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2006
17
Nov

Davide Riccio: L'assassionio

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  Forse potrò assopirmi, e nel lieve sonno
scorgere un mondo più luminoso
e creature stellari docili alla mia mente.
(Gibran Kahlil Gibran)

L'assassinio di Rizzio in una stampa anonima dell'Ottocento

A corte si credeva che Davide fosse venale e che si potessero comprare a peso d'oro i suoi uffici presso la Regina. Ma quando Moray, credendolo corruttibile, gli mandò in dono dall'esilio un magnifico diamante, pregandolo di ottenere il suo perdono, Davide glielo rimandò sdegnosamente indietro e rifiutò di avere rapporti con lui. Soprattutto era motivo di risentimento e di offesa il suo contegno altezzoso coi nobili e affettatamente familiare con la Regina. Aveva accesso ai suoi appartamenti a tutte le ore. Giocava a carte con lei e le sue dame fino a tarda notte, come si apprende dalle memorie di Melville. La condotta di Davide era imprudente e non si peritava di rivolgere pubblicamente la parola alla Regina alla presenza dei nobili. La gelosia suscitata nei cortigiani portò alcuni di loro a non risparmiargli mai affronti ogni volta che potevano. L'italiano a sua volta si vendicava favorendo le cause e le petizioni dirette contro i suoi nemici. Moray, disperando di ogni altro mezzo per rientrare in Scozia e riguadagnare la posizione perduta, concepì il diabolico disegno di coinvolgere Mary nello scandalo con Davide. Complici principali Morton (insinuò lui personalmente i sospetti sulla tresca tra Mary e Davide) e Lennox. Fu Darnley a suggerire che l'assassinio avvenisse sotto gli occhi della regina, nella speranza che questa, incinta già di qualche mese, avesse da rimanere così impressionata da morirne.

Come ricorda Stefan Zweig, un assassinio politico rappresentava, per la nobiltà scozzese, un affare solenne. Non si sarebbe mai colpito a caldo e affretatamente, ma i partners si impegnavano prudentemente con contratti scritti a tale "azione cavalleresca", quasi si trattasse di una operazione legale: l'onore e il giuramento non avrebbero offerto loro sufficienti garanzie. Per ogni azione violenta veniva pertanto redatto chiaro e limpido su pergamena un cosiddetto "convenant" o "bond" nel quale i fuorilegge di nobili origini si legavano per la vita o per la morte. Solo come gruppo, o clan, trovavano il coraggio di ribellarsi al loro sovrano. Ma per la prima volta nella storia di Scozia i congiurati contro Davide ebbero l'onore della firma di un re apposta a un simile contratto. Tra i lords e Darnley vennero redatti due contratti in piena regola in cui punto per punto il re esautorato e i baroni messi in disparte si impegnavano insieme a strappare il potere dalle mani di Mary Stuart. Darnley promise di lasciare in ogni caso impuniti (shaithless) i congiurati, e di proteggerli e difenderli personalmente anche in presenza della regina. Acconsentì inoltre a richiamare in patria i lords messi al bando e concedette loro il condono di tutte le loro colpe (fauts) non appena rientrato in possesso del suo potere regale. Dichiarò di difendere la kirk protestante contro ogni attacco ai suoi privilegi. In cambio i lords congiurati promisero a Darnley la matrimonial crown e, in caso di morte della regina, di riconoscergli perfino il diritto al trono. Per poter umiliare fino in fondo la regina, Darnley esigette che l'assassinio avvenisse in presenza di lei, sperando che ciò servisse a piegare la sua natura forte, riconquistando così, con la brutale ostentazione di forza, una donna che ormai lo disprezzava. Il 9 marzo del 1566 fu la data stabilita per il misfatto. Dei bond o patti elaborati per l'assassinio di Davide esistono ancora due copie datate 2 marzo 1566 e conservate al British Museum e nel record Office. Una copia firmata da Darnley era rimasta nelle mani di Moray, Argyle, Ruthven, Glencairn, Rothes, Boyd, Ochiltree; l'altra l'aveva avuta Darnley.

Il 7 marzo 1566 Mary Stuart aprì il Parlamento convocato per sancire la confisca dei beni di Moray. Mary rifiutò che fosse presente Darnley, che aveva chiesto gli fosse permesso di comportarsi come re di Scozia durante la cerimonia. Allora Darnley, petulante e irritato più del solito, pretese che la regina aggiornasse i lavori. Ma ella non ne vide la ragione. Mary non ebbe sospetti e i suoi servizi segreti si mostrarono di una strana inettitudine in questa circostanza. Anche Bothwell, Erskine e neanche i nobili più fedeli avevano il più vago sentore dell'imminente tragedia. Un negromante predisse a Davide sventure e lo ammonì di guardarsi dal "bastardo". Ma l'italiano non se ne diede pensiero.

