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Personalità Planetaria, per una Dichiarazione Universale dei Diritti Marziani

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«I diritti sono prodotti storici, nascono da bisogni, quando storicamente emergono»

(Norberto Bobbio, L’età dei diritti)

Se dovremo attendere il 2029 per sbarcare su Marte[1] con la missione della SpaceX di Elon Musk, l’interesse per il pianeta rosso è già altissimo da tempo.

E allora, dopo il caso di denegata giustizia che ha visto un tribunale canadese dichiarare il Signor Joly privo della capacità di stare in giudizio in quanto aveva dichiarato di «essere un marziano»[2], non dobbiamo stupirci se oggi esiste una vera e propria campagna di sensibilizzazione che si propone di affermare dei diritti marziani da riunire in una nuova Dichiarazione Universale.

I diritti di ennesima generazione

Già Norberto Bobbio[3] indicava l’esistenza di almeno quattro generazioni di diritti legati allo sviluppo storico delle società umane: la prima, quella dei diritti civili e politici, affermatasi dall’Illuminismo fino alla metà del secolo scorso; la seconda, inerente i diritti sociali ed economici delle persone, che è emersa dagli anni ‘60; la terza, che tutela categorie specifiche a prescindere dalla loro nazionalità (bambini, anziani, persone con disabilità), sviluppatasi dagli anni ‘80; la quarta[4], ha visto la luce a cavallo del nuovo secolo, ed è legata allo sviluppo delle scienze e a nuove sensibilità, tocca temi quali il genoma umano, la privacy digitale ma anche la tutela dell’ambiente, e conosce un coinvolgimento sempre più ampio.

Per continuare sullo stesso schema, potremmo proporre una ulteriore categoria: una quinta generazione di diritti che, scardinando il classico brocardo latino “ubi societas, ibi ius” (laddove vi è una comunità, lì si crea un sistema giuridico), va ad offrire una gamma di tutele a realtà apparentemente non relazionate immediatamente con una particolare comunità di riferimento. Ci troviamo davanti ad un qualcosa che ha poco più di 10 anni di età e che fatica ancora a trovare una connotazione veramente giuridica.

Ma vediamo di cosa si tratta.

La personalità giuridica per il pianeta Marte

Planetary Personhood, in italiano si potrebbe tradurre con “personalità (giuridica) planetaria”, è il termine con il quale lo studio di arte e design di Berlino, Nonhuman Nonsense[5], ha lanciato la campagna che si pone come obiettivo la decolonizzazione dello spazio e il riconoscimento di una personalità indipendente per il pianeta Marte.

Qualcuno ha considerato l’operazione una enorme e semplice provocazione, ma i suoi promotori non sono nuovi a operazioni che, cercando di trasmutare la nostra relazione con il non umano, spingono ad abbracciare il contraddittorio e il paradossale e cercano di aprire le menti a scenari che paiono impossibili.

La finalità abbastanza esplicita è di rifocalizzare l’attenzione pubblica su questioni etiche e politiche fondamentali: una sfida ai poteri che consentono l’attuale distruzione dei mondi e una battaglia per tutelare l’esistenza di tutte le “entità”.

Anche quelle apparentemente inanimate come… le pietre di Marte!

Anzi, scopo della campagna è proprio quello di solidarizzare con un pianeta senza vita.

Il progetto ci invita a un nuovo modo di relazionarci con un tutto planetario e con la miriade di forze che ci circondano magari superando la visione dualistica che contrappone esseri viventi e materia inanimata.

Dal punto di vista tecnico, riconoscere al pianeta Marte una propria e autonoma personalità giuridica farà sì che qualsiasi decisione in merito a future questioni marziane sarà adottata da Marte, un nuovo soggetto legale con propri diritti e doveri positivizzati in una costituzione marziana.

Tra le questioni più sensibili vi sono i possibili insediamenti nella futura colonia terrestre, le alterazioni morfologiche che si potranno avere in seguito all’estrazione e allo sfruttamento di minerali, la manipolazione del sistema planetario comprendente la composizione dell’atmosfera e la produzione o immissione di acqua.

Il modello a cui si pensa trae spunto dal territorio di Te Urewera[6] nel nord della Nuova Zelanda: qui, dopo una lunghissima controversia per la tutela dell’ambiente naturale e della sacralità dei luoghi, le popolazioni originarie sono riuscite ad ottenere nel 2014 il Tūhoe Claims Settlement Act che ha riconosciuto una propria personalità giuridica al territorio e un importante risarcimento monetario.

L’amministrazione dell’area è in capo ad un Consiglio misto che riunisce rappresentanti delle locali popolazioni e del governo centrale neozelandese ed è la prima risorsa naturale al mondo ad avere una vera e propria personalità giuridica.

Nella proposta per Marte si prevede la costituzione di una sorta di consiglio di amministrazione o dei guardiani con il compito di difendere i diritti fondamentali del pianeta e, in particolare, “il diritto di Marte di essere Marte”.

Costoro dovrebbero rappresentare culture diverse (filosofie, provenienze, fedi), tutte comunque profondamente legate con ciò che è naturale, sulla Terra e fuori, oltre le classiche distinzioni vita-non vita e soggetto-oggetto.

