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2012
11
Mar

Torino, la città più cantata? [#2]

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Napoli, Roma, Firenze, Venezia, Bologna, Genova? O forse è Torino la città più cantata d’Italia? Ed è proprio questo il punto di vista che adotterò principalmente:  guardare Torino in musica da molte città, regioni e nazioni diverse, ma anche dall’interno, dai torinesi o dai piemontesi stessi. Poco per volta, dacché c’è proprio tanto da dire. Da un paio di anni ho iniziato le mie ricerche e ho già raccolto centinaia di canzoni e di brani musicali dedicati o variamente titolati e ambientati a Torino, in numero cospicuo anche dall’estero, perfino da luoghi remoti come il Mozambico, l’Australia, il Brasile e molto altro.
 
Questo è il secondo articolo.
 
 
 
 
TORINO VISTA DALLA SINDONE
 
Problematico dire cosa o chi sia celato tra le pieghe della canzone Shroud of Turin di un’altra mitica band di Liverpool (la prima, ovviamente, ha e avrà per sempre il nome The Beatles), gli Echo and the Bunnymen, scritta da Ian McCulloch e Will Sergeant. Il brano è considerato tra i più riusciti dell’undicesimo album della formazione inglese The Fountain, prodotto da John McLaughlin,  rilasciato nel 2009,
Si parla della Santa Sindone di Torino. Non vorrei sconfinare in tutto un altro argomento, quello della Torino città magica dalle molte “linee sincroniche” (come le ha chiamate Oberto Airaudi), centro e crocevia di energie negative e positive, vertice nei triangoli del bene con Lione e Praga e del male con Londra e San Francisco (ultimamente, forse anche grazie al monte Musinè, la città ha guadagnato anche un vertice di un triangolo ufologico con Bergamo e La Spezia). Il tutto a cominciare proprio dalla storia travagliata della reliquia simbolo più importante al mondo per tutta la cristianità cattolica. Dovrei raccontarne non senza citare stranezze e curiosità varie, come la blasfemia per taluni di Kristan Lawson e il Second Coming Project con i propositi fantascientifici di clonazione del Cristo basata sul sangue prelevato dal sacro lino; o tesi affascinanti, quanto per me altrettanto improbabili, di una Sindone autoritratto di Leonardo Da Vinci eseguito con il ferro arroventato (Vittoria Haziel) o addirittura con una tecnica prefotografica di leonardiana invenzione (Lillian Shwartz); o di coincidenza del lenzuolo funerario con il vero Graal (Daniele Scavone). Luciano Buso suggerisce invece che la Sindone sia una copia dell’originale, troppo danneggiato, fatta da Giotto. Sarebbe interessante, ma sono già fuori tema.
Shroud of Turin degli Echo and the Bunnymen è sicuramente una canzone costruita su giochi di parole (puns, dicono in Inghilterra). Quello più bello è “that you’re in” (in cui sei dentro), che suona come fosse the Turin (la Torino), anche se l’articolo deteminativo in inglese non ci vorrebbe. E Torino è città da vivere e conoscere “dal di dentro”. A starne “fuori”, di superficie, si potrebbe non conoscerla per tutta una vita… Ma “dentro” è tutta un’altra cosa, fino ad accorgerci che ha ovunque e nel tempo sinapsi di rilievo. C’è un gioco che faccio spesso mentalmente quando passeggio: penso a una cosa e cerco tutte le associazioni che mi riportino alla mia città. Qualche esempio: Indiani d’America, colonizzazione francese del Canada, Irochesi, reggimento dei Carignano in Canada nel 1667, fregio raffigurante una testa di indiano sulle finestre del piano nobile di Palazzo Carignano… Oppure: Nilo… il fiume Eridano, le origini egizie di Torino secondo varie fonti antiche, il mito di Fetonte e la storia di un presunto faraone Phaeton col suo carro in corsa finito nel Po (una storia che, volendo, può per alcuni portare perfino a un asteroide caduto sulla Terra, al Diluvio Universale e al mito di Deucalione e Pirra) e, infine, la fontana dei Dodici Mesi al Valentino… O viceversa, partendo da una cosa che vedo per Torino… Esempio: Santa Zita, Francesco Faà di Bruno, Costante di Faà di Bruno, Computer… e daccapo a ritroso: Mario Tchou, Elea 9000, Olivetti, Ivrea, Torino… Va bene, sono un po’ matto.
C’è alla base di “Turin shroud” degli Echo and the Bunnymen tutto un altro gioco omofonico che rivela McCulloch in una intervista rilasciata a The Quietus… Il giornalista dice a “Mac” d’esser stato molto colpito dal suono fantastico delle chitarre in “Shroud of Turin” e la risposta è: “Ti piacciono le chitarre? E che ne è delle parole? Che ne dici del fatto che sto parlando a Gesù?  Parlo di fare l’amore con lui in quel disco e a te piacciono le chitarre?”… E poi ancora: “è un dialogo con Gesù. È ironico, ma penso ci sia un altro modo di pregare. La canzone è basata sull’esperienza di un concerto a Rimini in un club chiamato Transylvania. Vidi l’immagine del volto di Gesù scorrere nei monitor. Fermai la canzone e dissi al pubblico: se volete fare la fila, potete ammirare la Sindone di Torino. Il che, spiega McCulloch, è anche un gioco di parole con “to urin”… Confesso che non l’ho capita benissimo, ma tant’è. Insomma, è qualcosa di mai perfettamente traducibile o comprensibile… Come nello spirito di tutti i puns inglesi… “I love that shroud that you’re in” suona anche “I love that shroud that urin”… O altre ambiguità omofoniche come “I love that you’re maturing (I love that you’re my Turin), “sack you’re in” e “saccharin”…
 
