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Intervista con Lorenzo Iorio

9 min read

Lorenzo Iorio è un chitarrista e compositore jazz calabrese attivo nell’ambito del jazz contemporaneo e della musica originale. La sua ricerca musicale coniuga tradizione jazzistica e linguaggi moderni, valorizzando il dialogo tra composizione e improvvisazione. Nel 2025 pubblica per Filibusta Records l’album “Anatomy of a Dream”, impreziosito dalla partecipazione del violinista polacco Mateusz Smoczyński. Con questo progetto viene selezionato per “Oltre Confine – Il Jazz Italiano nel Mondo”, partecipando a una tournée a New York. Nel 2026 pubblica “Tuning the Life“, nuova produzione in quartetto con il sassofonista Andrea Paternostro, progetto insignito del Premio ACEP/SIAE e presentato in importanti festival e rassegne nazionali. La sua musica si distingue per un linguaggio personale che unisce profondità melodica, libertà improvvisativa e sensibilità contemporanea.

Andrea Paternostro: sax

Lorenzo Iorio: guitar

Maurizio Mirabelli: drum

Alessio Iorio: doubloe bass and electric bass

Special guest

Simone Ritacca: percussions

Bronzo a / Blues for Caravaggio / Serafico Fabrizio / Pantaide / Velato Cristo / miranda /

Filibusta Records 2026

https://www.lorenzoioriomusic.it/home-page

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https://kultunderground.org/art/43685/

Intervista

Davide

Ciao Lorenzo. “Tuning the Life” suggerisce l’idea di “accordare” l’esistenza, trovare un equilibrio. Qual è il nucleo concettuale di questo album e quali urgenze espressive ti hanno guidato?

Lorenzo

Tuning the Life è stato lui stesso che mi ha guidato verso il concetto della bellezza da ricercare nelle cose del passato, nelle opere che esprimono forza interiore, che a guardarle ti spingono in altre dimensioni, anche se per brevi attimi, ma danno quella sensazione che spesso manca: la serenità. Penso che l’equilibrio interiore è di vitale importanza e lo si ritrova fondamentalmente se siamo immersi dalla bellezza. Ho cercato di immergermi nella mia musica ispirato dalle opere che di più mi affascinano: i Bronzi di Riace, il Cristo Velato, le opere del Caravaggio. La bellezza emana certezza di serenità.

Davide

Il tuo precedente album, “Anatomy of a Dream”, ti ha portato fino a New York grazie al progetto “Oltre Confine”. In che modo l’esperienza oltreoceano ha influenzato la scrittura del nuovo disco “Tuning the Life”, ?

Lorenzo

Vivere esperienze importanti aiuta a rendere più solido il sogno dentro il quale si naviga quotidianamente. Essere stati in America e suonare la mia musica ha dato forza alle mie idee e mi ha fatto capire che tutto è possibile se si è determinati in quello che si fa. Aver conosciuto posti nuovi e gente nuova mi ha invogliato a scrivere nuova musica.

Davide

Se in “Anatomy of a Dream” spiccava il violino di Mateusz Smoczyński, in “Tuning the Life” il ruolo di controcanto melodico passa al sax di Andrea Paternostro. Come è cambiato il tuo approccio alla composizione e all’arrangiamento con questo cambio di strumentazione?

Lorenzo

Il passaggio al sax è stato più semplice. Sia perché i brani di Tuning the Life hanno una struttura più vicina alle strutture degli standard jazz, sia perché conosco il suono di Andrea e il suo approccio da diversi anni, associare il controcanto al sax è stato un accostamento familiare.

Davide

La copertina di Tuning the Life è visivamente potente: mostra dei bambini in girotondo sopra una scacchiera con caselle che si aprono su vecchi monoscopi televisivi. Questa immagine evoca il tempo in cui si giocava per strada e la televisione non riempiva ogni spazio vuoto. Come nasce questa idea e in che modo riassume graficamente il concetto di “accordare la vita” e il dialogo tra struttura e improvvisazione?

