:: Home » Numeri » #132 » CINEMA » Silent Hill
2006
22
Lug

Silent Hill

media 2.89 dopo 1109 voti
Commenti () - Page hits: 6200

 

 

Il fatto che in questi ultimi tempi parecchi film si siano ispirati a videogiochi dovrebbe farci riflettere su questo fenomeno. Da una parte potrebbe significare che alcuni videogiochi sono talmente ben fatti che aspirano giustamente ad evolversi e a diventare qualcosa di diverso, un film per l'appunto. Oppure che il cinema, in piena crisi di idee e storie, si affida a quelle che altri hanno scritto e inventato per il divertimento ludico e virtuale. C'è da dire però che alcuni videogiochi sono veramente paragonabili, già di loro, a piccoli film. Si pensi a tutto il lavoro di sceneggiatura e intreccio o anche alle inquadrature delle parti animate o di alcuni "quadri" che hanno sempre di più un taglio cinematografico.

Sembra quindi che l'attrazione tra videogiochi e film, oltre che possibile, si stia facendo sempre più forte. Il problema, però, rimane quello delle competenze. Un problema che riguarda l'onestà e l'impegno di chi gira questi film. Persone genuinamente ispirate dai videogiochi o scaltri opportunisti di un fenomeno di massa?

Di sicuro il lavoro migliore, come anche in Silent Hill, viene fatto dal punto di vista estetico. In questo film, infatti, l'immaginario infernale del regista è di tutto rispetto. I cromatismi, i tagli dell'inquadratura, l'ambientazione allucinatoria e da incubo, l'agghiacciante deformità di alcuni "mostri" (testa-a-piramide su tutti) colgono nel segno. E in questo modo l'attrazione di cui si parlava prima funziona. Perché, partendo da un videogioco, è già un lavoro prenderne l'estetica e rielaborala in funzione visiva ed espressiva.

Discorso a parte, come al solito, per la scrittura. Qui addirittura quattro mani al lavoro, regista+Roger Avary (quello di Pulp Ficiton e le Regole dell'attrazione - scusa Roger ma che minchia hai fatto?) per una sceneggiatura che si butta via troppo facilmente in un miscuglio di demoni&angeli, colpa&redenzione, puritanesimo, streghe e fanatismo religioso.

Le cosa migliore rimane l'ambientazione (i corridoi oscuri, la decadenza dei palazzi e delle strade, la cenere che cade come neve, l'arrivo dell'oscurità), l'unica a suscitare una sana inquietudine.

Nel finale risulta fastidioso come non mai il solito circo di squartamenti e amputazioni che spinge il tutto verso un'apocalisse esagerata e quindi a tratti demenziale.
Le urla dei fanatici (fuoco alla strega) non rimandano a nessuna collocazione politica o sociale, l'horror così inteso è puro intrattenimento, ma se la paura, quella vera, non arriva allora è tutto inutile. Si rimane intrappolati al massimo in qualche sbadiglio, quelli che cominciamo a fare quando le immagini non bastano più a darci il senso della nostra visione e vorremmo che qualcosa scattasse dentro di noi o sulla nostra pelle. Non dico una vera emozione, ma un brivido di paura, quello, per lo meno si.

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
MAIL: e.bertocchi@tiscali.it
WEB:
lascimmiasullaschiena.splinder.com
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 122 millisecondi