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2015
11
Giu

Intervista con Not a Good Sign

media 5 dopo 1 voti
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Fading Records pubblica il nuovo lavoro della formazione milanese, apprezzata in tutto il mondo per la rilettura dinamica e accattivante della tradizione prog-rock, tra temi distopici e graffiante rock di frontiera
From a Distance: il secondo album dei Not a Good Sign!
 
 
Not a Good Sign
From a Distance
 
(51.33 - 10 brani)
Fading Records/AltrOck 
Distribuzione Marquee, BTF, Just For Kicks, Pick Up
 
“Per ogni band il secondo album rappresenta un grande traguardo e soprattutto il momento in cui si mettono a fuoco esperienze e visioni: ci aspettiamo di poter appagare tutti coloro che hanno apprezzato il primo e di riuscire a conquistare altro pubblico, anche non strettamente prog”. Sono orgogliosi, soddisfatti e speranzosi i Not a Good Sign, giunti finalmente al traguardo del secondo disco: è From a Distance, attesissimo sequel del debutto omonimo del 2013. Pubblicato nuovamente da Fading Records/AltrOck, etichetta nostrana tra le più apprezzate all'estero per la qualità della scuderia e l'innovazione di tante proposte, From a Distance è un lavoro di svolta, che conferma le conquiste del precedente e presenta nuovi sviluppi e soluzioni. La formazione milanese, nata nel 2011 per volontà di Paolo 'Ske' Botta e Francesco Zago di Yugen insieme al produttore Marcello Marinone, arriva al nuovo album con una formazione rinnovata e in occasione del concerto/festa del 28 febbraio, ha presentato al pubblico il nuovo chitarrista Gian Marco Trevisan, che ha sostituito il dimissionario Zago, uscito dalla band dopo la realizzazione di From a Distance.
 
A differenza dei classici del genere e di numerosi dischi di area new progressiveFrom a Distance non predilige le lunghe suite ma si struttura su dieci brani di media durata, caratterizzati da un accattivante incontro di varie anime, dal respiro melodico alla spinta graffiante dell'hard rock. Uno dei principali motivi di distinzione dei Not a Good Sign riguarda l'interpretazione del linguaggio prog-rock, spesso accusato di passatismo e di incapacità di rinnovarsi, rispetto al quale la band dà una propria lettura: “Non riusciamo a considerare Not a Good Sign completamente come un figlio della modernità, ci sono troppi riferimenti timbrici/compositivi alla stagione d'oro del prog '70 e non solo. D'altro canto, ci sono altrettanti aspetti musicali e di produzione che sono molto vicini a delle esperienze più moderne, a volte persino distanti dal rock. La nostra freschezza risiede nell'onestà dell'approccio, da un lato figlio del proprio tempo, dall'altro memore e portatore di memoria di una stagione musicale indimenticabile”. 
 
Insieme al quintetto compaiono il maestro Maurizio Fasoli (Yugen) al pianoforte, Eleonora Grampa al corno inglese/oboe e Jacopo Costa al vibrafono/glockenspiel: “In From a Distance la band è più matura e consapevole, la visione artistica più chiara e intelligibile. C’è una maggiore ricerca melodica e timbrica, ancor più evidenziati i giochi di luce e colore. Questi timbri degli strumenti ospiti impreziosiscono il sound e diventano in qualche occasione addirittura protagonisti assoluti”. Per l'occasione i Not a Good Sign hanno anche realizzato un video per il brano Flying Over Cities, un contributo visivo che sottolinea e rafforza il contrasto tra il testo distopico e il clima musicale dinamico e scattante.
 
