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2010
19
Dic

La Costituzione del Bhutan

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saggezza millenaria al servizio del bene comune

 
«Il Bhutan è un regno sovrano
e il potere appartiene al popolo del Bhutan»
(Art. 1 comma 1, Costituzione del Regno del Bhutan)
 
 
Introduzione
Se si considera che il Regno del Bhutan[1] si è regalato una carta costituzionale solo nel 2008 e che, quasi contestualmente, il sovrano, poco più che sessantenne[2], della piccola monarchia incastonata tra Cina e India sulla catena dell'Himalaya ha abdicato in favore del figlio[3], non ancora trentenne, motivando il suo gesto con la necessità che si lasciasse spazio ai giovani per il governo del Paese, possiamo incominciare a capire il diffuso interesse per tutto ciò che proviene da questa terra avvolta da un fascino fiabesco.
Allora se già in passato il Bhutan ha meritato le attenzioni della stampa internazionale per la proposta di sostituire, o quantomeno integrare, il PIL-Prodotto Interno Lordo con l'indice FIL-Felicità Interna Lorda (o Gross National Happiness-GNH)[4], ora non possiamo non dare visibilità al testo costituzionale che il sovrano illuminato ha offerto al suo popolo, sottolineando che lo stesso re, insieme alla regina consorte, hanno contribuito alla materiale stesura degli articoli che compongono questa legge fondamentale dello Stato.
Dei 35 articoli che compongono la Costituzione[5] del Regno del Bhutan, ci sembra doveroso e utile offrire un esame di quelle norme dalle quali riteniamo di poter trarre utili insegnamenti e richiami a quello stile di good governance della res publica a cui, purtroppo, la quotidiana esperienza ci ha da tempo disabituati: magari, idee che provengono dalle candide vette himalayane potranno ispirare i nostri governanti mediterranei.
 
