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2011
17
Mar

Intervista con Pandora

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I Pandora sono:
Claudio Colombo: batteria, basso, chitarra acustica, tastiere, seconda voce e  flauto.
Beppe Colombo: tastiere, sintetizzatori, seconda voce.
Corrado Grappeggia: pianoforte, tastiere, synth e voce solista.
Jerry Arcidicono: chitarra.
Leonardo Gallizio: basso e contrabasso.

Info:
Fabrik Club Music:
Ufficio Stampa Synpress44:
http://www.synpress44.com
 
 
Biografia di Pandora
Scritta da Donato Zoppo
 
I Pandora nascono nel settembre 2005 ma sono il punto d'arrivo di un vecchio, toccante amore: quello che lega oltremodo un padre e un figlio, che trova nell'appartenenza al prog un linguaggio comune transgenerazionale, una speranza condivisa. Claudio Colombo, polistrumentista e batterista, è figlio di Beppe, musicista di lunga esperienza: i Colombo sono voraci ascoltatori di ottimo rock e scelgono di percorrere insieme anche un nuovo cammino musicale.  Con l'ottimo tastierista Corrado Grappeggia fondano un progetto incentrato sull'amato progressive rock anni Settanta, ispirato a Genesis, Emerson Lake & Palmer, PFM, New Trolls, Gentle Giant e Orme, ma debitamente proiettato verso il futuro, grazie all'amore di Claudio per i Dream Theater. Nei Pandora tuttavia, oltre alla passione per il genere, c'è anche la voglia di dare la propria interpretazione, offrendo composizioni inedite: nascono così i primi brani che danno ampio sfogo alla fantasia, alla ricerca di suoni e melodie, alla visione lirica, mitologica e fantasy. Il segreto è proprio nelle diverse esperienze ed estrazioni dei tre componenti: la grande esperienza di ascoltatore e musicista di Beppe, la cultura musicale di Corrado, il talento di Claudio (raro esempio di giovane polistrumentista e grafico). Il trio è l'elemento basilare dei Pandora, che di volta in volta si apriranno al contributo di diversi musicisti con l'obiettivo di produrre delle ottime composizioni. La band piemontese intraprende un'attività live comprensiva di esibizioni acustiche. È proprio grazie alla forza del live che nel 2008 i Pandora incontrano il favore della prestigiosa casa discografica AMS-BTF, specializzata in rock progressivo e nota in tutto il mondo per le proprie pubblicazioni. Nello stesso periodo i ragazzi firmano un contratto con BTF e incontrano il chitarrista Christian Dimasi. Per i Pandora è un momento d'oro: alla firma del contratto e all'entrata del giovane Dimasi segue l'uscita del sospirato album d'esordio. È Dramma di un poeta ubriaco: il perfetto biglietto da visita dei Pandora, una prima sintesi del percorso intrapreso, con pezzi originali e un sound poliedrico, progressivo per definizione. Il rock sinfonico dei Pandora attinge alla grande tradizione degli anni '70, è cantato in italiano e spazia tra suoni più duri, pause acustiche, umori jazz e hard, tra grandi affreschi fantasy ed enigmatici. A cavallo tra passato e futuro, tra la cura di un'eredità art-rock amata e emozionante e il dovere di osare, di puntare alla modernizzazione del suono, Dramma di un poeta ubriaco raccoglie lusinghiere recensioni da parte della stampa italiana e internazionale.
 
Rinvigoriti dal successo di pubblico e critica, i Pandora puntano subito ad un secondo lp che possa confermare la bontà delle originarie intuizioni e lanciare un progetto innovativo per il rock progressivo italiano. Quel prog italiano così amato all'estero – dagli USA al Giappone, dall'Europa al Sud America – trova oggi una favorevole rinascita e i Pandora sono i capofila di un rinnovato movimento tricolore. Prima del nuovo disco il gruppo tiene alcuni concerti con colleghi italiani come gli Ubi Maior ma anche con prestigiosi nomi stranieri quali i polacchi Riverside. Finite le registrazioni del secondo lp, Dimasi abbandona il gruppo, che così torna alle origini e ridiventa trio. Una nuova collaborazione però si fa avanti: è quella con l'artista Emoni Viruet, che dipinge alcune fantastiche tele che stimolano le nuove composizioni musicali della band. Come ogni progressive band che si rispetti, anche i Pandora hanno un'attenzione speciale per la potenza evocativa del suono, per la vis immaginifica delle composizioni: il talento della giovane pittrice di Puerto Rico è un elemento in più che si aggiunge alla ormai nota forza policromatica del gruppo. È immediata la realizzazione da parte di Emoni della copertina del nuovo disco, ma anche di quadri che rappresentano i singoli brani dell'opera.
Tornati in trio e diretti da un Claudio Colombo sempre più ispirato e deciso, i Pandora pubblicano l'attesissimo secondo album il 15 gennaio 2011: ancora una volta con BTF, esce Sempre e ovunque oltre il sogno. Un disco che approfondisce quanto presentato nell'lp di debutto e offre nuove prospettive al prog del trio: duro ed evocativo, emozionante e dinamico, disponibile nello stesso modo all'acustico e all'hard, il nuovo sound dei Pandora è tra le proposte più intriganti del rock d'arte europeo.
Donato Zoppo
Ufficio Stampa Synpress44
www.synpress44.com