L'8 marzo Darnley invitò Davide a una partita di tennis o di croquet. Sarebbe stata un'ottima occasione per i congiurati. Ma Darnley aveva deciso che il suo presunto rivale dovesse essere sgozzato sotto gli occhi di Mary.

A Londra Elisabetta era informata da settimane dai suoi ministri su tutti i particolari del complotto e così anche John Knox, che già aveva preparato il sermone per lodare l'assassinio come un gesto "most worth of all praise". Prima dell'assassinio John Knox aveva ordinato grandi riunioni religiose proprio per i primi di marzo e aveva prescritto ai predicatori argomenti che dovevano trattare: passi tratti tutti dal Vecchio Testamento, punizioni volute, uccisioni e stragi. Cose come il capitolo VII del Libro dei Giudici (Gedeone e la sua banda, che uccisero Oreb e Zeel); XIX e XX, l'assassinio della concubina del levita e la strage che ne seguì; Ester e l'assassinio di un favorito reale e via dicendo. Lo scopo era quello di infiammare gli animi e predisporli a scusare ciò che si sarebbe perpetrato. "Perché il mondo sappia in termini non equivoci ciò che noi pensiamo, diremo che quel grande pervertitore di questo Stato,quel poltrone e quella vile canaglia di Davie è stato giustamente punito". Queste furono le prime parole dette da Knox dopo l'assassinio, rendendo grazie agli assassini. Quell'atto era stato giusto e degno di lode.

Ecco il testo della lettera di Randolph e Bedford indirizzata a Cecil, segretario della regina d'Inghilterra.

"Le cose stanno così. Certo voi siete informato dei dissensi e dei contrasti fra questa Regina e suo marito, in parte perché essa gli ha rifiutato la corona matrimoniale e in parte perché egli è venuto a conoscenza della sua condotta privata, veramente intollerabile e tale che, se non fosse nota a tutti quanti, noi non oseremmo credere vera. Per soffocare questo motivo di scandalo egli è deciso di assistere personalmente alla sorpresa e all'esecuzione dell'uomo che egli è ben in grado di incolpare del delitto e del disonore inflittogli. Non c'è bisogno per noi di fare il nome della persona: voi sapete bene a chi alludiamo. Per venire all'altra cosa che egli desidera, cioè la corona matrimoniale, ciò che è stato concluso fra lui e i nobili voi potrete apprendere dalle copie delle condizioni pattuite, e di cui il signor Randolph assicura di aver visto gli originali copiati poi di sua mano. Il momento dell'esecuzione del piano concordato è avanti la convocazione del Parlamento che è prossima. I membri della lega, in Scozia, sono: Argyle, morton, Boyd, Ruthven, lethington e in Inghilterra Moray, Rothe, Graige, io e l'altro sottoscritto. Se non riusciamo coi metodi persuasivi a ottenere il consenso della Regina a queste cose, non sappiamo quale procedimento essi seguiranno. Se essa riuscirà a mantenere il potere le si farà resistenza e si impedirà che prenda consiglio da altri se non che dai suoi nobili; se cercherà l'aiuto dello straniero si invocherà l'intervento di Sua Maestà la nostra Regina perché acconsenta a difender lui (Darnley) e loro in compenso di offerte ragionevoli e tali da soddisfare Sua Maestà. Queste son cose che noi pensiamo siano di non poca importanza: e, sapendo che sono vere e che sono state concluse, crediamo nostro dovere di informare voi, signor Segretario, perché vi sappiate regolare secondo la vostra saggezza. E di ciò abbiamo voluto scrivervi unitamente, sebbene abbiamo saputo le cose separatamente, essendo d'accordo sulla sostanza di ciò che è stato deciso".

Bewick, 6 marzo 1566

Randolph

Bedford

Proprio negli ultimi giorni Darnley, ipocritamente, si dimostrò insolitamente conciliante con Mary, così che nulla potesse farle prevedere quale notte tragica e fatale cominciasse col calar della sera del 9 marzo. Davide invece ricevette un ammonimento da un negromante, ma non gli diede peso, giacché i comportamenti di Darnley verso di lui sembravano ormai un invito alla riconciliazione fra due ex buoni amici. La sera fatale di sabato 9 marzo, prima dell'assassinio feroce, nel castello di Holyrood, la Stuart e alcuni ospiti si ritirarono prima di cena in una saletta per ascoltare al lume dei candelabri alcune canzoni di Davide. Questi, solennemente abbigliato, si accomodò su un tappeto e cominciò a suonare il liuto e a cantare.

