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A Chloe, per le ragioni sbagliate – Claudia Durastanti

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Marsilio (Venezia, 2013), pag. 318, euro 18.00.
 
Sarà per una somiglianza (fisica e artistica) che vede solamente il sottoscritto, ma la giovane scrittrice Claudia Durastanti, che tra le altre cose ha vissuto nella potentina Gallicchio, quindi in Basilicata, la citerei fra le migliori penne emergenti accanto al talento pugliese Antonella Lattanzi. Cluadia Durastanti, formata a Roma e residente a Londra, classe '84, però nata a Brooklyn, collaboratrice con recensioni musicali per Indieforbunnies e il Mucchio Selvaggio, c'impressionò già col suo premiato, e stiamo parlando del Castiglioncello Opera Prima e del Mondello Giovani,  romanzo d'esordio, "Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra". Ed esattamente com'è accaduto per Lattanzi, la seconda, molto attesa, opera, "A Chloe, per le ragioni sbagliate", ci fa capire che la maturazione letteraria è in atto. Anche questa volta, innanzitutto, Durastanti, per quel che può servire davvero e significare veramente, ha convinto firme del calibro di Monda e Beretta – insomma pareri esperti e commenti giovani insieme; fino al severo critico Alfonso Berardinelli. La trama comincia a svilupparsi dall'incontro, casuale, "nell'affollata subway newyorkese, tra il giovane Mark Lowe e la giovanissima Chloe Gilber. Finiti a letto. Ma qualche giorno dopo, Chloe viene ricoverata in una clinica, dopo aver tentato un suicidio: non il primo. E tre anni dopoi, Mark e Chloe iniziano a convivere. Mentre Brooklyn brulica di cliniche per malati di mente, famiglie italoamericane, casinò. Più una serie di personaggi stranissimi: dall'amico che vorrebbe metter in commercio chewing-gum organiche a una madre già stata scrittrice. Una selva di luoghi, quindi, umani come 'geografici' capaci d'intossicare la normalità di due anime inquiete e pronte comunque per un futuro redento dall'amore. Con tanta musica e quella poesia già voluta per Un giorno verrò, dove rimandi al classico per eccellenza aumentano la potenza della storia – Woolf. Chloe, intanto, è una sopravvissuta; non-vittima della madre e al padre, innanzitutto. Ma, per fortuna, Mark se ne prende cura. Perché vuole prendersi cura di qualcuno, qualcuna, qualcosa. Fuggito anch'egli dalla gabbia genitoriale, certo. L'amore basta. E non basta. La scrittura chirurgica di Durastanti, che marca e marchia le vicende col dialogo e con il flashback, esalta i loro sacrifi. Ne santifica gli sforzi. Ma senza strapazzare i contenuti. Mettendo in primo piano, ovviamente, la psicologia dei protagonisti dell'impervio e scorrevole allo stesso, romanzo d'ossessione. Uno dei maggiori, nuovamente, dell'ultimo periodo.

 

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