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2009
1
Apr

Two Lovers

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Ci sono due momenti in cui Leonard (Joaquin Phoenix) e Michelle (Gwyneth Paltrow) guardano per pochi istanti direttamente in macchina. Quasi volessero confrontarsi con lo sguardo dello spettatore, cercando nei suoi occhi quella comprensione, quella necessità di un avvicinamento che poi è il bisogno più urgente che entrambi cercano di soddisfare. Two Lovers non è solamente un film sull'amore ma un'intima riflessione sul perché le persone ripongano in esso tante speranze, come l'illusione di una vita nuova, finalmente diversa.
Leonard e Michelle sono due adolescenti intrappolati in corpi da adulti, il primo è tornato a vivere con i genitori, sotto il controllo di una madre invasiva (Isabella Rossellini, un'altra grande attrice che non nasconde il decadimento del proprio corpo) e porta sui polsi i segni di un tentativo di suicidio per una storia d'amore andata male, la seconda abita in un appartamento compratogli dall'amante e cerca in Leonard quelle parole, quegli atteggiamenti che facciano diminuire la sua solitudine, il suo senso di insicurezza. In questi due approcci diversi nei confronti dell'amore e dell'amicizia si condensa la capacità del regista di tracciare una serie di coordinate emotive che portino fuori in maniera lenta e delicata il vissuto precedente (e per questo invisibile nel tessuto filmico e presente solo sotto forma di ricordi, di foto e parole) dei personaggi, il loro dolore, una serie di perdite (passate per Leonard, future per Michelle) che legano in momenti di sospesa poesia (i dialoghi in terrazza, luogo altro e isolato, in cui confessarsi ogni cosa) le illusioni dei due protagonisti. James Gray diventa così partecipe della loro disfatta sentimentale, forse accontentandosi di uno sviluppo drammaturgico leggermente prevedibile nei suoi risvolti finali, riuscendo però a far emergere dai corpi e dai volti degli attori (magnifica quanto introspezione e sensibilità la prova di Phoenix) i turbamenti dell'anima e del cuore. Il regista racconta questa storia di perdenti in maniera amara e malinconica, quel che resta dell'amore è solo un pallido sogno, la realtà è piena di altre persone a cui delegheremo il nostro disperato bisogno di essere voluti, a loro ci stringeremo, mentre il cuore imparerà a dimenticare, a fare a meno, fino a che i sentimenti si affievoliranno e delle nostre passioni non rimarrà più nulla.

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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