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Intervista con Bluagata

7 min read

Il nuovo album dei BLUAGATA “Di stanze e nevrosi”. Si possono unire i Tool con Billie Eilish ed i testi abrasivi di Verdena e Ministri? Ci provano i Bluagata rock band toscana guidata delle due frontwomen Alessia Masi e Margherita Bencini. Album prodotto to da Alessio Camagni (Ministri) al Noise Factory Studio di Milano.

Bluagata continuano a scandagliare le ansie, paure e nevrosi del nostro Millennio con 11 nuove canzoni: 11 è il numero ricorrente della strategia di uscita del nuovo album. Il più piccolo dei numeri palindromi, segno di un forte cambiamento, conteggia le 11 stanze dell’appartamento dei Bluagata: stanze dove si analizzano gli aspetti del quotidiano durante la pandemia e dove si accavallano ansie, paure e nevrosi.

Comunicato stampa di Davvero Comunicazione.

https://youtu.be/QvmSKWGd_OA

Intervista

Davide

Uno dei migliori lavori da me ascoltati da un po’ di tempo a questa parte e non esito a dirlo. Rifacciamo il punto storiografico? Come nascono i Bluagata, maturati già da quali precedenze esperienze?

Bluagata

Siamo molto felici che ti sia piaciuto il nostro disco; Bluagata nasce tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, al Noise Factory di Milano dove stavamo registrando il nostro primo lavoro “Sabba”. La formazione al tempo era composta da Alessia, Folco e Federico ai quali si aggiunsero immediatamente Margherita e Lorenzo. I nostri percorsi si sono incrociati per anni, in molti modi diversi, per poi culminare in quello che vedete ed ascoltate oggi.

Davide

Questo lavoro suona come qualcosa di (finalmente) contemporaneo e non necessariamente derivativo, capace di esprimere un proprio stile e una propria poetica, non particolarmente o necessariamente influenzata da modelli già noti o collaudati. Come avete lavorato a queste tracce in direzione di un qualcosa di totalmente vostro, con quale atteggiamento mentale e creativo?

Bluagata

Ogni disco, come ogni canzone che lo compone, ha una vita propria che si intreccia inevitabilmente con la vita reale che ognuno di noi cinque vive. Questo ci “permette” di affrontare il processo creativo nel modo più naturale e spontaneo che si possa concepire. Non abbiamo modelli di riferimento e/o suoni che vogliamo emulare. Abbiamo, come tutti, i nostri ascolti preferiti e sicuramente li portiamo con noi in quello che suoniamo ma il mix che ne esce è sempre qualcosa di personale. L’obiettivo non è essere “diversi da” o “simili a”, non siamo ossessionati (né minimamente sfiorati) da quella che secondo noi può diventare la sindrome dell’essere “originale per forza”, siamo cinque musicisti che creano ciò che a loro piace nella più totale libertà creativa.

Davide

Nel titolo mi è parso racchiuso tutto l’ultimo orripilante periodo pandemico, chiusi e distanziati nelle stanze di casa e le conseguenti nevrosi. Perché “Di stanze e nevrosi”?

Bluagata

Hai già la risposta nella tua domanda! Costretti all’isolamento, ognuno nelle proprie stanze, fisiche e mentali, abbiamo dovuto affrontare nevrosi che pensavamo non ci appartenessero e non potevamo più nasconderci. Il confronto con noi stessi, e con il mondo, mentre molte persone morivano, ci ha fatto rimettere in dubbio alcuni valori. Eravamo tutti costantemente connessi agli altri con videochiamate, lezioni online, chat, messaggi ecc… ma eravamo anche contemporaneamente molto lontani e soli. Non siamo mai stati così lontani da quando abbiamo creduto di poter essere sempre vicini. Da qui anche il gioco di parole tra “Di stanze”, le stanze del condominio che ci siamo immaginati per il disco e “distanze”. Tra l’altro il titolo finale del disco è venuto fuori dopo una chiacchierata con David di VRec, fino a quel giorno il disco si intitolava “Non esiste più una casa”.

Davide

Come si colloca “Di stanze e nevrosi” rispetto ai precedenti “Sabba” del 2018 e “The diguises of Evil” del 2019? Cosa riprende ed evolve o cosa aggiunge di nuovo nel vostro cammino?

Bluagata

È un disco molto diverso rispetto soprattutto al suo predecessore, cioè “The Disguises of Evil” e non solo per la scelta della lingua usata. Per quanto ci siano dei tratti comuni tra tutti e tre i dischi in questo abbiamo esplorato in maniera maggiore l’aspetto “pop nervoso”. In “Sabba” ci piacque dare spazio al nostro lato “dark-new wave”, in “The Disguises of Evil” esplorammo il nostro aspetto “metal-trendy elettronico” e in quest’ultimo abbiamo preso un po’ da tutti i lavori precedenti anche se, come ti dicevamo prima, non è che scegliamo a tavolino che linea avrà il disco, molto naturalmente comincia a delinearsi da solo appena cominciamo a suonarlo e mostra a tutti un lato di noi. In questo caso abbiamo messo a nudo nervi e muscoli, ma anche cuore e testa.