Sera, ore 19: Mary e i suoi ospiti, fra cui Davide, si fecero servire la cena come al solito, nella torre situata al primo piano accanto alla camera da letto: era una stanza piccola che poteva ospitare solo gli amici più intimi. Una ristretta cerchia familiare – Lord Robert Stuart, Lord Creich, la contessa Argyle e il fedele Erskine capitano della Guardia – era riunita intorno al pesante tavolo di quercia illuminato da candela di cera in candelabri d'argento. Davide era seduto di fronte alla regina quando venne sorpreso dal complotto. Davide era vestito da gran signore, con il cappello piumato à la mode de France in testa, un giustacuore di raso e calze di velluto rosso, la giacca di damasco guarnita di pelliccia e una collana ingemmata intorno al collo. Era un pranzo intimo e la Regina era di ottimo umore. Parlavano animatamente. Nel frattempo Morton con 160 armati aveva circondato tutta la reggia, chiuse le porte e prese le chiavi. Il capo della rivolta era Lord Ruthven, un protestante fanatico, tisico all'ultimo grado. Aveva lasciato il letto in cui giaceva malato. Al suo fianco c'era George Douglas, figlio naturale del conte di Angus, un losco figuro per la sua malavita e i suoi delitti, lontano parente di darnley. Salirono su per una scala segreta fino al salottino. Darnley lasciò i sicari nell'anticamera ed entrò. Non parve strano che Darnley apparisse improvvisamente scostando la tenda che dava sulla camera da le tto della regina. Tutti si alzarono in piedi facendo posto all'inconsueto e inatteso ospite, accanto alla moglie che egli abbracciò disinvolto e dandole un bacio. La conversazione riprese. A questo punto si aprì una seconda volta la tenda e tutti balzarono in piedi stupiti, seccati, spaventati, trattandosi di lord Patrick Ruthven, armato di tutto punto, con la spada sguainata. Ruthven era temuto da tutti e in fama di stregone. Il suo viso era stranamente pallido, perchè alzatosi febbricitante dal letto pur di non mancare a questa lodevole azione, e i suoi occhi esprimevano dura fermezza. La regina, pensando subito al peggio, poiché nessuno oltre al marito avrebbe potuto usare la segreta scala a chiocciola che portava nella sua stanza da letto, gli domandò chi gli avesse permesso di presentarsi al suo cospetto senza essere annunciato. A sangue freddo e con disinvoltura Ruthven rispose che non si intendeva fare nulla contro di lei, né contro altri presenti. La sua venuta riguardava solo quel "yonder poltroon David", quel codardo di Davide. E Davide impallidì sotto il vistoso cappello e si aggrappò con la mano al tavolo. Comprese subito che cosa lo attendesse. Solo la sua signora Mary avrebbe potuto ora proteggerlo, perché il re non accennò minimamente a cacciar fuori l'impudente, ma se ne rimaneva seduto indifferente, assente e freddo. Mary cercò di intervenire. Domandò che cosa venisse rinfacciato a Davide, quali delitti avesse commesso. "E' qui per mia volontà. Che cosa significa tutto ciò?". Ruthven alzò solo sprezzantemente le spalle e disse: "Ask your husband" (Domanda a tuo marito). Mary allora si rivolse a Darnley, ma nel momento decisivo quell'uomo debole, che da settimane preparava l'assassinio, cedette alla vigliaccheria e Darnley, confuso, avrebbe mormorato "Ce n'est rien! Ce n'est rien!". Non ebbe il coraggio di schierarsi apertamente e chiaramente con i suoi complici. Disse: "Non so nulla dell'intera faccenda" e volse lo sguardo altrove. Davide provò a dire qualcosa, che qualunque cosa avesse fatto di sbagliato, prometteva sarebbe partito l'indomani per tornare in Italia. Ora si sentivano passi pesanti e il tintinnare di armi da dietro la tenda. Gli altri congiurati erano saliti uno ditero l'altro formando una sorta di muro impenetrabile per impedire a Davide qualsiasi tentativo di fuga. Scappare non era più possibile, e così Mary cercò di salvare almeno con le trattative il suo fedele servitore. Disse che se c'era una qualche colpa in Davide, ella stessa lo sapesse, e avrebbe provveduto a punirlo giustamente. Davide aveva sguainato il pugnale, ma la mano gli tremava. Si vide perduto. Girò dietro la regina nel vano della finestra e cadde in ginocchio aggrappandosi al lembo della sua sottana. "Giustizia! Giustizia!" egli implorò attonito, "sauvez ma vie, sauvez ma vie!". Ruthven fece un passo avanti, comparvero Douglas e gli altri uomini di Morton. Guizzava sinistro il bagliore delle loro torce attraverso l'uscio. "Madama" disse Ruthven, "quest'uomo ha offeso il vostro onore, l'onore di vostro marito". Mary cercò di coprire Davide con la sua persona. Uno dei cospiratori alzò la pistola all'altezza della tempia di mary. "Fate fuoco" ella gridò, "se non rispettate il mio bambino!". Darnley la abbracciò stretta per impedirle di muoversi. Passarono sopra le spalle della regina e il primo a colpire fu Ruthven, che aveva strappato il pugnale dal fianco di Darnley e lo immerse nel corpo di Davide. Il sangue schizzò sulle vesti della regina. Un altro afferrò le mani con le quali Davide si afferrava alle vesti della sovrana, gliele piegò a viva forza all'indietro, poi gli gettò un nodo scorsoio intorno al collo e lo trascinò fuori nell'anticamera. La tavola fu rovesciata, tutte le luci si spensero e al buio tutti gli furono tutti sopra, colpirono ciecamente con le spade e coi pugnali, ferendosi fra loro nella furia omicida: 57 ferite, 56 secondo David Hume nella sua "History of England", furono inferte a Davide e il pugnale di Darnley gli rimase conficcato nelle carni, al grido di guerra scozzese "A Douglas! A Douglas!". Il cadavere di Davide fu buttato dalla finestra nel cortile sottostante. Maria si lasciò cadere sul divano, ma si riebbe presto. Il tumulto si calmò. Fredda e severa Mary ordinò che il cofano di Davide con la sua corrisponenza segreta le fosse subito consegnato. Si voltò verso Darnley e lo investì come responsabile di quel delitto. Darnley, eccitato per il vino e la scena, con accento di trionfo, inveì a sua volta contro di lei. Darnley accusò Mary di essergli stata infedele, di avergli negato, per opera di Davide, la corona matrimoniale. Ci furono parole dure. Pare che Mary dicesse infine: "Mio Lord, voi sapevate di questa offesa che mi è stata fatta; perciò io non sarò più vostra moglie, né giacerò più con voi, né avrò più pace fino a quando non vi avrò fatto soffrire quanto soffro io in questo momento". Nel frattempo Ruthven tornò tremante e barcollante, si sedette su uno scanno e si fece portare del vino. Darnley appariva imbecillito e con gli occhi che gli sporgevano più del solito.