Il testo costituzionale
Bisogna innanzitutto partire dal Preambolo, dove si dichiara solennemente che è lo stesso popolo del Bhutan, "benedetto dalla Triplice Gemma[6], sotto la protezione delle divinità custodi, guidato dalla saggezza dei propri leaders, dalla fortuna eterna del glorioso Bhutan e dalla guida illuminata" del proprio sovrano, a dotarsi di una Costituzione impegnandosi solennemente e personalmente a rafforzare la sovranità del Paese "per assicurarsi la benedizione della libertà, per garantire la giustizia e la tranquillità, per consolidare l'unità, la felicita e il benessere di tutti e per sempre".
Una dichiarazione impegnativa, non c'è che dire!
L'art. 1, quindi, proclama subito che il Bhutan è una monarchia indipendente e sovrana e che il potere appartiene al popolo dal momento che la forma di governo adottata è quella della "monarchia democratica costituzionale"!
Sicuramente un interessante esercizio di elaborazione giuspubblicistica che può offrire argomento di discussione.
A seguire, dopo aver descritto il territorio, la bandiera, l'inno nazionale, la festa nazionale e la lingua, si arriva al comma 12 nel quale è sancito che "i diritti sulle risorse minerarie, i fiumi, i laghi e le foreste spettano allo Stato e sono di proprietà dello Stato" che li regola per legge.
Inoltre, al successivo comma 13, si ricorda che "ci deve essere separazione tra i poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario" e che "nessuna prevaricazione è ammessa salvo nei casi previsti dalla stessa Costituzione": dunque, anche Montesquieu è stato costituzionalizzato.
L'art. 2 è dedicato all'istituto della monarchia e vi si dice che "Sua Maestà il Re è il Capo di Stato" e rappresenta "l'unità del Regno e del popolo del Bhutan".
Vengono di seguito dettate le norme per regolare la successione e, al comma 6, è sancito il saggio principio per cui "al raggiungimento dei 65 anni di età, il sovrano deve dimettersi[7] e cedere il trono al principe ereditario, a condizione che l'erede sia maggiorenne": quale apertura mentale dimostra una simile norma e quanto dovrebbe essere presa a modello nei nostri "moderni" Stati di "consolidata democrazia"!
Comunque, il monarca gode della più completa immunità e "la sua persona è sacra" (comma 15).
L'art. 3 prevede espressamente che "il Buddismo è patrimonio spirituale del Bhutan" e che esso "promuove i principi e i valori della pace, della non-violenza, della compassione e della tolleranza", che dovrebbero essere fondamentali pilastri di tutti i paesi del mondo.
Il sovrano è riconosciuto "protettore di tutte le religioni" presenti nel territorio (comma 2), da che si evince che tutte le confessioni religiose sono libere di manifestarsi qualora non contrastino con i principi sopra esposti.
Si indica, inoltre, che la religione debba restare separata dalla politica, e si precisa anzi che "istituzioni e personalità religiose sono superiori alla politica" (comma 3).
Limpida applicazione del principio dei piani paralleli nella gestione dei rapporti tra Stato e Chiese.
Espressione di saggezza tipicamente orientale sono gli artt. 4 e 5.
L'art. 4 sancisce l'impegno dello Stato a "preservare, proteggere e promuovere il patrimonio culturale del paese (...) per arricchire la società e la vita culturale dei cittadini" e questo perché si "riconosce la cultura come una forza dinamica in evoluzione e si impegna a rafforzare e favorire la continua evoluzione dei valori tradizionali e delle istituzioni che sono sostenibili in una società che cresce".
Il seguente art. 5, invece, stabilisce che "ogni Bhutanese è un amministratore fiduciario[8] delle risorse naturali e dell'ambiente del Regno a beneficio della presente e delle future generazioni", riconoscendo in maniera esplicita una sorta di diritto delle generazioni che verranno ad un ambiente vivibile[9]; parallelamente, si ricorda il dovere di ogni cittadino a "contribuire alla tutela del patrimonio naturale, alla conservazione della biodiversità del Bhutan e alla prevenzione di tutte le forme di degrado ecologico (...) attraverso l'adozione e il sostegno di prassi e politiche pro-ambiente".
In questo modo, anche l'educazione ambientale diventa oggetto di diritti e doveri civici, facendo ulteriormente evolvere la gamma di previsioni che la tradizione del costituzionalismo europeo ci aveva tramandato.
Il successivo comma 3, impegna poi lo stesso Governo assicurando che "al fine di conservare le risorse naturali del Paese e per evitare il degrado dell'ecosistema, almeno il sessanta per cento della superficie totale del Bhutan sarà per sempre destinato a foresta".
Quasi incredibile!
Gli artt. 6, 7, 8 e 9 propongono a seguire il tradizionale quadro normativo statuale: la cittadinanza (art. 6), i diritti (art. 7) e i doveri fondamentali (art. 8) e i principi guida della politica di Stato (art. 9).
Degno di rilievo è quanto previsto al comma 1 dell'art. 7 ove di dice che "tutte le persone hanno diritto alla  vita, alla libertà e alla sicurezza", consolidando in questo modo una universalità dei diritti della persona che tanto ha impegnato nel tempo gli studiosi dei diritti umani.
Tra i doveri propri dei cittadini, invece, all'art. 8 troviamo quelli di "preservare, proteggere e difendere la sovranità, l'integrità territoriale, la sicurezza e l'unità del Bhutan" (comma 1), "salvaguardare, proteggere e rispettare l'ambiente, la cultura e il patrimonio della nazione" (comma 2), nonché "promuovere la tolleranza, il rispetto reciproco e lo spirito di fraternità tra tutti gli abitanti" senza distinzione alcuna (comma 3).
Inoltre, sono previste esplicitamente delle responsabilità civili, quale quella di "fornire aiuto, nella misura del possibile, alle vittime di incidenti e in caso di calamità naturali" (comma 6), di "salvaguardare i beni pubblici" (comma 7) e di "pagare le tasse conformemente alla legge" (comma 8), accanto ai doveri di "difendere la giustizia e di agire contro la corruzione" (comma 9), di "agire in aiuto della legge" (comma 10) e di "rispettare e far rispettare la Costituzione" (comma 11).
Significativo risulta che la prescrizione dell'ultimo comma sia rinforzata e classificata al contempo come "dovere" e "responsabilità" che compete a ciascuno.
Con l'art. 9, di poi, lo Stato dichiara di porre tutti i propri sforzi per "garantire al popolo del Bhutan una buona qualità della vita in un paese capace di progredire e prosperare, impegnato per realizzare la pace e l'amicizia nel mondo" (comma 1).
Inoltre, e qui i costituzionalisti bhutanesi (e il loro lungimirante sovrano) hanno raggiunto il più alto livello di evoluzione della scienza (e diremo quasi dell'arte) giuridica, si prevede pure che "lo Stato si sforza di promuovere quelle condizioni che consentano di perseguire la Felicità Nazionale Lorda"[10] (comma 2). Stupendo!