 
INTERVISTA
 
Davide
Ciao Pandora. Il Re degli Scemi, L'Altare del Sacrificio, L'incantesimo del Druido, Discesa Attraverso lo Stige, Ade, Sensazione di Paura, La formula finale di Chad-Bat… Brani che raccontano una storia come in una saga mitologica o fantasy. Potete riassumerla e qual è il suo preciso significato?

Beppe
Ciao Davide, intanto grazie per averci chiesto questa intervista, comunicare per noi è molto importante e ti siamo riconoscenti.
Ti riassumo in questo modo, si maschera il reale con il fantasy un po' per il fascino che ci prende e un po' perché dai racconti fantasy ci sono analogie con la vita quotidiana come la lotta per la vita, le emozioni, la ricerca del prevalere su gli altri, e questo a pretesto di accoppiare il tutto con delle composizioni e anche per uscire dal solito che si sente in giro e non percorrere le strade facili… come tu sai il prog è una strada molto difficile e questo ci stimola.
 
Davide
Chi è Chad-Bat e cosa rappresenta?

Corrado
Chad-Bat è un potente sacerdote celtico realmente esistito e la storia o favola, costruita da noi per raccontarne qualche gesta narra di un esercito che si rivolge a lui ed alla sua magia per raggiungere l'invincibilità; evocando le sue formule davanti all'altare con il suo agnello come vittima pronta per essere sacrificata agli Dei, darà  sicuramente un'altra grande vittoria all'esercito. Come vedi le analogie con il fantasy e la vita quotidiana ci sono e non cambiano, la ricerca della vittoria del potere prevale sempre…

Davide
C'è un brano però intitolato 03.02.1974, data di un concerto dei Genesis in Italia, al Palasport di Torino, chiaramente dedicato a loro, al ricordo di quel giorno, e in cui si cita anche un frammento di "The knife". Come va letto all'interno della storia narrata negli altri brani, del suo continuum?

Beppe
È un momento di tenerezza e di divulgazione delle nostre emozioni per il rispetto e la storia che rappresentano per noi la band di Gabriel; ci è sembrato molto bello staccare un pochino dal resto del disco cambiando per qualche minuto per poi rientrare da dove siamo partiti.
Il brano racconta della venuta dei Genesis a Torino, città dove sono cresciuto e formato culturalmente e musicalmente, negli anni 70; ero un ragazzo adolescente innamorato di tutto ciò fosse diverso, come ad esempio la musica degli ELP, dei Genesis e degli Yes.
La musica era la mia cultura la mia passione e in loro si rispecchiavano le mie  emozioni che mi accompagnavano quotidianamente come una colonna sonora. Qquando vennero i Genesis a Torino fu una serata speciale per tutti quelli che come me inconsapevolmente vivevano quel momento musicale visto come cultura e emozione che spesso dopo molti anni mi ritrovo a raccontare a tutti coloro che ne hanno sentito parlare ma non hanno mai visto quel tour… tour che  consacrò la mitica band nel nostro paese. Sentendo Claudio comporre il brano non ancora titolato e senza un testo  mi è venuta l'idea di raccontare a tutti, come mi capita spesso, quella serata ma questa volta in musica… così ci siamo messi a lavoro tutti e tre. Il risultato lo potete sentire voi stessi, c'è voluto molto lavoro ma quando sentiamo il pezzo ci emoziona molto.
 
Davide
Pandora è nota per il vaso, il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza. Cioè, soltanto Elpis, la Speranza, rimase nel vaso, perché prima che potesse volare via anche lei, Pandora, obbedendo a un preciso ordine di Zeus, aveva fatto ricadere il coperchio sul vaso. Quindi, la speranza (così sembravano volerci dire i greci, o Esiodo in particolare), è un male anch'essa? E perché la scelta di questo nome?

