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2011
20
Ott

Intervista con Slow Motion Genocide

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SLOW MOTION GENOCIDE – “Slow Motion Genocide” – l’EP di esordio, dal 15 Luglio 2011 in tutti gli store digitali da New Model Label
 
L’EP di debutto, musiche interamente strumentali che sono già state utilizzate come sonorizzazione di un servizio di Tg2 Dossier, trasmesso il 2 Aprile 2011. Attualmente gli Slow Motion Genocide stanno componendo le musiche per una performance in Alta Irpinia in occasione dell’Home Festival, promosso dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco, che si terrà nel mese di ottobre.
Slow Motion Genocide è la nostra società, una lenta e continua distruzione di valori, simboli, civiltà, umanità e culture.
È la paura del diverso o del profano, la profanazione del sacro, il conservatorismo becero e fine a se stesso.
È la salvaguardia di un’appartenenza inesistente che cela egoismi e biechi individualismi.
È la difesa di interessi di pochi ai danni di molti.
È la sofferenza di molti a vantaggio di pochi.
È la furia incontrastata di coloro i quali vengono continuamente disumanizzati.
Slow Motion Genocide crede nella riscoperta del particolare e nella contaminazione globale: l’incontro tra culture diverse e caratterizzanti è una via percorribile senza dover rinunciare alle proprie radici.
Il futuro è il terreno comune su cui ogni cultura deve misurarsi.
Il futuro è l’unica prospettiva attendibile.
Il futuro non avverrà per caso.
 
 
Breve biografia:
Il progetto nasce nella primavera del 2008 come side project di Fade Out e Deny, per volere di Pasquale Tomasetta (batteria) e Federico Preziosi (basso) con l’intento di sperimentare liberamente sonorità indie, psycho rock, metal, post-punk e ritmi esotici, utilizzando spunti melodico-ritmici mai adottati nei rispettivi progetti. La formazione viene completata da un amico di vecchia data, Raffaello Pisacreta (chitarra), artefice di melodie spigolose, a tratti nervose, ma sempre penetranti e dilatate, volte ad arricchire il sound della giovane formazione. Nascono così gli Slow Motion Genocide, il genocidio al rallentatore, con un’attitudine che esclude la parola, ma che si ripropone di comunicare sentimenti allo stato puro con la sola forza della musica. Il risultato è una sorta di musica a programma dove i titoli dei brani indicano un significato espresso sempre a livello generale e mai particolare. Gli Slow Motion Genocide non parlano alla coscienza, ma all’inconscio, e senza l’ausilio di messaggi criptati o subliminali, in altre parole si esprimono tramite la pura musica!
 
Comunicato Stampa di New Model Label.
 
Tracklist:
1. Deep Needles
2. Make or Break
3. Gamino
4. Pinball
5. Your Strength Is My Weakness
 
In anteprima su 
 
 
 Intervista
 
Davide
Ciao. Cominciamo dal raccontare come è nato il progetto Slow Motion Genocide?
 
Slow Motion Genocide (Federico Preziosi)
In un umido box auto di un pesino irpino, tre amici si sono ritrovati ed hanno cominciato a suonare: in pochi mesi tutto quello che non sono mai riusciti a creare con i propri rispettivi progetti ha preso forma e consistenza. In sostanza gli Slow Motion Genocide sono nati come tantissime altre alternative band del pianeta, in maniera spontanea e con una gran voglia di suonare, che poi è la ragione fondante di ogni progetto musicale.
 
Davide
La musica può nominare l'innominabile e comunicare l'inconoscibile (L. Bernstein)… A maggior ragione se non è limitata dai significati e dalle parole del testo di una canzone? Come nasce questa esigenza di non cantare, di fare musica senza metterci le parole?
 