Seguono altri impegni dello Stato tra cui quello ad "assicurare il diritto al riposo e allo svago" (comma 13), a "promuovere condizioni favorevoli alla cooperazione nella vita comunitaria e all'integrità della struttura della famiglia allargata" (comma 19), a "creare condizioni che consentano un reale sviluppo sostenibile e una buona e compassionevole società radicata nella filosofia buddista e nei valori umani universali" (comma 20).
Ulteriori lezioni di grande e progredita civiltà.
Con l'art. 10 si entra nella parte della Costituzione destinata a disegnare la geografia istituzionale: è importante far rilevare a questo proposito che il sovrano, a cui si deve la redazione del documento, ha dovuto faticare non poco per far accettare ai suoi sudditi la necessità di un parlamento rappresentativo del popolo e, dunque, democraticamente eletto.
Ecco perché il comma 1 dell'art. 10 dichiara con forza, e in maniera inequivocabile, che "ci deve essere un Parlamento" investito di tutti i poteri legislativi previsti dalla Costituzione.
Ulteriore norma fonte di insegnamento è quella data dal combinato disposto dei commi 21 e 22 per i quali si prevede l'immunità per i membri del Parlamento (comma 21) ma se ne dichiara la decadenza per atti di corruzione o di "vendita del voto" (comma 22): quanto avremmo da imparare dal modello bhutanese!
L'art. 11 regola il Consiglio Nazionale, una sorta di camera delle regioni, dove siedono 25 membri, mentre l'art. 12 dispone in merito all'Assemblea Nazionale, la camera dei deputati, che riunisce al massimo 55 rappresentanti. Dunque, 80 parlamentari in tutto.
Altra norma di interesse per la responsabilità che esprime è quella che si rinviene al comma 5 dell'art. 14: qui si stabilisce che "il Governo esercita la corretta gestione del sistema monetario e della finanza pubblica" e "garantisce che il servizio del debito pubblico non costituirà un onere eccessivo per le generazioni future".
Grande scuola di sana e sostenibile amministrazione pubblica!
Per continuare sulla scia di previsioni impensabili in democrazie occidentali, perché considerate ovvie e scontate e, quindi, continuamente fatte oggetto di violazione, all'art. 15, dedicato ai "Partiti politici", troviamo la previsione che essi debbono "assicurare che gli interessi nazionali prevalgano su tutti gli altri interessi" (comma 1), "promuovere l'unità nazionale e il progressivo sviluppo economico, garantire il benessere della nazione" (comma 2) e astenersi dall'appoggiare particolarismi regionali, etnici o religiosi per ottenere l'appoggio elettorale (comma 3).
Ogni ulteriore commento che attualizzasse questa norma nel contesto europeo in genere o italiano in particolare risulterebbe vano.
Disposizione di grande civiltà politica è poi quella che si rinviene all'art. 18, rubricato "Partito di Opposizione", per il quale questo "deve svolgere un ruolo costruttivo per garantire che il Governo e il partito di governo possano operare secondo le disposizioni di questa Costituzione, contribuire al buon governo, sforzarsi di promuovere l'interesse nazionale e soddisfare le aspirazioni del popolo" (comma 1). Inoltre, lo stesso "partito di opposizione deve promuovere l'integrità, l'unità e l'armonia della nazione e la cooperazione tra tutti i settori della società" (comma 2) pur senza rinunciare ad una "opposizione sana e dignitosa" (comma 3) che non permetta il "prevalere di interessi di parte sull'interesse nazionale", bensì garantisca un'azione di Governo "competente, responsabile e trasparente" (comma 4).
In chiusura, si ricorda il dovere di responsabilità nazionale che compete anche al Partito di Opposizione "in caso di minaccia esterna, calamità naturali e altre crisi" (comma 6).
L'art. 21 descrive il potere giudiziario chiamandolo "a salvaguardare, difendere e amministrare la giustizia in modo equo e indipendente, senza timore, favore, o ritardo ingiustificato, in conformità con i principi dell'ordinamento giuridico al fine di ispirare fiducia e sicurezza e migliorare l'accesso alla giustizia" (comma 1).
Anche in questo caso, il suggerire uno scambio di buone prassi tra Italia e Bhutan sarebbe utile!
Giungiamo ora all'art. 22 dedicato ai "Governi locali". Qui è importante porre in evidenza la ratio  alla base del decentramento amministrativo attuato in Bhutan: vale a dire "favorire la partecipazione diretta delle persone allo sviluppo e alla gestione del loro benessere sociale, economico e ambientale" (comma 1). Inoltre, i "Governi locali devono garantire che gli interessi locali siano tenuti in considerazione in ambito di governance nazionale", fornendo un forum di riflessione pubblica sulle questioni inerenti i rispettivi territori.
Nient'altro, se questo fosse poco!
Correlato al precedente art. 10, relativo al "Parlamento", vi è l'art. 23, "Elezioni", che in maniera ugualmente perentoria stabilisce che "la volontà generale del popolo è la base del governo e deve essere espressa mediante periodiche consultazioni elettorali" (comma 1).
Rilevante per il buon funzionamento della macchina statuale è poi l'autorità prevista dall'art. 25: un garante indipendente che controlla e riferisce "in merito all'efficienza, economicità e efficacia dell'impiego delle risorse pubbliche" (comma 1), in sostanza una sorta di Corte dei Conti.
Accanto alla precedente, vi è quindi una "Commissione Reale per la funzione pubblica", prevista all'art. 26, che ha il compito di vigilare e garantire che la pubblica amministrazione svolga il suo lavoro "in maniera efficiente, trasparente e responsabile" (comma 1), "guidata dai più elevati standard di etica e integrità al fine di promuovere il buon governo e la giustizia sociale" (comma 4).
L'art. 27 regola, dunque, la "Commissione anti-corruzione", anch'essa riconosciuta indipendente al fine di "prevenire e combattere la corruzione nel Regno" (comma 1).
Chiudono le norme relative all'impeachment di persone che ricoprono cariche costituzionali (art. 32), quelle relative alle emergenze nazionali (art. 33), al referendum popolare (art. 34) e alla modifica del testo costituzionale (art. 35).
Da segnalare il comma 4 dell'art. 35 che prevede la pari dignità delle versioni in lingua Dzongkha e Inglese della Costituzione: in caso di controversia sull'interpretazione di un dato termine, si rinvia la risoluzione all'autorità giudiziaria che potrà decidere secondo equità.
Seguono quattro "schede" allegate, che hanno comunque dignità di norma costituzionale,  che riportano la descrizione della bandiera e dell'emblema nazionale, dell'inno nazionale, del giuramento di fedeltà e del giuramento di segretezza, e un glossario esplicativo dei termini tradizionali impiegati.
 