Lorenzo

Il cerchio di persone è la primissima forma di aggregazione sociale, in cui i partecipanti sono tutti allo stesso livello. Si conosce la sua esistenza fin dalla notte dei tempi. Tutte le tribù da quelle africane a quelle indonesiane o australiane o americane, si riunivano per discutere o per celebrare in cerchio. Questa parte di storia fa riflettere non poco, da qui l’idea di usare il termine Tuning the Life. Oggi vediamo tutti che le cose non vanno assolutamente bene, la società è rotta, gli equilibri sani sono quasi demoliti, la società è come uno strumento che si  è “scordato”, c’è necessità di una buona accordatura! Il cerchio dell’album è rappresentato da bambini che fanno il giro tondo, i bambini, le nuove generazioni, la speranza del mondo. La scacchiera del mondo, sulla quale le due forze del bene e del male giocano sotto i piedi degli essere umani in un sistema fuori sintonia. Il monoscopio appunto, che indica la fine delle trasmissioni, o la mancanza di frequenze per una probabile connessione. Si, è abbastanza negativo il quadro, ma la speranza dei bambini che possono giocare insieme in cerchio può ribaltare tutto. Sul fronte della copertina dell’album nella scacchiera, in modo non molto esplicito, è anche scritto “We all fell down?”

Davide

Nel disco sei affiancato da Andrea Paternostro, Maurizio Mirabelli e Alessio Iorio, con l’aggiunta delle percussioni di Simone Ritacca. Come si è sviluppato l’interplay in studio per bilanciare la struttura della composizione e la libertà dell’improvvisazione?

Lorenzo

È venuto tutto molto naturale e spontaneo. Loro sono dei ragazzi pazzeschi, musicisti di primissima qualità, professionisti. Abbiamo soltanto provato otto volte in trio e Andrea è sceso appositamente da Roma tre giorni prima di registrare. La cosa importante è che a tutti loro i brani del progetto sono piaciuti subito per cui non vedevano l’ora di suonarli. La magia della musica.

Davide

In che modo la tua ricerca coniuga la tradizione jazzistica e i linguaggi moderni? Attraverso quale sintesi ideale il passato e il presente si fondono nel futuro del tuo sound?

Lorenzo

I miei riferimenti musicali dall’inizio e per molti anni sono stati i Beatles e il Pat Metheny Group. Sono un amante della melodia e delle strutture armoniche complesse. L’analisi ripetuta di opere realizzate dai grandi musicisti del passato aiuta a trovare sempre uno spunto nuovo su cui poi sviluppare la propria idea. Naturalmente non è così semplice come scrivo. Bisogna vivere esperienze anche nella vita, brutte e belle, è questo il vero motore che poi da l’input di esprimere qualcosa che si ha dentro. E poi ci vuole quel giusto momento di ispirazione.

Davide

Michelangelo Merisi, il Caravaggio, è il padre del naturalismo moderno, un innovatore che scardinò il Manierismo e il Classicismo per dipingere la verità cruda della strada, dei corpi reali e dei piedi sporchi di fango. Nel tuo album gli dedichi Blues for Caravaggio. Vedi un parallelismo tra questo naturalismo radicale e la natura viscerale del blues? E soprattutto, la scelta del blues vuole essere anche una sottile provocazione o una presa di distanza nei confronti di un certo “jazz manierista” e iper-accademico che oggi rischia di perdere la sua urgenza emotiva a favore del puro virtuosismo?

Lorenzo

Entrambi, l’arte del Caravaggio e il Blues, sono due forme espressive crude che personalmente mi indirizzano al periodo atavico degli esseri umani, senza filtri. Esattamente il periodo che reputo il più istintivo, quello fatto di pancia, il più reale in assoluto, quello vero. E’ come se il blues fosse la colonna sonora dell’espressione del Caravaggio. Il blues trasmette sempre un brivido sulla pelle ed oggi c’è un eccessivo uso del virtuosismo ricercato, rielaborato, ritritato, rivomitato, che a me non trasmette niente, anzi mi innervosisce. Spesso ho l’impressione di assistere ad atleti che stanno partecipando alle olimpiadi. In ogni brano devono sempre per forza suonare quelle centomila note nei soli, una matematica prova di forza continua, fuori contesto spesso.