… I love that shroud that you’re in
I love that you’re maturing
I love that sweet sack you’re in
I love your saccharin…
 
Fonte: The Quietus http://thequietus.com/articles/02873-echo-and-the-bunnymen-interview-ian-mcculloch-on-sex-drugs-and-the-perfect-steak
 
La Sindone è anche tra le note e le parole del gruppo californiano dark-electro-industrial Soil & Eclipse (Shroud of Turin) da Necromancy (1997).
 
 
…I looked for the holy veil
And I still remember
Light the star of Gabriel
Set my spirit free
I've been walking too long
Set my mind at ease
Though the shroud of turin
Drapes my coat, soothes my soul
I've been walking too long
Set my spirit free…
The shroud of turin drapes my coat
For the last time, infinity...
 
La Sindone - conservata nel Duomo di Torino fin dal 1578 - è al centro di molto altro, naturalmente. Da sempre oggetto di pellegrinaggio, nonostante i remoti veti papali, non è un caso che sia anche tra le note di Jakob Pilger, musicista austriaco o tirolese di genere new age che in dodici volumi di Musik Zum Pilgern (vol. 3 Turin e Via Tauronensis e vol. 8 Turiner Treppe) ha musicato le antiche vie del pellegrinaggio religioso in Europa. Turin ha sapore di musica indiana, ma non mancano legami anche in questo caso. Le analogie tra il messia cristiano e quello  indiano Krishna sono molte. Secondo molti la vita di Krishna è ricca di fatti e di eventi che si ritrovano nella storia di Cristo.  Alcuni, a cominciare da un certo Nicolas Notovich nel 1887 credono persino che Krishna sia stato Gesù recatosi in India e in Tibet…
 
Una composizione di 9 minuti e 37 secondi appartiene all’avanguardia elettronica e noise australiana di Ross Aubrey e ha il titolo di Turin. ... Arrangiamenti non convenzionali e straordinariamente miscelati con droni ultraterreni che creano un ambiente armonico purificante e rilassante. Anche l’intero album è intitolato Turin e il volto dell’uomo della Sindone è in copertina.
Syndone è uno storico gruppo di musica progressive italiana, nato verso la fine del 1989 per volontà del compositore/tastierista Nik Comoglio. Spleen 1990, Inca 1993, Melapesante 2010. “Volevamo un nome che evocasse insieme Sacralità, Torino, Spiritualità e Solchi Incisi (come un vecchio LP di vinile), così pensai a SYNDONE, con la “Y” per differenziarlo dalla famosa reliquia e renderlo internazionale al tempo stesso, senza essere blasfemo. Questo nome infatti evoca subito Torino in qualunque parte del mondo ti trovi… e questo mi piaceva” (Nik)…
La Sindone ha da sempre affascinato la musica dark e gothic. I torinesi Demian Ashes lo hanno fatto in lingua inglese.  
 
