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2011
10
Dic

Intervista con Senzafissa Dimoira

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“La Tragedia Del Dolce”
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SENZAFISSA DIMOIRA
“LA TRAGEDIA DEL DOLCE”
da Red Birds – Seahorse Recordings – in tutti gli store digitali e in cd, distribuzione Audioglobe
 
Il disco di debutto, tra rock destrutturato, canzone d’autore, atmosfere oniriche e surreali.
 
Nella musica dei Senzafissa Dimoira si fondono varie influenze, con un denominatore comune, la volontà di uscire dai più facili schemi della forma canzone e del pop, nella ricerca di un uno stile personale e unico, tra strutture più istintive e divagazioni di stampo progressive, in assoluta libertà, con i testi che ne dirigono l’incedere. È un tragicomico inciampare tra “province sintetiche” e “salottini stile impero”, con liriche che traggono ispirazione da una quotidianità di stampo crepuscolare, per astrarre fino a un livello più immaginifico dove l’interpretazione di ogni descrizione si fa più libera e soggettiva.
 
Biografia:
I Senzafissa Dimoira nascono nel 2007 dalla volontà del cantante Andrea Canonico e del chitarrista Nicholas Diana di dar seguito alla loro collaborazione musicale iniziata nel 2002. Nella primavera del 2008 realizzano il singolo “Desiderando Moira” mentre nell’estate dello stesso anno con l’ingresso nella band di Emilio Bova e Damiano Di Marco prende forma la line-up del gruppo che nel luglio 2009 registra l’EP: ”È Tutto Aleatorio”. Nello stesso periodo i Senzafissa Dimoira inaugurano la loro attività live con una serie di esibizioni in giro per la Toscana.
Nel dicembre del 2009 ricevono il “Premio Musicale Città di Livorno” al Teatro 4 Mori come “Miglior Lirica” con la canzone “Livio”. Nel Luglio 2010 vincono la XIV edizione del festival Suoni Nella Notte, conquistando così un posto sul palco del Rock Otočec 2011, il festival musicale all’aperto più importante e popolare della Slovenia. A fine 2010 firmano per la Red Birds Records di Paolo Messere e incidono quello che sarà il loro esordio discografico, “La Tragedia Del Dolce”.
 
Andrea Canonico, voce.
Nicholas Diana, chitarra.
Emilio Bova, basso.
Damiano Di Marco, batteria.
 
Ospiti:
Paolo Messere (tastiere in Morbida autopsia”.
 
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Intervista
Davide
Ciao. Senza fissa dimora perché vi sentite in qualche modo vagabondi nel vostro bisogno di esplorare artisticamente e di non essere completamente assimilabili a qualcosa di precostituito e imperante? In che modo vi presenta e rappresenta il nome che vi siete dati? E perché “dimoira”?
 
Senzafissa Dimoira
A: Ciao a tutti, la scelta del nome “Senzafissa Dimoira” non risponde in maniera diretta ad una necessità di definizione del nostro universo creativo rispetto alla scena musicale che ci circonda.  “Senzafissa Dimoira” si ricollega ad una leggenda dai contorni epici che circola nel nostro paese di origine (Casciavola) e che solo gli anziani osano raccontare…
 
Davide
Cos’è la “tragedia del dolce”?
 
Senzafissa Dimora
A: “La Tragedia Del Dolce” è il “dulcis in fundo” che “dulcis” non è.  Questa sorta di lieta promessa puntualmente disattesa può in qualche modo considerarsi il filo conduttore  che unisce tutte le canzoni che compongono l’album.
 
Davide
Testi letterari che riportano alla poetica del monologo interiore e del flusso di coscienza, la teatralità vocale di Andrea, una musicalità art-rock che necessita di ascolto attento… Per ora quali ritorni avete avuto per il vostro lavoro sia da parte della critica e dei media che dal pubblico?
 
Senzafissa Dimoira
N: Siamo una band che vive la sua fase creativa in un modo piuttosto libero. Vengono fuori dei tratti che definiresti art-rock, per noi sono solo la messa in atto di una esigenza compositiva puramente istintiva, che prescinde dalle etichette e dai sound a cui siamo affezionati, per non parlare delle trend band del momento (indie e non). Viene da sè che un ritorno significativo in termini di pubblico sia quantomeno auspicabile ma non così scontato. Per adesso ci confrontiamo con le opinioni delle persone di settore a cui capita di vederci dal vivo, sentire e/o recensire il nostro lavoro. Le opinioni non sono mai state negative, sono state invece piuttosto curiose per la trasversalità d'interpretazione. È stato bello finora riscontrare che ognuno percepisse sempre qualcosa di diverso e personale.
 
Davide
Come pensate ancora (a sessant’anni ormai dalla sua nascita e tutto quel che ne è già stato) all'evoluzione della musica rock, delle sue possibilità espressive?
 
Senzafissa Dimora
A: Mi è difficile pensare alle potenzialità creative delle mente umana come qualcosa di esauribile. C’è però da dire che specialmente nella musica rock la difficoltà che molte band palesano nello scrollarsi di dosso certe forme espressive consolidate crei cliché molto spesso banali e poco stimolanti. Ma questo, ça va sans dire, è il lato della faccenda che ci interessa meno.
 
