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A pelo d’acqua – Livio Romano

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Les Fleurs Edizioni (Bari, 2022)
pag. 293
euro 18.00

Allora. Ci sono solamente due modi per scrivere. Uno è quello che usano i venditori di marketing e pubblicità, vuote ma rappresentative, spacciate da opere letterarie ma scoperte di contenuti e vergati di banalità spesso senza scatti di gioia, ovviamente (come da taciti annunci) premiate; l’altro, il solo che fa libri degni davvero, che non vingono premi o sono riconosciuti solamente da spazi altrettanto liberi, è quello di Livio Romano: quello degli scrittori liberi da condizionamenti.

“A pelo d’acqua”, il nuovo romanzo di Romano, é ambientato in Puglia, pregno di citazioni letterarie e rimandi – senza bisogno di annunci passati per saluti alla bellezza della riscoperta delle poetesse pugliese – così da figata per lettrici e lettori alla moda -, vive nella descrizione minuziosa ma del tutto gentile dei rapporti umani, transita dalla storia recente ma passata come acqua di fiume con il coraggio del punto di vista del perdente e del cattivo, dell’ultimo e dello spietato, del rancorso seppur apparentemente rasegnato, elegge domicilio nelle commedievoli tragedie della quotidianità e delle vicende che ancora non sappiamo se finiranno bene oppur cadranno male; poche penne, nell’ex bel Paese, sanno fare un romanzo con tutto ciò. Ed ecco il salentino Livio Romano. Che ci fa sorridere anche toccando con grazia in qualche sua riga la nostra Basilicata; magari strizzando l’occhio all’amico, e non a caso fra i pochi della ‘scuola’ suddetta, Cappelli.

Non a caso, infatti, da attenta lettrice, la scrittrice campana Antonella Cilento ha citato lo stesso Gaetano Cappelli in una sua recente accorata recensione a questo romanzo e all’intera opera di Romano, che, appunto, al di là dell’intelligenza e professionalità dell’editore barese, al pari di precedenti opere dello scrittore di Nardò, avrebbe merito la forza propulsiva della promozioni d’una major.

La storia di Vasilio Navarra, professore e scrittore, fatta volteggiare in una passaggio fra generi e cadenze, fra luoghi e sentenze, sensazioni e location fatte sorridere finalmente, per fortuna in un ritorno di contenuti in qualche misura sottolineato anche dal critico dei critici, Barilli, fa cadere dal tavolino delle librerie alcune ciofeche in vista di questo periodo. Renato Barilli, per dire, confrontando il romanzo di Romano con la premiata opera del corregionale Desiati scrive ha scritto: “Messo a confronto, il ‘vecchio’ Romano vincerebbe a mani alzate, per densità di personaggi e consistenza di vicende. Ancora una volta il narratore pugliese mostra la sua preferenza per un asse geografico che va dal Salento a incursioni nordiche, fino a Bolzano, naturalmente con sapiente conoscenza dei rispettivi gerghi, e perfino cibi e abitudini”.

Navarra, lui stesso si dice nel libro. Costruendosi la trama intorno. Intorno e in mezzo a due figli da condividere con una ex moglie che c’é e non c’è, torna e non tornerà. Epperò questa donna, la donna diciamo di base, è l’ultimo degli assilli. Insomma fra gli ingredienti della vita svitata di Navarra, in anno sabatico grazie a una strana borsa di studio europea, ci sono le donne di questo maturato uomo immaturo. Tipo la giovane moglie del colonnello in ritiro Thom Karremans, l’uomo che l’ultima versione della storia della guerra di Bosnia fa passare come il codardo alla guida delle truppe internazionali in interposizione però ferme nel genocidio di Srebrenica, già camerata cattolico olandese buono a spezzar ossa ai ribelli del ’68. Tipo, ancora, una Benedetta donna che va e viene e viene e va.

Lo stile di Livio Romano tiene in mano registri di supporto: discorsi diretti, conversazioni tramite wapp e sms finanche. Li fa vibrare. E la corda sulla quale procedono fanno andare da una parte all’altra della storia con la buona intenzione di pochi capitoli messi in più paragrafi, riconoscibili solo per la loro necessità di spiegare la psicologia dei ragazzi d’oggi, di quelli di ieri, dei vecchi di oggi, dei vecchi di ieri.

Il carabinieri di periferia è quasi simpatico, messo a grattare in una specie di giallo internazionale con caratteri internazionali in questa Neripoli che sa di Nardò giocando come fece Banfield con il paese basilisco Chiaromonte.

“A pelo d’acqua” è stata una bella sorpresa. Sia pure sapendo della bravura del nostro Livio Romano, stavamo quasi dimenticando che esistono romanzi degni d’esser letti integralmente. Che ci portano in una trama come si va ad un’avventura, facendo da manichino ulteriore scelto dall’istrionesco e coltissimo narratore.

 

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