Demian Ashes
Turin
 
…Turin where the time is so dark
Through winter nights and black recalls
Addressed angel is the entry of the underworld
The gate of the devil
The Great Mother indicates where’s hidden Holy Graal
Between Nietzche and Holy Shroud
 
Che la Sacra Sindone contribuisca a rendere particolarmente mistica Torino lo evidenzia anche Kaltehand, cioè Davide Rizzitelli da Sankt Gallen (San Gallo), capoluogo dell’omonimo cantone in Svizzera, con un brano strumentale (di genere ambient – electronica in stile Leftfield) intitolato “Retreat (Mystic Torino).
Se poi si considera la credenza che le tre reliquie più importanti di Gesù (il Graal, la Croce e la Sindone) non possano mai essere divise e che Torino ne conserva un paio, allora davvero Torino si fa città mistica di primissimo piano. La presenza a Torino della Sindone  e di una croce (custodita nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice), che si crede costruita con il legno della crocefissione,  imporrebbero quindi anche la presenza  a Torino del Graal. La statua rappresentante la Fede sul sagrato della chiesa della Gran Madre di Dio regge un calice che starebbe a simboleggiare il Santo Graal (la coppa da cui bevve Cristo nell'ultima cena e che servì a Giuseppe d’Arimatea per raccogliere del sangue sgorgato dal costato di Gesù crocifisso), mentre il suo sguardo (e il suo dito, già divelto da vandali) dovrebbero indicare il punto in cui il Graal è nascosto. Così vuole la leggenda…
 
Qualcosa di apocalittico sembra esserci tra le parole di Torino degli Slick Bros.  (2007), gruppo christian rap di Derby, UK.
 
… I am what you predicted and I will ease your pain.
Take you from this universe so God can start again.
 
Watch out below.
Where do we go?

…Rain down, rain down, rain down on me.

… After the climate change god looked down on us.
All the towns and cities were buried under dust.
I did what I had to, to wash away the sin.
Nothing is better than the guilt I feel within.
 
Il Duomo di Torino fu eretto al posto di tre chiese preesistenti: quella di San Salvatore, la più antica, quella di San Giovanni Battista, dov’era conservata la mandibola del Battista e quella dedicata a Santa Maria del Duomo. Si può dunque definire il Duomo torinese uno e trino. Le cattedrali di Chartres, di Rouen e di Amiens sono anch’esse sorte sulle rovine di tre antiche chiese. Torino, Chartres, Rouen e Amiens… Un’incisione da un lunario di fine Seicento mostra un angelo che vola sull’Europa sfiorando con l’ala Amiens, Rouen, Parigi e Chartres; con la mano sinistra indica Torino, con la la destra Santiago di Compostela. Cosa vuol dire? Qualcuno ha voluto vedervi una profezia sulla fine del mondo, l’Apocalisse con la prima resurrezione umana e il regno millenario di Cristo che avverrebbe dopo un segnale dato da un angelo a Torino… Prendiamo atto.
 
“Quando da Torino
l’angelo chiamerà Le Penseur,
a Notre-Dame le chimere urleranno
e si sveglierà l’angelo di Chartres,
che spezzerà l’orologio
a significare che il tempo è finito.
L’asino farà suonare la ghironda.
Ad Amiens risplenderà la testa
del Battista e l’angelo non piangerà più.
A Rouen tornerà a battere
il cuore di Riccardo
e un’armonia di campane
annuncerà il Salvatore.”
 
Al tema della resurrezione sono sensibili anche gli olandesi Troy Torino in Resurrection Shuffle, un quintetto hard rock di Utrecht. Mi ha colpito il loro logo, un toro, così come il nome, che sembra alludere al cavallo di troia (Troy Horse). Tutti sanno la storia dello stratagemma ideato da Ulisse dopo dieci di assedio alla città di Troia. I greci lasciarono sulla spiaggia un gigantesco cavallo di legno come fosse un segno di pace per i troiani, di fine delle ostilità e dell’assedio, e insieme un omaggio agli dei per propiziare il viaggio di ritorno in patria. Al suo interno invece si celarono  i più valorosi guerrieri e, quando il cavallo fu portato entro le mura di Troia, nonostante gli avvertimenti di Laocoonte e della profetessa Cassandra, i greci, di notte,  uscirono dal cavallo e spalancarono le porte della città ai propri compagni. Troia fu data alle fiamme. Ora, non capisco bene che cosa sia questa analogia per i Troy Torino, ma è possibile che si siano riferiti alla città di Torino più che a un toro in senso stretto: diversamente avrebbero usato il termine inglese appropriato, chiamandosi Troy Bull. Ma sono solo mie supposizioni e suggestioni.
 