Davide

Un titolo come Pantaide evoca suggestioni profonde. Quanto della tua Calabria e delle tue radici mediterranee si riflette nella tua sensibilità jazzistica contemporanea?

Lorenzo

Ho vissuto diversi anni all’estero, Londra, Vilnius, Rotterdam, sono sempre stato bene ovunque, ma ad un certo punto sono ritornato a casa. La Calabria è una terra che ha bisogno del supporto di persone capaci di fare cose belle. Io qui ho molta ispirazione, sento i ritmi della vita che sono diversi dagli altri posti dove sono stato ed è questa la sintonia di cui mi voglio nutrire per metterla nella mia musica.

Davide

“Tuning the Life” ha ricevuto il Premio ACEP. Che valore ha per te questo riconoscimento nell’ambito della promozione della nuova musica originale in Italia?

Lorenzo

È un riconoscimento che mi ha sorpreso positivamente ovviamente. Il suo valore è enorme, significa che qualcuno si è fermato ed ha ascoltato quello che avevo da dire e ha apprezzato il mio lavoro. Veramente pieno di gioia, è soprattutto un premio che condivido con i miei compagni di viaggio.

Davide

State portando questo progetto in importanti festival nazionali. Come sta reagendo il pubblico dal vivo e in che modo i brani, fissati nella traccia dello studio, si rigenerano e si trasformano sul palco?

Lorenzo

Il pubblico risponde positivamente. Come dicevo prima, è la melodia dei brani che riesce a scuotere l’interesse della gente. Arrivano molti complimenti per le composizioni e per la maniera in cui li suoniamo. In tanti mi fanno notare che sul palco c’è molta democrazia, nessuno prevale sugli altri soprattutto io, e di questo ne sono felice, non ho mai voluto prevaricare sugli altri, non mi interessa, per me la musica è condivisione, tutti contribuiscono con lo stesso valore alla riuscita del concerto. Nell’esecuzione dei brani ognuno è assolutamente libero di fare quello che vuole, dopo il tema principale.

Davide

Continua il tuo sodalizio con l’etichetta Filibusta Records. Quanto è importante oggi trovare una casa discografica che sposi e sostenga una visione jazzistica personale e senza compromessi?

Lorenzo

Sono contento che con Filibusta ci sia questa collaborazione, con reciproca fiducia. Questo è il mio secondo album che pubblico con loro e spero in futuro ci siano nuovi progetti da condividere. Non è semplice in questo periodo storico trovare chi crede nel tuo progetto. Le vere difficoltà sono dopo la pubblicazione, quando si deve cercare di promuovere l’album, di suonarlo in contesti importanti come Festival e rassegne artistiche. Ancora esistono troppi circoli esclusivi dove vanno a suonare sempre gli stessi. Poi c’è il grosso problema dell’età che in quasi tutti i bandi per partecipare a contest e festival è al di sotto dei 35 anni, una cosa assurda e subdola soprattutto. Non è così che si favoriscono i nuovi talenti, discriminando l’età, escludendo tutti gli altri. È assurdo, questo sistema deve cambiare assolutamente.

Davide

Rispetto alla nostra precedente intervista su Kult Underground, la tua ricerca sembra essersi ulteriormente focalizzata. Quali sono i confini musicali che non hai ancora esplorato e che ti piacerebbe varcare nei prossimi anni? Insomma, cosa seguirà?

Lorenzo

Spero di realizzare presto un nuovo album. Il mio sogno principale è quello di suonare in giro per il mondo sempre che qualche idiota non lo distrugga prima. Dico sempre che la musica è il passaporto per andare ovunque, sarebbe bello esplorare l’est del mondo alla ricerca di nuovi ritmi e nuove melodie da studiare. Mi piacerebbe lavorare nella didattica dei conservatori.

Davide

Grazie e à suivre…

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