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2007
30
Dic

Paranoid Park

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Locandina Paranoid Park 
Tempi e luoghi sospesi, quelli dell'ultimo film di Gus Van Sant. Dove galleggiano, malinconici ed insicuri, i suoi adolescenti, quelli a cui ha dedicato gran parte della sua produzione cinematografica e forse tutto il suo amore di artista. Un tempo filmico frammentato, non lineare, concentrico, che continua a incastrare presente e passato, attraverso la voce e i pensieri del giovane protagonista. Una scrittura emotiva, dunque, non razionale. E un uso del mezzo-cinema come strumento narrativo che corrisponde a questa scelta. Dichiarazioni di stile a comporre il racconto. Accelerare le immagini, farle rallentare. Usare il super-8, per entrare nel mondo dello skateboard e di chi lo pratica. Piani sequenza per seguire il protagonista da dietro, come in Elephant, come in Last Days, ma senza quel glaciale distacco. Metter fuori fuoco persone e luoghi per ribadire la centralità di un personaggio nello spazio della diegesi. Usare il montaggio in maniera libera, tagliare secondo le necessità delle proprie sensazioni. Lavorare sul sonoro e la musica, creare contrappunti, spiazzare lo spettatore.
Gus Van Sant torna in quei luoghi dove l'adolescenza è ancora libera e distante dagli stereotipi. Allontana giudizi morali, segue i suoi ragazzi, si immerge nella loro realtà, un mondo che sembra anestetizzato, nel quale le famiglie cadono a brandelli, il sesso risulta meccanico e obbligatorio per sentirsi più grandi, la scuola è solo una serie di corridoi nei quali camminare tra una lezione e l'altra.
Paranoid Park è un luogo nel quale si fa lo skate. Ci sono anche barboni, ragazzi di strada, gente di ogni tipo. Una sera Alex va da solo al Paranoid Park, fa quattro chiacchiere, un ragazzo lo convince a saltare su un treno.
Una casuale disgrazia, Uno scherzo del destino.
Una morte improvvisa e accidentale.
Trovare un modo, parlare con qualcuno, togliersi il peso dalla coscienza, azzittire la voce del proprio cervello. La storia sarà attraversata dalla presenza di questa morte ma anche dal modo in cui Alex cerca di dimenticarla, di metabolizzarla.
Come il tempo e i luoghi in cui si muovono i ragazzi, tutto rimarrà sospeso. A Gus Van Sant non interessa la morale, la forma del giudizio, ma la possibilità di cogliere la bellezza di un'età indefinibile, che passa come un soffio tra i respiri della vita.

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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