The Shroud of Turin di Subliminal Bigotry dall’Olanda è invece un curioso rock strumentale vagamente surfabilly (in stile The Spotnicks o The Shadows) con spoken words sul Second Coming Project di cui accennavo prima.
Shroud of Turin dei decomc20, ossia Dec McParty da Dublino (Irlanda) è un garage punk-rock un po’ scassato.
TSOT  è l’acronimo di The shroud of Turin, band heavy metal da Rotterdam, Olanda (nel primo capitolo ho già segnalato diverse band con questo nome).
Andrea Aragon di San Francisco, Stati Uniti, intitola “Shroud of Turin” la sua ballata minimale cantata al piano elettrico…
Shroud of Turin è il titolo di uno strumentale di Post Human Era (da “When I’m going half the time, 2007), cioè a dire i fratelli Daniel e Michael Finfer, Los Angeles, ambient-electro-pop.
 
Cosa sia mai invece la nuvola torinese de “The Turin Cloud” dei Download mi è meno chiaro. Ma qui si entra forse nell’esercizio dello Stream of consciousness, tecnica utilizzata nella narrativa dai tempi di Dorothy Richardson, May Sinclair e James Joyce; consiste nella libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente. I Download sono un gruppo di musica elettronica di stile dark-punk-industrial proveniente da Vancouver (Canada) e formato da Dwayne Goettel e cEvin Key (si pronuncia “Kevin Key o Seven Key”, pseudonimo di Kevin William Crompton, un tempo membro della band Skinny Puppy, una delle più importanti sulla scena industrial insieme a Cabaret Voltaire, Throbbing Gristle e Suicide di Alan Vega. Al duo si sono poi aggiunti Phil Western e Mark Spybey dei Dead Voices On. Gli Skinny Puppy divennero famosi per le loro performance teatrali a tema horror per porre l’accento su argomenti come la vivisezione e la guerra chimica.
 
Subito verrebbero in mente le nuvole della “Canzone” di Cesare Pavese, magari letta dalla bella voce di Domenico Pelini.
 
Le nuvole sono legate alla terra ed al vento.
Fin che ci saranno nuvole sopra Torino
sarà bella la vita. Sollevo la testa
e un gran gioco si svolge lassù sotto il sole…
 
(Da “Canzone” – Cesare Pavese)
 
Oppure quello di Lucio Dalla e Roberto Roversi (Un’auto targata TO)
 
Questo luogo del cielo è chiamato Torino
lunghi e grandi viali, splendidi monti di neve,
sul cristallo verde del Valentino
illuminate tutte le sponde del Po.
 
Che il cielo di Torino abbia detto qualcosa a molti non lo si può negare. “Il cielo su Torino” dei Subsonica è attualmente la canzone su Torino forse più nota. I Subsonica sono ormai una band riconosciuta tra le migliori in circolazione e, come mi hanno detto in una intervista i Digit, gruppo rock di Ferrara: “I Subsonica senza dubbio sono maestri e modelli da seguire. Sono precursori… hanno avuto il coraggio di portare in Italia qualcosa che non esisteva e ad imporsi  fra i grandi  senza scendere a compromessi”. Un modello da seguire al punto che i Culpable hanno intitolato una loro canzone “Torino” anche se nel testo non ci si riferisce mai alla città, ma solo perché il brano ha uno stile che rimanda a quello dei  Subsonica.
Il cielo sopra Torino” è anche una canzone della storica e rifondata band di folk progressivo La Lionetta (da “Settimini e ottoni”).
 
Mi piaccion le mattine verso i primi di maggio
quando la città si muove lenta e con coraggio,
le strade sono piene di tutte le illusioni
e ci si sveglia fra mille canzoni…
 
E il cielo è così chiaro, il cielo sopra Torino,
peccato il mal di testa: anche ieri troppo vino.
 