Claudio
È un nome che ci rappresenta perché richiama all'intera mitologia, al fantasy e a diverse situazioni reali…
È un nome forte e può sembrare ambizioso perché per quante siano le versioni della leggenda, come hai citato anche te, si parla più che altro del vaso e non di Pandora come figlia degli dei, e giustamente può nascere la curiosità del perché di un nome di qualcosa che ha scatenato il male nel mondo secondo gli antichi, ma Pandora per noi rimane un simbolo di un intero modo di vedere la vita… con questo intendo dire che nell'antica Grecia l'uso di miti era utilizzato soprattutto per raccontare antiche battaglie e molti eventi (esempio: un dio che lottava contro una dea) che erano molte volte associati alle dispute tra credi patriarcali contro quelli matriarcali. Il nome Pandora ci fa venire subito in testa quel periodo e noi attraverso il mito ci piace raccontare qualcosa di reale oppure lasciarci alla fantasia e all'immaginazione.
Dai nostri dischi può uscire di tutto come dal vaso… Però mai un male, ma sempre musica sperando possa dare emozioni.

Davide
Padre e figlio… Agli inizi il rock divideva le generazioni genitori-figli, oggi pare invece unirle… Com'è nato il vostro legame musicale?

Beppe
Forse non è mai nato perchè già esistente dentro di noi; siamo tutti e due innamorati della musica e condividiamo le stesse emozioni da sempre, io non ho inculcato nulla a Claudio, ma fin da piccolo dava segnali non indifferenti di avere un DNA musicale ancora più forte del mio e pertanto non ho impedito che si sviluppasse, anzi l'ho supportato in tutto, così non mi sono lasciato scappare l'occasione e da innamorato della musica mi sono rimesso a suonare dopo molti anni prima per il piacere di condividere con mio figlio una passione comune, che và al di là della normale collaborazione che possono avere due musicisti, e poi per iniziare a fargli fare esperienza. Ho rispolverato le mie vecchie tastiere e abbiamo iniziato a giocare con  una batteria muta che Claudio usava in casa per studiare su dei miei pezzi scritti negli anni 70, ma mai realizzati realmente fino a quel momento; in seguito, una volta trasferiti da Torino nella provincia di Cuneo per motivi di lavoro, ci siamo messi a fare dei concertini così per divertimento. Suonavamo alcune rivisitazioni prog dei Genesis, Deep Purple e ELP insieme ad un paio di pezzi miei, uno di questi è March to Hell, che trovate in Dramma di un Poeta Ubriaco, nostro primo disco come Pandora.
Con il passare del tempo Claudio è cresciuto come musicista facendo parte di molte band,  diplomandosi come grafico e aprendo una piccola scuola di batteria, che cura ancora oggi, fino ad arrivare al 2005 dove da vita al progetto Pandora e figura tutt'oggi tra i maggiori talenti della musica italiana, direi che è una bella soddisfazione per un padre no?
Abbiamo ancora molte cose da fare insieme e siamo sempre più uniti che mai.
 
Davide
Bellissima copertina, che rievoca per altro le copertine dei long playing, con bellissimi dipinti che integrano la narrazione. Due parole sulla pittrice Emoni Viruet e sul lavoro che ha espresso nel vostro disco?

Beppe
Definire Emoni in due parole non è facile meriterebbe una intervista intera tutta su di lei.. J
Intanto oggi è la moglie di Claudio, i ragazzi si sono sposati appena finite le estenuanti registrazioni del disco, poi  è anche  diventata parte dei Pandora a livello di narrazione visiva. Realizzare i quadri mentre ascoltava i nostri pezzi nascere è un po' come partecipare alla composizione del pezzo non con una chitarra, ma a colpi di pennello! È stata grandiosa nel rappresentare visivamente quello che stavamo raccontando e scrivendo.
Claudio segue personalmente l'evolversi dell'opera visiva proprio perché per noi le copertine e le grafiche sono molto importanti, proprio come dici tu il CD rievoca un LP e per noi è un sogno che diventa realtà; i vecchi rockettari come il sottoscritto sanno bene cosa significa una copertina soprattutto di un LP, fortunatamente abbiamo una casa discografica specializzata in questo tipo di cose, speriamo in seguito grazie all'interesse di chi ci ascolta, e se le vendite crescono, si possano trasformare i nostri due CD in due veri LP da gustare come in passato, ma per il momento sono due piccoli LP piacevoli da avere nella propria collezione come tutte le produzioni della nostra casa discografica.
 
