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Metropoli – Nader Ghazvinizadeh

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a cura di SergioCovelli
Edizioni CFR(Sondrio, 2011)
pag. 48, euro 8.00
 
Il Premio Fortini si rivela esempio diluogo da dove ci s’accorge dell’esistenza di poeti da considerare ericonsiderare. Infatti sappiamo di Nader Ghazvinizadeh, che come spiegaaddirittura l’editore non è poeta migrante ma poeta civile e basta, grazie allasilloge “Metropoli” pubblicata in virtù della vittoria (appunto d’unapubblicazione) proprio del Fortini, a mo’ d’omaggio. La silloge c’ha moltoaffascinato in quanto, saremo chiari, d’impatto pensavamo di trattasse d’altromateriale. O d’altra materia. Comunque acremente accattivante. Il punto inveceè che entrando in questa piccola ‘summa’ troviamo la grazia d’unasperimentazione che vede il linguaggio della fatica in stanza d’urbanizzazionemisurarsi perfettamente con la stanchezza d’una velocità di lingua, la stessa,che dovrebbe essere accantonata ma per annullare l’ipotesi dello straniamentodalla musicalità, ma di più dall’enjambement. Piccolo esempio: “La donna vienecon l’uomo cane / che scambia il ventre con l’otre / viene la fame e ilnebbione / la sera il lago si fa di marmo / e comincia la cucina che negal’acqua / e giustifica il vino / la donna esce, disfa l’acqua col remo / fluidal’infelicità nelle pance della città”. Il timbro, che esalta un tonoapparentemente piano, sfoglia il gemere dei contenuti, qui e sempre di poesiasociale, dove è chiaro che l’obiettivo è quello di raggiungere un nuovo climache trapassa e trapassi sia la famigliarità solite delle persone – protagonisti– sia il tenue andirivieni d’una quotidianità che la città pone in suggerimentodi rassegnazione per lo stesso soggetto vivente dei versi. Nader Ghazvinizadehriesce a tenere insieme il filo della rivelazione d’un’ulteriore spaesamentodovuto all’urbanizzazione praticamente forzata e ai dettagli dei vari problemiaccomunanti le sofferenze d’interiorità e di corporeità, con il gomitolo dellaversificazione che è essa stessa descrizione, passateci il termine greve, delladisomogeneità di queste tante e diverse esistenze comunque e possibilmente almargine. Il poeta dichiara la sua resistenza alla deflagrazione, peraggiungere, quando punta il naso su Bologna e riserva alla capitale delvoluttuoso un’immagine perfettamente in decadenza. Però, in limine, conpossibilità di riscatto. Spiraglio che da tutte le poesie, rileggendo persino,s’intravede. O appare. E le metropoli sono da rivisitare.

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