Il cielo su di noi è un titolo dei punk-rocker Slide. Un cielo senza stelle, però… è sempre così nero / Il cielo su Torino / non risplende mai… Oppure è il cielo terso di una grande luna che si tocca con le mani, come quello di Biancaluna di Gianmaria Testa.
 
C'è una luna questa sera
che la tocchi con le mani
lentamente, lentamente s'avvicina
e si srotola dal cielo
è un gomitolo di lana
è un gomitolo di luna che cammina
Grande luna nella sera
e sopra i tetti di Torino…
 
E ancora Velo di grigio dei Noise Free: E poi diciamocelo, il cielo su Torino è spesso grigio…
Della grigia e fredda Torino ho già accennato nel primo articolo. Un grigiore e un freddo che per altro furono indimenticabili eppure di stimolo per un grande italiano come Domenico Modugno. Modugno fu uno dei tanti che lasciarono la Puglia per recarsi nel triangolo industriale in cerca di riscatto e fortuna. Alla fine della seconda Guerra Mondiale il diciannovenne Mimì lasciò la sua San Pietro Vernotico in Puglia per recarsi a Torino,  più che per bisogno economico, per quello di provare a darsi altro destino da quello di ragioniere (come avrebbero voluto in famiglia) e di misurarsi con nuove esperienze. Furono due anni duri, quelli di Modugno a Torino, in cui fece il cameriere, il gommista, dormendo in una baracca. L’indimenticabile freddo di Torino, il grigio delle ciminiere e dei palazzoni non spensero affatto l’entusiasmo di Modugno, che anzi crebbe. Fu dopo questa esperienza a Torino che partì per Roma, più deciso che mai a percorrere le vie dello spettacolo, della musica e del cinema.
 
Un cielo come dir si voglia e a ciascuno come gli pare, ma che deve avere qualcosa di particolare se ha ispirato anche gli stranieri come Alberto Martin da Madrid (El cielo de Turin).
Il cielo sopra Torino - 1940 e dintorni” è anche un romanzo di Corrado Farina (Fògola editore). Il 10 giugno 1940 Mussolini comunica agli italiani che "la dichiarazione di guerra è già stata consegnata". Giorni oscuri si preparano per tutto il Paese, e anche nel cielo sopra Torino si addensano nuvole che non portano pioggia, ma lutti e rovine. Il destino di tre ragazzi di vent'anni ne viene condizionato e sconvolto. I bombardamenti su Torino furono impressionanti. Le incursioni aeree a cominciare dall’11 giugno 1940 proseguiranno per quattro anni fino al 24 luglio 1944. Torino era il cuore industriale della nazione e il primo obiettivo raggiungibile dai cieli di Francia. Le incursioni aeree furono particolarmente cruente a Torino tanto da meritarsi un racconto nei diversi dischi della RAF Bomber Command At War 1939-1945 (Raid on Turin, 1940, Vol 3) di D.W. Donaldsson. Un cielo, quello di Torino, pioniera della nascente aeronautica italiana, che vide anche i primi voli d’Italia. Mirafiori, col suo ippodromo, offrì nel 1909 la pista al decollo del primo aereo italiano della ditta Spa di Faccioli Ingegner Aristide Torino. Nel 1911 nacque il primo aeroporto della Città sulla superficie di quello che oggi è il parco Colonnetti a Mirafiori. Il primo volo di linea italiano (primo aprile 1926), risale invece agli idrovolanti Cant che andavano e venivano da Trieste con la posta e quattro passeggeri: atterrava e decollava sul Po, nei pressi del Ponte Isabella. Epperò ho già troppo divagato…
 