Slow Motion Genocide
La risposta si legge tra le parole di Bernstein: comunicare l'inconoscibile, nominare l'innominabile... ecco! Noi crediamo che la musica abbia un significato intrinseco che vada al di là del testo. Ovviamente questa non è una crociata contro il cantautorato o qualcosa di simile, semplicemente abbiamo l'esigenza di esprimerci con i soli strumenti, ci interessa suggestionare, muovere la fantasia, ricavare tante chiavi interpretative. L'utilizzo della voce, almeno nella fase iniziale, ci avrebbe costretto a seguire il modello della forma-canzone a cui eravamo assuefatti. Al contrario con la formula strumentale ci siamo concessi molte libertà: abbiamo scoperto i valori delle pause, delle accelerazioni, delle sincopi, tutte cose che con un testo avremmo difficilmente realizzato. Non demonizziamo la voce, anzi non escludiamo che in futuro possa comparire in uno dei nostri brani, tuttavia riteniamo che la musica debba essere considerata principalmente in quanto tale, e quindi non solo per il testo che può accompagnarla. Al giorno d'oggi molta gente si rifiuta di ascoltare musica in mancanza di un testo, però molto spesso guardando i film non si accorge che il significato delle immagini viene completato dai suoni. Spesso capita che nessuna parola venga pronunciata e che la musica non sia composta ad hoc per un dato contesto. Il cinema di Kubrick è emblematico in tal senso: si pensi a Lux Aeterna di Ligeti e del senso di primigenia misteriosità che permea la scena del monolite in “2001 Odissea nello Spazio”, oppure quel concentrato di inquietudini scanditi da un piano scarno in Musica Ricercata n.2 (sempre di Ligeti) utilizzato come leitmotiv di Eyes Wide Shut. Quelle musiche hanno significato in quanto brani di musica incredibilmente innovativa, comunicano con la sola forza delle note e dei timbri, eppure inserite in un film riescono a conferire alle immagini una forza evocativa ampliata, cioè fungono da agente drammatico. La cosa affascinante della materia sonora è che il significante è tangibile ma indelimitabile.
 
Davide
Cos’è il genocidio al rallentatore? Il termine di genocidio evoca storie terribili a cominciare dal genocidio armeno e dalla Shoah, per i quali il termine fu coniato dal giurista Raphael Lemkin nel 1944. Com’è venuta l’idea di chiamarvi così e quale vostro valore racchiude?
 
Slow Motion Genocide
È stato il documentario Darfur now di Ted Brown a darci l'idea in un passaggio in cui si affermava che ciò che stava avvenendo in Darfur era un “genocidio al rallentatore”, Slow Motion Genocide per l'appunto. Il nome che ci siamo dati esprime contenuti molto forti che hanno inevitabilmente condizionato le nostre società: i genocidi sono e rimarranno sempre cicatrici della storia fino al giorno in cui l'umana esistenza avrà cessato di esistere.
Ma Slow Motion Genocide è anche la condizione in cui riversa l'attuale società occidentale, un lungo e (a quanto pare) inarrestabile declino che ha determinato l'odierna crisi sociale, economica e soprattutto morale. Il cinismo e il relativismo sono gli unici valori imperanti, la cultura del “tutto e subito” è l'unica vincente. Il genocidio di questa società non deve essere necessariamente visto come un male, c'è un lato positivo in questo: la speranza che alla distruzione di questa società ne subentri una nuova, più giusta ed egualitaria, limiti umani permettendo.
 
Davide
Un basso, una batteria e una chitarra… Due componenti su tre di voi suonano uno strumento ritmico. La stessa chitarra può essere suonata in un modo prevalentemente ritmico. Come nascono i vostri strumentali partendo da questo presupposto, cioè da questa preponderanza della ritmicità o delle cellule ritmiche? Qual è il vostro metodo di  composizione?
 
Slow Motion Genocide
Se è vero che il ritmo costituisce il cuore pulsante della musica degli Slow Motion Genocide, c'è anche da dire che non trascuriamo la melodia, come dimostrano le code di brani come Deep Needles e Your Strength is My Weakness, anzi le incursioni melodiche saranno ancora più intense nei prossimi brani a cui già stiamo lavorando. Non abbiamo un metodo fisso di composizione, spesso i brani possono nascere da riff di basso o chitarra, da un semplice pattern delle pelli o addirittura da melodie precostituite che poi trascriviamo per chitarra. Questo approccio di apertura a 360° ci permette di avere una certa versatilità compositiva, di non dover necessariamente seguire una formula prestabilita, anzi partire da elementi diversi tra loro è stato fino ad ora un valore aggiunto ai nostri brani. Un giorno potremmo partire anche dai rumori, dai timbri, dai volumi dei nostri ampli, dalla musica concreta, dalle suggestioni pittoriche, letterarie o cinematografiche, e perché no, anche dalla voce che in questo momento sembra la cosa più distante dal nostro sound. Nessuno può impedirci di avere la massima libertà musicale, siamo contrari al purismo, valorizziamo il meticciato, ci piacciono le collaborazioni, ricerchiamo sempre qualcosa di diverso e di nuovo da costruire, distruggere o manipolare.
 
Davide
Cosa c’è o c’è stato di musicalmente interessante tra gruppi e solisti dell’avellinese e dell’Irpinia? Come descrivereste il contesto musicale e artistico entro il quale vi siete formati e vi muovete? 
 