 
From a Distance studio Personnel:
Paolo «Ske» Botta, keyboards
Alessio Calandriello, vocals
Alessandro Cassani, bass
Martino Malacrida, drums
Francesco Zago, guitars
 
Guests:
Maurizio Fasoli (Yugen), grandpiano
Eleonora Grampa, corno inglese/oboe
Jacopo Costa, vibrafono/glockenspiel
 
Live 2015 line-up:
Paolo «Ske» Botta, keyboards
Alessio Calandriello, vocals
Alessandro Cassani, bass
Martino Malacrida, drums
Gian Marco Trevisan, guitars
 
Info:
 
Not a Good Sign:
 
Fading Records/AltrOck:
 
Ufficio Stampa Synpress44:
 
Intervista
 
Davide
Ciao. Per ogni band il secondo album rappresenta un grande traguardo e soprattutto il momento in cui si mettono a fuoco esperienze e visioni... Cosa avete dunque messo a fuoco tra la vostra opera prima e questo secondo lavoro? In che modo si stanno evolvendo esperienze e visioni e cosa ne è racchiuso in questo seguito?
 
Not a Good Sign
È vero, il secondo disco è una fase evolutiva molto importante per ogni band; sì, è un significativo termine di paragone rispetto alla prima opera che permette di delineare meglio l’identità compositiva del progetto.
La nostra percezione è che “From a Distance” abbia elementi di richiamo delle atmosfere del primo disco, ma anche una maggiore maturità soprattutto nella centratura degli arrangiamenti. I brani sono più concisi e melodici, seguendo quello che era il nostro intento, e cioè di fare un disco di “canzoni”. Ogni brano è per noi un piccolo, plumbeo affresco che descrive uno stato d’animo denso e di forte impatto. Anche il sound è frutto di una lunga ricerca. Più scuro e cupo rispetto al primo disco, riflette il contenuto dei testi.
 
Davide
Vorremmo saperne di più delle vostre origini, come è nata la band e perché avete deciso di chiamarvi "Not a good Sign", ossia "Non un buon segno"?
 
Not a Good Sign
Not a Good Sign è un progetto nato da una precisa volontà di Paolo Botta, Francesco Zago e di Marcello Marinone. Successivamente sono stati chiamato Alessio Calandriello alla voce e Gabriele Guidi Colombi al basso, entrambi da La Coscienza di Zeno. A completare la line up è stato l’arrivo di Martino Malacrida alla batteria. Nel tempo la line up è cambiata, ora al basso c’è Alessandro Cassani e da pochi mesi, dall’uscita di “From a Distance”, c’è GianMarco Trevisan alla chitarra. Il nome della band è stato scelto da un brano tratto dal primo disco, Not a Good Sign per l’appunto, ed è il nome perfetto per quello che la nostra musica esprime.
 
Davide
Il suono della lingua italiana è molto apprezzato all'estero, specialmente nei dischi di musica progressive. Perché avete scelto l'inglese e quali sono i temi dei vostri testi in "From a distance"?
 
Not a Good Sign
Principalmente abbiamo scelto la lingua inglese per arrivare ad un pubblico più vasto e per non rimanere forzati a stare nei canoni del progressive italiano vecchio stampo. La lingua inglese ci ha permesso di realizzare un secondo album aperto a nuove soluzioni non spesso sperimentate da gruppi progressive italiani. Inoltre la troviamo una lingua musicalmente più adatta ad esprimere le tematiche presenti nel disco; il lavoro di Francesco Zago e di Paolo Botta è stato eccellente, e sono risciti a riportare su carta gli stati d'ansia e di privazione raccontati nella musica.
 
Davide
"From a distance" è un disco che indica una direzione interessante per il neoprogressive. Le composizioni e gli arrangiamenti sono più equilibrati e sintetici rispetto a molto altro che va sotto il nome di neoprogressive, spesso autocompiaciuto e pieno di orpelli, troppo ancorato al passato, privo di una identità sonora capace anche di riattualizzarsi. Personalmente ho apprezzato soprattutto il classicismo di "Aru hi no yoru deshita" e il rock crimsoniano di "Pleasure of drowning", ma ho sentito in generale una spinta ad andare oltre il "riferimento" ad altro (anche se quello ai King Crimson qua e là affiora). Come nasce una vostra composizione e come vi lavorate in gruppo?
 