Si dice che Darnley, nell'attraversare il cimitero, abbia indicato a Mary il posto dove era stato sepolto Davide e che ella abbia osservato che "prima d'un anno un altro ben più alto di Davide sarebbe andato a tenergli compagnia". Ma la storiella, ritenuta apocrifa dagli storici più attendibili, pare sia stata inventata più tardi, quando si volle coinvolgere Mary nell'assassinio di Darnley. E, veramente, se si pensa allo stato d'animo di Darnley in quel momento e all'interesse di Mary di tenerselo buono, essa sembra molto inverosimile. La sera era bella, rischiarata dalla luna piena. I fuggitivi poterono lasciare Edimburgo indisturbati.

Ancora oggi i discendenti dei Ruthvens difendono il suo antenato sostenendo che gli uomini di Ruthven arrivarono semmai troppo tardi per offrire aiuto a Mary e Davide, e che al loro arrivo rimasero totalmente scioccati nel contare addirittura tutte quelle pugnalate sul suo corpo morto. Il peggior omicidio che si fosse mai visto.

L'assassinio di Rizzio da "Scotland's story" di Stephen Mitchell, 1929.

Il cimitero di Canongate a Edinburgo

La tomba di David Rizzio. In realtà è un cenotafio, un monumento sepolcrale che non contiene le spoglie del defunto.

La targa a Canongate: "La tradizione dice che questa sia la tomba di David Riccio 1533 – 66 qui traslata da Holyrood".

Nota: gran parte del racconto qui riprodotto sulla morte di David Rizzio è tratto da "Maria Stuarda" di Stefan Zweig.

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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