Davide

Alessia Masi e Margherita Bencini, due (bravissime) cantanti e frontwomen, sono un’offerta insolita quanto coinvolgente. Due voci capaci non solo di canto, ma anche di espressività teatrale. Ascoltando il vostro disco viene per altro da associarvi anche all’arte del teatro. C’entra tra l’altro qualcosa l’agata blu, la pietra fortemente femminile che è stata collegata al quinto chakra, il centro energetico della gola? A parte questo, quanto teatro c’è nel pensare e rappresentare la vostra musica?

Bluagata

Alessia e Margherita non si fermano al “bel canto”, come il nostro show non si limita alla mera esecuzione delle canzoni, ma riescono ad andare ben oltre. Intendiamo il nostro progetto, come anche i nostri live, come “teatro” e non come “spettacolo” (inteso come molta forma e pochissimo contenuto). I loro testi e l’espressività che riescono a dare ad ogni parola è sia molto personale che unica. Quando si tratta di mettere in scena le nostre idee, che siano esse canzoni, foto, movimenti o luci ci piace pensare a noi stessi come a dei veicoli, attraversati da quella che è l’idea originaria. L’agata blu ed il fatto che sia collegata al quinto chakra, il centro energetico della gola, è uno dei motivi per cui ci chiamiamo così. Da lì parte tutto.

Davide

Dall’ascolto sembra di sentire un collaudato affiatamento, come se ciascuno avesse preso parte al processo compositivo e creativo, non limitandosi a suonare o interpretare soltanto qualcosa di scritto da un solo componente. Come nascono i vostri brani e come procedete nel loro affinamento e nella condivisione dell’arrangiamento per voi ottimale?

Bluagata

I brani sono sempre nati nei modi più disparati, sono dei figli tutti diversi tra di loro. Non abbiamo un iter creativo predefinito, cerchiamo solo di far sì che ognuno possa divertirsi nel suonare un determinato brano mettendo quello che sente adatto per lui/lei nella canzone. Sentiamo subito quali sono le idee forti da portare avanti e quelle che invece sono temporanee e verranno sostituite da altre. Il processo creativo si chiude con la fase di mastering del disco, fino a quel punto ci teniamo tutte le strade aperte per eventuali cambi o proposte pazze.

Davide

Che tipo di inquietudine, ma anche di “risveglio”, avete cercato di descrivere e sollecitare attraverso i testi, tutti in qualche modo incentrati sull’umanità contemporanea nell’affermazione e nel dilagare dei mondi apparenti e virtuali? Per altro, in “Palazzi” sembra esservi un pensiero intorno a quello che sta accadendo in Ucraina… Una guerra dove si è fatto anche largo ricorso alla disinformazione mediatica…

Bluagata

I testi sono le case delle nostre idee e di quello che viviamo ogni giorno. Cerchiamo di non dare dei giudizi ma spunti di riflessione, secondo noi, necessari. Il mondo che ci circonda non ci piace in tanti suoi aspetti e nel nostro piccolo cerchiamo di cambiarlo (il fatto di essere tutti e cinque insegnanti di musica ci porta ad essere in prima linea in questa “guerra” cercando di dare alle nuove generazioni gli strumenti, non solo musicali, ma emozionali per affrontare tutto quello che vivono fuori e dentro di loro). Sentiamo intorno una dilagante finzione e questo viene inevitabilmente fuori quando abbiamo una pagina bianca davanti, purtroppo l’apparenza è diventata una virtù e non più un modus vivendi da rifiutare. Noi siamo l’esatto opposto. Tutto quello che vedete è pura verità. Per quanto riguarda “Palazzi” è stata scritta nel 2020 e si è rivelata drammaticamente profetica, già ai tempi forse nell’aria stavamo captando qualcosa…

Davide

Arte tra finzione e realtà… L’arte è una finzione che si avvicina alla realtà o cos’altro secondo voi?

Bluagata

La definizione di arte è molto complessa per quanto semplice, “è la visione che l’artista ha del mondo che lo circonda e che veicola attraverso le sue competenze ed emozioni”. Solo questo? Non pensiamo. La realtà esiste in quanto tale o esiste quello che noi percepiamo individualmente come realtà quindi ne esistono milioni diverse? L’arte non è finzione di ciò che è reale ma una parte di reale che prende vita attraverso l’esperienza e gli strumenti emozionali dell’artista. Questa realtà non sarà per forza universale ed universalmente condivisa ma altrettanto veramente sarà reale. L’arte non è un mezzo né un fine, l’arte siamo noi.

Davide

Cosa seguirà?

Bluagata

Porteremo live il disco in più posti possibili, siamo già in tour e abbiamo diverse date ancora da fare, poi penseremo al prossimo lavoro anche se, avendo registrato “Di Stanze e nevrosi” a fine 2020, non possiamo negarti che abbiamo molto materiale già pronto e scalpitante. Intanto speriamo di incontrarti ed incontrarvi presto on the road in una delle nostre date.

Davide

Grazie e à suivre..

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