KULT Underground

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Alla prima e alla seconda

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Alla prima e alla seconda

Mai come quest’anno la pattuglia di Kult a Venezia è stata così numerosa e mai come questo mese la consegna degli articoli è stata così tribolata… Leggendo ciò che abbiamo scritto io, Leo e Paolo (per il nuovo arrivato Donato dovrete pazientare) avrete la solita sensazione della solita mostra, nel solito posto, con le solite facce. Invece la mostra, pur essendo sempre a Venezia, pur essendo sempre le stesse le facce che si incontrano in fila è sempre nuova.
Quest’anno in particolare la novità principale è stata la nuova direzione del tedesco DeHadeln, "in quota" al centrodestra, come si usa dire da noi. Pur ammettendo una sorta di pregiudizio nei suoi confronti, la stampa di sinistra si è affrettate a descriverne le ombrose gestioni della Berlinale e di Locarno, ho cercato di tenere gli occhi aperti su di lui. Il risultato? Forse non è un cinefilo come Barbera (indimenticabile per gusti e garbo) ma DeHadeln ha fatto capire fin da subito che nessuno avrebbe tirato i fili a parte lui, Urbani compreso. E fin da subito ho cominciato ad apprezzarlo: via la passerella che esaltava pochi divi ma ne costringeva ben di più a penose camminate tra l’indifferenza della gente, apertura con un film su una pittrice comunista, critiche alla gestione quotidiana della biglietteria e degli accessi alle sale. I film non sono stati di esselso livello, nessun capolavoro, qualche "pisciata fuori" ma la qualità è stata paragonabile a quella degli scorsi anni, più o meno.

Leggete, meditate e non fidatevi delle recensioni, andate al cinema di persona.


Michele Benatti

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