Conclusioni
Poche parole possono esprimere il piacere di scoprire che in un contesto così lontano dalla cultura giuridica europea, quale quello rappresentato dall'ordinamento bhutanese, si possano rinvenire preziosissimi insegnamenti per noi, qui ed ora, discendenti purtroppo dimentichi dei grandi Maestri del Diritto che sono i nostri padri latini.
Confidiamo che, in questo periodo di crisi, anche della Politica, quella con la P maiuscola, tutte le persone di buona volontà, siano esse impegnate in incarichi pubblici o semplici cittadini elettori, si lascino ispirare anche da simili pillole di saggezza orientale.
Noi abbiamo fatto del nostro meglio per suscitare l'interesse, a voi di proseguire l'opera: buona lettura e buon lavoro! 


[1]              Il Bhutan è un piccolo stato montuoso dell'Asia, con una superficie di circa 47.000 km² e poco meno di 7000.000 abitanti. Attualmente, è l'unico stato al mondo ad avere due capitali ufficiali: Thimphu, capitale estiva, e Punakha, capitale invernale. Confina a nord con la Cina e a sud con l'India. La lingua ufficiale è lo Dzongkha (fonte: Wikipedia, the free enciclopedia).
[2]              Jigme Singye Wangchuck, nato nel 1955, salito al trono nel 1972, ha abdicato a favore del figlio nel 2006.
[3]              Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, nato nel 1980, è divenuto re nel 2006.
[4]              Cfr., tra gli altri, dello stesso A., Oltre il PIL... per calcolare la vera ricchezza delle nazioni, in KultUnderground, n.158, 2008.
[5]              Cfr. http://www.bhutan.gov.bt.
[6]              Il cuore della spiritualità buddista: Buddha, Dharma e Sangha.
[7]              Curiosa la formula usata che, nella versione in lingua originale e in inglese, suona "cedere il passo", come in una staffetta.
[8]              Interessante il termine usato nella versione in lingua inglese: "trustee".
[9]              Cfr. dello stesso A., I diritti delle generazioni future, in KultUnderground, n.151, 2008.
[10]             Cfr. http://www.grossnationalhappiness.com.
 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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