Slow Motion Genocide
Principalmente, prima dei gruppi musicali, c'è da considerare il fermento musicale di una città, ossia l'interesse che una moltitudine di individui mostra nei confronti di determinate tendenze artistiche. Avellino è una città molto borghese, detestabile sotto certi aspetti, perché vige la tendenza del piangersi addosso, del lamentarsi, del crogiolarsi nelle proprie paranoie, nel giudicare troppo e mettersi in gioco poco. Al giorno d'oggi vediamo molta rassegnazione anche da parte di chi in passato si è speso molto per migliorare la propria vita senza ricavarci un soldo. Ad Avellino è più importante avere che essere, far vedere che esprimere e quelle poche persone che si danno da fare sono costretti a galleggiare su un mare di mediocrità sconfinata. In provincia la situazione è migliore, forse perché la gente è mediamente più semplice e vive senza grosse pretese. L'Irpinia è una terra magnifica, ha delle bellezze naturali incredibili, tuttavia i figli che la abitano per lavorare devono andarsene a Napoli, a Roma, a Milano, a Torino, all'estero. Si ha l'impressione di vivere in un luogo senza futuro e che la vita quotidiana scorra altrove... chissà se un giorno questi luoghi saranno ripopolati come un tempo. Ultimamente, suonandoci, abbiamo avuto modo di conoscere una generazione di giovani ragazzi attenti alle nuove proposte, che cercano arte fatta di contenuti decisi, forti, che possa dar voce ai loro sentimenti e alle loro aspettative: è questa la parte più sana della nostra terra, e non ci stupiremmo più di tanto se un giorno tra loro emergesse una grande personalità in campo artistico. Per quanto riguarda le realtà musicali, ad Avellino abbiamo grande considerazione per alcune proposte che reputiamo molto valide e spendibili in ambito nazionale: il post-rock dei Deny, che stanno per uscire con il nuovo ep, il cantautorato di Pure Songs, il dub dei Jambassa, il trip-hop dei Black Era, il dub ambientale di Peak, il punk sguaiato dei Terri.Bile, il dark-wave degli Inseedia, il garage dei Funny Dunny, lo stoner dei Tom Bosley, la carica dei giovanissimi Ephimera, al momento la più valida tra le proposte recenti, ed infine l'Hip-Dub degli ADDUBAGò.
 
Davide
Veniamo al disco. Si tratta di musiche scritte per una puntata del TG2 Dossier del 2 asprile di quest’anno… Era forse quello sulla Statale 106 ionica, simbolo della Calabria “incompiuta”? Sono state composte e registrate per questo preciso scopo o adattate in un secondo tempo?
 
Slow Motion Genocide
No, le musiche non sono state composte ad hoc per la puntata del TG2 Dossier. Ti sembrerà strano, ma questo ep non doveva essere nulla, nemmeno una serie di brani da mettere sul my space: quando siamo entrati in studio avevamo solo il desiderio di capire che piega stavamo prendendo e le registrazioni sono state fatte senza troppe pretese. Poi, in fase di missaggio, ci siamo accorti che il lavoro era andato al di là delle nostre aspettative, che poteva essere impiegato in maniera più proficua, che poteva essere portato in giro, che sarebbe stato un bel biglietto da visita per poterci presentare nei locali o in qualche festival. I primi a credere in noi sono stati quelli di MINI Radioweb a cui abbiamo rilasciato la prima intervista: sono stati loro i primi a diffondere la nostra musica spontaneamente e di questo gliene saremo eternamente grati. La nostra musica è stata apprezzata da alcuni operatori del TG2 dossier che hanno deciso di inserirla nel servizio andato in onda il 2 Aprile 2011. Per noi è stata la prima grande occasione che abbiamo avuto, e poi è stata una grande emozione ascoltare i nostri brani dalla tv nazionale. Speriamo che la storia possa ripetersi, magari con un film.
 
Davide
Ivano Fossati: “In Italia si analizzano le canzoni guardando solo il testo: per me viene prima la musica”. La musica strumentale non ha molto seguito in Italia, cosiddetta patria del bel canto e, in ogni caso, siamo una nazione in cui, danze a parte, la canzone domina sulla musica strumentale che, per esempio, è quasi del tutto assente dalla radio o in televisione, a meno che non sia il sottofondo, la colonna sonora. Quali reazioni state ottenendo dal pubblico italiano e dalla critica?
 
