
L’album è stato registrato a febbraio 2025 a New York e segna una tappa fondamentale nel percorso musicale di Maria Nives Riggio. Un repertorio che attinge a piene mani al songbooks americano. Le interpretazioni di Nives si basano sull’essenzialità delle linee melodiche e la varietà timbrica della sua voce si impone con notevole potenza espressiva, senso del ritmo e swing. Supportata da una ritmica d’eccezione del panorama americano composta da Richard Clements al pianoforte, Ari Roland al contrabbasso e Massimo Russino alla batteria, ne scaturisce un disco di grande piacevolezza, e scorrevolezza, allo stesso tempo di classe ed eleganza.
Il suono americano, di New York! Un disco registrato in presa diretta, nel segno della migliore tradizione jazz, in grado di restituire il senso pieno dell’interplay fra i musicisti, come in un’ambientazione prettamente live.
Abeat records
Si dedica all’attività musicale dal 1985, inizialmente cantando in formazioni di musica brasiliana, blues, pop e cantautorale come corista e voce solista. Nel 1988 incontra Anna Sini, da cui apprende ed acquisisce la tecnica vocale e la passione per il jazz. Da allora si esibisce in progetti in formazione con vari jazzisti italiani.
Si perfeziona, negli anni, con lezioni e seminari di tecnica e improvvisazione con grandi musicisti italiani ed internazionali; dal 2018 è fondamentale la partecipazione ai workshop del maestro Barry Harris, che segue fino alla sua scomparsa.
Diverse, negli anni, le partecipazioni discografiche in qualità di ospite e corista.
Forma un trio vocale con Anna Sini e Claudia Sanguineti. Nives è ideatrice dei recital – “Ella Fitzgerald, the First Lady of Song” e “We got Rhythm”, in cui il trio di vocalist si esibisce collaborando con noti musicisti: Luca Cresta, Riccardo Barbera, Rodolfo Cervetto, Daviano Rotella, Corrado “Dado” Sezzi.
Dal 2020 Nives propone “Like someone in Love”, un concerto sulle sfaccettature dell’amore raccontate attraverso le canzoni jazz degli anni ’30/’60, che ha debuttato con Fausto Ferraiuolo, Emanuele Valente e Daviano Rotella.
Il progetto del suo album “Where daffodils have their fun”, registrato a New York nel febbraio 2025, è il punto di partenza di una nuova maturità musicale. Con Nives, Richard Clements al piano, Ari Roland al contrabbasso, Massimo Russino alla batteria e Ryo Sasaki alla tromba.
(Videoclip: East of the sun)
Intervista
Davide
Buongiorno Maria Nives. A che punto del tuo percorso musicale arriva “Where daffodils have their fun”, come lo raccoglie e sintetizza?
Maria Nives
L’album arriva dopo un percorso di studio ed attività musicale lento e diluito nel tempo. È, di fatto, il mio album di esordio. Segna una maturità che volevo esprimere e fissare, pur nella consapevolezza di quanto ampio sia l’ambito di conoscenza che devo ancora esplorare.
Davide
There’s a place that I know / Where the sycamores grow / And daffodils have their fun… sono versi da “Peace” di Horace Silver, tra i brani da te ripresi e rivisitati. Perché in particolare hai scelto di usarli per titolare il tuo disco?
Maria Nives
“Peace” parla di pace interiore, da ricercare, ma anche di pace sociale, per tutti. È un richiamo all’equilibrio individuale e alla positività, che fa parte del mio carattere. Ed è anche, per me, in particolare in questo momento storico, un grido gentile contro ogni conflitto. Mi è piaciuto portare un riferimento di questo tipo nel titolo.
Davide
E poi brani di Brooks Bowman, Cole Porter, Errol Garner, Duke Ellington, Oscar Hammerstein III, Michel Legrande, ecc. Come hai scelte queste composizioni e questi autori, seguendo quale tuo viaggio musicale ideale? E che tipo di rilettura generale ne hai fatta?
Maria Nives
L’evocatività è stato uno dei criteri che mi ha guidato nella scelta – non facile – delle tracce: ogni brano del disco ha un legame con la mia vita e con i miei ricordi o pensieri. Qualche esempio. “In a Sentimental Mood” è il primo standard jazz che ho imparato da un insegnante di canto; non lo avevo mai eseguito dal vivo, una ballata bellissima, ho voluto inserirla. “Emily” recita in una frase “As my eyes visualize a family, they see dreamily, Emily”: mia ha divertito, il nome di mia madre è Emilia ed è davvero il perno della nostra intera famiglia. E ancora, “You My Love”: è stata colonna sonora di un seminario speciale nel 2019, a Bologna, un momento memorabile e prezioso. E via così, per ciascuna canzone potrei raccontare qualcosa di me.
Ho poi voluto articolare il carattere dei diversi brani, differenti per tempo e ritmo.
Infine, ho scelto la semplicità delle linee vocali per valorizzare al massimo la melodia, l’interpretazione e gli arrangiamenti armonici e ritmici del gruppo.
Davide
Come è nata la formazione composta da Richard Clements al pianoforte, Ari Roland al contrabbasso e Massimo Russino alla batteria, quindi il featuring di Ryo Sasaki alla tromba in due brani, e che tipo di intesa si è creata nella lavorazione del disco che ha portato alla registrazione in presa diretta, come in una ambientazione live?