N: La storia del rock è giovane se la si paragona a evoluzioni molto piu’ bibliche, come la musica classica ad esempio. Rispetto alla classica il rock inoltre è molto più contaminabile, ha a disposizione più elementi con cui rinnovarsi. A oggi poi se si considerano le forme musicali che si muovono nel sottosuolo l'evoluzione è tangibile. Mano mano che si passa ai canali da ultimo grido (testate giornalistiche di settore, webzine, tv) questa sensazione, anche per i motivi che ha detto Andrea, si perde. Noi da sotto abbiamo almeno la fortuna di poterne testimoniare felicemente le mutazioni.
 
Davide
Quali sono state le vostre esperienze precedenti e come siete arrivati a definire la proposta e il progetto di Senzafissa Dimoira?
 
Senzafissa Dimora
N: La band è nata da me e Andrea dalle ceneri di una band precedente, che ci vedeva a contatto con musicisti dalla discreta tecnica, dotati di una maggior predisposizione alla perfezione esecutiva e al rigore armonico. Questo ci ha aiutato a crescere e al contempo a scartare sempre di più gli elementi che non si cucivano addosso al nostro modo di concepire la musica. La fine del progetto ci ha portato a definire la spina dorsale stilistica dei Senzafissa Dimoira, che mano a mano è andata evolvendosi.
 
Davide
Come nasce una vostra canzone e cos’è per voi l’atto del creare?
 
Senzafissa Dimoira
N: Come dicevamo prima, tutto fa parte di un processo istintivo, questo va a influenzare anche il metodo con cui si scrive il pezzo. I testi di Andrea per noi sono molto importanti. Le figure descritte sono fonte di forte ispirazione, musicarle per me è stato spesso naturale, come è accaduto per molti pezzi di "La Tragedia Del Dolce". Altre volte invece si sale sul ring della sala prove e si compone insieme, con tutte le discussioni e le rivisitazioni del caso.
 
Davide
Cosa ne pensate dell’affermazione che fu di Schoenberg: "Se è arte, non è per tutti, se è per tutti, non è arte"? 
 
Senzafissa Dimoira
A:  Personalmente non condivido questo modo di vedere l’arte come qualcosa di elitario e di esclusivo. La contemporaneità ci sta insegnando la difficoltà della definizione della parola “arte”  e trovo che spiegarla attraverso un assioma che qualifichi il termine  identificandolo con “tutto ciò che non è comprensibile alla massa“ sia limitante e  antiquato.
 
N: Quando questo termine rappresenta una onesta espressione della propria integrità creativa per me acquista davvero senso. Purtroppo oggi per scontrarci con i discepoli di questo modo di interpretare "l'arte"  bisogna sapere un po’  rovistare, non tanto per un discorso di elitarietà quanto di spazi. I canali di settore sono sempre stati più ospitali con le espressioni più categorizzabili, sia per quanto riguarda quelle riconosciute come “mainstream” che per quelle ritenute “di nicchia”.
 
Davide
In Toscana ho colto negli anni una maggiore attitudine a una musica caratterizzata dal tentativo di andare oltre gli schemi (penso ai Deadburger, a Tenedle, ai Sycamore Age, a Jacopo Andreini e molti molti altri). C’è una qualche correlazione tra questa evidenza e la “toscanità”?
 
Senzafissa Dimoira
A: Non ho mai pensato a questa attitudine come ad un fenomeno limitato alla nostra regione, credo che ogni zona geografica del globo nasconda le sue parti più creative e libere, i suoi “Freaks”.
N: A proposito di “musica che non teme di andare oltre gli schemi” una band toscana che stimiamo molto sono gli Unmade Bed, il loro ultimo disco “Mornaite Muntide” è favoloso ne consigliamo a tutti vivamente l'ascolto (rigorosamente munito di cuffie o auricolari, è un lavoro in binaurale).
 
Davide
Due parole sull’artwork di Luigi Cozzolino. Una volpe (almeno, io vi ho visto una volpe) in bicicletta per una campagna lunare… Mi interessa molto la volpe in quanto simbolo di cose come l’erotismo e la lussuria (penso alle volpi mannare del  Giappone)… Cosa volevate rappresentare?
 
Senzafissa Dimoira
A: Bisognerebbe chiedere a lui.. A parte gli scherzi è stato molto stimolante collaborare all’artwork del disco perché ci siamo fin da subito aperti ad un confronto sincero e diretto. Luigi oltre ad essere un eccellente grafico è anche un musicista e grazie alla sua sensibilità è riuscito a cucire addosso al nostro lavoro una veste grafica molto personale che rappresenta in maniera calzante lo spirito del disco.
 
Davide
Cosa distingue per voi la musica migliore dalla peggiore?
 
Senzafissa Dimoira
A: La musica migliore è quella che suona sincera. Ricollegandomi a quanto detto in precedenza credo che accettarsi artisticamente sia la sfida più difficile da vincere per chiunque abbia voglia di esprimersi. Spogliarsi di ogni manierismo e accettare il contatto con la parte creativa più intima del proprio essere è il dono più grande che si possa fare alla musica.
 
N: Da ascoltatore posso dirti che l'autenticità di un brano per me ha molta importanza, o meglio quanto un brano al mio ascolto possa suonare autentico, personale. Ci sono casi in cui un artista fa inizialmente una bella impressione, poi si scopre che la formula è stata ripresa con solo una minima aggiunta, e il suo valore artistico iniziale si perde. In questi casi la musica migliore è quella che non è ancora stata ascoltata :-)
 
Davide
Cosa state facendo ora e cosa seguirà?
 
Senzafissa Dimoira
N: Stiamo facendo il possibile per promuovere "La Tragedia Del Dolce", speriamo nel futuro non troppo remoto di riuscire a metter su un set di date live, e a portare in più spazi possibile questo nostro primo lavoro.
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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