a prima vista (o ascolto) non ti dice gran che, ma poi scopri che più lo ascolti e più ti prende… Spero che sia questo l’effetto che farà agli ascoltatori: un’esortazione ad ascoltarlo almeno una seconda volta prima di dare un giudizio…

Davide

In che modo tu e Giuseppe avete lavorato a “Slow Burner”. Sempre a distanza o avete avuto occasione di incontrarvi a Roma? Qual è stato il vostro metodo di lavoro?

Bruno

Ultimamente ci siamo visti un po’ più del solito, ma il lavoro viene sempre sviluppato a distanza. Normalmente io propongo un’idea iniziale a cui Giuseppe, una volta approvata l’idea, aggiunge quello che gli suggerisce la sua ispirazione. A volte io aggiungo ancora qualcos’altro, sai come quando stai cucinando che fai un assaggio e ti sembra che manca un po’ di sale, o improvvisamente senti che una carota ci starebbe proprio bene… cose così… Poi il tutto ritorna a Giuseppe per il missaggio e mastering finale.

Davide

Avete deciso di rendere pubblico questo lavoro per ora solo in digitale. Perché?

Bruno

Non è stato facile convincere Giuseppe che è un po’ restio alle uscite solo in formato digitale, ma alla fine l’ho spuntata. In realtà il nostro prossimo album full length è pronto da mesi ma è chiaro che non sarà pubblicato ormai prima dell’anno prossimo: visto che ci siamo ritrovati con questi 5 brani extra che sono anche un po’ diversi dagli altri, perché non ricordare al mondo che ci siamo ancora e pubblicarli subito? È già passato un anno dal primo album… Non solo, ma in questo modo siamo presenti per la prima volta anche su iTunes e Amazon. Giuseppe non ci crede tanto, ma nella mia esperienza con Mana ERG il pubblico americano e canadese usa molto queste piattaforme, soprattutto quando vuole provare qualcosa di sconosciuto senza spendere una fortuna facendosi spedire un intero album dall’altra parte del mondo… In futuro non credo che faremo di nuovo uscite “esclusivamente in digitale” ma secondo me questa era una buona occasione per fare questa esperienza, non avevamo assolutamente niente da perdere.

Davide

Io penso che questo genere di musica predisponga a rilassanti tempi dilatati di ascolto, come del resto fa la musica “ambientale”. Perché solo venti minuti e, quindi, un mini album? Se lo pubblicherete più avanti in cd, pensate a una versione più estesa?

Bruno

Non sono mai stato amante dei brani lunghi e “rilassanti”, come ho già detto in passato mi interessa soprattutto fare musica che si possa associare ad immagini in movimento, ma se dovessi fare un brano lungo mezz’ora mi sentirei sinceramente in colpa: se si può dire qualcosa in 4 minuti, perché allungare il brodo per riempire l’album? Chi sono io per pretendere che un altro essere umano mi stia a sentir ripetere le stesse frasi fino alla noia? Parlo più che altro della cosiddetta “New Age” più che dei grandi della musica Ambient. Se dovessi fare un paragone con la poesia, direi che sono più portato per gli haiku che non per i poemi di ampia estensione…

Davide

Tra i titoli non posso non soffermarmi su quello di “Great Stage of Fools”. When we are born, we cry that we are come to this great stage of fools. Quando nasciamo, piangiamo per essere arrivati su questo vasto palcoscenico di pazzi. Perché questo che sembra un rimando al Re Lear?

Bruno

Questo è un periodo molto buio della mia vita per motivi non dipendenti dalla mia volontà. Se aggiungiamo a questa situazione personale una situazione globale altrettanto buia, in cui un gruppo di pazzi è convinto di poter decidere della vita altrui, mentre un altro gruppo molto più numeroso di poveri pazzi è convinto che il primo gruppo agisca per il loro bene, la speranza di uscire da questa oscurità mi sembra sempre più tenue. I media dal canto loro, onnipresenti ormai in ogni aspetto della nostra vita, ci sbattono davanti agli occhi in continuazione questo vasto palcoscenico di pazzi, uno show che sembra rigenerarsi automaticamente ogni minuto senza nessun controllo. Cercare di restare sani, restare umani è diventata la nostra battaglia quotidiana, una battaglia che sta rivelando sempre più dura.

Davide

Come descriveresti la poetica e l’estetica di LHAM, quindi da te finora condivisa e nondimeno in divenire con Giuseppe Verticchio?

Bruno

Un testo, soprattutto poetico, può essere interpretato in diversi modi da chi lo legge. Può succedere che chi lo ha scritto si senta frainteso, ma nel nostro caso è piuttosto difficile che accada: nella “poetica musicale” di LHAM, se vogliamo usare questo linguaggio intellettuale che non ci si addice tanto (non è che stiamo parlando di Messiaen o di John Cage) l’idea è che i suoni, uniti a un titolo che spesso resta nel vago, evochino cose differenti in ognuno, pensieri che forse non sarebbero mai affiorati senza uno stimolo psico-acustico esterno… per farla breve: è la colonna sonora dell’immaginazione presa alla sprovvista.

Davide

Mozart disse che per un buon pianista sono necessarie tre cose: la testa, il cuore e le dita. Quali sono invece secondo te le cose necessarie per un buon musicista di musica elettronica?

Bruno

Esattamente le stesse tre, secondo me. Anni fa pubblicai alcune cose “sperimentali” in cui c’era molta testa e nient’altro… Ho imparato molto facendole ma sono servite solo a me. Renderle pubbliche non era stata una buona idea perché non davano niente a nessun altro. Mi piacerebbe rielaborarle in un prossimo futuro con l’aggiunta del cuore e delle “dita” e cioè di una fisicità del suono che nel caso della musica elettronica si esprime soprattutto attraverso gli strumenti analogici suonati dal vivo, senza sequencer, senza drum machines, senza correggere eventuali “sbagli” e imperfezioni…

Davide

Cosa seguirà?

Bruno

Non voglio dirlo troppo forte, ma seguirà quello che secondo me, e non solo secondo me, sarà il miglior album che io e Giuseppe abbiamo prodotto finora.

Titolo: They Cast No Shadows

Davide

Grazie e à suivre…

 

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