Maria Nives
Tutto è nato da una telefonata con Massimo Russino, mio caro amico da molto tempo. Mi ha motivato a portare avanti il progetto di registrare a New York, dove lui vive diversi mesi all’anno. Ho quindi contattato Richard Clements, che avevo conosciuto durante i seminari di Barry Harris in Italia, e Ari Roland che avevo incontrato ad Isernia nell’estate 2023 durante il workshop del Chris Bayers original sextet. Due maestri del jazz, che si sono messi a disposizione con grande generosità e semplicità. Con questo trio d’eccezione, l’intesa è stata immediata: al secondo giorno di prove, i brani suonavano fluidi e col carattere definito; l’esecuzione si abbandonava all’interpretazione ed all’improvvisazione. In due brani si è poi aggiunta la tromba poetica di Ryo Sasaki, che avevo conosciuto allo “Smalls” di Greenwich Village, dove conduce, ogni domenica, la jam session pomeridiana.
Siamo entrati in studio con uno spirito affiatato e divertito, che credo sia riflesso nell’esecuzione dell’album. Io certamente ero molto emozionata. È stata un’esperienza straordinaria.
Davide
Il materiale è stato registrato negli studi Shifted a Brooklyn a New York City, città universalmente riconosciuta come capitale mondiale del jazz; ma ugualmente ti chiederò perché hai voluto registrare questo disco a NYC e cosa “The Big Apple” rappresenta sopra tutto per te?
Maria Nives
L’idea di scegliere New York è derivata dal percorso fatto a partire dal 2018 frequentando i seminari del maestro Barry Harris. Lui è stato uno spartiacque nella mia vita musicale. Io sono solo all’inizio nella applicazione dei suoi insegnamenti; ma grazie a lui è cresciuta in me la tensione verso il ritmo, lo swing, il significato della canzone, l’armonia. Nei locali di New York questa tensione è ovunque. È facile. Scorre. E condividi questo con musicisti straordinari, che incontri ovunque. Un fascino per me unico.
Davide
Come hai scoperto la voce, il canto, il jazz? Quali sono state le cantanti da te più amate e che sono state più influenti nella tua evoluzione artistica?
Maria Nives
Tramite comuni amici che mi hanno segnalata, ho iniziato a studiare canto a vent’anni e sono entrata in un gruppo di musica brasiliana, con Ugo Bevilacqua, Giangi Sainato e Dado Sezzi. Dopo qualche anno di esperienze musicali diverse, mi sono avvicinata al jazz grazie alla maestra Anna Sini, oggi amica con cui condivido il palco in progetti comuni. Da quel momento mi sono dedicata solo a questo genere musicale. L’apprendimento è passato (e passa ancora), dall’ascolto dei grandi interpreti jazz. Ho amato e amo tutte le grandi cantanti: da Billie Holiday, Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan, a Carmen McRae e Betty Carter, a Cassandra Wilson. E ammiro le giovanissime di oggi come Jazzmeia Horn, la straordinaria Samara Joy, Stella Cole, e tante altre. Ma grande ispirazione la prendo dai fiati, fondamentali per l’improvvisazione e l’analisi ritmica: Chet Baker, Charlie Parker, Miles Davis, Wynton Marsalis, John Coltrane… Per ogni standard che studio, ascolto tutte le versioni possibili, le più diverse, per poi lavorare sulla mia propria interpretazione.
Davide
Duke Ellington disse che ci sono due tipi di musica: la buona musica e tutto il resto. E anche che “se suona bene e ti fa sentire bene, allora è buona”. Cos’è per te la buona musica, cosa tutto il resto?
Maria Nives
Per me vale la definizione data da Duke Ellinghton intesa in termini generali: è buona la musica che suona bene e fa sentire bene chi la fa e chi la ascolta. Per me è il jazz, ma personalmente non ho pregiudizi sui generi musicali. Credo solo che non possa essere buona musica quella che disturba e che è violenta nei suoni e nelle parole.
Davide
Per Horace Silver la composizione musicale dovrebbe portare felicità e gioia alle persone e far dimenticare i loro problemi. Per lui, cosa difficile da realizzare, bisognava inoltre essere semplici e profondi nella musica. Cosa cerchi di portare tu alle persone attraverso la musica e il canto e come concili profondità e semplicità, due termini apparentemente opposti e invece complementari?
Maria Nives
Io, per il momento, per trasmettere e comunicare qualcosa a chi ascolta la mia musica, mi affido agli standard jazz. La caratteristica di queste canzoni – che mi affascina – è proprio questa: conciliano la semplicità delle liriche (talvolta così semplici da risultare quasi banali) e spesso anche della linea melodica, con l’articolazione armonica e ritmica che evoca sensazioni e sentimenti complessi, profondi. Per me è una magia. Su cui cerco di incidere ulteriormente con la mia interpretazione vocale.
Davide
Cosa seguirà?
Maria Nives
Qualche concerto. Tornerò anche a New York. E poi, con i giusti tempi, magari mi metterò in moto per un prossimo Progetto. Vedremo.
Davide
Grazie e à suivre…