 “The Turin cloud” secondo i Download è invece sicuramente qualcos’altro, che devo però ancora ben decifrare.
Torino prima città industriale, motore di sviluppo e produttivo dell’intera nazione. Torino anche luogo di rilievo della cosiddetta musica industrial, uno stile sperimentale di musica elettronica che attinge a tematiche trasgressive, oltraggiose, oscure, di provocazione punk; che dai suoi esordi negli anni ’70 a oggi ha dato vita, come ogni altro genere, a molte e diverse evoluzioni nello stile e sempre nuovi sottogeneri e nuove definizioni dei confini, contaminandosi con altri stili e mutando più volte forma. E Torino oggi post-industriale, proprio come la musica post-industrial dei Download. E fin qui le affinità proprio a cercarne col famoso lanternino…
Il brano è tratto dal terzo disco dei Download, The eyes of Stanley Pain (1996), definito post-industrial, ambient techno, experimental… Siamo dalle parti di Autechre e Aphex Twin. Nel disco è ospite per altro Genesis P. Orridge.
Come già per gli Echo and the Bunnymen di Turin Shroud, Gesù c’entra in qualche modo: l’Immacolata Concezione, l’arcangelo Gabriele e il Santo Agnello di Dio sono chiaramente menzionati. Il testo mi evoca scene orribili di un mattatoio dove poveri animali sono condotti dall’uomo alla morte e al macello. Così donano la propria vita, la loro carne e il loro sangue. Non è difficile vedervi anche la crudeltà umana, come della vita stessa, e il sacrificio di Cristo martoriato dagli uomini sul Cranio-Golgota. E, se il Cristo sta alla Sindone di Torino o la Sindone al Cristo come The Turin Cloud dei Download sta a un qualcosa a che fare col Cristo, viene senz’altro in mente l’oscurità che sopraggiunse (con le nuvole?) e lo squarcio del velo nell’ora terza. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra… Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». Così dal Vangelo secondo Matteo.
Resta comunque difficile interpretare quella nuvola di Torino che è nel titolo dei Download. Posso anche provare a vedervi e collegarvi a mio arbitrio il simbolo del mascheramento alla coscienza di una minacciosa realtà; oppure dell’acqua e della fecondità del rinnovamento ciclico; o ancora dell’aria, dell’effimero, del transitorio. Mi rimane la curiosità di saperlo davvero.
 
Immaculate Conception is an ugly joke
and the angel Gabriel
the Holy Lamb of God
rites…
lies…
the name of the fearless
easy meat
I believe in myself
I kill
I am a wheel
I am blind
I am your mother
I am control
I believe
the power of this sign.
 
Agli Skinny Puppy, ma anche a Lustmord, Zoviet France, SPK, Muzlinmgauze, insomma alla musica industrial post-psichedelica e dark-ambient, si ispira anche  Amphibian Children ossia Stefan Mendez da Seattle, USA, già conosciuto con un progetto di nome Lo.Freq. Nel secondo album “Second world of ghosts” (2011) c’è un brano intitolato “Ascension Tone / Turin Song”. Una musica che esplora le linee di confine tra la follia e l’esperienza psichedelico-allucinatoria. Qualcuno l’ha descritta come una musica per “psiconauti”. Trattandosi di un brano strumentale, non mi è chiaro a cosa il titolo voglia alludere. Forse all’ascensione, la salita al cielo di Gesù che sarebbe avvenuta quaranta giorni dopo la sua resurrezione. Nelle chiese greco-ortodosse in particolare l’ascension-tone è  un inno come questo:
 
Thou hast ascended in glory O Christ our God,
Bringing joy to Thy disciples,
For Thou didst reassure them through Thy blessing,
Of the promise of the Holy Spirit,
For Thou art the Son of God,
The redeemer of the world.
 
Nell'ambito della New Age il termine ascensione è invece utilizzato come sinonimo di trasfigurazione (o trasmutazione alchemica), di crescita evolutiva della  consapevolezza spirituale, ma anche in senso fisico e materiale, capace per alcuni di modificare e riattivare perfino componenti attualmente inattive della stessa codifica genetica. A ciò seguirebbe eventualmente un vero e proprio salto cosciente verso dimensioni superiori del cosiddetto "multiverso". E va bene… Buon per chi vi riesca.
 