Slow Motion Genocide
Stranamente molto buone, cioè siamo i primi ad essere stupiti di quanto sta accadendo proprio perché condividiamo in pieno le premesse della tua domanda. Innanzitutto notiamo che la nostra musica non viene recepita fin da subito, ma tutte le volte che abbiamo terminato un concerto abbiamo sempre ricevuto congratulazioni e pacche sulle spalle, anche da parte di persone che solitamente non amano le sonorità alternative e nemmeno la musica strumentale. Feedback positivi ne stiamo ricevendo anche dalla critica... francamente non ce lo aspettavamo, speriamo di non deludere tutti coloro i quali nutrono delle grandi aspettative nei nostri riguardi. Noi ce la mettiamo tutta.
 
Davide
Quali artisti e dischi principali ritenete fondamentali nella vostra formazione musicale?
 
Slow Motion Genocide
Tanti... troppi. Ecco i primi che mi vengono in mente: Dark Side of The Moon (Pink Floyd), In The Court of The Crimson King (King Crimson), Dirt (Alice in Chains), A Kind of Blue (Miles Davis), Spiderland (Slint), Oceanic (Isis), Aenima (Tool), Goat (Jesus Lizard), Ziggy Stardust (David Bowie), Mur Mur (REM), Closer (Joy Division), Disintegration (The Cure), Strange Days (The Doors), The Beatles (white album), Happy Sad (Tim Buckley), Experimental, jet set, Trash and no Star (Sonic Youth), Siamese Dream (Smashing Pumpkins), Deamon Box (Motorpsycho), Welcome to the Sky Valley (Kyuss), In Utero (Nirvana), Black Market (Weather Report), Disraeli Gears (Cream), For Your Pleasure (Roxy Music), Mirrored (Battles), Ok Computer (Radiohead), A Love Supreme (John Coltrane), Led Zeppelin II (Led Zeppelin), Velvet Underground and Nico (o.m), For Childern (Béla Bartòk), Richard D James Album (Aphex Twin), Fragile (Nine Inch Nails), Killing Joke (o.m.), Pork Soda (Primus), One Hot Minute (Red Hot Chili Peppers), Korn (o.m.), Hai Paura del Buio (Afterhours), Il Suicidio del Samurai (Verdena), Ho Ucciso Paranoia (Marlene Kuntz), Storia di un Minuto (PFM), Anima Latina (Lucio Battisti), Arbeit Macht Frei (Area), Sticky Fingers (Rolling Stones), Spleen and Ideal (Dead Can Dance), Remain in Light (Taliking Heads), From Her To Eternity (Nick Cave), Takk... (Sigur Ros), Angel Dust (Faith No More), ... e potremmo andare avanti all'infinito!
 
Davide
L’1 e il 2 di ottobre avete preso parte all’Home Festival Irpinia d’Oriente promosso dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco. Di cosa si è trattato?
 
Slow Motion Genocide
Si trattava di un progetto che comprendeva il territorio dell'alta Irpinia, un tentativo di valorizzare le giovani forze artistiche nate qui ed affiancarle ad alcune realtà di caratura nazionale. È stata una esperienza meravigliosa, non solo perché abbiamo avuto il privilegio di far parte degli artisti locali selezionati, ma perché ci ha dato modo di conoscere meglio i luoghi in cui viviamo, di farci conoscere meglio e di proporre una performance più ambiziosa, come From The World to the Roots, in cui, grazie alla collaborazione col visual jockey Klein, abbiamo fuso la nostra musica con le immagini provenienti dalla nostra Irpinia e da tutto il mondo. Il nostro scopo era quello di mostrare come anche questi paesini di montagna risentano della globalizzazione e di tutte le decisioni prese in ambito internazionale. Abbiamo anche avuto l'onore di aprire per i Perturbazione, che ringraziamo per la loro gentilezza e disponibilità.
 
Davide
I musicisti non solo compongono, ma pensano: a me interessa il pensiero che sta dietro la musica, ha detto il direttore d’orchestra Murray Perahia. Ecco, qual è il pensiero dominante che sta dietro la vostra musica, il vostro fare musica?
 
Slow Motion Genocide
Contaminazione. Lasciarsi contagiare senza alcun timore da tutti gli stimoli musicali, prendere quello che ci piace, stravolgerlo, riarrangiarlo, distruggerlo, ricomporlo, destrutturarlo. Abbiamo una visione demiurgica della musica e forse siamo una delle poche band a credere ancora nella funzione di un'estetica alternativa e non di un alternativo massificato. Poter esprimere se stessi tramite la musica è una cosa magnifica, è come se il sound fosse il tuo prolungamento corporeo e mentale: per trasmettere certe vibrazioni abbiamo bisogno di esprimerci con chiarezza e con la massima sincerità.
 
Davide
A cosa state lavorando ora?
 
Slow Motion Genocide
Alla stesura del nuovo album che di certo sarà molto più ambizioso di questo ep che lo ha preceduto.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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