Oltre il bioTerracentrismo

La Dichiarazione Universale dei Diritti Marziani riconosce come marziani tutte le “realtà” formatesi sul pianeta: ciò include tutte le parti costituenti, gli oggetti, le strutture, i fenomeni, le materie e le lune. E stabilisce che «I marziani non possono essere posseduti» e «La loro presenza deve essere presa in considerazione da tutti i visitatori umani» che arrivano su Marte.

Una tale prospettiva si pone in netta antitesi ad una concezione che vorrebbe il pianeta rosso nostra nuova res nullius dove l’umanità avrebbe ancora una volta la possibilità di manipolare tutto a proprio piacimento.

Il movimento Planetary Personhood, invece, desidera fare in modo che Marte diventi il luogo in cui la narrativa della dominazione umana abbia un limite.

La personalità planetaria di Marte ci obbliga a ripensare ai nostri sogni di conquista neocolonialista obbligandoci a ricordare le atrocità e i genocidi della storia passata e a riflettere che terraformazione[7] di Marte non può seguire il processo che oggi contribuisce agli sconvolgimenti climatici sul nostro pianeta.

Indubbiamente il salto quantico necessario al pensiero giuridico sarebbe notevole: superare la categoria del bene meritevole di protezione identificato in un quid comunque relazionato ad una persona fisica viva portatrice dell’interesse.

Bisogna superare il biocentrismo, la visione etica che divide il mondo in esseri viventi e materia inanimata e che dà valore solo alla vita in qualsiasi forma, cercando di proteggere le specie dall’estinzione, valorizzando la biodiversità e la fauna selvatica. Sulla Terra, questa visione ci consente di connetterci in modo compassionevole con altre specie ed è più umile dell’antropocentrismo, che vede gli umani come soggetti superiori.

Ma su Marte, l’assenza di “vita”, come comunemente considerata, rivela che il biocentrismo mantiene ancora una relazione di fondo con la materia come mera risorsa e abilita una mentalità estrattivista focalizzata sullo sfruttamento a breve termine.

Concentrarsi sulla “vita” significa che gli esseri umani possono fare tutto ciò che vogliono su Marte, trascurando il nostro stato di interessere[8] che, invece, obbliga a passare dal concetto di biodiversità a quello di geodiversità, superando finalmente il bioTerracentrismo: seconda rivoluzione copernicana.

Dobbiamo riconoscere che Marte, seppur non abitato da esseri viventi, è un pianeta ricco di attività: tempeste di sabbia, vulcani, cicli di gelo-disgelo, terremoti e sassi che cadono. Un luogo in cui “nessuno” sta facendo qualcosa, ma molte cose stanno succedendo.

Se riuscissimo quindi a superare il concetto di vita come incarnato in esseri animali e vegetali tipici del nostro contesto planetario e andassimo agli elementi che ne rappresentano i mattoni fondamentali vedremo che tutti siamo costituiti da minerali, come le montagne di Marte: le rocce marziane sono nostre madri e nostri padri.

Senza Marte, la Terra sarebbe radicalmente diversa, come sarebbe diversa la storia del sistema solare. L’intero cosmo è collegato tramite una fitta di interdipendenza e questa non è poesia, è scienza!

L’estrema conseguenza del processo che riconosce una personalità al pianeta Marte porterebbe anche ad attribuire tratti, emozioni o intenzioni tipicamente umane ad entità non umane.

Dobbiamo riconoscere che non possiamo sapere come Marte sperimenti la realtà, o se sia guidato dalla volontà. Possiamo però immaginare l’alterità, anche dalla nostra prospettiva inevitabilmente umana, e aprire un canale in cui dare legittimità al mistero e alla curiosità, terreno di coltura della compassione.

E porci le domande: il rispetto dei modi di essere marziani può spingerci a riconciliarci con i terrestri? O considerare i marziani come esseri umani, ce li farebbe rispettare?

Il dubbio è che se non cambieremo noi stessi e le nostre menti prima di andare su Marte, lo spazio non ci aiuterà a cambiare.

Su Marte, tutti e tutto nascono marziani e tutti i marziani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti»

(Dichiarazione Universale dei Diritti Marziani, Art. 1)

  1. Cfr. Novara V., Uomo su Marte, Elon Musk svela la nuova data, in Passione Astronomia, 23 marzo 2022, https://www.passioneastronomia.it/uomo-su-marte-elon-musk-svela-la-nuova-data/.
  2. Cfr. Caocci D., Un marziano in tribunale: lo strano caso del Signor Joly, in KultUnderground, n. 322, 2022, https://kultunderground.org/art/40981/.
  3. Cfr. Bobbio N., L’età dei diritti, Einaudi, 2014.
  4. Cfr. Caocci D., I diritti delle generazioni future, in KultUnderground, n. 155, 2008, http://kultunderground.org/art/896/.
  5. Cfr. nonhuman-nonsense.com.
  6. Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/Te_Urewera.
  7. La terraformazione è un ipotetico processo artificiale atto a rendere abitabile per l’uomo un pianeta o una luna, intervenendo sulla sua atmosfera – creandola o modificandone la composizione chimica – in modo da renderla simile a quella della Terra ed in grado di sostenere un ecosistema.
  8. Interessere” è un termine coniato dal Maestro Zen Thich Nhat Hanh, che significa che ogni cosa, e ognuno di noi, è collegato a tutto ciò che esiste e non può esistere separatamente. Vuol dire anche possibilità e potere di trasformazione, di influire sulla realtà.

 

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