Ma siamo dunque entrati nel merito della psichedelia. Mi sono a lungo interrogato su cosa potesse esserci di psichedelico a Torino, ma pare che anche dall’estero ne sappiano qualcosa più di me. Non è solo questione di cosiddetta musica rock psichedelica sviluppatasi negli Stati Uniti e nel Regno Unito fra gli anni sessanta e settanta. Una musica che si ispira alle esperienze di alterazione della coscienza derivanti dall'uso “filosofico” e “metafisico” di droghe come cannabis, funghi allucinogeni, mescalina  e soprattutto LSD. Una musica suonata sotto l'influsso di sostanze stupefacenti e da ascoltare in una analoga condizione per una comunicazione artistica tra artista e fruitore a un livello particolarmente profondo, irraggiungibile dalla tradizionale musica "lucida".
Certo  le droghe non sono mai mancate a Torino. E tuttavia mi chiedo cosa da Global, nello stato di Victoria in Australia, abbia per esempio indotto gli Specimens (psichedelica/punk) a cantare una canzone dal titolo “I’ve seen the shrooms of Turin” (album “Jazz brutus”). Per shrooms si intendono i funghi allucinogeni del genere Psilocybe e loro molte varietà, tutte contenenti psilocibina e derivati, sostanza psicoattiva  imparentata con il DMT e con l’LSD. Il funghetto” più consumato è il Psilocybe cubensis, detto "messicano", che è anche il più coltivato “indoor” in tutto il mondo.
Ugualmente non saprei cosa abbia ispirato Bafo Wilkes Jackson da New York per il suo brano “DMT from Turin”…  DMT come la  dimetiltriptamina, una triptamina endogena allucinogena presente nel fluido cerebrospinale degli esseri umani, negli animali e in alcune piante… ma sintetizzata per la prima volta nel 1931 dal chimico canadese Richard Manske. Nel sud e nel centro America l'uso di piante contenenti dimetiltriptamina, ridotte in forma di polvere enteogena da sniffare, è una pratica antichissima riservata agli sciamani che la utilizzavano nei rituali per entrare in contatto con gli "spiriti" o in pratiche di medicina. Si può assumere fumandone i vapori, inalando la sostanza per via nasale o ingerirla sotto forma di bevanda. Un po’ degli effetti della DMT li abbiamo sperimentati tutti, specialmente quella secreta dalla ghiandola pineale intorno alle quattro del mattino, durante la fase REM dei sogni. Almeno così ci dice Rick Strassman, medico psichiatra che ha condotto numerose ricerche al riguardo.
 
A proposito di scienziati e di triangoli magici… Per concludere vi porto a conoscenza di un dj londinese, Torino The Scientist… Un nome che richiamerebbe il micro-budget indie film di Zach LeBeau (The Scientist). Recita la sinossi: il dottor Marcus Ryan è un brillante  fisico specializzato in meccanica quantistica. Ryan è depresso dopo la tragica  morte della moglie e di sua figlia e non ha la forza di andare avanti. Decide di reagire, si rinchiude nel suo laboratorio e comincia a lavorare ad un progetto segreto. L'esperimento consiste nella creazione di un misteriosa macchina generatrice di energia, per cercare di entrare in contatto con i suoi cari e lenire il suo dolore.  Ma a parte questo fantascientifico e darkeggiante od orrorifico rimando, Torino The Scientist assembla musica dance elettronica, un po’ lounge, un po’ hip hop, un po’ dubstep.. Ma poi mi perdo nei sotto-sottogeneri che si flirtano a vicenda e non riesco più a distinguere e nominare. Lo stesso dubstep ha negli ultimi anni subito varie trasformazioni. Otto Von Schirach (Miami, Florida) ha per esempio piegato la dubstep al suo immaginario estremo, “porno-horror” e fuori dalle produzioni mainstream (si ascolti End of the world, tratta dall'album Magic Triangle). Chissà se il triangolo magico a cui allude…
Ma almeno un artista internazionale che abbia dedicato una canzone  (Triangle) alla Torino del triangolo magico c’è e si chiama Bran Ruz, dal Belgio. Bran Ruz ha dedicato più di una canzone a Torino. Una è intitolata proprio “Torino”, un’altra è “Eire” (le incontreremo più avanti, quando dirò delle origini celtiche della città). Nel suo sito Bran Ruz scrive che per lui Torino è mistica e magica e che, per farla breve, ne è stato particolarmente colpito.   
 
She said: Love is that hole in the ground
Where you can find "The Lost and Found"
And broken hearted find needle and thread
It's a place where you can lay down your weary head.
So cut the wires, let's find us some booze
'Cause the night is the night
You'll never know whether you win or lose
In this town with capital "T":
Truth, Treason, Tenderness, ...
Hey, are you still with me?
 
 
 

 

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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