Not a Good Sign
Ci fa piacere che venga notata la nostra voglia di “andare oltre” il classico riferimento. Effettivamente è stato un nostro punto di partenza il non voler essere riferiti ad un gruppo o ad un genere preciso. I nostri pezzi nascono in modo molto naturale, il grosso della composizione viene fatto da Paolo Botta e da Francesco Zago, successivamente i pezzi vengono riarrangiati in sala prove per rispecchiare tutte le sfumature che la nostra musica vuole avere. Non forziamo i nostri pezzi in una direzione, semplicemente ne seguiamo il loro corso naturale.  
 
Davide
La musica è un quietivo della volontà; non lo redime per sempre dalla vita, ma solo per brevi istanti, e non è ancora una via a uscir dalla vita, ma solo a volte un conforto, scrisse Schopenauer. Cos'è per voi  la musica?
 
Not a Good Sign
Per noi la musica che scriviamo è il nostro veicolo comunicativo attraverso il quale cerchiamo di esprimere un filone scuro, apocalittico e a tratti etereo. Oltre a questo è anche e soprattutto libertà di espressione e di sperimentazione. Noi 5 abbiamo provenienze musicali differenti e mentre suoniamo e scriviamo ci piace condire la nostra musica con queste  diverse influenze personali che contraddistinguono il nostro sound. Soprattutto in “From a Distance” è emerso questo forte aspetto musicale di cui siamo molto felici.
 
Davide
Scorrendo il catalogo di Fading records/AltrOck productions non sfugge la qualità delle sue produzioni. Come vi siete approdati e che significato ha per voi appartenervi?
 
Not a Good Sign
AltrOck per noi è come una seconda casa. Not a Good Sign nasce anche grazie a Marcello Marinone e noi non possiamo che essere grati alla famiglia Altrock e felici di far parte di un catalogo di qualità, basti pensare a gruppi come Yugen, Syndone, La Coscienza di Zeno, Simon Steenslnad, Ciccada e tanti altri.
 
Davide
Veniamo alla vostra città. Claudio Abbado ha detto che Milano di oggi non è certo un luogo dove si sostiene la cultura. E neanche il resto, date le condizioni di degrado ambientale in cui versa. Peccato, meriterebbe ben di più. Ma forse questo andrebbe detto di tutta Italia. Cosa ne pensate?
 
Not a God Sign
Milano è vittima della stessa crisi culturale che comprende tutta l’Italia e non solo.  In questa città si sente maggiormente visto che venti, trent’anni fa, quarant’anni fa era uno dei centri musicali e culturali  più vivi.  Molti artisti e musicisti  si sono trasferiti qui per godere di questo favore. Ora si verifica l’opposto: i musicisti vogliono scappare. Ma fuori la situazione non è radicalmente diversa. Il dispiacere è grande: esistono luoghi storici e spazi dismessi e degradati dove la cultura potrebbe rinascere, ma non c’è la volontà di farlo accadere.  Non parlo della cultura in senso scolastico ma come parte integrante della vita delle persone, qui ogni luogo, ogni dipinto, ogni canzone parla di noi e noi siamo anche l’insieme di tutto questo. Basterebbe non volerlo dimenticare per fare già molto.
 
Davide
C'è qualche video a cui state lavorando?
 
Not a Good Sign
Si, stiamo lavorando al video del singolo di “From a Distance” che sarà il brano Flying over Cities. Le riprese sono state già fatte, ora siamo in fase di montaggio.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Not a Good Sign
Abbiamo tanti progetti in cantiere. Per ora ci stiamo concentrando sul lancio del video e sugli appuntamenti che abbiamo quest’estate, e precisamente sono il 10 luglio a Radio Cernusco Stereo dove ci sarà una puntata di due ore interamente dedicata ai Not a Good Sign con anche un piccolo live acustico. Poi suoneremo in piazza a Tradate il 31 luglio e poi abbiamo l’importante Festival Crescendo in Francia il 20 agosto. Oltre a questo stiamo organizzando un tour con una nota band italiana di cui però non posso fare il nome per il momento. A breve saprete tutto. Seguiteci su fb o sul nostro sito che sono sempre aggiornati!!
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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