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Buttarsi – Dan Fante

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traduzione diMichele Foschini
Marcos y Marcos(Milano, 2010)
pag. 272, euro16,50

Bruno Dante, ovvero l’alter ego di Dan Fante, ovvero quasi il Chinaski di o,quasi, l’Arturo (Bandini) dell’amato e idolatrato padre John, questa volta, in”Buttarsi” deve correre nel pazzo faccia a faccia con le dannazioni che ha inmente, alle quali ha persino dato un nome proprio di persona; e, se, in “Angelia pezzi”, Bruno è lasciato dalla moglie, per esempio in questo romanzo – chenegli Usa è uscito con titolo “86’d” (la strada? in più sensi: certo) – , chetra l’altro termina quasi in un lieto fine annunciatore d’altre disgrazie,evidentemente, future, il protagonista una moglie, ma nemmeno una verarelazione, magari ‘stabile’, proprio non ne ha. Cosa che vuol dire due altrecose: nessuno problema di casa propria, ma allo stesso tempo più problemi neirapporti oltre casina. Infatti, tanto per cominciare, molti guai, sempreannunciati dalla vocina interiore del soggetto principale delle dannatevicende, sono portati dalla gestione di Bruno della relazione con l’altrosesso. Oggi, in “Buttarsi”, quindi, ecco nascere il dramma/ossessione Portia.Questione che muore, in chiusura, con la fuga-abbandono della pur continuamentee, soprattutto, sessualmente, liberissima quanto spregiudicata Portia. Ma ilproblema più grande di Bruno Dante è ovviamente l’alcol. Appoggiato nellanormalità d’alcuni psicofarmaci di sostegno. Oltre, chiaramente, allesporadiche visitazioni di gruppi dentro i quali alcolisti anonimi diventaticattolici ferventi e urlanti si gettano a testa rotta. Per sanarsi. Ambientiniche il nostro non sopporta. Che, però, deve sforzarsi di visitare. Attuando il”fare finta”, per giunta. Bruno parte con un lavoro da call center per arrivarea voler lasciare un lavoro da autista di limousine, “limo”, a Holliwood.Società nella quale è persino socio. Il punto che Bruno Dante, allo stessotempo, di solito non riesce a trattenere la lingua e le azioni. Di solito,Bruno Dante, tende ad ubriacarsi e combinare enormi disastri. Forse per questaragione, anzi sicuramente per questo, è difficile evidenziare o sottolinearedei tanti eventi che si succedono. Dove non esiste tregua. Comunque è giustotentare di riporta alcuni dei più bizzarri. A un certo punto della trama,quando la narrazione frenetica di Fante spinge oltre il limite delle ossessionistesse, pulendo gli eccessi postumi e anticipati con il dovere intimo comeintimistico della volontà di scrittura, si scopre che il protagonista siscioglie nel suo alcol per afferrare la pistola ‘storica’ del padre e spararecontro lo specchio. Accadimento che non rimane chiuso nella stanza. In un altropezzetto di verità sconvolgente, tanto contaminata e contaminante di finzione,aspetto semplicemente chiaro, Bruno, ancora all’ultimo lavoretto di ripiego,spedisce sulla testolina fastidiosa di vicino scocciante, e molto somigliante alui stesso, il suo computer. Le storielle interne alla storia sono davverotante. Una serie d’avventure che ci costringono, ed è bellissima sensazione, acercare il proseguimento delle faccende private del Dante. E Fante, moltesimilmente a Bukowski in altri territori è bravissimo a portarci nella sua LosAngeles e persino nella Holliwood dalla quale alla stregua di qualcun altro sisente d’essere schiacciato.

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