Davide
Che definizione date oggi a "rock sinfonico"… Sinfonia ha avuto infatti diverse accezioni nella storia, a cominciare da un semplice "Tutto ciò che suona con, suona insieme" (σύν = "con, insieme", e φωνή = "suono")…?

Beppe
Il Rock sinfonico non lo si può definire, è all'origine di tutto, devi solo ascoltarlo e goderne della sua esistenza indelebile e infinita come sono infinite le emozioni, l'amore e l'anima, il tutto racchiuso nelle nostre sensazioni che si rivelano al suono dei mellotron, del moog, delle tastiere, chitarre acustiche, ecc……
Che ne dici? Può essere un modo giusto di parlare di Rock sinfonico?
 
Davide
La gente comune non sa o non sa più cosa significhi il termine "progressive rock". Come glielo spieghereste o come vi capita di spiegarlo?
 
Beppe
Per la verità io preferisco sempre parlare di musica perché le etichette non le amo,  al massimo mi piace il termine che tu hai dato nella domanda precedente, cioè Rock Sinfonico, ma anche questo non spiegherebbe a fondo il prog. Come ho già detto nella domanda precedente possiamo definirlo musica elaborata che prende spunto dalla musica classica e che esalta le emozioni del cuore e dell'anima di un musicista e non racchiude ciò che è banale e commerciale… ma sotto questo punto di vista sarebbe sbagliata questa definizione finale anche perché c'è il prog commerciale J
Lascio questa domanda a chi è più dotto di me su questo argomento, ho letto molti libri a riguardo e ognuno ha la sua interpretazione personale.
Noi ci limitiamo a fare musica, e quanto risulta riesce arrivare a tutti non limitandosi solamente per qualcuno… il nostro è Espressionimo Musicale a 360° e con esso cerchiamo di abbracciare tutti, naturalmente nel grande modo della musica sperando che le emozioni che cerchiamo di dare ci vengano ricambiate.
 
Davide
Torino ha una sua prolifica e significativa storia del progressive… Tra tutti ricordo Procession, Alluminogeni, Circus 2000, Venegoni & Co., Arti e Mestieri, Dedalus, Eazycon, Syndone, Euthymia ecc. ecc. Ci sono delle ragioni secondo voi che spieghino l'amore per il progressive rock di Torino, sicuramente più marcato che in altre città?

Beppe
Io credo che prima di tutto Torino è stata la prima città che ha creduto nel Rock, infatti non a caso noi rievochiamo un concerto e una data molto importante per la storia Prog nel nostro disco. Io sono stato testimone di quei tempi e tutti facevano tappa a Torino, addirittura i Genesis fecero unica data italiana del tour di The Lamb il 24.03.1975 ( io c'ero… J ).
Nella nostra città prima del declino industriale e politico abbiamo visto sfilare gruppi come i Gentle Giant, King Crimson, Santana, F. Zappa, Traffic, ecc… oltre al grande Hard con i Deep Purple, i primi Iron Maiden, i Saxon… non c'era il tempo di riprendersi da un concerto che subito se ne presentava un altro e pertanto non poteva non divulgarsi in modo così importante la musica.
I nomi che hai fatto sono notevoli e con la grande mole musicale dell'epoca si sono fatti avanti con forza e competenza… ma se vuoi un giorno facciamo un intervista solo su questo, credo di essere abbastanza preparato … JJJ
 
Davide
Certamente. Mi interessa in modo particolare tutto ciò che è stato fatto e si fa a Torino… Cosa ne pensate di questa affermazione di Roland Barthes: Ci sono due tipi di musica: quella che si ascolta, quella che si suona?

Beppe
Be mi trova d'accordo, la musica che si ascolta è una cosa, farla è un'altra e te lo testimonia uno che si toglie i panni del musicista esce e va in negozio a comprarsi un cd oppure un LP per poi mettersi seduto sul divano a goderne della sua esistenza ed emozionarsi pensando che la musica è infinita e che ci può accompagnare sempre e ovunque anche oltre il sogno quando un giorno saremo solo un ricordo.
Forse le emozioni si equivalgono, ma suonare è decisamente diverso che ascoltare…
 
Davide
Cosa farete ora?

Beppe
Prima ci godiamo il disco in tutto quello che ci può dare, delusioni comprese, poi vediamo se troviamo qualche concerto da fare e passare qualche ora con chi ha voglia di passare due ore con la nostra musica dal vivo, poi più avanti iniziamo a preparare un altro disco, ma questa è un'altra storia e ne riparliamo tra un annetto…. J
Grazie Davide e grazie a tutti i tuoi lettori
Buona musica sempre e ovunque.
 
Davide
Grazie a voi e… à suivre.
 
 
 
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Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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