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Michel Houellebecq – H.P.Lovecraft. Contro il mondo, contro la v

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Michel Houellebecq – H.P.Lovecraft.
Contro il mondo, contro la vita


Sebbene scritto ormai parecchi anni fa, H.P.Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita di Michel Houellebecq sbarca sul mercato italiano solo ora sulla scia del successo conosciuto da Houellebecq anche nel nostro paese. L’autore è uno dei romanzieri francese più discussi degli ultimi anni, recentemente al centro di polemiche anche per il suo ultimo lavoro non ancora pubblicato qui in Italia; oggetto dello studio è invece il più grande maestro della narrativa fantastica del XX secolo. Ce n’è a sufficienza per solleticare la curiosità…
Come lo stesso Houellebecq tiene a precisare, questo libro non è un vero e proprio saggio: è più che altro un "romanzo con un solo personaggio (lo stesso H.P.Lovecraft) e nel quale tutti i fatti riferiti e i testi citati sono autentici, nondimeno una specie di romanzo". Ma se della narrativa conserva la spontaneità dell’ispirazione, dalla critica letteraria vera e propria eredita la precisione e l’acume analitico. Pur trattandosi sostanzialmente di un personale omaggio reso a Lovecraft da un suo grande ammiratore, H.P.Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita non è privo di spunti e valutazioni assai interessanti; e rispetto alle biografie o alla critica più ortodossa si muove con maggiore agilità, proprio perché non ha e non vuole avere la pretesa di rappresentare l’ultima o la principale parola sull’argomento.
Il proposito di fondo portato avanti da Houellebecq è chiaro fin dalle prime pagine: individuare in Lovecraft un "antidoto sovrano ad ogni forma di realismo". Ed il romanziere francese ha buon gioco nel guadagnare i lettori alla sua tesi, sostenuto com’è dalle citazioni che porta direttamente dalle opere e dall’epistolario lovecraftiano. L’autore americano non ha mai fatto mistero di detestare o quantomeno di ritenere punto interessante la realtà, e così non solo la sua opera ma sotto molti aspetti anche la sua stessa vita si sono svolte nel segno di un radicale e profondo rifiuto della quotidianità e del mondo reale. "Howard Phillips Lovecraft costituisce un esempio per chiunque desideri fallire nella vita e, eventualmente, riuscire nell’arte", suggerisce Houellebecq; e quasi in chiusura puntualizza opportunamente che "quest’uomo che non è riuscito a vivere è – tuttavia o proprio per questo – riuscito a scrivere". E’ questo il fulcro del pensiero dell’autore. Vivere o scrivere? Questo sembra il dilemma, che in realtà Lovecraft pare aver risolto relativamente presto, per eterna fortuna di schiere di ammiratori ma probabilmente a proprio personale detrimento. Respinto dalla vita, in parte per propria innata attitudine ma in parte anche per vicissitudini personali nelle quali è incappato, il maestro di Providence scelse di voltarle le spalle e dedicarsi ad altro. Dove questo ‘altro’ si deve leggere ‘rivoluzionare la letteratura fantastica’.
Houellebecq può vantare qualcosa di più di una approfondita frequentazione dei testi lovecraftiani, ossia la vera e propria conoscenza dell’autore. Houellebecq indaga HPL in profondità, lo esalta e lo critica allo stesso tempo, riuscendo nel mentre a farci comprendere quanto assolutamente unico ed irripetibile fosse. Sottolineando con inusuale determinazione anche i tratti più ambigui o negativi del suo carattere e della sua produzione, egli ottiene per inverso l’esito di alimentarne ancor più il mito; finendo per avvalorare l’affascinante ipotesi che dopotutto Lovecraft avesse, nel bene e nel male, ben poco di umano. Più di altri critici, Houellebecq dimostra poi di essere stato prima di tutto un fanatico di Lovecraft: il suo punto di vista non è solo quello serio e compito di uno studioso, ma quello vivo e pulsante di un fervente ammiratore che ha ormai razionalizzato la sua passione al punto da poterne ricavare un saggio significativo. Houellebecq capisce Lovecraft e capisce anche il suo lettore-tipo, essendolo stato lui stesso.
Pur ammirando lo scrittore, Houellebecq ha l’onestà intellettuale di affrontare. e farne invero uno dei cardini della propria analisi, un tema assai controverso: la componente razzista del pensiero lovecraftiano. Sulla sua violenta intolleranza verso ogni genere di immigrati e delle sue apocalittiche descrizioni degli effetti del melting pot razziale già tutto è stato detto, ma Houellebecq si spinge fino ad individuare proprio nel razzismo la vera molla propulsiva di tutta la produzione letteraria del Lovecraft maturo: una produzione che nell’ipotesi dell’autore francese si configurerebbe come rappresentazione tragica di una situazione reale percepita da Lovecraft come sfibrante ed insostenibile. E’ giusto dire ora che tale interpretazione non manca di possibile fondamento ma, almeno nella forma radicale in cui viene esposta nel testo, è difficile da accettare pienamente ed è anzi sostanzialmente respinta dalla critica classica. Interessante rimane comunque il fatto che tale proposta di valutazione sia stata portata avanti da un appassionato e non da un convinto detrattore: un ulteriore esempio dell’originalità e della pregnanza del testo di Houellebecq.
H.P.Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita in definitiva presenta parecchi spunti di riflessione, è ben documentato e piacevole da leggersi. Può costituire un punto di partenza verso la critica più ortodossa del maestro di Providence, così come un intermezzo intrigante per chi con tale critica abbia già una certa familiarità. Può essere anche una lettura di indubbio interesse per chi si senta attratto piuttosto da Houellebecq. Ma è soprattutto una testimonianza dell’influenza tuttora vivissima esercitata dalle opere di Lovecraft, talvolta negli ambiti e sugli autori più inaspettati: un’influenza che conferma, se mai ce ne fosse il bisogno, il ruolo torreggiante che l’autore di Providence detiene nel campo della letteratura fantastica.

Fabrizio Claudio Marcon

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